La guerra sta, purtroppo, per finire. Sì, dico purtroppo; lo dico con la piena coscienza di chi ha sperato che durasse sufficientemente a lungo da causare sofferenze anche a chi questa guerra l'ha scatenata.
Purtroppo questo non è successo. Chi ha aggredito uno Stato sovrano, colpevole solo di possedere il petrolio su cui si vogliono indebitamente mettere le mani ("Che ci fa il "nostro" petrolio sotto il "loro" deserto?" proclamava ironicamente un cartello in una delle tante manifestazioni contro la guerra), sta ottenendo la vittoria (peraltro facile, contro un paese debilitato da 12 anni di embargo).
Adesso, però, si pone una domanda, anzi si impone.
Al di là del conteggio delle vittime (le migliaia di iracheni e i pochi alleati occidentali), al di là della valutazione delle distruzioni e delle devastazioni del territorio, al di là dei costi per la ricostruzione (chi pagherà? l'ONU? la NATO? Chi riscuoterà? gli imprenditori statunitensi? qualcuno di quelli inglesi?), il quesito è il seguente.
Bush ha proclamato al mondo che la guerra all'Iraq si imponeva perché lui "sapeva" che Saddam possedeva armi di distruzione di massa, anche se quei poveri dementi (probabilmente ripagati in taniche di petrolio) degli ispettori ONU non erano riusciti a scoprirne nemmeno un etto, una fialetta, una bustina. Lui, "sapeva"; tanto basta. Questa è stata la motivazione ufficiale.
Ebbene, presidente brogliatore, mostracele queste armi di distruzione di massa, altrimenti saremo costretti a pensare che hai imbrogliato anche in questa occasione. Se non ce le mostri, a noi e a tutto il mondo, saremo costretti, noi e tutto il mondo, a chiedere il tuo deferimento alla Corte di giustizia internazionale, anche se non la riconosci, per esservi processato come criminale di guerra, perché -se queste armi non esistono- hai aggredito un popolo innocente, uno Stato inerme, un capo di governo imbelle. Pertanto sei colpevole di crimini di guerra.
A meno che le fabbriche chimiche del tuo paese non riescano a fabbricare virus e gas talmente in fretta da farli arrivare al "posto giusto" in tempo utile. Prendetevela comoda, marines, ne va della credibilità di Bush, quel presidente che "non" avete eletto. (Macbeth, 8 aprile 2003)