Quest'anno tifo per il vento di Erri De Luca
Con Vita magazine in edicola dal 4 aprile inizia una rubrica settimanale di Erri De Luca, si intitolerà "Polvere". In copertina pensieri di pace in tempo di guerra

Scrive nel suo editoriale Giuseppe Frangi: "In queste settimane di dolore e angoscia per la guerra dobbiamo ascoltare i poeti, perciò a partire da questo numero, per tutto il tempo della guerra, Erri De Luca, dalla prima pagina di Vita, ci aiuterà a sgranare, settimana per settimana, un rosario laico della pace". Ecco il suo primo pensiero.

Al tempo della guerra su Belgrado facevo il tifo per il Danubio. Dal petrolchimico di Pancevo i bombardamenti avevano liberato scarichi e intrugli avvelenati, svelti a scendere nella corrente del più grande fiume d'Europa.
Quell'anno, 1999, la primavera finì con grandiose piogge e con le più traboccanti piene del Danubio. Grazie al cielo si era sobbarcato il ciclo di lavaggio e risxiacquo.
Quest'anno tifo per il vento. E' capace d'inceppare le armi. Fa alzare il deserto e fa sedere gli uomini. Sotto il vento si riposa sorella morte. E noi che siamo polvere e polvere torniamo, nel frattempo di vita camminiamo con stoffe di pace nelle strade per alzare vento e gettarci con il nostro pulviscolo di inermi dentro gli ingranaggi delle armi. Siamo polvere: questo spiega la nostra forza schiacciante di granelli che si alzano a tempesta. Quando il petulante di turno chiede se stiamo con gli invasori o con gli invasi: in Irak siamo soci del vento.
(segnalato da Emanuela Celauro)



"PERCHE' CI ODIANO"
Report andrà in onda domenica 6 aprile alle 23,10 sempre su Raitre, con una nuova puntata dal titolo:

"PERCHE' CI ODIANO"
di PAOLO BARNARD

A pochi giorni dall'11 di Settembre 2001 il presidente Bush chiese alla nazione: "Perché ci odiano?", e in effetti sempre più l'occidente va convincendosi dell'esistenza di un'insanabile scontro fra la nostra civiltà e quella islamica. Ma allora l'odio anti occidentale è solo di Bin Laden o coinvolge tutto il mondo arabo?
Paolo Barnard ce lo racconta attraverso il suo viaggio in Israele, in Palestina in Egitto e negli Stati Uniti, e con un'esclusiva assoluta sul mondo di Al Qaeda. Il suo reportage dà voce sia alla cosiddetta strada araba che ad intellettuali di opposta tendenza, incluso un partigiano della guerra del '48 sfuggito all'Olocausto nazista che ricorda tutto ciò che ha visto in Palestina, e che per questo oggi è schierato col mondo arabo.
Barnard scopre che la critica al mondo occidentale affonda le sue radici molto lontano nel tempo. Almeno dalla Dichiarazione di Balfour del 1917 (l'atto con cui l'Inghilterra - potenza coloniale in Palestina - avviò la nascita di uno stato ebraico rinnegando le promesse fatte agli arabi). Ma quello musulmano non è odio verso l'occidente, è risentimento politico, questo sì, per le loro ragioni sempre negate.
Paolo Barnard, quindi, ci mostra documenti riservati scovati negli archivi di Washington dove si dimostra che già Eisenhower era a conoscenza della frustrazione che lo sfruttamento petrolifero americano stava causando del mondo arabo. Siamo negli anni '50 e quel sentimento non ha mai avuto una battuta di arresto, anzi è cresciuto. Perché? Ma perché, come dimostrano altri documenti riservati, un'intera classe politica laica e nazionalista del mondo arabo è stata distrutta con entusiastica partecipazione occidentale, lasciando un vuoto riempito solo dall'estremismo religioso.
A frustrazione si aggiunge rabbia per come i media occidentali travisano gli accadimenti più cruciali in Medioriente, come nel caso dei falliti accordi di Camp David del luglio 2000.
Paolo Barnard entra di nascosto in una moschea del Cairo a registrare gli umori della gente che prega e scopre che non c'è l'odio antioccidentale di cui si favoleggia ma si dice anche "Bush sta conducendo una battaglia contro Dio e contro Dio non vincerà mai".
Nelle moschee americane invece c'è un clima diverso: paura per il ritorno di fiamma dell'opinione pubblica contro i musulmani, ma anche critica ai leader arabi chiamati "scimmie" per le loro incapacità.
Il reportage dà voce anche a quegli intellettuali che addossano all'Islam tutte le colpe per il suo declino sia politico che sociale.
In conclusione del suo viaggio Paolo Barnard ci offre un'esclusiva assoluta. Conosce in una capitale asiatica un religioso che per 14 anni ha vissuto ai vertici di Al Qaeda e della Jihad internazionale, vedendole nascere, crescere ed esplodere. Egli ci racconta come si è costruito il pensiero deviante di Al Qaeda, perché Osama Bin Laden ritiene legittimo sterminare i civili americani e perché sicuramente oggi é ancora vivo.
www.report.rai.it



Semina 2003: no war, no war on drugs
Mentre si combatte in Irak, dal 6 al 18 aprile si svolgeranno a Vienna i lavori dell'ONU per valutare la strategia di lotta alla droga decisa con la sessione plenaria di New York del 1998.
Politiche non casualmente raccolte sotto il nome di "war on drugs", guerra alla droga. Un disastro durato cinque anni, ammesso dagli stessi dati forniti dall'ONU, e parte di una catena lunga settanta anni. Ma un fallimento che si vuole continuare a oltranza anch'esso, in qualche modo "infinito".
Un movimento non proibizionista è cresciuto e manifesterà a Vienna il 12 aprile. Contro la guerra e contro la guerra alle droghe, lungo l'intimo legame che condividono. Un movimento fatto di reti europee e mondiali che intende "puntare i piedi", non consentire che decidano per il peggio delle nostre vite ancora per cinque anni.
Noi italiani, in un paese anche in questo campo più realista del re, tra smantellamento del servizio pubblico sulle tossicodipendenze e rilancio delle comunità restrittive, tra ampliamento del circuito penitenziario e tentazioni privatizzanti, schiacciati da ventiquattromila operazioni antidroga in larga parte contro i consumatori, ci andiamo anche per avvertire il vicepresidente del consiglio dei ministri G. Fini che se, come si dice, intende riformare in tal senso la già pessima legge 309 del 1990, troverà resistenza. E molta.

*SABATO 5 APRILE - GIORNATA NAZIONALE DELLA SEMINA*
h. 21,30 dibattito pubblico
*/"No war. No war on drugs. In movimento verso Vienna"/*
Partecipano:
Giovanni Russo Spena (Parlamentare)
Toy Racchetti (Operatore)
Werner Graf (Rivista Hanfjournal)
Francesco Piobbichi (Operatore di strada)
Gianni de Giuli (Movimento di massa antiproibizionista)
Daniele Farina

h. 23 *Zebda* (Tolosa) in concerto

I pullman da Milano per la manifestazione di Vienna partiranno venerdì 11 aprile alle ore 23 dal Centro Sociale Leoncavallo al costo di 30 euro.

La serata sarà trasmessa in diretta da radio Onda D'Urto (98 Mhz) e da GrecoTV (61 UHF)

*Centro Sociale Leoncavallo*
www.leoncavallo.org
info@leoncavallo.org



ESTATE 2003 CAMPO di LAVORO in NICARAGUA
"FUORI LA GUERRA DALLA STORIA... tra uccidere e morire c'è una terza via: VIVERE!!!"

Associazione Italia-Nicaragua di Viterbo

PARTENZA: 1 o 2 di agosto da Milano
RITORNO: 30 agosto
LOCALITA'. Matagalpa
Progetto: continuazione costruzione di un centro di formazione e accoglienza
Tipo di lavoro: manovalanza, muratura, agricolo
Referente del Progetto: Collettivo Donne Matagalpa e Fondazione Maria Cavalleri
Alloggio: presso famiglie nicaraguensi
Permanenza in Nicaragua 1 mese, di cui tre settimane di campo e incontri, la quarta settimana resta completamente libera
Costi (a carico del partecipante) Euro 1500 per il biglietto aereo, iscrizione, assicurazione, kit materiale informativo vitto e alloggio
Non sono previste nelle quote spese la quarta settimana libera
Termine iscrizione: 2 giugno
1° incontro dei partecipanti al campo, domenica 15 giugno a Milano alle ore 11.00 in Via Mercantini 15 (sede Ass. Italia-Nicaragua)
2° incontro: domenica 13 di luglio luogo da definire
Informazioni:
Associazione Italia-Nicargua Circolo di Viterbo:
Via Petrella n. 18 - 01017 TUSCANIA (VT)
tel. 0761.43.59.30 e-mail : giulio.vittorangeli@tiscalinet.it
Sito web: www.itanica.org