Si dice che Berlusconi abbia un cancro, e che le sue incontrollabili esternazioni siano un effetto collaterale delle cure che è costretto a fare. Non lo so e, francamente, la cosa non mi interessa.
Una cosa invece so, e mi interessa molto: Berlusconi è un cancro che sta corrodendo nel profondo il nostro paese, le sue metastesi si propagano ovunque e trasformano il tessuto vivo in marciume.
La cultura, la politica, la giustizia, l'economia, quel minimo di democrazia e di senso civile che avevamo faticosamente raggiunto si stanno sgretolando, dissolvendo, trasformando in un orrida caricatura a immagine e somiglianza di questo squallido personaggio che sa parlare come nessuno alla parte peggiore di noi, portando alla luce i mostri che la nostra ragione aveva sepolto e dimenticato.
Un paese in cui i giudici vengono accusati e i delinquenti esaltati; in cui non ci sono soldi per la ricerca e per la salute, ma si vagheggia di ponti fra Scilla e Cariddi; in cui mezza città (la civilissima Torino) si schiera a favore di un assassino e in cui si tenta il linciaggio di un ragazzo, sia pure colpevole; in cui si contano con malcelata preoccupazione e si rinchiudono in lager le poche centinaia di uomini, donne, bambini che arrivano sulle nostre spiagge, fuggendo l'inferno dei loro paesi in gran parte creato da noi e non c'è una parola di umana pietà per le altre centinaia che muoiono in mare, o soffocati nei container, anzi un ministro del nostro governo invoca contro di loro la mattanza; un paese in cui una legge ignobile trasforma i lavoratori in merce, e a questa legge si dà il nome di una vittima consapevolmente lasciata al sacrificio, un nuovo insulto dopo quello vigliacco e volgare di Scaiola; un paese in cui si sbeffeggia la Costituzione e si moltiplicano le leggi ad personam a coprire i reati commessi da una banda di gangster… questo è ora il nostro paese.
E' il momento di dire basta: questo cancro va estirpato, in qualsiasi modo. E' una questione di vita o di morte, tutti sanno che il cancro è una malattia mortale; e qui stanno morendo la ragione, la cultura, ogni regola di vivere civile. Il putridume ci sta sommergendo. E per ripulire queste stalle di Augia dal letame accumulato, ci vorrà ben altro che un forzuto semidio.
(Hedrok)