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L'attentato di Bologna


L'attentato di Bologna
E' veramente troppo chiaro che l'attentato di Bologna rientra nelle dinamiche della strategia della tensione. E' veramente un fatto che calza troppo bene con le esigenze di Berlusconi di puntellare il proprio potere, nel momento in cui questo appare traballante sul piano del consenso.
L'omicidio di Biagi è un attacco ai sindacati ma anche al movimento dei movimenti, è un atto politicamente contro di noi, quindi dovremmo scegliere ciascuno il proprio modo di testimoniare il proprio disgusto, riaffermando con più forza di prima l'indignazione e la lotta verso il regime neoliberista global-berlusconiano.
Tra l'altro ci sono pure un po' di cose strane: la scorta che viene tolta, il fatto che l'omicidio è in qualche modo preannunciato da Panorama... non lo so, su questo naturalmente poco possiamo sapere.
Tuttavia mi sembra che questo del terrore sia divenuto un vero e proprio linguaggio "di riserva" dei vari regimi neoliberisti: un linguaggio che serve a intimidire, a ricattare, a trasformare l'agenda della discussione pubblica sostituendo l'unità nella lotta al terrorismo ai conflitti sociali.
Era proprio così anche con il primo atto di terrorismo, la bomba di piazza Fontana: serviva a ricattare il quadro dirigente del PCI e dei sindacati, a pilotare la deriva verso la subalternità (anche se chiaramente non è che con la bomba si spiega tutto).
E' proprio ai vertici, più che alle moltitudini, che mi sembra venga lanciato il messaggio che sta dietro azioni barbare di questo tipo. L'atto terroristico significa l'invocazione dell'unità nazionale. E, purtroppo, mi sembra che i quadri politici siano molto sensibili ad un linguaggio come questo, subito disposti ad accettare l'equazione: risposta al terrorismo=mediazione, moderazione del tiro.
Francamente sono convinto che le brigate rosse non esistono, che sono una creazione virtuale di non so quale snodo (globale o periferico) degli apparati militari.
(Marco Magni, 20 marzo 2002) - Dalla mailing-list der Romanordest Social Forum

Un altro omicidio
Ecco qui un altro omicidio compiuto al momento giusto. Che strano che l'omicidio di Biagi sia avvenuto proprio pochi giorni prima della manifestazione della CGIL del 23 e dello sciopero generale del 5 aprile... che strano che gia' la UIL abbia detto: forse allora in questo clima non e' il caso di fare uno sciopero unitario... che caso. Se non fosse una situazione davvero grave mi verrebbe da ridere.
Ora cosa succedera'? Qualcuno cadra' nel tranello? O non ci faremo fregare questa volta?
Tanto piu' saro' in piazza sia il 23 che il 5. Tanto piu'.
(Julia, 20 marzo 2002)

Testimonianza
Il servizio di scorta e' stato tolto anche ai giudici impegnati sulla mafia. Ecco una delle ultime testimonianze sul caso Biagi: da lui stesso.
Massimo Roccella, docente di diritto del lavoro all'università di Torino: "L'ultima volta che ho incontrato il professor Biagi è stato il 25 gennaio scorso in occasione di un convegno a Roma sulla riforma dei contratti di lavoro a tempo determinato.
Alla fine del convegno prendemmo assieme un taxi per andare alla stazione. Devo dire che la cosa mi sembro' un po' strana, cioè mi sembro' un po' strano che lui prendesse un taxi, perche' intuivo che una persona nella sua posizione, col suo grado di esposizione, potesse essere oggetto di una sorveglianza da parte dei servizi dello stato, tanto che lungo il percorso mi permisi di chiedergli qualcosa a riguardo, e lui non ebbe nessuna difficolta' a confidarsi.
Mi disse che in passato aveva goduto di un servizio di scorta e qualche mese indietro, in occasione di una revisione di questi servizi, a lui venne tolta ogni scorta. In quell'occasione lui fu molto esplicito con me, si disse assolutamente sorpreso e in qualche modo addirittura indignato che gli fosse stato tolto il servizio di scorta. Mi disse: - Io avevo la scorta, quando ero molto molto meno esposto, e me la tolgono proprio adesso che sono evidentemente in una situazione di sovraesposizione."
(Alexis, 20 marzo 2002) inviato da Amerigo Dossi

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