Mentre ancora scorrono le immagini di Berlusconi che chiede indietro il suo
onore dopo essere stato assolto nell'ennesimo processo a suo carico, avendo
i giudici ritenuto credibile che i dipendenti dello stesso corrompevano a
destra e a manca a sua insaputa, apprendiamo che don Vitaliano Della Sala è sotto
inchiesta per i fatti di Genova.
Botte, torture, omicidi, crimini contro i diritti umani e le libertà civili
commessi dai corpi di polizia agli ordini di siffatti governanti, proseguono
nella persecuzione delle vittime, coperti dal fragore delle bombe e dalla
viltà di un'indecente "opposizione" istituzionale.
La lunga marcia di tangentisti, post-fascisti e neo-razzisti si arricchisce
di una nuova meta, conquistata con il beneplacito di presunti garanti che portano
a compimento lo sdoganamento applaudito a suo tempo dai vertici della
cosiddetta "sinistra riformista".
La guerra, le leggi razziste, l'impunità per il "padrone", l'ostracismo a
quella parte di magistratura che aveva osato sollevare il coperchio delle
scelleratezze della classe politica ed ora l'attacco frontale ad un Movimento
che non solo non si è impaurito e disunito a fronte dell'assalto subito a
Genova, ma anzi ha saputo coniugare sul terreno degli ideali la più grande
risposta finora data alla nefasta guerra afgana.
Un Movimento che cresce, si
arricchisce e punta alla ricomposizione sociale di una moltitudine stanca di
ingiustizie e pronta a rimboccarsi le maniche per costruire un mondo
diverso.
L'avviso a don Vitaliano è l'avvertimento mafioso a noi tutti,
colpevoli di essere incompatibili con questo sistema e di rappresentare la
possibilità del cambiamento.
"Ni un paso atras" hanno gridato le Madri di Plaza de Majo, sole davanti ad
una dittatura fra le più feroci che la storia ricordi;
non un passo indietro, di fronte a queste tragiche e patetiche marionette
del potere.