.:Torna all'indice:.

Il diritto di avere diritti


Lo sciopero per l'articolo 18 proclamato dalla CGIL contro le nuove leggi sul lavoro che cancellano i diritti rendendo possibile pagare un salario diverso a chi esercita lo stesso lavoro, contro il taglio dei servizi nelle scuole, negli ospedali, e nei territori, non è solo una risposta giusta alla prepotenza del governo Berlusconi. E' un momento di rivolta civile e sociale che rivolge a tutti una proposta: solo se si estendono i diritti iniziando da chi non li ha, solo se si esercitano effettivamente laddove vige il comando di pochi, esiste una democrazia.
Ci dividono per sfruttarci e comandarci. Gli immigrati sono un reato, i giovani sono flessibili e sostituibili, gli anziani gravano sul debito pubblico. Una guerra che fanno agli uni e agli altri perché il potere è controllo dell'economia ma anche gestione della paura. Se siamo divisi, diseguali nei diritti, saremo preoccupati ciascuno per sé, e in guerra con gli altri per la paura di perdere ciò che abbiamo.
Invece siamo tutti uguali, tutti con gli stessi diritti. Scioperiamo per dirlo. Scioperiamo nello spazio che a tutti è comune, di chi il posto di lavoro ce l'ha e di chi non ce l'ha, di chi va a scuola e di chi è in pensione, di chi è fisso e di chi è flessibile: la strada.
Parlare di diritti non è mai stato così vitale. Pochi individui, che controllano grandi interessi, stanno ricattando il mondo per trascinarlo nella guerra all'Iraq. Una guerra "preventiva" che cancella ogni residuo del diritto internazionale, e afferma solo il diritto del più forte. La guerra è terrore, morte, e fa paura. Il potere assoluto di deciderla perché si controlla il monopolio delle armi, dell'informazione, della finanza, altrettanto.
L'articolo 18 è un articolo dello Statuto dei lavoratori, ma è anche un simbolo, perché rappresenta il diritto di avere diritti. Rende libero l'individuo dal ricatto del licenziamento se non si piega all'arbitrio dei capi. Anche la pace ha lo stesso significato. Rende liberi dalla paura della violenza armata, dalle dittature proclamate in nome della guerra, dalla censura di guerra.
(Marco Magni, 16 ottobre 2002)

.:Torna all'indice:.