C'ero anch'io quel sabato a Piazza Navona, ma non ho sentito il grido di Moretti. Me ne ero andato dopo i primi due interventi, per raggiungere a piazza S. Marco il sit in per la pace in Palestina (qualcuno si ricorda ancora della Palestina?). Tuttavia ho fatto in tempo a sentire il bell'intervento, molto politico, molto preciso, molto ragionato di Francesco Pardi.
Sono andato, perché mi sembrava importante, a una manifestazione organizzata autonomamente da un gruppo di deputati (dell'Ulivo) e di intellettuali (di sinistra) in difesa della legalità democratica contro il pericolo Berlusconi. Le tremila persone presenti mi sono sembrate una risposta positiva e adeguata. Ho appreso poi che, non so come, quest'incontro si era trasformato in una manifestazione nazionale dell'Ulivo. A voler pensare bene, si potrebbe supporre che la presenza dei lider massimi del centrosinistra fosse un atto di resipiscenza, un'apprezzabile tentativo di scusarsi per il vuoto precedente. Io, che in certi casi sono portato a pensar male, l'ho ritenuto un maldestro tentativo di mettere, come si dice, il cappello su un'iniziativa altrui.
Comunque, a mano a mano che il professore di Firenze svolgeva il suo ragionamento e denunciava pacatamente gli errori, le incertezze, le omissioni, i ritardi, la manifesta incapacità politica e umana del gruppo dirigente dell'Ulivo, è successo un fatto straordinario: la gente in piazza (età media sicuramente oltre i cinquanta, poche barbe, pochi capelli lunghi, buone faccie di persone tranquille e "per bene") ha cominciato ad applaudire, a gridare il proprio apprezzamento, fino ad una autentica ovazione al termine dell'intervento. Mi è stato poi detto che Rutelli e Fassino neanche dinanzi a una così plateale dimostrazione dell'umore della piazza sono riusciti a trovare una parola di autocritica, una intenzione di cambiamento.
Il grido finale di Moretti (e Fassino almeno quello lo ha sentito, al contrario di Rutelli) sarà stato forse importante per i media condizionati dal berlusconismo imperante, ma non per me, non per la gente comune (il popolo orfano della sinistra). Per noi è stato importante il sentimento espresso da quegli applausi, in rappresentanza ideale di centinaia e centinaia di migliaia di cittadini, di elettori, di persone che hanno bisogno di qualcosa di sinistra, che sanno (come lo sanno tutti in tutto il mondo, ad eccezione dei dirigenti del nostro centro-sinista) che Berlusconi e il suo governo costituiscono un reale e imminente pericolo per la democrazia, che hanno la volontà e la capacità di lottare per il cambiamento.
Cittadini, elettori, persone che hanno il diritto di essere rappresentati da gente migliore di questi dead men walking della politica. (Hedrok,7 febbraio 2002)