da il Manifesto del 7 novembre 2003
Sabato 8 a Empoli avverrà qualcosa che, almeno noi ne siamo convinti, è destinato ad avere un grande peso nel prossimo futuro. In una assemblea cui parteciperanno centinaia di amministratori locali, ricercatori e studiosi, persone attive nelle reti sociali che costituiscono la sostanza del "movimento dei movimenti", nascerà formalmente l'associazione Rete del Nuovo Municipio (tutte le informazioni sono nel sito di Carta). Le cui intenzioni e orizzonte sono estremamente (si direbbe eccessivamente) ambiziosi. Si tratta nientemeno, come dice la "Carta d'intenti" dell'associazione, di avviare "una nuova forma della democrazia". Ed è, secondo noi, la risposta più convincente alla domanda principale che quel movimento ha sollevato e che si può riassumere in questo modo: di fronte ai disastri sociali, ambientali, nelle relazioni internazionali, che il neoliberismo senile provoca, e di fronte all'evidente insufficienza dei sistemi di democrazia politica di porvi argine, come altrimenti si può far sì che l'umanità, le mille "comunità" di cui è fatta, tornino a decidere sul loro destino?
E' una questione semplice e terribile, attorno a cui si affannano, invano, i governi e le sinistre. Ma è sufficiente cambiare prospettiva per intravvedere una possibile soluzione. Se la dilagante omologazione della produzione e del consumo, senza limiti sociali e ambientali, espropria le politiche nazionali delle loro prerogative, si tratterà allora di agire alla scala in cui le grandi decisioni vengono prese, quella globale dell'Organizzazione mondiale del commercio, e alla scala su cui quelle decisioni precipitano, quella delle comunità locali. Le proteste di Seattle e Cancún, o gli incontri mondiali di Porto Alegre, sono perfettamente coerenti con il difendere l'acquedotto comunale dalla privatizzazione, e con il farlo inventando nuove forme della partecipazione cittadina.
Il fatto impressionante è come questa tendenza alla "municipalizzazione" (che, in questo senso, è l'opposto del temuto "localismo") spunti fuori spontaneamente in ogni programma che voglia contenere il danno del liberismo. Se si progetta un nuovo welfare, diverso dal modello centralizzato del passato e opposto alla trasformazione della sanità in un mercato, si pensa subito a un welfare municipale. Se si vuole evitare che quel che mangiamo venga travolto dagli Ogm, si propone (come fa Luigi Veronelli, il più importante giornalista enogastronomico italiano) la "De.Co.", la denominazione comunale che certifica l'origine e la qualità dei cibi. Se si vuole trovare un'alternativa ai combustibili fossili, nella produzione di energia, si progettano installazioni eoliche, solari, micro-idroelettriche o basate sulle biomasse, che hanno una portata locale. In fondo, è banale: la democrazia altro non è, se non la possibilità di decidere insieme, tra persone dotate di diritti, cittadini di un certo luogo. Il Nuovo Municipio è l'elaborazione, sulla base delle esperienze, di questo principio, senza voler essere "rivoluzionario", ma anzi volendo arricchire, e nel tempo cambiare sostanzialmente, il modo di funzionare delle istituzioni locali, affiancando alla democrazia delegata dei consigli comunali la democrazia diretta della partecipazione cittadina, nei modi che storia e natura di ogni città suggeriscono.
Se le nostre sinistre non si attardassero o nell'idea che sia possibile "correggere" o "guidare" l'economia liberista, oppure che si tratti soprattutto di promuovere il "conflitto", scoprirebbero che hanno qui, nei municipi, il modo di ritrovare quel contatto con la società che hanno perduto. Eppure, gli amministratori, i sindaci e gli assessori che daranno vita alla nuova associazione sono tutti, ovviamente, o dei partiti dell'Ulivo o di Rifondazione. Per godere di una nuova fiducia, sarebbe sufficiente alle attuali opposizioni annunciare, e poi perseguire seriamente, una politica di estensione e rafforzamento delle autonomie locali, cioè l'esatto opposto di quel che sta facendo la finanziaria di Berlusconi. Lo capiranno? In ogni caso, la rete dei Nuovi Municipi vuole allargarsi e approfondire le sue esperienze. Il meno che si possa dire è che è una buona notizia per la democrazia nel nostro paese.