Verso il genocidio del popolo palestinese: la vergogna dell'Europa
Nel più autentico stile americano, il testimone chiave del processo contro Sharon per la strage di Sabra e Chatila, Elie Hobeika, nel 1982 capo della milizia maronita che perpretrò materialmente, su mandato dell'allora ministro della difesa israeliano Sharon, il massacro di oltre ottocento palestinesi inermi (vecchi, donne, bambini), è stato ucciso nell'esplosione della sua auto a Beirut.
Hobeika non potrà più testimoniare.
Ma questo delitto è stato del tutto inutile, non solo e non tanto perché il ruolo di Sharon in quella strage è ampiamente conosciuto e documentato (all'epoca persino una commissione isreliana riconobbe la responsabilità personale, sia pure indiretta, di Sharon, richiedendone le dimissioni), ma soprattutto perché, nei fatti, i governi di destra e di sinistra dei cosiddetti paesi civili e democratici hanno riconosciuto a Sharon, come a Bush, la facoltà di affamare, umiliare, imprigionare, uccidere, massacrare, sterminare a proprio piacimento coloro che sceglie come nemici (armati o disarmati, uomini o ragazzi, donne, vecchi, bambini), la facoltà di distruggerne le case e i campi, di impedire ogni forma di vita civile, di attuare il genocidio di un popolo.
La televisione porta dentro le nostre case di persone perbene ma scarsamente interessate queste immagini di morte e distruzione. Ogni giorno, con professionale solerzia, il corrispondente di turno ci racconta la stessa storia di uccisioni, di ferimenti, di attentati, di distruzioni. E non importa se le vittime, soprattutto i giovani, siano palestinesi o israeliani, siano uccisi mentre lanciano un sasso o mentre vanno in discoteca. Il sangue degli innocenti (e le vittime sono sempre innocenti) ricade su Sharon, che persegue con demoniaca protervia il suo sogno di morte, ricade sul suo amico e sodale americano, che dimostra da parte sua come la tecnologia del futuro può essere messa al servizio di barbare pulsioni che credevamo sepolte nel più oscuro medioevo.
Ma questo sangue innocente ricade anche sulle nostre teste: non opporsi alla più grande ingiustizia (privare della vita i nostri simili, i nostri fratelli) vuol dire esser complici degli assassini. Quale voce si leva oggi fra noi contro il delitto? Solo quella flebile del vecchio papa cattolico, ma quella voce non giunge oltre piazza San Pietro.
Perché tace l'Europa, perché tacciono i governi europei di destra e di sinistra, perché tacciono i partiti e i movimenti? Perché tacciono gli intellettuali e gli artisti?
Perché tacciamo noi?
Questa è la vergogna dell'Europa, ma è anche la nostra vergogna. (Giambattista Ialongo, 24 gennaio 2002)