Dedico questo mio intervento a chi non ha ancora afferrato pienamente il legame strettissimo che corre fra la Nato e la globalizzazione, a chi crede ancora che la Nato sia uno strumento "solo" di guerra, a chi non ha ancora compreso che contestare la Nato vuol dire contestare il neoliberismo e le condizioni di miseria del Terzo e Quarto Mondo (nei giornali e in alcuni interventi all'assemblea per la costituzione del Roma social forum era evidente questa mancanza di comprensione).
Premetto un chiarimento: fra gli studiosi si affaccia ormai la necessità di differenziare globalizzazione e globalismo. La globalizzazione è un dato storico e inarrestabile, un processo di connessione fra popoli e culture che nessuno di noi credo voglia arrestare: mangiamo cinese o arabo, abbiamo amici mussulmani, apprendiamo via internet culture estranee, problemi e miserie dall'altra parte del mondo ci spingono ad intervenire; si crea un nuovo modo di intendere l'internazionalismo e il cosmopolitismo.
Per globalismo invece si intende appunto quello cui ci contrapponiamo: il neoliberismo, il potere ingovernato delle transnazionali, la libertà incondizionata delle leggi del mercato.
In questa prospettiva mondiale la Nato non è soltanto il braccio armato del globalismo, ma ne costituisce uno degli elementi.
Quali erano gli obiettivi della nascita dello Scudo spaziale? La difesa contro il pericolo sovietico, la riconquista da parte degli USA del primato tecnologico che era stato usurpato dal Giappone, il superamento della stagnazione economica che affliggeva gli USA.
Il primo obiettivo è venuto meno, il secondo è riuscito in pieno, il terzo, almeno al finire degli anni '90, è stato raggiunto.
Quello che ci interessa esaminare qui è il secondo. E' indubbio che le ricerche, operate per migliorare gli armamenti Nato, hanno trovato poi un'applicazione nell'economia corrente permettendo quindi il predominio degli USA non solo in campo militare ma anche nel campo industriale e quindi dell'economia mondiale. Per non parlare dell'uso aberrante che è stato fatto delle nuove applicazioni tecnologiche nel campo dell'informazione: ci riferiamo al caso Echelon, un satellite spia le cui informazioni sono state utilizzate dalle transnazionali americane a danno di altre concorrenti. E, per colmo di ironia, il mantenimento del predominio tecnologico gli USA vogliono attuarlo ottenendo il coinvolgimento finanziario dei partners, i quali finiranno così con l'operare a favore dell'economia nordamericana contro i propri interessi.
D'altra parte per i propri investimenti in altri paesi le transnazionali hanno bisogno che capitali e merci, in quei paesi, possano muoversi in piena libertà, senza impedimenti legislativi o finanziari o costituzionali di alcun genere; di qui la necessità che, in quei paesi, ci siano regimi che possono essere "obbligati" con corruzione, minacce, ricatti a procurare e mantenere questa libertà di movimento, regimi, per di più, che "devono rimanere tali" il più stabilmente possibile. Regimi antidemocratici, dove il dissenso sia sconosciuto o venga spento (Genova avrebbe dovuto insegnare!). Oppure regimi che possano venire creati a hoc: è in questa luce che leggo tutta la instabilità creata, o quanto meno fomentata, nei paesi balcanici, per esempio.
Esiste quindi un legame strettissimo fra Nato e globalismo, fra Nato e povertà, fra Nato e destabilizzazione; in ultima analisi contestare la Nato non è che il primo passo verso una modificazione dei rapporti di forza che mantengono in soggezione politica ed economica quei paesi che (inutilmente!) attraverso la Fao si pretende di voler aiutare.
(Macbeth, 6 settembre 2001)