(da il Manifesto del 23 gennaio 2002)


La Shoa tradita
di Rossana Rossanda


Non basta che Sharon abbia imposto ai territori occupati un reticolo militare che ne impedisce ogni movimento, ora occupa le città dell'Autonomia palestinese, perquisisce, arresta, si ritira a piacer suo. Giudica e uccide a distanza quelli che considera nemici e potenziali terroristi. Tiene Arafat in arresto sotto il tiro delle sue armi, lo ha logorato e ora decide che non è più il suo interlocutore. E Bush segue.
Stretti fra l'esercito israeliano e i confini sbarrati dei paesi adiacenti, ai palestinesi non resta neanche la possibilità di riparare altrove, sono stremati, soffocati, dilaniati da anni da un negoziato leonino quando non imbroglionesco e una ribellione che, nata a sassate, è andata via via sfuggendo al controllo del vecchio leader e ha alimentato Hamas.
Ma perché chiamare terrorista soltanto Hamas? Sono simmetriche le azioni di attacco e rappresaglia, Israele e Hamas agiscono allo stesso modo, ma con un'enorme sproporzione di forze. Da una parte è uno stato occupante che si erge a vittima della rivolta di coloro che opprime, dall'altra la radicalizzazione di chi non ha più niente da perdere e una sola arma in più - la propria vita.
La spirale tremenda - che soltanto Rabin ha cercato di fermare e per questo è stato ucciso - funziona sempre. La vite si sta stringendo, la Palestina sta per spegnersi sotto gli occhi del mondo. Gli appelli di Arafat alle Nazioni unite cadono nel vuoto, quanto all'Europa non fa parola: è bastato che Bush desse l'alt e le gesticolazioni di Tony Blair e Joschka Fischer sono cessate.
Quelli di noi che gridarono non solo di ingiustizia ma di inutilità della guerra contro l'Afghanistan (e io sono fra loro), si sono sbagliati: pensavano - pensavo - ancora nei termini delle guerre novecentesche e d'un qualche diritto internazionale. Invece gli Stati uniti, con l'avallo dell'Onu e col pretesto di colpire Bin Laden, si sono dati licenza di intervenire militarmente dovunque, senza limiti né di tempo né di luogo - per ora nella zona chiave del Mediterraneo e del Medio oriente, bacino del petrolio e cintura d'accesso dell'enorme Asia; domani sarà altrove, Israele li incalza additando ieri l'Iraq oggi l'Iran. Ma sbagliava anche chi ha creduto che l'azione americana fosse una crudele ma comprensibile ritorsione, mirasse a colpire Al Qaeda, e puntasse a isolare il fondamentalismo anche politicamente, disinnescando anzitutto il focolaio del conflitto Israele-Palestina. E' bastato che il governo israeliano si opponesse a questa intenzione, se mai è realmente esistita, perché Bush gli andasse dietro.
Non aprono bocca le istituzioni, non si sollevano le coscienze. Che cosa siamo diventati? L'attentato alle due torri ci ha sconvolto ma gli altri dolori non ci toccano, non sono. Né toccano le coscienze americane, non ci sono boys che tornano nelle bare come nella guerra del Vietnam, le battaglie di terra le fanno gli indigeni, armati e finanziati dal Pentagono, i boys restano imprendibili nei bombardieri ad alta tecnologia distruttiva. Si sopportano agevolmente le sofferenze degli altri, tanto non sono come noi, con loro i nostri diritti cessano di essere, si può torturarli e umiliarli.
I principi elementari cui l'Europa del Novecento aveva aperto duramente la strada, quella del Duemila li ha gettati alle spalle. Sì, siamo tutti americani. E non c'è ragione se non nella forza, la forza sta con Bush e con Sharon. E non importa che sia una ragione miope, forse questo è messo nel conto, perché così si eternizzano le politiche muscolari.
Chi non sa che se appena si potesse votare negli stati arabi del Mediterraneo e del Golfo il fondamentalismo diventerebbe maggioritario dovunque, alimentato da dieci anni a questa parte dagli Stati uniti e da Israele? Era questo che volevano i sopravvissuti della Shoah, quando cercavano una terra che desse finalmente sicurezza a loro e ai loro figli? Sharon li tradisce. Forse realizzerà la grande Israele ma in un mare di odio e la guerra non avrà mai fine.



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