Signor Ministro,
la presente è aperta proprio per evitare a Lei, o ai Suoi collaboratori, la fatica di estrarre i fogli da una busta.
Infatti una mia lettera chiusa (raccomandata a/r n° 12231_82_84-2 spedita il 23 settembre 2003 dall'Ufficio Postale di _____ _____ -gli omissis perché mia figlia mi ha redarguito sulla necessità di non far sapere al mondo tutto ciò che il mondo in realtà già sa-), ricevuta dal Ministero il 25 dello stesso mese, non mi risulta essere mai stata aperta.
Sono certo che se fosse stata portata alla Sua attenzione avrei avuto, come minimo, il piacere di ricevere un Suo cortese riscontro.
Non è mai troppo tardi!
Può sempre disporre di mandare a Pavia un Suo fidato (mi raccomando fidato!) collaboratore a visionare i fascicoli 271/03 RNG e 725/03 RGNR presso la Cancelleria del Giudice di Pace e Tribunale Penale rispettivamente.
Oppure rendersi conto degli interventi di cui la Magistratura necessita, cliccando, appunto, sul presente sito, al link "Una storia italiana", che riporta, in forma sintetica ed amena, tutta la vicenda che, a questo punto, non è più di esclusivo mio interesse.
Si renderà così conto che, molte volte, per usare un paragone ingegneristico, non è necessario aumentare il numero dei cilindri per far viaggiare più in fretta e meglio un'autovettura, ma è sufficiente migliorare il rendimento del motore mettendo in fase tutti gli elementi, rifornirla con la giusta quantità di carburante (né troppo né poco), alleggerire il telaio lasciando a terra i pesi morti, migliorare l'aerodinamica, rendendola più snella e soprattutto più aderente al terreno, scegliere bene i componenti del telaio, mandando a casa chi rema contro o fa il finto tono per favorire la concorrenza.
Vagliare con attenzione il suggerimento di tutti (dall'operaio al tecnico, dal cittadino bistrattato al l'imprenditore plurigarantito) sottoponendo i suggerimenti ad un esame critico (brain storming).
Adottare un opportuno sistema di frenaggio per evitare di tamponare altri, e quindi, conseguentemente, anche di "rompersi il muso" e "perder la faccia".
Migliorare la risposta dello sterzo, per evitare brusche uscite fuori strada.
Con questi accorgimenti si riducono i tempi di percorrenza, le occasioni (o meglio le necessità) di spostamento, l'inquinamento, e le pratiche manutentive, anche se, purtroppo -per qualcuno- ciò porta inevitabilmente ad una riduzione dei posti di lavoro.
Ed infine, "mi consenta", un breve cenno al pilota: per guidare una sì potente auto, deve aver già fatto molta e varia esperienza, ma, in mancanza, o in attesa, di una mappa, il pilota dovrebbe, ogni tanto, fermarsi e chiedere informazioni sulla strada da seguire, anche al semplice passante.
Che, sono certo, non ha né avrebbe alcun interesse ad indicare la via errata.
Fuor di metafora, avrà capito che, prima di intervenire con modifiche alle gerarchie, ci sono ampi spazi e raggi d'azione per recuperare quella credibilità verso le istituzioni, che ormai la cittadinanza attiva (quella che non vive affatto di telenovelas), ha quasi completamente perso.
Si eviterà così, per dirla con Tomasi di Lampedusa, di correre il rischio di "cambiare tutto perché non cambi niente".
Questi sono, ovviamente, pareri personali, frutto di esperienze vissute, alcune anche documentate (veda la lettera chiusa che Le ho inviato), da un instancabile anziano, quanto fiducioso, cittadino italiano.
Distinti saluti
Claudio Celauro