INCIDENTE MORTALE TAV A SESTO FIORENTINO:
SI FACCIA LUCE A 360° SU SALUTE E SICUREZZA
L’infortunio mortale che ha colpito l’operaio napoletano Pasquale ADAMO sul cantiere TAV di Sesto Fiorentino ripropone in maniera drammatica il problema della sicurezza e della salute degli addetti sui cantieri dell’Alta Velocità.
Dopo il giovane calabrese Pasqualino Costanzo deceduto al "Carlone" nel gennaio del 2000, questa volta è toccato subire la medesima triste sorte a un lavoratore "esperto", dipendente di una delle numerose ditte cui CAVET sub-appalta parte dei lavori. Già in passato si è parlato sia delle numerose violazioni alla normativa di igiene e sicurezza che vengono riscontrate durante i controlli dell’Azienda Sanitaria di Firenze, sia per le violazioni alla normativa che regola il rispetto dei contratti di lavoro riscontrate dai controlli della Direzione Provinciale del Lavoro. "Per quanto riguarda l'orario di lavoro ed i riposi settimanali sono state riscontrate e contestate violazioni alle norme sopra citate per centinaia di lavoratori", ha denunciato il 7 febbraio scorso in un proprio documento ufficiale la Direzione Provinciale di Firenze. Si teme che la durata dei turni nei sub-appalti superi anche di parecchio i termini già gravosi stabiliti dal contratto. E che questi lavoratori, in un’assurda classifica dei senza diritti, ne siano ancora più deprivati che gli stessi lavoratori dipendenti diretti del CAVET.
Medicina Democratica e Idra solidarizzano con i familiari di Pasquale ADAMO e con tutti i suoi compagni di lavoro, alcuni dei quali hanno assistito a una morte particolarmente atroce, e si augurano che la Magistratura coadiuvata dall’organo di vigilanza dell’Azienda Sanitaria giunga rapidamente ad individuare tutte le eventuali responsabilità, verificando anche quelle di chi, come appaltante, abbia il compito controllare l’operato di tutte le ditte presenti in cantiere.
Le due associazioni non possono però non sottolineare ancora una volta che, come già era accaduto nel caso di Pasquale Costanzo, i ritmi elevati che contraddistinguono i lavori nei cantieri dell’Alta Velocità, la cui responsabilità ricade apertamente sulle parti che hanno firmato l’accordo (CAVET e sindacati confederali), hanno probabilmente contribuito al verificarsi dell’infortunio: sarebbe importante accertare verificare se ogni operazione di "infilaggio" con l’uso della sonda, che si conclude con il "getto di cemento", venga seguita dalla fase iniziale dell’operazione successiva prima che quella precedente, che si effettua a poco spazio di distanza, sia completamente terminata; questo permetterebbe l’accelerazione dei tempi di lavoro, ma creando una situazione di rischio per gli operatori dati gli spazi ristretti presenti tra una perforazione e l’altra.
Ritmi elevati, stress, lavoro con turni impossibili, squadre di lavoro quasi sempre sottodimensionate, sono situazioni che Idra e Medicina Democratica hanno già più volte denunciato come possibile causa o concausa di infortuni: si ricorda a questo proposito l’esposto che all’inizio di maggio di quest’anno è stato presentato alla Procura della Repubblica di Firenze sull’impatto del turno a ciclo continuo sulla salute e la sicurezza dei lavoratori TAV.
Medicina Democratica e Idra chiedono che la Magistratura, partendo dall’inchiesta sull’infortunio mortale di Pasquale Adamo, allarghi lo sguardo alla situazione complessiva dei lavoratori della tratta ad Alta Velocità Bologna-Firenze aprendo un’indagine anche sugli aspetti organizzativi, ormai apparentemente sottostimati dalle OO.SS. di categoria. E chiedono al legislatore che siano introdotte nella normativa clausole che prevedano – a tutela dei lavoratori provenienti da distanze superiori ai 100 km – l’inserimento in turni successivi ad adeguati periodi di riposo in sede dopo i viaggi di trasferta dal domicilio al lavoro.
Per Medicina Democratica, dr. Luigi Carpentiero, Tel. 347.54.81.255
Per l’Associazione Idra, dr. Girolamo Dell’Olio, Tel. 055.233.76.65
I CITTADINI DI OLTRARNO MANIFESTANO IN CONSIGLIO COMUNALE PERCHÉ IL SINDACO ACCOLGA L'INVITO UNANIME DEI GRUPPI A SOSPENDERE L'INSTALLAZIONE DELL'ANTENNA PER TELEFONINI IN VIA GIANO DELLA BELLA
"AAA cercasi Sindaco": così recitava lo striscione portato oggi in Consiglio comunale a Firenze da una delegazione di cittadini di Oltrarno che si oppongono da oltre una settimana con una mobilitazione permanente, giorno e notte, all'installazione di un ripetitore per la telefonia cellulare in Via Giano della Bella.
I cittadini sostengono di sentirsi offesi e delusi dalla mancata informazione al riguardo, dalla scelta del sito, dal metodo adottato, dall'assenza degli Amministratori sul luogo della mobilitazione, e infine dal silenzio del Sindaco dopo l'invito che il Consiglio comunale gli aveva rivolto all'unanimità, il 29 ottobre scorso, perché intervenisse a sospendere quella installazione.
I cittadini hanno pensato quindi di scrivere un breve messaggio a tutti i consiglieri comunali, che riportiamo qui di seguito integralmente.
STIAMO DIFENDENDO
LA SALUTE DI TUTTI
"Cari Consiglieri,
i cittadini di Oltrarno Vi ringraziano per l'appoggio che avete dato alla loro lotta contro l'installazione selvaggia di un ripetitore per telefonini in Via Giano della Bella.
Ma devono anche informarVi che il sindaco non ha raccolto il Vostro invito a sospendere quella installazione. Perciò da dieci giorni decine di residenti e di artigiani sono costrette a darsi i turni giorno e notte per assicurare con la propria presenza quelle garanzie che si sarebbero aspettati di ricevere dall'Amministrazione Comunale e dal massimo responsabile della salute sul territorio, il Sindaco.
Potreste insistere perché la tutela della salute non sia lasciata ai soli diretti interessati?
I cittadini di Via Giano della Bella, Via Minima,
Via del Casone, Via Villani, Viale Petrarca"
COMUNICATO STAMPA Firenze, 2.11.'01 "VOGLIAMO UN QUARTIERE DE-MAGNETIZZATO !" I CITTADINI CONTESTANO LA PROLIFERAZIONE DELLE ANTENNE PER LA TELEFONIA CELLULARE. DOPO LA PRESA DI POSIZIONE DEL CONSIGLIO COMUNALE (qui accanto), CHE HA INVITATO IL SINDACO A SOSPENDERE L'ISTALLAZIONE DEL RIPETITORE IN VIA GIANO DELLA BELLA, GLI ABITANTI ASPETTANO LA RISPOSTA DEL PRIMO CITTADINO. E INTANTO CONTINUANO A PRESIDIARE IL SITO GIORNO E NOTTE, APPENDONO CARTELLI E LENZUOLI ALLE FINESTRE, RACCOLGONO CENTINAIA DI NUOVE ADESIONI.
Gli abitanti di Via Giano della Bella, Via Villani, Viale Petrarca, Via del Casone e Via Minima aspettano con ansia lo stop ufficiale all'installazione dell'antenna per la telefonia cellulare.
L'ha chiesto il Consiglio comunale al sindaco, ma non sembra che Leonardo Domenici abbia ancora aderito all'invito firmato e votato dai gruppi consiliari.
Ricordiamo che i residenti del quartiere sono stati tenuti completamente all'oscuro del fatto che l'Amministrazione pubblica aveva 'offerto' uno spazio di proprietà del Comune per ospitare un ripetitore.
Da una settimana a questa parte, i cittadini si trovano costretti anche a sacrificare il proprio tempo libero, e persino le ore di riposo, in turni di presidio giorno e notte per evitare che l'antenna venga installata.
Urge una presa di posizione da parte del massimo responsabile della salute sul territorio, il sindaco di Firenze.
Nel frattempo, la mobilitazione si allarga: dopo il tentativo della polizia municipale - giovedì 25 ottobre - di togliere con la forza l'assedio dei cittadini al sito prescelto per l'installazione, si moltiplicano i cartelli in ogni parte del quartiere, e i lenzuoli alle finestre. Oggi uno striscione sorretto da palloncini colorati si alzerà fino ai 26 metri dell'antenna dal piano stradale, a indicare l'impatto anche visivo dell'antenna. E altre centinaia di firme saranno depositate stamani a Palazzo Vecchio: oltre 640 le adesioni, ben oltre la soglia delle 250 alle quali l'Amministrazione è tenuta a fornire (art. 99 dello Statuto comunale), entro 45 giorni, una risposta motivata.
RIPETITORE NOKIA DI VIA GIANO DELLA BELLA:
LA SEZIONE DS "OLTRARNO" INTERVIENE A FIANCO DEI CITTADINI
In un documento indirizzato all’Amministrazione Comunale di Firenze, la Sezione DS "Oltrarno" chiede al Sindaco e al Consiglio comunale di Firenze (oggi riunito) di "accogliere le richieste dei cittadini di Oltrarno, da Via della Chiesa a Via Giano della Bella, sospendendo l’intervento di installazione dell’antenna nell’edificio di proprietà comunale del "Conventino fuori le mura" e riesaminando la localizzazione ed il progetto".
I DS dell’Oltrarno non usano espressioni di particolare riguardo per l’Amministrazione comunale. Essi chiedono infatti di "abbandonare la logica del caso per caso, come nello scambio Via della Chiesa – Via Giano della Bella, alla ricerca della situazione di minor resistenza", di "affrontare la realizzazione della rete per la telefonia mobile come problema di carattere generale per la città", di "dimostrare in questo più coraggio e fantasia", di "immaginare un futuro diverso per Firenze, in una prospettiva di sviluppo sostenibile".
Idra, che commenta positivamente questa assunzione di responsabilità, informa inoltre di avere appreso dall’ARPAT che il parere dell’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale in relazione al ripetitore di Via Giano della Bella non è stato richiesto. Si tratta di un dato interessante, visto che quello di Via Giano della Bella è anche il primo impianto mobile di antenna per la telefonia cellulare a Firenze. Il modo in cui si risolverà questo caso rappresenterà probabilmente un precedente per tutti i prossimi. E i prossimi potrebbero essere numerosi, se è vero che quello degli "impianti mobili" è un escamotage per (tentare di) eludere determinati passaggi altrimenti necessari nei casi degli impianti fissi.
Tutta Firenze, si augura Idra, dovrà ringraziare la capacità di vigilanza dei cittadini di Via Giano della Bella, che hanno speso tempo e energie, giorno e notte, per difendere il proprio diritto alla salute, contro le carte bollate, le autorizzazioni e le forze dell’ordine stanziate con vigore anche eccessivo da un’Amministrazione probabilmente non abbastanza ‘comunale’.
COMUNICATO STAMPA Firenze, 19.10.'01 TRENI AD ALTA VELOCITÀ:
PERCHÉ SOLO ORA LA SICUREZZA?
Coronata dal successo la lunga battaglia condotta dall’Associazione di volontariato Idra, che da anni denuncia le condizioni di grave insicurezza nelle quali sono stati progettati e vengono attualmente costruiti ben 60 km di tunnel ferroviario TAV fra Bologna e Firenze.
Sei anni dopo l’approvazione del progetto di tratta TAV sotto l’Appennino, leggiamo che il presidente del Consiglio superiore dei Lavori Pubblici Aurelio Misiti si dichiara indisponibile a firmare il collaudo dell’opera, sciaguratamente priva della galleria di servizio.
Ma Idra aveva reso nota questa circostanza da subito, informandone la magistratura e le più alte cariche pubbliche (Ministri dell’Ambiente, dell’Interno e dei Trasporti, sottosegretari, Servizio di protezione civile, Presidenti della Repubblica). Perché soltanto oggi, oltre 5 anni dopo l’avvio dei cantieri, si ammette l’esistenza di questa determinante carenza progettuale?
L’adeguamento agli standard di sicurezza richiederà, secondo Misiti, un ulteriore investimento compreso fra il 30% e il 40% del costo dell’opera (che nel frattempo è arrivato alla somma di almeno 8.150 miliardi, tutti rigorosamente pubblici). Ma l’adeguamento provocherebbe inevitabilmente – secondo Idra - anche un notevole aggravio del già pesante impatto ambientale e sociale.
Il progetto TAV sembra ancora una volta rispondere a logiche di "lievitazione programmata" della spesa pubblica: Idra chiederà perciò alla Corte dei Conti di verificare attentamente i meccanismi e le responsabilità attive nella fase delle scelte e delle eventuali omissioni, ritenendo inaccettabile che un progetto così insufficiente continui a prosciugare le casse dell’erario e a imporre incrementi di danno ambientale irreversibile a territori pregiati.
LO STOP AL NUOVO PONTE DELLE CASCINE
È UNA VITTORIA DI TUTTA LA CITTÀ
Con viva soddisfazione Idra accoglie la notizia dell’interruzione dei lavori per la costruzione del nuovo ponte rotabile Isolotto-Cascine: è una vittoria di tutta la città. Un piccolo comitato, senza alcun appoggio partitico, si è mobilitato contro l’idea, i contenuti progettuali e il metodo adottato nell’assumere la decisione. Ed è diventato folla. Realtà associative e singoli esponenti del mondo della cultura, accademici e docenti di restauro e di urbanistica hanno appoggiato la battaglia del comitato. Lo stop ai lavori, già approvati e addirittura cantierati, è una dimostrazione del fatto che la vigilanza civile e la perseveranza democratica permettono di venire a capo anche delle scelte delle amministrazioni più sorde.
Pochi mesi fa, a maggio 2001, toccò agli studenti dell’Istituto d’Arte di Porta Romana sventare un altro scempio, già approvato e in via di attuazione nel giardino della loro scuola. Bastarono poche ore di resistenza civile alle ruspe per far cambiare idea alle autorità amministrative. Oggi, di nuovo, la ragione dei cittadini fa emergere la fragilità del Palazzo, che continua a pianificare con la collaborazione dei Verdi interventi lesivi del tessuto sociale e ambientale della città.
L’associazione di volontariato fiorentina Idra si augura che, nel caso specifico del progetto di nuovo ponte rotabile sull’Arno, opportune verifiche siano condotte anche dalla magistratura amministrativa e da quella contabile, affinché sia fugato ogni sospetto sulla correttezza delle procedure seguite e sulla congruità delle somme di denaro pubblico stanziate.
La pretesa ‘modernizzazione’ di Firenze sta comportando in tutta la città un accumulo di interventi all’insegna del bitume, del cemento, della deforestazione urbana, del collasso della mobilità, che mettono a dura prova il sistema nervoso e la pazienza dei cittadini. In alcuni casi sembrano essere rimasti a disposizione solo strumenti ai limiti delle buone regole della convivenza civile. Tutto questo non sembra più accettabile.
Idra ricorda come da oltre un anno giaccia inutilizzato un piano dell’ASL 10 intitolato "Progetto per la sorveglianza dell'impatto sulla salute della popolazione residente a Firenze", che mira a un corretto e completo monitoraggio della salute dei cittadini esposti alla brutalità di tanti cantieri contemporanei legati alle "grandi opere". Perché la giunta comunale di Firenze non ha ancora autorizzato l’avvio di quel progetto di tutela della salute dei fiorentini elaborato dall’ASL? Perché i danni sempre più gravi della TAV nel Mugello non producono alcun ripensamento nell’Amministrazione comunale fiorentina? Perché la giunta non tiene conto nella maggior parte dei casi del crescente dissenso della popolazione nei confronti delle sue scelte?
IL DRAMMA AMBIENTALE DELL'ALTA VELOCITÀ FERROVIARIA.
Mercoledì 3 ottobre l'associazione di volontariato Idra incontra i sindaci di Borgo San Lorenzo e di Scarperia, i Comuni della provincia di Firenze colpiti dalla più recente emergenza idrogeologica causata dai cantieri TAV.
Mercoledì 3 ottobre avrà luogo a Borgo San Lorenzo l'incontro richiesto dall'associazione di volontariato ambientale Idra con i sindaci dei due Comuni più gravemente colpiti, in questi mesi, dall'emergenza idrogeologica in atto nel Mugello per la realizzazione dei progetti della linea ferroviaria ad Alta Velocità Bologna-Firenze.
Sulla scorta delle indicazioni ricevute a Roma in occasione dell'incontro con i dirigenti del Ministero dell'Ambiente, accordato dal ministro Altero Matteoli, una delegazione dell'associazione illustrerà ai primi cittadini di Borgo San Lorenzo e di Scarperia una proposta di iniziativa nei confronti del ministro Pietro Lunardi, titolare del ministero-chiave nell'ambito delle decisioni sulla tratta ferroviaria oggetto lo scorso giugno di svariati provvedimenti di sequestro da parte della magistratura fiorentina.
Idra chiederà che i sindaci si facciamo garanti di una soluzione efficace e duratura dei problemi permanenti o di lungo periodo derivanti dai cantieri TAV: il depauperamento delle risorse idriche, la crisi dell'economia agricola e zootecnica colpita dai danni irreversibili alle falde, le conseguenze sul turismo culturale e ambientale, l'inquinamento delle acque profonde e di superficie, il dissesto erariale galoppante a causa degli incrementi vertiginosi dei costi per le casse dello Stato.
La spoliazione delle riserve d'acqua, madre di tutte le devastazioni in questo delicato quadrante dell'Appennino, è confermata con drammaticità nell'ultimo rapporto che l'associazione ha ricevuto dall'ARPAT (l'agenzia regionale per la protezione ambientale), datato 24 settembre 2001: l'interferenza idrogeologica più recente, ai danni di un torrente nel Comune di Borgo San Lorenzo, è stata registrata a "circa 3,3 Km dalla galleria, a 150 m di dislivello al di sopra della galleria". Non si tratta di novità rassicuranti.
A causa degli eventi in USA, molte programmazioni RAI sono state modificate la settimana scorsa. Fra queste, quella che Vi avevamo preannunciato, relativa alla puntata di esordio di "Report", trasmissione-inchiesta di RAI 3 da quest'anno in prima serata (ore 20.50). La trasmissione, già prevista per giovedì 13 settembre, è stata rinviata al prossimo giovedì 20 settembre, alle ore 20.50, e sarà dedicata alle cantierizzazioni e ai progetti per l'Alta Velocità ferroviaria in Italia.
L'Associazione Idra, che ha fornito alla redazione di "Report" contributi informativi sulle criticità finanziarie, sociali, progettuali e ambientali della tratta Bologna-Firenze (Alto Mugello e Mugello sul versante toscano), della "Variante Firenze Castello" (traforo del Monte Morello, cantierizzazione dell'insediamento archeologico di Quinto Fiorentino e della città di Sesto Fiorentino) e del nodo TAV di Firenze (sottoattraversamento della città, cemento e catrame in superficie), Vi segnala il programma, augurandosi che sia stato reso all'informazione un servizio serio e utile.
LA GUERRA - 'NUOVA' O 'GIUSTA' - EQUIVARREBBE A UNA PENA DI MORTE APPLICATA AI RAPPORTI INTERNAZIONALI.
LO SCRIVE IDRA AL CONSOLE USA DI FIRENZE, CITANDO LE PAROLE DI CIVILTÀ SCRITTE DA CESARE BECCARIA, CONTEMPORANEO DELLA DICHIARAZIONE DI INDIPENDENZA DELLE 13 COLONIE INGLESI D'AMERICA.
"Le scriviamo per trasmetterLe in primo luogo l'espressione dei nostri sentimenti di dolore e di orrore per le impressionanti conseguenze di morte e di afflizione sociale che hanno provocato i tragici attentati dell'11 settembre scorso a New York, a Washington e a Pittsburgh. Non possiamo che associarci a coloro che considerano questi atti un attacco all'umanità. L'associazione fiorentina Idra sente tuttavia il dovere di prendere posizione sulla questione, grave e urgente, della risposta che si ritiene di dover dare a quegli attentati".
Queste le prime righe di un appello (testo integrale su web) trasmesso stamani da Idra, insieme a una richiesta di incontro, al console generale degli USA a Firenze, Daria M. Hollowell.
Secondo l'associazione toscana, "a sostenere il teorema della guerra come soluzione al substrato di sofferenze, disperazione e violenze che ha nutrito questa e altre azioni suicide in diversi scenari, sembra essere la stessa impalcatura emotiva, culturale e giuridica che rende tuttora possibile e praticata negli U.S.A. la pena di morte. L'attuale domanda di guerra ci pare somigliare, per come nasce e per come si sviluppa, a una spinta alla pena di morte estesa alle relazioni internazionali, che minaccia al tempo stesso soggetti responsabili e popolazioni civili incolpevoli". Citando il "Dei delitti e delle pene" di Cesare Beccaria ("Parmi un assurdo che le leggi che sono l'espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscono l'omicidio, ne commettono uno esse medesime, e, per allontanare i cittadini dall'assassinio, ordinino un pubblico assassinio"), Idra propone di considerare sotto una luce finalmente nuova e adeguata i problemi che si presentano oggi a un'umanità fortemente interdipendente e globalizzata. "Cos'è oggi il consorzio umano planetario - scrivono Girolamo Dell'Olio, Giuliana Bianchi e Pier Luigi Tossani - se non un solo grande organismo, che ha appunto il compito di cominciare a venire a capo delle atrocità dei singoli, dei gruppi e persino degli Stati evitando innanzitutto di affidare ai propri organi istituzionali democratici il compito di commetterne a sua volta in ritorsione, legalmente?". In questo contesto una guerra di ritorsione equivarrebbe a una condanna a morte istituzionalizzata a scala mondo.
Ma è anche sulla cornice ideologica nella quale si situano certi appelli alla guerra che Idra propone una riflessione. "Le contrapposizioni fra un 'regno del Male' e un 'regno del Bene', di cui leggiamo sulle cronache, appaiono essere residui pre-moderni di una concezione manichea della storia e della società che difficilmente può ricevere cittadinanza in un'opinione internazionale laica e liberale matura. Per di più, possono forse gli U.S.A. e l'Occidente pretendere di possedere il monopolio del Bene, tenuto conto delle gravi sofferenze inflitte nel corso della storia recente all'umanità tutta e a sé stessi?". L'associazione ricorda i contributi terribili dati alla 'civiltà' in Europa dai pogrom, dai fascismi, dai campi di sterminio. E aggiunge: "Contro l'intolleranza e le dittature, altissimo è stato - proprio sul suolo europeo - il prezzo in vite umane pagato dal popolo statunitense nel corso dell'ultimo conflitto mondiale. Molti di quei caduti riposano oggi nei nostri cimiteri di guerra. Ma crediamo sia bene non dimenticare anche eventi-simbolo di distruzione delle popolazioni civili e delle risorse ambientali come il napalm sul Vietnam, il fuoco radioattivo su Hiroshima e Nagasaki, le bombe su Dresda nel '45, il quasi-genocidio degli indiani d'America, il massacro reciproco della Guerra di Secessione".
Secondo Idra, gli USA e l'umanità hanno a disposizione ben altri strumenti e valori per combattere in modo efficace e credibile i focolai di violenza internazionale. "Strumenti e valori che hanno a che fare con la solidarietà sociale, con il rispetto culturale, con la difesa della dignità degli uomini a tutte le latitudini, con la promozione delle economie locali e della conservazione delle risorse ambientali. La strada della guerra, invece, può innescare reazioni a catena imprevedibili in una massa critica di conflittualità internazionali già drammaticamente vicina ad essere raggiunta. Certamente, i responsabili e i mandanti di questi efferati crimini dovranno essere perseguiti e consegnati alla giustizia. Alla giustizia, appunto, non alla morte. Ottenere questo risultato con i mezzi previsti dal diritto internazionale romperebbe la spirale della violenza e rappresenterebbe, in concreto, l'arma migliore per minare - alla radice dell'odio - i consensi all'azione terroristica".
ALTA VELOCITÀ FERROVIARIA: SOLLECITATA DAL MINISTRO MATTEOLI, UNA FOLTA RAPPRESENTANZA DEL MINISTERO DELL'AMBIENTE HA ASCOLTATO IERI LE DENUNCE DI IDRA SUI DANNI PROVOCATI DAL PROGETTO E DAI CANTIERI TAV. INAUGURATO UN PERCORSO DI COLLABORAZIONE FRA MINISTERO E SOCIETÀ CIVILE. E UNA CONFERMA: L'EMERGENZA IDROGEOLOGICA È SEMPRE PIÙ GRAVE.
E' durato due ore ieri, venerdì 14 settembre, il primo incontro sull'Alta Velocità a Roma della delegazione di Idra, associazione di volontariato ambientale fiorentina, con i dirigenti e i funzionari dei servizi del Ministero dell'Ambiente (Difesa del Territorio, Rifiuti e Bonifiche, Valutazione di Impatto Ambientale, Conservazione della Natura, Osservatorio Ambientale). Temi della riunione l'emergenza idrogeologica provocata dai cantieri TAV in Toscana e l'inchiesta giudiziaria su cantieri, depositi e cave. Idra esprime una moderata soddisfazione per gli esiti dell'incontro, sollecitato direttamente dal ministro Altero Matteoli, come ha riferito il direttore del Servizio Difesa del Territorio ing. Bruno Agricola, che presiedeva la riunione. E' stata accolta la richiesta dell'associazione di avviare un itinerario di confronto e di collaborazione che permetta un interscambio di informazione e proposte con la società civile. Fra circa un mese l'indicazione del prossimo incontro, al termine dell'attuale fase di riorganizzazione del Ministero dovuta alla ristrutturazione in corso.
I titolari dei servizi hanno ascoltato attentamente gli argomenti della delegazione dell'associazione fiorentina, che ha ricostruito e documentato i quattro scandali progettuali dell'opera: la sottovalutazione delle caratteristiche geologiche, idrogeologiche e sismiche del territorio, la disattenzione per le esigenze di sicurezza dei lavoratori e dei futuri utenti della linea veloce. Accurata nota è stata presa anche dei rilievi mossi anche a molti altri aspetti del progetto e delle sue modalità di esecuzione: le contraddizioni con la normativa europea, le carenze organizzative e nel sistema dei controlli, il mancato rispetto degli accordi sottoscritti in Conferenza di servizi, i contraccolpi sulla salute e sulla sicurezza derivanti dal mancato utilizzo della linea ferroviaria Faentina per il trasporto degli inerti, l'inquinamento delle acque superficiali e delle falde acquifere, la messa a repentaglio dei beni culturali e di un'intera città d'arte, Firenze (costretta alla cementificazione di superficie e al rischio di subsidenze per effetto del lungo e tortuoso tunnel chiamato a ospitare i "supertreni", e progettato sotto 170 edifici civili e monumenti importanti come la Fortezza medicea da Basso).
Sulla gravità dell'emergenza idrogeologica tuttora drammaticamente in atto in Mugello ha riferito il prof. Giuliano Rodolfi, ordinario di Geografia fisica presso l'Università di Firenze e presidente del Comitato tecnico-scientifico dell'Osservatorio Ambientale Locale: "La situazione attualmente preoccupa, e non poco. Alcune frazioni abbastanza popolate vengono rifornite da acquedotti, quando fino a poco tempo fa bevevano acqua di sorgente. Ma la cosa che preoccupata ancora di più è che la fascia di impatto idrogeologico si sta ampliando: siamo ad impatti che arrivano già a 3 km e mezzo dalla galleria, non solo sulle sorgenti ma anche sui corsi d'acqua superficiali. Questo innesca riflessi sulla cittadinanza e sull'ecosistema montano, in quanto il bacino alto dei torrenti vede scomparire del tutto il deflusso, a meno che non sia alimentato da sorgenti in quota, più alte. Si assiste a criticità progressive, man mano che gli scavi avanzano. Come ultima spia di quello che sta avvenendo sono rimaste le sorgenti più alte. Perciò è stato raccomandato a CAVET [il consorzio di costruttori dell'opera, ndr] di aumentare la presenza del monitoraggio su questi punti d'acqua. Sono andato più volte a controllare personalmente se essi venissero misurati con la dovuta precisione: in realtà alcuni dei punti per i quali si effettuavano misurazioni, messi fuori uso in seguito agli eventi meteorologici dell'inverno scorso, non sono stati ripristinati, quindi non consentono in realtà misure precise e attendibili" .
Hanno chiesto infine di riesaminare totalmente il progetto di sottoattraversamento TAV di Firenze, per le conseguenze dirompenti che l'opera può avere sul delicato equilibrio idrogeologico del sottosuolo della città, l'ing. Silvano Grazi, docente di Sistemazioni Idrauliche Forestali presso l'Università di Firenze, e il geologo dott. Aldo Cicali.
L'associazione di volontariato Idra
convocata venerdì 14 settembre al Ministero dell'Ambiente.
Temi dell'incontro,
l'emergenza idrogeologica TAV in Toscana
e l'inchiesta giudiziaria su cantieri, depositi e cave.
Venerdì 14 settembre alle ore 11 avrà luogo a Roma presso il Ministero dell'Ambiente, Direzione per la Difesa del Territorio, l'incontro urgente richiesto al ministro Altero Matteoli dall'Associazione toscana di volontariato Idra sulle conseguenze della cantierizzazione per i treni ad Alta Velocità in Toscana e in Emilia.
Alla tavolo di confronto, convocato dall'ing. Antonio D. Milillo della Direzione Difesa del Territorio, parteciperanno i Servizi del Ministero interessati e una delegazione dell'associazione fiorentina, guidata dal presidente Girolamo Dell'Olio e dalla vice presidente Giuliana Bianchi. La delegazione di Idra si avvarrà della collaborazione scientifica del prof. Giuliano Rodolfi (ordinario di Geografia fisica presso l'Università di Firenze, presidente del Comitato Tecnico-Scientifico dell'Osservatorio Ambientale Locale sull'Alta Velocità), dell'ing. Silvano Grazi (docente di Sistemazioni Idrauliche Forestali presso l'Università di Firenze) e del dott. Aldo Cicali, geologo.
La riunione di venerdì è stata preceduta dall'invìo al ministro Matteoli, da parte dell'associazione Idra, di una ponderosa memoria che documenta i danni prodotti in Toscana dalla cattiva esecuzione di progetti di scarsa qualità, calati in contesti ambientali preziosi e delicatissimi, che sono classificati dalla Regione Toscana come "Siti di Importanza Comunitaria" nell'Appennino tosco-emiliano e a Sesto Fiorentino. Questi danni, oramai ritenuti inaccettabili, sono confermati dalle vicende di prosciugamento di nuovi torrenti e di prese acquedottistiche, proprio in questi giorni, anche a più chilometri di distanza dal fronte di scavo (a Farfereta, in Mugello, nel Comune di Borgo San Lorenzo).
La memoria documenta inoltre il pesante impatto ambientale provocato dalla sinergia dei cantieri TAV con altri interventi urbanistici e infrastrutturali a Firenze e nell'area metropolitana fiorentina, già vulnerate da anni da fattori aggressivi per la salute degli abitanti e per gli equilibri del territorio.
Al confronto tecnico di venerdì, che l'associazione fiorentina auspica possa costituire la prima tappa di un percorso di collaborazione duraturo e efficace nel tempo, Idra chiederà spiegazioni e presenterà proposte sulle inefficienze e sui ritardi dimostrati nella prevenzione dei danni ambientali, nella qualità e nella quantità dei controlli, nella congruità e nella certezza degli indennizzi.
COMUNICATO STAMPA Firenze, 7.9.'01
OSPEDALE BANTI A PRATOLINO (COMUNE DI VAGLIA):
IDRA SCRIVE AL PREFETTO.
RISVOLTI INQUIETANTI DI UN'ANNOSA VICENDA
DI DEGRADO E DI DISMISSIONE SILENZIOSA.
Il portavoce dell'associazione di volontariato Idra Girolamo Dell'Olio ha scritto al prefetto di Firenze Achille Serra: cosa ne è stato dei tanti progetti di riutilizzazione dell'ex sanatorio Banti, a Pratolino, del quale si discute da anni senza arrestarne il degrado?
L'associazione fiorentina riassume al rappresentante del Governo i termini della questione-Banti. In particolare ricorda:
· l'origine di questo prestigioso presidio sanitario degli anni '30 (una donazione della principessa Maria Demidoff all'Istituto Nazionale Fascista della Previdenza Sociale, finalizzata dunque già in partenza a una destinazione pubblica e sanitaria);
· le caratteristiche costruttive dell'edificio, mirabilmente privo di barriere architettoniche e concepito con disegno e funzionalità assolutamente moderni;
· l'importanza sanitaria e ambientale del contesto in cui è collocato, all'interno di uno splendido parco, e a cavallo fra Monte Morello e la Villa medicea di Pratolino.
Ma il Banti è stato per anni ed anni, ed è tuttora, oggetto di abbandono e degrado.
In una nota inviata il 26 maggio del '98 al "Comitato per la difesa dell'uso pubblico e sanitario dell'ex sanatorio Banti", l'allora Assessore alla Sanità della Regione Toscana Claudio Martini scriveva fra le altre cose che "la situazione del presidio, da un punto di vista strutturale, è tale da necessitare di ingenti risorse finanziarie, diversi miliardi, per la manutenzione e messa a norma di tutti gli impianti esistenti; interventi non connessi ad una eventuale alternativa funzione sanitaria, ma esclusivamente diretti a permetterne l'agibilità".
Era lecito ricavare da queste affermazioni che la struttura del Banti non fosse agibile.
Il "Comitato per la difesa dell'uso pubblico e sanitario dell'ex sanatorio Banti" chiese allora alle autorità competenti, già il 1 luglio '98, come fosse stato possibile autorizzare l'utilizzazione del Banti, negli ultimi anni, per l'accoglienza prolungata (per numerosi mesi consecutivi) di cittadini extracomunitari (albanesi, curdi, rom).
Il Comitato, che ha raccolto oltre 8.000 firme per la tutela dell'uso sanitario e pubblico del manufatto e del suo parco, chiedeva di poter ricevere la documentazione che attestasse le condizioni di non agibilità dichiarate dall'assessore regionale alla Sanità, o - viceversa - la documentazione che comprovasse le condizioni di agibilità, a supporto della scelta di utilizzazione del "Banti" come presidio per l'accoglienza. Nessuna risposta è mai pervenuta.
Solo il Prefetto Achille Serra ha fornito attenzione al Comitato, accordandogli un incontro, due anni fa, il 30 settembre del '99. Ne sono emersi particolari importanti:
· i problemi non riguardano la staticità della struttura, costruita con criteri invidiabilmente moderni, ma talune sue componenti da tempo abbandonate al degrado, come cornicioni, aggetti e terrazzi;
· il Ministero dell'Interno non avrebbe fornito fondi per un'ulteriore utilizzazione del Banti oltre il 31 dicembre del '99: il Banti risultava infatti già venduto all'INAIL, al quale doveva essere consegnato entro quella data.
"Da quel dicembre '99, signor Prefetto - scrive adesso Idra - sono trascorsi quasi due anni, ma le modalità d'uso del Banti non sembrano essere cambiate, né il degrado arrestato. Appaiono sussistere dunque fondati motivi, allo stato delle nostre conoscenze, per ritenere la situazione oggi ancora più insostenibile, quando si condivida l'esigenza di una corretta utilizzazione, gestione e manutenzione del patrimonio pubblico".
L'associazione fiorentina rileva che la vicenda appare inquietante anche sul piano della trasparenza. E aggiunge che una circostanza di profondo disagio attiene anche alle conseguenze che questa vicenda può produrre nel delicato rapporto fiduciario fra cittadini e istituzioni. "La delegazione del Comitato, impegnato in questa battaglia per il corretto uso delle risorse pubbliche sin dal settembre del '96, rimase favorevolmente colpita - in occasione dell'incontro con Lei due anni fa - dalla condivisione che Ella mostrò di nutrire dei motivi di preoccupazione espressi dal Comitato sul piano più generale della tutela della legalità. La delegazione ricordò come le oltre 8.000 firme raccolte sotto la petizione per la tutela dell'uso pubblico e sanitario del Banti fossero apparentemente servite solo a far formulare agli Enti pubblici interessati (a partire dalla Regione Toscana) promesse - mai mantenute - di attenzione e di consultazione. Persino gli accordi scritti fra gli Enti interessati alle decisioni sul Banti appaiono non essere stati onorati: il tavolo istituzionale sancito dal Protocollo d'intesa del 14 luglio '97 fra Regione, Provincia, Comunità Montana e Comuni non si è mai riunito, e la decisione della vendita all'INAIL sarebbe stata assunta dunque al di fuori del contesto previsto da quel Protocollo. Tutte queste circostanze ci spingono a segnalarLe il rischio che le prepotenze istituzionali, e l'indifferenza alle ragioni di migliaia di cittadini, possono costituire motivi di attenzione anche sul versante della tutela dell'ordine pubblico, tenuto conto del fatto che atteggiamenti simili si riscontrano oramai purtroppo in numerosi settori della vita della società civile e in numerosi ambiti di vertenza sociale".
Il portavoce di Idra chiude la lunga missiva spiegando che l'associazione fiorentina condivide col "Comitato per la difesa dell'uso pubblico e sanitario dell'ex sanatorio Banti" la "profonda contrarietà a qualsiasi opzione che non preveda l'arresto del degrado della struttura e il ripristino della sua funzione pubblica, sanitaria e ambientale, nonché la ragionevolezza e praticabilità delle proprie proposte d'uso, alternative alla dismissione, formulate dal Comitato stesso".
SCHEDA
Il "Comitato per la difesa dell'uso pubblico e sanitario dell'ex sanatorio Banti" si batte dal settembre del '96 per tutelare il buon governo del denaro pubblico investito a partire dagli anni '30 in questo prestigioso manufatto, che domina Firenze e tutta la sua conca dalla splendida posizione a cavallo fra i parchi di Monte Morello e di Villa Demidoff.
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Il 3 settembre 1996 un'infermiera professionale, Gina Pratesi, invìa al ministro della Sanità on. Rosaria Bindi una raccomandata espresso sul grave stato di abbandono in cui versa da tempo l'ospedale Banti, e numerose fotografie, che testimoniano la splendida cornice di parco nel quale il Banti è ospitato, sulle pendici di Monte Morello, in posizione dominante rispetto all'intera conca di Firenze.
Nella lettera ci si appella affinché l'ex Sanatorio, già in grado di ospitare fino a 580 pazienti, l'unica struttura in Toscana atta a curare le malattie respiratorie infettive, acute e croniche, sia restituito alla dignità di una utilizzazione pubblica, dopo che il terreno su cui sorge fu donato negli anni '30 dalla principessa Maria Demidoff all'allora Istituto Nazionale Fascista della Previdenza Sociale.
Il ministro della Sanità non ha mai risposto a quella lettera.
Gina Pratesi, allora, e insieme a lei la direttrice della Scuola Infermieri Professionali di Careggi dott.ssa Alfea Federici, ha dato inizio a una raccolta di firme sotto una petizione popolare indirizzata al Ministro. Oggi le firme sono più di 8.000.
Queste le proposte del Comitato, che l'Associazione Idra condivide e rilancia:
- un poliambulatorio a disposizione delle comunità che vivono a cavallo della via Bolognese;
- una struttura post-degenza intermedia fra l'ospedale e l'abitazione che offra una risposta più adeguata di quelle tuttora ipotizzate a fronte di una popolazione così vasta come quella che interessa l'area fiorentina;
- il riassorbimento del Distretto sanitario;
- una sede per attività di educazione alla salute e di educazione ambientale rivolta alle scuole e alla cittadinanza, fra i due parchi di Monte Morello e di Villa Demidoff.
COMUNICATO STAMPA Firenze, 6.9.'01
ADDIO PLATANI AMICI DEI TRENI:
LA 'MODERNIZZAZIONE' DI FIRENZE
LI SOSTITUISCE CON CATRAME PENSILE
Dei 36 alti platani storici (foto sul sito web) che avevamo contato a Firenze lungo il rilevato ferroviario nel Piazzale Montelungo, davanti alla Fortezza da Basso e accanto al sottopasso di Viale Belfiore, ne sono rimasti in piedi 23.
Gli altri sono stati circondati da un cantiere che sta provvedendo, con motoseghe e benne, a eliminarli e a trasportarli via su camion. Li stanno tagliando in queste ore.
Il progresso avanza.
Le chiome, prima, le vedevi dal treno passando. Ora non più.
Le vedevi dal Romito, dal Viale Strozzi, da Piazza Caduti nei Lager. Ora non più.
C'era un nonno che passava col bambino in bicicletta, stamattina, lì accanto al cantiere. Si sono fermati a guardare. Come si fa…?!
La chiamano cura del ferro. Ma è asfalto. Ancora asfalto. Via gli alberi, e al posto loro una distesa di catrame pensile. L'Amministrazione comunale di Firenze non si contenta di raddoppiare il sottopasso di Viale Belfiore: costruisce anche una strada nuova, soprelevata. In quella parte del centro di Firenze, fra Romito e Fortezza da Basso, fra qualche anno si conteranno fino a 12 corsie parallele di asfalto.
Cura del ferro, la chiamano.
Paga TAV Spa. Cioè noi .
COMUNICATO STAMPA Firenze, 5.9.'01
NUOVO PONTE SULL'ARNO:
ANCORA UNA VOLTA IGNORATI I DESIDERI DEI CITTADINI E LE RAGIONI DELL'AMBIENTE.
IDRA ESPRIME SOLIDARIETÀ AI CITTADINI MOBILITATISI CONTRO LA DISTRUZIONE DELLA PASSERELLA PEDONALE DELLE CASCINE: È IPOTIZZABILE UN INTERVENTO DELLA CORTE DEI CONTI?
"Progettata dagli Ingegneri Carlo Damerini e Vittorio Scalesse e realizzata nel 1962, la passerella pedonale di collegamento fra il quartiere dell'Isolotto e il parco della Cascine costituisce una delle primissime opere realizzate a Firenze in cemento armato precompresso. Con la sua linea sobria e minimalista della sottile campata unica di 90 metri lineari di luce ha costituito dalla sua costruzione ad oggi un prezioso accesso esclusivamente pedonale al parco delle Cascine". Questo l'esordio dell'appello che numerosi esponenti del modo della cultura, accademici, docenti di restauro e di urbanistica, associazioni ambientaliste e di volontariato, e la Comunità di base dell'Isolotto hanno trasmesso lo scorso maggio al Sindaco di Firenze e alle altre autorità competenti in relazione al progetto di demolizione della passerella pedonale delle Cascine per far posto a un nuovo ponte rotabile, oggi pomposamente chiamato "porta di accesso al parco".
I firmatari dell'appello definiscono "insensato" l'intervento di distruzione di "un manufatto di pubblica utilità ancora validissimo sotto il profilo dell'efficienza strutturale e funzionale, che necessita solo di opere di manutenzione ordinaria", oltre che "una importante memoria di storia della cultura tecnica e dell'Ingegneria Civile, unica per la nostra Città".
L'intervento è bocciato anche sul piano ambientale perché "se letto nel contesto anche della realizzazione del nuovo ponte della tramvia veloce previsto all'altezza di piazza Paolo Uccello, costituisce un attacco gravissimo alla tutela dei valori storico-ambientali e paesaggistici del Parco delle Cascine, finora preservati dall'invasione dei mezzi veicolari proprio grazie alla presenza dell'attuale passerella".
Secondo il comitato di esperti che si oppone al progetto "non è credibile la giustificazione del non rispetto da parte della attuale passerella del nuovo livello di massima piena stabilito dalla Autorità di Bacino, perché il manufatto essendo a luce unica smaltisce l'acqua di piena certamente meglio di tutti gli altri ponti fiorentini come ha del resto dimostrato nell'evento della piena del 1966".
L'iniziativa del Comune è ritenuta impropria sotto l'aspetto della qualità progettuale perché "di contro alla distruzione di una importante testimonianza realizzerebbe un'opera moderna che non porterebbe nessun valore di novità alla Città", e un errore anche sotto il profilo economico per il dispendio di risorse pubbliche.
Anche la Soprintendenza, per quanto risulta a Idra, ricevuto l'appello, ha modificato il proprio atteggiamento, dichiarando di condividerne i contenuti, e ha proposto al Sindaco di rivedere il progetto.
Ma i suggerimenti dell'appello sono stati evidentemente ignorati. Il sindaco Leonardo Domenici, per quanto risulta ai firmatari, non ha neanche risposto.
Idra (che ha sottoscritto a maggio l'appello insieme a Italia Nostra) aggiunge un paio di riflessioni a margine dell'accaduto, al di là del prendere atto della confermata scarsa sensibilità dimostrata dall'Amministrazione nei confronti delle istanze provenienti dalla società civile.
· Come mai non è stata approvata una semplice ordinaria manutenzione della passerella esistente, così gradita ai residenti e alla città?
· Come può l'Amministrazione Comunale varare un progetto e farne iniziare i lavori quando apparentemente manca, a quanto si legge, la copertura finanziaria? Vorrà la Corte dei Conti interessarsi di questo caso?