(dal Corriere della Sera del 25 gennaio 2002)
Nel servizio di Felice Cavallaro sulla cattura degli uomini di Provenzano sono riportati alcuni brani di intercettazioni telefoniche che crediamo possano interessare i nostri lettori
PALERMO -
Giuseppe Lipari, l'ex geometra dell'ANAS che si fa chiamare "ingegnere", il 2 agosto 2000 all'interno del residence Conturrana di San Vito Lo Capo parla con Salvatore Miceli, già condannato per associazione mafiosa, di un vertice tenuto poco tempo prima con Provenzano ed altri capimafia, degli errori legati alla strategia stragi-sta e delle scelte strategiche.
L'ERRORE DELLE STRAGI -
Lipari: "Salvatò, si è rotto il giocattolo... Perché Bino Provenzano... lo conosci a Bino?".
Miceli: "No, mai incontrato".
Lipari: "C'ero io, Bino, Nino Manuzza (Nino Giuffrè, latitante di Caccamo ndr), Spera Benedetto (arrestato nel gennaio 2001)... E c'era il dottore che hanno arrestato, Antonio Cinà (il medico di Rima ndr), e Salvatore Lo Piccolo (boss latitante del quartiere San Lorenzo ndr)
Miceli: "Eh, loro sempre qua sono stati".
Lipari: "Qua sono... e giustamente "quello" (Provenzano ndr), restio, dice "Signori miei, rimettiamo questo giocattolo in piedi, ma che succede se io non ricevo dal carcere le indicazioni di farlo.., perché significa che io devo andare contro di loro"".
Miceli: "Certo".
Lipari: ""Contro Totuccio Riina, contro Bagarella... Perché le situazioni furono quelle che furono..." . A questo punto io gli dissi (a Provenzano ndr) "Senti, Bino, qua non è che abbiamo due anni, non ti"seccare", io me la prendo questa libertà perché ci conosciamo..."".
Miceli: "Certo... ".
Lipari: "Gli dissi: "Figlio mio, né tutto si può proteggere, né tutto si può avallare, né tutto si può condividere di quello che è stato fatto. Perché del passato ci sono cose giuste fatte e cose sbagliate"
Miceli: "Eh, sì, sì "
Lipari: "A questa parola ci fu Benedetto che mi è venuto a baciare... E dopo questa parola gli dissi (...) "Cose tinti (cattive ndr) assai ne fecero""
MEGLIO FALCONE VIVO -
Altra intercettazione fra Pino Vaglica e Carmelo Amato, titolare dell'autoscuola Primavera, centro di smistamento dei "bigliettini" di Provenzano.
Vaglica: "Dico, gli sbagli che si fanno nella vita. Se all'epoca un Falcone non gli finiva così, non era meglio?".
Amato: "Perché, da quando esiste il mondo, lo Stato non si tocca... che se vuole ti mette sopra un co…"
Vaglica: "Per dire...".
Amato: "Perché tu va a fare un discorso da qualche parte e poi dicono "Minchia, questo"... capisci?".
VOTARE DELL'UTRI -
Amato discute dentro la sua auto con Michele Lo Forte durante la campagna elettorale del '99 per la scelta dei parlamentari europei. Esplicito il riferimento a direttive impartite "altrove per garantire l'immunità da conseguenze giudiziarie a Dell'Utri, sotto processo a Palermo.
Amato: "Mi è venuto a trovare Enzo, il cugino di Ciancimino (Enzo Zanghì ndr). Dice: "Purtroppo dobbiamo portare a Dell'Utri" ".
Lo Forte: "Dell'Utri".
Amato: "Compare lo dobbiamo aiutare perché se no lo fottono".
Lo Forte: "E' logico".
Amato: "Compare, se passa lui e sale alle europee, non lo tocca più nessuno".
Lo Forte: "Ma pure qua...".
Amato: "Lo so, ma intanto è sempre bersagliato da qua... ti pare perché là hanno detto di no... la Camera ha detto no... eh, pungo sempre compare".
E il 7 maggio '99, durante un'altra conversazione:
Amato: "Minc... questi pezzi di cornuti, compare... Si sta lavorando, compare... Ci dobbiamo dare aiuto a Dell'Utri perché se no, questi sbirri non gli danno pace, compare..."
Il 13 giugno Amato conversa con Salvatore Carollo.
Amato: "Totò, per chi devi votare tu? ".
Carollo: "Per il Polo voto io".
Amato: "E allora daglielo a Dell'Utri il voto".
Carollo: "Io sono siciliano... questo era scontato…"
Amato: "Io, onestamente, non è che glielo voglio dare a lui... io glielo do perché c'è un impegno per ora, perché lo vogliono fottere... l'ha capito?".
F. C.