(da il Manifesto del 31 gennaio 2002)


Gli usurai del mondo
di Jeremy Brecher, Dennis Brutus, Tim Costello, Brendan Smith


Gli investitori internazionali hanno imposto la loro volontà al mondo per mezzo di un "cartello di creditori" rappresentato dal Fondo monetario internazionale, dalla Banca mondiale, dal G 7/8 e dalle loro filiazioni e i loro alleati. Hanno imposto alla popolazione dei paesi debitori politiche crudeli e devastanti. Le élite che controllano in larga misura i paesi debitori hanno spesso collaborato con gli investitori stranieri e si sono arricchiti essi stessi. Ora in Argentina la gente dice: ne abbiamo abbastanza.
Finché gli argentini saranno soli, il cartello dei creditori potrà imporre loro ulteriori crudeltà, ed è quel che si stanno preparando a fare. Ma c'è una strategia che può cambiare le carte in tavola.
Organizzazioni di base provenienti da tutto il mondo, a Porto Alegre, hanno l'opportunità di sparare un colpo (non violento) che sarà sentito in tutto il mondo: una campagna globale per la costituzione di un cartello di debitori. E' nozione comune tra i creditori - un segreto che non vogliono rivelare ai debitori - che i creditori dipendono dai loro debitori per il loro benessere. Se i debitori non possono o non vogliono onorare il debito, i creditori sono nei guai.
Ma il solo modo in cui i paesi debitori di oggi possono trarre vantaggio da questa dipendenza è spezzare l'isolamento in cui ciascuno affronta i suoi problemi, come fosse una questione tra sé e il cartello dei creditori.
Proprio come un lavoratore è individualmente impotente davanti a un capo, ma forte nel sindacato con gli altri lavoratori, così i paesi debitori devono insieme mettere un limite alla dominazione dei creditori internazionali. Una volta che i paesi debitori cominceranno a trattare collettivamente - grazie a un "cartello dei debitori" - si potrebbe radicalmente spostare la configurazione del potere a livello globale. La minaccia di una moratoria collettiva sul ripianamento del debito equivale idealmente a uno sciopero. Consentirebbe al cartello dei debitori di bloccare le ritorsioni ora minacciate contro l'Argentina.
Naturalmente i governi debitori e le élite che li controllano difficilmente perseguiranno questa strategia spontaneamente. Ma un movimento per la giustizia globale, combinato con un crescente rifiuto del neo-liberismo tra i paesi debitori, potrebbe costringerli a perseguirla - o per rimpiazzarli con altri che lo facciano. Quella che segue è una risoluzione che illustra questa strategia.

1. Gli investitori internazionali hanno cooperato attraverso un fronte unito: il Fondo monetario internazionale, la Banca mondiale, il G 7/8.... Ma hanno imposto ai paesi debitori di negoziare con loro singolarmente. 2. L'effetto è uno squilibrio drastico di potere che ha devastato sia i paesi poveri che quelli in via di industrializzazione. 3. Se troppo spesso i governi dei paesi debitori e le élite hanno collaborato con gli investitori stranieri per arricchirsi, l'Argentina ha però dimostrato che i movimenti popolari possono imporre delle politiche diverse. Ma i governi che abbandonano le politiche neo-liberiste sono minacciati di ritorsioni devastanti da parte dei creditori. La soluzione è la solidarietà tra i debitori. 4. Noi chiediamo che i creditori e chi li rappresenta, compresi il Fondo monetario internazionale, la Banca mondiale e il G 7/8, accettino di trattare collettivamente con i paesi debitori. 5. Ci impegneremo perché questa richiesta sia supportata dalla minaccia di una moratoria congiunta sul pagamento dei debiti. Che continuerà finché i creditori accetteranno di negoziare con le nazioni debitrici, in accordo con rappresentanti popolari, su un'agenda che comprenda:
- La definizione di un tetto massimo alla percentuale di introiti sulle esportazioni che si può esigere per il pagamento degli interessi sul debito. E' un modo di rifiutare il fatto che le economie dei paesi debitori debbano servire a ripagare gli interessi sul debito, piuttosto che rispondere ai bisogni delle persone.
- Eliminare le condizioni per il prestito che impediscono ai paesi di ampliare i mercati interni, fornendo credito a agricoltori e imprenditori e usando le risorse a loro disposizione per sviluppare le loro economie, piuttosto che pagare gli interessi ai ricchi della terra.
- Cancellare il debito dei paesi più poveri.
- Fornire sostegno internazionale a "controlli di capitale" imposti dagli stati che limitino il flusso di capitale speculativo in entrata e in uscita dai vari paesi.
- Ridurre il potere del Fmi e di altre istituzioni finanziarie internazionali e creare un sistema di organizzazioni parzialmente sovrapposte rappresentanti regioni particolari e funzioni particolari, come l'ambiente e la salute, coordinate dalle Nazioni unite.
- Sostuire alle "operazioni di salvataggio" del Fmi, con il suo meccanismo di insolvenza dei paesi indebitati, arbitraggi che rappresentino sia i debitori che i creditori, e che salvaguardino l'esigenza che le reti di sicurezza sociale garantiscano a tutti un minimo di dignità umana.
- Istituire una "Tobin Tax" internazionale sui flussi finanziari speculativi per ridurre l'instabilità finanziaria internazionale e fornire risorse ai paesi più poveri.
L'idea di un cartello di debitori è già promossa da gruppi come Jubilee South, la cui South-South Summit Declaration sottolinea "il bisogno di azione collettiva nel Sud" e la formazione di una alleanza strategica su questioni come "il rifiuto del debito". Poi i rappresentanti di organizzazioni di base di 13 paesi africani - che si sono incontrati a Lusaka, in Zambia - hanno auspicato il rifiuto collettivo "del pagamento illegittimo del debito estero" e di "tenderci la mano attraverso le frontiere" per fare "pressione sui nostri leader affinché istituiscano un Cartello dei Debitori". L'idea è stata ampiamente discussa nel Pt (Partito dei lavoratori, ndt), il partito brasiliano il cui leader più visibile, Lula, è il favorito nelle prossime presidenziali.
Ora toccherà fare i passi successivi, come aggiungere questa cooperazione tra i paesi debitori ai programmi dei movimenti locali e nazionali: includendola nelle richieste delle mobilitazioni di massa che si oppongono all'aggiustamento strutturale, inserendola nelle campagne elettorali, chiedendo un esplicito impegno ai partiti che dichiarano di opporsi alla politica del Fmi.
Questo approccio fornisce anche un legame naturale ai lavoratori del Nord. Le condizioni imposte dal Fmi hanno costretto paesi come la Corea del Sud, il Brasile e la Russia a esportare i prodotti finiti a prezzi bassissimi grazie a salari da fame, cosa che ha contribuito al ricorso massiccio alla cassa integrazione e alla disoccupazione, specialmente nell'industria manifatturiera Usa. L'attacco unitario alle politiche ispirate all'"aggiustamento strutturale" e il sostegno alla crescita prodotta dalla domanda interna nei paesi del Terzo Mondo potrebbero essere la base di una potente alleanza tra il sindacato del Primo Mondo e un ampio schieramento di forze nel Terzo Mondo.
Persino la sola minaccia di una inadempienza concertata è una bomba atomica finanziaria; brandirla potrebbe cambiare la dinamica delle relazioni finanziarie globali.
(Traduzione di Marina Impallomeni)


Jeremy Brecher, Tim Costello e Brendan Smith sono gli autori di "Globalization from Below: The Power of Solidarity" (South End Press) e i produttori del documentario video "Global Village or Global Pillage?" Per maggiori informazioni, www.villageorpillage.org. Dennis Brutus è membro del Council of South Countries e patrocinatore di Jubilee South Africa.



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