Tra le polemiche e le contumelie con cui in questi giorni i guerrafondai di casa nostra stanno mettendo sotto accusa le forze che si battono contro la guerra, merita di essere segnalata la capziosa campagna condotta dal Corriere della Sera e dal quotidiano filo-Ulivo "Il riformista" contro il segretario della CGIL Epifani. I due giornali, sono espressione di quella corrente liberale e riformista che non gradisce affatto l'ampia opposizione di massa alla guerra e manifesta in modo meno volgare di altri il proprio filo-americanismo. La colpa di Epifani è quella di aver dichiarato di essere schierato contro la guerra ma di non riconoscersi nelle ragioni nè di Bush nè di Saddam Hussein. Questa posizione, sintetizzata da tempo come quella dei nè nè, viene considerata un tradimento dei valori occidentali anche quando si macchiano di sangue e bombardamenti. La sostanza della polemica è che si può anche essere contro la guerra ma non si possono mettere sullo stesso piano una democrazia come gli Stati Uniti e una dittatura come quella irachena.
Ammettiamo che questo assioma ci fa venire i brividi. Anche noi vogliamo tirare per la giacca il segretario della CGIL e i molti pacifisti che ne condividono le posizioni, ma per ragioni diametralmente opposte a quelle del Corriere della Sera e del Riformista.
Vogliamo infatti affermare che non c'è equidistanza possibile tra gli Stati Uniti di Bush e l'Iraq di Saddam Hussein. Gli Stati Uniti, per ambizione, potenza militare e interessi strategici in gioco sono enormemente più pericolosi per l'umanità di quanto lo sia Saddam Hussein.
L'Iraq ha cessato di essere un pericolo dodici anni fa, dopo la sconfitta subita in Kuwait. Da allora non rappresenta più un problema per nessuno dei paesi della regione e tantomeno per il resto del mondo. I servizi segreti israeliani, cioè dell'unico paese per il quale l'Iraq ha rappresentato un problema, hanno detto più volte e chiaramente che l'Iraq non lo è più perchè è troppo indebolito, al contrario gli israeliani continuano a fare pressione sugli Stati Uniti affinchè venga attaccato l'Iran che viene ritenuto molto più potente e influente nella regione mediorientale e pericoloso per la sicurezza di Israele e gli interessi statunitensi.
Dunque, nella guera scatenata da Stati Uniti e Gran Bretagna contro l'Iraq, c'è poco da essere equidistante. Esiste ed è ben visibile un nemico principale rappresentato dal clan di fondamentalisti religiosi, affaristi e guerrafondai che costituisce e guida l'amministrazione Bush. E' questo il nemico da battere e da costringere al rispetto dei residui della legalità internazionale ed a relazioni internazionali corrispondenti ad un mondo multipolare e non schiacciato dalla supremazia militare americana.
Se Saddam Hussein verrà sostituito e deposto, vogliamo augurarci che a farlo sia il popolo iracheno sulla base di una propria indipendente aspirazione nazionale e democratica e non i marines americani. Sostituire Saddam Hussein con un fantoccio obbediente agli interessi di Washington non sarà nè una conquista della democrazia nè la rimozione del pericolo principale per questa umanità. Tra difesa della sovranità nazionale e imposizione neocolonialista non siamo e non saremo mai equidistanti. (Editoriale di Radio città aperta del 27 marzo 2003)