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QUEL LAPSUS DI BERLUSCONI SULLA GUERRA


Siamo sicuri che lo rivedremo anche su Blob, ma quel lapsus scappato a Berlusconi nell'incontro con i giornalisti, sfuggito in un telegiornale e prontamente occultato dagli altri, rivela pubblicamente la situazione nella plancia di comando del nostro paese alla vigilia della guerra.
Con la faccia tetra dei giorni peggiori, Berlusconi ha dichiarato che "l'Italia si muoverà nella crisi in Medio oriente secondo le risoluzioni....degli Stati Uniti", poi, il suggerimento a mezza bocca di uno dei consiglieri lo ha corretto sussurandogli "dell'ONU, dell'ONU". E qui il premier si è ripreso parlando di un lapsus freudiano, anzi di un lapsus e basta.
L'incidente psico-politico e la faccia di Berlusconi, privata del suo sorriso stampato e perenne, escono dalla società dell'immagine ed entrano nella storia.
Sulla guerra contro l'Iraq, il gioco si sta facendo duro. L'opposizione franco-tedesca, capace di portarsi dietro la Cina e di condizionare la Russia dichiara al mondo che la competizione globale tra Europa e Stati Uniti è ormai palese e non più latente come negli ultimi cinque anni. Le ambizioni a fare dell'Europa una superpotenza globale capace di riequilibrare la supremazia mondiale statunitense sono ormai esplicitate.
Gli Stati Uniti reagiscono rabbiosamente e fanno la lista dei loro alleati: Gran Bretagna, Canada, Australia, Spagna e Italia ed infine lasciano trapelare la loro ipoteca politica sui paesi dell'Europa dell'Est che Bruxelles ha voluto nell'Unione Europea e che Washington ha imposto di far entrare nella NATO.
Si capiscono meglio adesso le divergenze emerse al vertice NATO di Praga, lo scontro sull'ingresso della Turchia nell'Unione Europea, i titoli dell'International Herald Tribune che dichiaravano gli Stati Uniti come il vero vincitore dell'allargamento a est dell'Unione Europea.
La situazione internazionale è dunque molto critica. In questa polarizzazione che attiene alla competizione globale che ha ormai sostituito la globalizzazione degli anni '90, l'Italia appare nuovamente terra di frontiera e lacerata al proprio interno.
Il governo Berlusconi fa professione di filo americanismo mentre gran parte dell'establishment economico e politico spinge per entrare nel nucleo duro della superpotenza europea. L'aggressione militare contro l'Iraq e la collocazione operativa dell'Italia in questa guerra, avranno conseguenze assai più profonde di quanto fino ad oggi si era riusciti ad immaginare.
(da radiocittaperta, 27 gennaio 2003)

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