da il Manifesto del 10 agosto 2003


I falsi mostri che terrorizzano l'America

Andrea Rocco

"La cultura della paura" secondo il sociologo californiano Barry Glassner.
I microbi mutanti, le sparatorie sull'autostrada, gli incidenti aerei, i serial killer. E adesso torna anche la paura degli "anonimi estranei" come nella Guerra Fredda. L'autore di "The Culture of Fear" spiega come i timori inventati dai politici e dai media tengono sotto controllo la popolazione



Perché gli Americani sono preda di false paure? Perché vivono terrorizzati da timori sbagliati come quelli per microbi mutanti, mamme adolescenti assassine, il crimine, la droga, le sparatorie sull'autostrada, gli incidenti aerei? E, soprattutto, chi ci guadagna dalla costante e crescente seminagione e dal "consumo" della paura in tutte le sue infinite declinazioni? Barry Glassner, professore di sociologia della University of Southern California ha vivisezionato le paure d'Oltreoceano in un libro intitolato appunto The Culture of Fear (La Cultura della Paura, Basic Books, 1999, US$ 15). Nel libro, con profondità di analisi e ricchezza di documentazione, Glassner smonta pezzo per pezzo alcune delle paranoie più comuni e persistenti (e sempre più diffuse anche in Europa) così come le paure di moda" che appaiono e spariscono nell'arco di poche settimane o di pochi mesi. Criminalità e omicidi sono un buon esempio: a metà degli anni '90 due americani su tre si dichiaravano "assolutamente disperati" per la situazione del crimine, il doppio di cinque anni prima, quando i tassi di criminalità erano molto più elevati. Ma Glassner ha demistificato anche le cosiddette malattie metaforiche, dalla "Sindrome della Guerra del Golfo" ai danni causati alle donne dalle protesi di silicone, alle morti causate dalle vaccinazioni.

La tesi di fondo di Glassner, applicabile sia alla criminalità che alle malattie (ma anche al rischio di incidenti aerei) è che le paure di cui sono preda gli americani non sono innocenti o "naturali" ma create, o indirizzate, da forze e interessi ben precisi. In primo luogo da politici e media, che preferiscono nascondere le vere fonti dei disagi attuali: povertà, disastro della pubblica istruzione, assenza di protezione sanitaria e pensionistica collettiva. O da grandi gruppi di interesse, come avvocati, industrie farmaceutiche, fabbricanti di armi e di sistemi di sicurezza, gestori privati di istituzioni penitenziarie. Ma non sfuggono alla critica di Glassner neanche le organizzazioni più politically correct come le associazioni non-profit che si occupano di abusi su minori o gruppi di difesa delle donne che, seminando paura e falsificando i dati sui pericoli reali (tipico esempio quello delle protesi al silicone per il seno), cercano di ottenere attenzione e finanziamenti.

Le osservazioni del libro di Barry Glassner (che è apparso in un breve cameo nel film Bowling for Columbine di Michael Moore) si fermano al 1999. Dopo quella data le questioni "di paura" sono diventate ancora più presenti nella vita americana, dall'11 settembre all'antrace, alle (fantomatiche) armi di sterminio di massa di Saddam Hussein. E hanno contato sempre di più nel modellare i temi del dibattito politico negli Usa. Abbiamo perciò chiesto a Barry Glassner di condividere le sue riflettessioni su queste nuove paure.

L'11 settembre naturalmente è stata paura vera per una tragedia vera, non immaginaria. Lei pensa che anche in questo caso ci siano state delle "manipolazioni della paura"?

I fatti dell'11 settembre sono certamente stati gravi e hanno un significato e un influsso importante sui cittadini statunitensi. Ma se li mettiamo in prospettiva, il pericolo del terrorismo per i cittadini Usa resta bassissimo in relazione ad altri rischi. Ho fatto uno studio in proposito e in confronto con gli incidenti stradali che nel 2001 hanno causato, solo in America, circa 43.000 morti, le vittime del terrorismo, in quell'anno sono state, in tutto il mondo, 3.547, di cui circa 3.000 quelle imputabili all'11 settembre. Quindi anche in quell'anno eccezionale il rischio per un americano di morire per terrorismo è stato dieci volte inferiore a quello di guidare la sua auto. E ci sono altri rischi e pericoli comuni che superano anch'essi il terrorismo.

Il terrorismo, insieme alle armi di distruzione di massa, è stata la motivazione per la guerra in Iraq. Come paure e come strumento di costruzione del consenso hanno funzionato, almeno in America...

Certamente. Ma per capire meglio facciamo un passo indietro. Per molto tempo la paura di "anonimi estranei" è stata la grande paura americana. Prima dell'11 settembre la gran parte di questi anonimi che avrebbero minacciato la sicurezza degli Americani, costruiti da molti politici e dai media come catalizzatore di paure, erano cittadini americani, vivevano qui ed erano tipicamente gente con la pelle scura. Dopo l'11 settembre l'attenzione si è spostata di più verso anonimi estranei senza volto che vengono da fuori del Paese, soprattutto dal Medio Oriente, e che sono pronti ad attaccare qualunque comune e rispettabile cittadino. È così che si crea un meccanismo di sostegno per quei politici che promettono di fare qualsiasi cosa pur di eliminare questo pericolo.

Uno dei casi più interessanti di epidemia di paura, poi sparita nel nulla , è stato quello dell'antrace. Perché e che cosa è veramente successo?

Penso che il caso degli "assassini all'antrace" sia un esempio molto interessante di come una storia sparisca totalmente dall'attenzione pubblica quando ci si rende conto che non porta vantaggio ai seminatori di paura in politica e nei media. Fino ad oggi le varie agenzie di polizia non sono state capaci, o non hanno voluto compiere un solo arresto, né sono state in grado di dare spiegazioni sull'incidente. Peraltro anche qui, come nella maggior parte delle epidemie da paura, il numero delle vittime è stato ridottissimo.

Tutte queste nuove paure stanno modificando l'immagine del mondo esterno che hanno gli americani?

Sì, ma il processo è più lungo ed era già iniziato con la Guerra Fredda, con la costruzione di quello che era vissuto come un Impero del Male che sembrava dominare, o quasi, il mondo esterno. Oggi la paura si è spostata verso gli individui, ma la percezione del mondo da parte degli americani come qualcosa di pauroso è rimasta e questo ha una grande influenza anche sulle decisioni politiche.

Nel suo libro lei conclude invitando i suoi concittadini, al momento delle elezioni, a scegliere candidati che propongano programmi invece che paure. Non le sembra che questo oggi sia diventato ancora più difficile?

Forse, ma certamente è ancora più importante. In una situazioni in cui le vere paure dovrebbero essere quelle della disoccupazione, della mancanza di assistenza sanitaria (un americano su tre ne è privo) rischiamo di vedere quei pochi candidati capaci di proposte positive assolutamente bloccati e subalterni ad avversari che programmaticamente seminano solo paura. C'è in questo un'analogia con le campagne anti-crimine degli anni `80 e `90, sostenute purtroppo anche dai Democratici, e che non sono affatto sparite. La semina di paura del terrorismo, si sovrappone a quella sul crimine, con la stessa falsificazione di dati reali e con gli stessi scopi.



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