Dopo l'immenso corteo che ieri ha percorso, festoso, pacifico e determinato, le vie di Roma, gridando il proprio no alla guerra e ridicolizzando il patetico raduno in stile Mediaset voluto da Berlusconi, qualcuno potrebbe chiedersi se le manifestazioni di piazza, pur così imponenti e partecipate, riescano poi ad avere concrete conseguenze.
Avremo modo di ragionare sulle forme di lotta che il movimento ritiene di adottare, e sul progetto di costruzione di un mondo diverso che si va sempre più delineando di forum in forum, di manifestazione in manifestazione, ma, così a caldo, posso almeno sottolineare due punti.
1) Era già evidente che il governo Berlusconi, insediato dopo una vittoria elettorale formalmente corretta, ma nella sostanza viziata dallo strapotere mediatico dello stesso Berlusconi, non poteva avere il diritto di governare in nome di tutto il paese, e i suoi primi provvedimenti hanno abbondantemente confermato questa asserzione. Ma il voto sulla partecipazione italiana alla guerra di Bush espresso in Parlamento non solo dalla componente di maggioranza ma anche, con poche eccezioni, da quella di minoranza, toglie al Parlamento stesso la rappresentanza della volontà e degli interessi di milioni e milioni di cittadini su un argomento (la guerra) che costituisce un discrimine invalicabile, espressamente richiamato dalla Costituzione. Io, noi, non siamo rappresentati da questo Parlamento: e senza rappresentanza non esiste democrazia.
2) Gli articoli e i commenti di varie parti mostrano di stupirsi per la compostezza e la saldezza democratica del nostro corteo. C'era bisogno di un'ulteriore prova che i "fatti" di Genova sono da addebitare esclusivamente a una premeditata e ben organizzata operazione delle forze dell'ordine (anche a insaputa dei singoli) in collusione con fascisti e provocatori di professione fatti venire da tutta Europa?
E, a proposito, spero che si sia tranquillizzato il buon Rutelli che, temendo il bis di Genova, ha pensato bene di rifugiarsi a Brindisi in buona compagnia, come già fece un suo più altolocato predecessore.