Ho una figlia piccola, Alice, un anno. Non sono sposato, vivo insieme alla mia compagna Carmen e alla gatta Zelig. Disordine, movimento perpetuo, lavoro scricchiolante, oblio del relax, bagliori di felicità. Però abitiamo a Roma, Lazio.
Siamo cittadini di serie C. Non abbiamo gli stessi diritti degli altri. Perché? Perché non siamo cattolici (la religione della tolleranza?) non siamo sposati, ecc, ecc.
In soldoni, Alice vale meno di altri bambini: è una diversa e se casomai gli succedesse qualcosa, beh se lo sarebbe meritata.
Senza scivolare nella retorica l'altro giorno quando si è sentita in televisione spiegare la legge Storace a Carmen una lacrima le ha rigato il volto. Mi ha guardato e mi ha detto "Perché, perché? Cosa possiamo fare?"
Ecco, il punto di questa lettera è questo. Cosa dobbiamo fare?
Possibile che in un paese dove avvengono queste aberrazioni che non sono nient'altro che l'immagine riflessa del fondamentalismo musulmano, nessuno si muove, non c'è una manifestazione, una sensibilizzazione, un movimento d'opinione martellante, eclatante, continuo che ponga una barriera e sancisca un limite invalicabile alle libertà individuali e sociali?
I ds si macerano nell'analisi della sconfitta. Ecco il perché: si passa il tempo a parlare di ulivo o partito social democratico, di correntoni, o tre mozioni, o di lavori "di lunga lena", ci si divide in mille rivoli, frazioni e frazioncine, si assiste a uno spettacolo da cui si evince confusione e mancanza di spirito di gruppo e di lotta, e si lasciano perdere i grandi temi importanti, quelli che le persone vivono sulla propria pelle, quelli per cui si soffre, per cui si viene licenziati, per cui la vita diventa peggiore, più cattiva e buia, per cui l'unica soluzione diventa l'arroccamento in se stessi, cioè quello esattamente, direi chirurgicamente, che vuole la destra: piccoli mondi non comunicanti a cui poter vendere i propri prodotti.
Ho sempre creduto (la mia religione) in un mondo migliore. Mi sto svegliando in un mondo peggiore.
Fassino & gli altri, togliamoci la cravatta, vediamo quello che si può fare, di concreto, che serva, che ci possa di nuovo dare se non fiducia nel futuro, almeno l'illusione di combattere per qualcosa di giusto, e soprattutto facciamolo!