Quando affermiamo che "un altro mondo è necessario" è perché siamo
consapevoli che la quotidianità di questo "mondo globalizzato" è fatta di
discriminazioni e ingiustizie contro i soggetti sociali più deboli, è fatta
di precarietà, sfruttamento e attacco ai diritti sindacali nei luoghi di
lavoro; che si concretizza nella negazione dei diritti di cittadinanza e di
libera circolazione dei migranti e nel controllo totale sul nostro vivere
quotidiano. Conosciamo le ingiustizie che ogni giorno sono costretti a
vivere nelle carceri e nei centri di detenzione etnici migliaia di
poveretti sempre più abbandonati alla loro disperazione. Lottiamo per la
pace, contro la guerra dei poteri tecnocratici e dei grandi interessi
economici che schiacciano le popolazioni di tanti paesi del Sud del mondo.
Ma, in queste settimane, assistiamo a un'altra serie tragica di
ingiustizie, che ci tocca direttamente come movimento: prima gli arresti di
Cosenza, il "riconoscimento" per l'assassino di Carlo Giuliani e "dell'uso
legittimo delle armi", infine, di alcuni giorni fa, altre 23 "restrizioni
di libertà" (carcere, arresti domiciliari, obblighi di firma) per altri
compagni accusati di episodi inerenti alle giornate di Genova contro il G8
del luglio 2001. I compagni vengono arrestati dopo sedici mesi dai fatti di
Genova per il pericolo di inquinamento delle prove, di reiterazione dei
reati ascritti loro, per la loro pericolosità. Quindi, dei magistrati della
nostra Repubblica li ritengono molto più pericolosi degli oltre cento
uomini delle forze dell'ordine che a Genova sono sospettati di aver
picchiato, massacrato e torturato in piazza, nella caserma di Bolzaneto e
alla scuola Diaz e che, però, sono e restano regolarmente al loro posto.
Pur non sposando noi la "teoria del complotto", fanno di tutto per farci
sospettare che, contro il movimento, un complotto lo stiano realizzando.
Non è credibile, infatti, che dietro questa "concorrenza" tra Procure non
ci sia qualcosa di preordinato o una decisione presa a tavolino. A pensare
male in questo paese si fa sempre meno fatica!
Ci hanno dato dei sovversivi e noi non rifuggiamo da questa
"responsabilità" Sì, siamo tutti sovversivi, perché vogliamo cambiare lo
stato presente delle cose. Ci possono incarcerare, denunciare, processare,
ma non ci possono fermare. Hanno paura dell'intreccio che a Firenze sì è
realizzato tra movimento dei movimenti e movimento dei lavoratori. Temono
che il movimento, specie nel Sud (vedi la manifestazione di Cosenza contro
gli arresti o i picchetti di Termini Imerese contro i licenziamenti Fiat)
crei dei percorsi di riunificazione sociale. Possono tentare di dire che
Genova è stata "devastata" dai "no-global", ma noi che eravamo presenti,
siamo consapevoli di essere stati solo le vittime di una strategia
internazionale che intende criminalizzare e reprimere il movimento dei
movimenti. Così come siamo consapevoli che tutto quello che è avvenuto in
Piazza Alimonda, le reazioni di gran parte del corteo partito dallo stadio
Carlini, hanno una sola origine e una sola responsabilità: le cariche
violentissime dei carabinieri, coi blindati lanciati a 60 km all'ora contro
la folla, nei confronti di un corte che era stato autorizzato.
Nelle parole
di Eurialo Provenzani, uno dei 23 raggiunti dalle misure cautelari, amico
di Carlo Giuliani, si comprende chiaramente cosa è successo: "Prima della
carica dei carabinieri in via Tolemaide io non avevo fatto niente. Non ho
mai rotto una vetrina in vita mia. Non ho nulla di cui vergognarmi. Ci
avevano massacrato. Ci avevano picchiato, lo sanno tutti. Se quella del
carabiniere Placanica è stata legittima difesa, perché non dovrebbe essere
altrettanto per me? Ho avuto una reazione ad un attacco violentissimo.
Dovrebbe essere valutato il comportamento delle forze dell'ordine in via
Tolemaide, l'attacco indiscriminato al corteo del Carlini. Ci fu un
rapporto di causa-effetto: fu legittima difesa".
Con questo regime di "docce scozzesi", tra arresti e scarcerazioni,
incriminazioni e assoluzioni, ci vogliono spingere nel tunnel cieco
"repressione-violenza-represssione", Ma non cadremo in questa trappola, non
ci trascineranno sul terreno dello "scontro frontale" che è quello che
prediligono. Abbiamo dimostrato, dal 24 luglio 2001 (le centinaia di
migliaia di persone in tutte le piazze italiane contro la mattanza del G8),
con le manifestazioni contro la guerra, con i cortei per i migranti, con
Genova 2002, con il Social Forum Europeo di Firenze, con il corteo di
Cosenza che noi abbiamo percorso strade diverse da quelle che loro
vorrebbero farci incrociare. Terremo duro in questi nostri propositi. (Bologna social forum, 8 dicembre 2002)