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I diseredati


Il senso di noia
al cartello "Ho due bambini, hanno fame".
Il gesto di stizza
all'insistenza del lavavetri
che si stempera nell'offerta di moneta.
Il disagio
per le puttane negre
ai bordi delle strade.
La repulsione
per i bambini zingari
in corsa nella metro.

Devo caricarmi sulle spalle tutto il dolore del mondo?
Che vogliono da me
gli sradicati
i poveri
i matti
con i loro occhi
i loro silenzi
le loro richieste cariche di ostilità?
Un sorriso?
Da risputarmi in faccia.
Una carità?
Da calpestare sotto i piedi.
Una parola amica?
In una lingua incomprensibile.
La mia disperazione per la loro disperazione?
Inutile
meschina
cresciuta
di panettoni bistecche case calde e sicurezza…

O apriremo le porte del castello
o soffocheremo
tra le sue rovine.
(Maria Antonietta D'Erme, 17 gennaio 2002)

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