S. Giovanni, topos storico della sinistra, quando non era morta l'ideologia e le lotte non erano una scusa per accordi sottobanco, S. Giovanni ha visto finalmente una grande manifestazione, colorata, gioiosa e festante, ma anche capace di incazzarsi e disapprovare. La resurrezione del popolo dell'Ulivo? Non ho mai pensato che quel "popolo" fosse morto: al più addormentato o ritirato in sdegnoso e sofferto isolamento. Qualche grido dell'anima, qualche palasport, qualche girotondo e miracolo! l'Ulivo scende in piazza con le sue bandiere, pronto a lottare, a resistere, a vincere.
Non solo a loro ma, ne sono certo, anche a molti che hanno votato per Berlusconi girano vorticosamente le palle (scusate la volgarità) di fronte al miserando, squallido spettacolo di questa masnada di delinquenti e di minus habens, incapace persino di mascherare la propria incontinente rapacità, che si spaccia per il legittimo governo di una nazione più o meno civile.
E allora? Perché a S. Giovanni non c'ero? E perché non c'erano le centinaia di migliaia di giovani di tutte le età, di uomini e donne di ogni fede e di ogni colore che hanno riempito in questi mesi, nonostante il massacro di Genova, le strade e le piazze delle nostre città, in ideale collegamento con la gente di tutto il mondo; che si sono incontrati a Porto Alegre per confermare insieme la propria volontà di cambiare il mondo?
Perché di cambiare il mondo si tratta, se vogliamo che l'umanità abbia un avvenire degno di essere vissuto. E di quel mondo che bisogna cambiare fanno parte non solo le multinazionali e gli OGM, non solo Bush e Sharon, non solo il clown Berlusconi e il suo amico Blair, ma anche i D'Alema, i Fassino e i Rutelli.
Perché, al punto in cui siamo, non bastano i sussieguosi distinguo fra il mercato "cattivo" e quello "buono", fra la conservazione e il riformismo. La scelta deve essere netta: o si sta con chi distrugge insieme le vite umane e l'ambiente in nome di un modernismo insensato che insegue il profitto e lascia dietro sé solo macerie, che crea e diffonde la miseria, la fame e il terrorismo, o si sta con chi è oppresso, minacciato, affamato e ucciso, nel Sud del mondo o a casa nostra, con chi lotta per la giustizia, per la pace, per un cambiamento reale.
Tutto questo, ne sono certo, il popolo dell'Ulivo sta cominciando a capirlo. Si tornerà ancora a San Giovanni, presto, senza equivoci e senza infingimenti, quando l'Ulivo avrà un'altra politica e e un'altra rappresentanza, quando la sinistra non sporcherà più la sua storia con compromessi o voti infamanti. Allora ci sarò anch'io.