Che c'entra Marx con Pol Pot?
Nel cassetto della storia appena chiuso con il crollo del muro di Berlino e
con le ossessive declamazioni berlusconesche sul comunismo sembrava finito
anche il filosofo di Treviri. Grande è la fierezza con cui segnaliamo il
saggio di Aurelio Lepre dal titolo "Che c'entra Marx con Pol Pot? - Il
comunismo tra Oriente e Occidente" (Laterza, Pagine 180, Lire 24.000). Lo
storico che ha al suo attivo, tra l'altro, due eccellenti biografie di
Gramsci e Mussolini, con questo saggio dimostra come il pensiero di Marx sia
stato tradito dal "socialismo reale". Ma aggiungiamo noi, non era stato un
giovane redattore dell'Avanti!, all'indomani della rivoluzione bolscevica, a
titolare il suo commento "Una rivoluzione contro il Capitale?". Solo che il
Capitale cui faceva riferimento il giovane redattore, Antonio Gramsci, era
proprio "Il Capitale" di Carlo Marx.
Secondo Marx ed Engels, soprattutto, il socialismo e poi il comunismo
avrebbero dovuto cominciare la loro rivoluzione economica nel momento più
alto della rivoluzione borghese, nei paesi più avanzati. Sappiamo invece
come la storia abbia voluto rovesciare questi auspici e provocare il
fallimento di quegli esperimenti anticipati su terreni non maturi.
Il saggio è di una acribia sconvolgente. Come mai, si chiede Lepre, un
leader formatosi nei circoli marxisti di Parigi, Pol Pot, trasforma in
Cambogia il sogno dell'eguaglianza in un incubo spaventoso? Il
terzomondismo, nato dal senso di colpa di appartenere alla parte più ricca
del pianeta, cosa ha da spartire col pensiero filosofico ed economico del
pensatore tedesco? Certo Marx era un uomo dell'Ottocento, un secolo
violento, e non possiamo considerare ogni sua parola come un Vangelo, la
nostra sensibilità e i nostri percorsi sono aggiornati dall'esperienza
tragica ed esaltante del secolo appena trascorso. Ma la sua eredità non è
certo da buttar via.
(14 giugno 2001)
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I nazisti e i loro complici
Su "Micromega" Antonio Tabucchi ha pubblicato una lettera-appello al
Presidente Ciampi sull'antifascismo, un valore da difendere anche oggi,
nella quale rievoca il massacro, perpetrato dal battaglione SS di Reder il
12 agosto 1944, di 560 abitanti di Sant'Anna di Stazzema (Lucca) con le
parole dello scrittore Manlio Cancogni: "Gli abitanti erano spinti negli
anditi, nelle stanze a pianterreno e ivi mitragliati e, prima che tutti
fossero spirati, era dato fuoco alla casa; e le mura, i mobili, i cadaveri,
i corpi vivi, le bestie nelle stalle, bruciavano in un'unica fiamma.
Poi c'erano quelli che cercavano di fuggire correndo tra i campi, e quelli
colpivano a volo con le raffiche di mitragliatrice, abbattendoli quando con
un grido di angoscia e di suprema speranza erano già sul limitare del bosco
che li avrebbe salvati.
Poi c'erano i bambini, i teneri corpi dei bimbi ad
eccitare quella libidine pazza di distruzione. Fracassavano loro il capo con
il calcio della pistol-machine, e infilato loro nel ventre un bastone, li
appiccicavano ai muri delle case.
Sette ne presero e li misero nel forno
preparato quella mattina per il pane e ivi li lasciarono cuocere a fuoco
lento.
E non avevano ancora finito. Scesero perciò il sentiero della valle
ancora smaniosi di colpire, di distruggere, compiendo nuovi delitti fino a
sera".
Ci chiediamo con quale spirito, con quale improntitudine o con quale
ignoranza, dei giovani oggi pretendano di manifestare per i "martiri fascisti" e
per un'ideologia che ha causato tanti lutti. Con tutta la pietà anche per
quei morti non dimentichiamo che erano a fianco e spesso collaboravano con i
loro "camerati" nazisti come avvenne il 24 agosto 1944 con le brigate nere
insieme con le SS di Reder impegnate a distruggere Vinca e numerosi villaggi
del Comune di Fivizzano.
Le nostre forze dell'ordine ricordino, poi, che l'ordine è quello della
Costituzione repubblicana e antifascista. Ci riferiamo, ovviamente, agli
incidenti avvenuti il 25 aprile.
(26 aprile 2001)
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Ancora via Rasella
Sono numerosi ancora i giovani (ma anche anziani, vedi Montanelli) che hanno
le idee confuse su un avvenimento che segnò indelebilmente Roma durante la
guerra.
Persino Marco Pannella ebbe a scrivere nel 1996: "Ci fu chi chiese
ai capi della resistenza di consegnarsi ai tedeschi per cercare di impedire
la rappresaglia".
Ricordiamo, quindi, questo 25 aprile, giorno della liberazione
dal nazifascismo, come si sono realmente svolti i fatti nel tragico marzo
1944.
Roma doveva essere "città aperta", come l'avevano dichiarata gli stessi
tedeschi, che speravano così di evitare i bombardamenti anglo-americani.
Ma le forze di occupazione violavano continuamente la neutralità imposta questo
status. Notte dopo notte, utilizzavano le strade del centro come il canale
più sicuro per trasportare uomini e materiali sui campi di battaglia di
Cassino e di Anzio.
Via Tasso con Kappler e Priebke, via Principe Amedeo con
Pietro Koch erano centri di tortura e sevizie per i sospetti.
Riportiamo dal volume "L'ordine è già stato eseguito" di Alessandro Portelli
al quale rimandiamo per il rigore storico e l'ampia documentazione: "...non
risulta da nessuna parte, salvo tardive autodifese, che qualcuno abbia
condizionato l'esecuzione della rappresaglia alla cattura o alla consegna
degli attentatori, né tanto meno che questo fosse contenuto nelle direttive
di Hitler. Il problema non è di punire i colpevoli, ma di terrorizzare la
città.". Quella che viene contestata è ovviamente la resistenza contro un
occupante che deportava e sterminava innocenti, aiutato dai complici
italiani.
Alle 15.45 del 23 marzo una colonna di 156 SS marciava su via Rasella. Si
trattava dell'XI compagnia del Battaglione Bozen, una unità antipartigiana
agli ordini del più alto ufficiale delle SS in Italia, Karl Wolff.
Il gruppo di coraggiosi attaccò con un ordigno nascosto in mezzo alla carretta dei
rifiuti.
Il 24 marzo il comunicato dell'Agenzia Stefani annunciava la
tremenda rappresaglia delle Fosse Ardeatine: "Nel pomeriggio del 23 marzo
1944, elementi criminali hanno eseguito un attentato con lancio di bomba
contro una colonna tedesca di Polizia in transito per Via Rasella. In
seguito a questa imboscata, 32 uomini della Polizia tedesca sono stati
uccisi e parecchi feriti. La vile imboscata fu eseguita da comunisti
badogliani. Sono ancora in atto indagini per chiarire fino a che punto
questo criminoso fatto è da attribuirsi ad incitamento anglo-americano. Il
Comando tedesco è deciso a stroncare l'attività di questi banditi
scellerati. Nessuno dovrà sabotare la cooperazione italo-tedesca nuovamente
affermata. Il Comando tedesco, perciò, ha ordinato che per ogni tedesco
ammazzato dieci criminali comunisti-badogliani saranno fucilati.
Quest'ordine è già stato eseguito."
"La rappresaglia delle Fosse Ardeatine fu fatta nel massimo rispetto della
legge. Alla fine rimasero soltanto ebrei, comunisti e altra gente così;
nessun innocente." Questa la dichiarazione di Hans Plack, furiere del
battaglione Bozen, oggetto dell'attentato di via Rasella, nel 1979.
Aggiungiamo che alla vile rappresaglia parteciparono elementi delle SS
italiane.
Grazie Sasà e grazie Carla per il vostro coraggio. Anche a voi dobbiamo tutti la nostra libertà.
(25 aprile 2001)
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Come è diventato ricco il Nord?
La Lega di Bossi con i suoi sproloqui e, velatamente ma non tanto, il Polo
ritengono il Sud una palla al piede. Lo squilibrio economico tra le due
parti del Paese è rilevante. Le cause però non sono quelle sostenute da
costoro...
Torniamo per un momento all'anno dell'unificazione dell'Italia, che Bossi e
Formigoni vorrebbero distruggere. Il 21 ottobre 1860 il Plebiscito vede il
Regno di Napoli entrare a far parte de "l'Italia una e indivisibile con
Vittorio Emanuele re costituzionale". Ma l'economia? Leggi e criteri
amministrativi piemontesi vengo applicati anche alle province meridionali e,
udite, udite!, il debito pubblico del Regno delle Due Sicilie è unificato
con quello del regno sabaudo, due volte più pesante. Non abbiamo finito:
l'oro del Banco di Napoli, per un valore di 443 milioni di lire-oro, il
triplo rispetto ai 148 che costituiscono la riserva del resto d'Italia,
finisce al Nord. Le industrie del Sud cominciano a languire e il Nord
decolla. Non sarebbe ora di restituire il maltolto?
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Che paese è?
Nei primissimi anni del XIV secolo, appena settecento anni fa, Dante
Alighieri viene processato in contumacia dagli avversari, i Neri, seguaci
del papato (la destra di allora). Ignoriamo se qualche magistrato zelante
abbia chiesto anche l'incriminazione dell'esule per vilipendio della
Nazione, in riferimento ai versi della "Commedia" nei quali il poeta
definisce l'Italia "serva" e "bordello". Se queste definizioni sono più
gravi del "paese di merda" usato da Daniele Luttazzi nella trasmissione
Satyricon non ci sorprenderemmo se i berlusconidi chiedessero il bando della
"Divina Commedia" dai testi scolastici
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