Dopo Genova, dopo Porto Alegre, dopo le grandi manifestazioni per la pace e per rivendicare un mondo libero dalle rapine del liberismo, dopo il moltiplicarsi di iniziative piccole e grandi, sempre significative, che chiedono in Italia un nuovo modo di fare politica e una nuova rappresentatività nella lotta al regime di stampo fascista instaurato dalla destra al potere, ci piace ripresentare questo breve appunto pubblicato nel giugno del 2001, subito dopo la pesante sconfitta elettorale. La discussione su un nuovo partito della sinistra ci sembra più che mai necessaria e urgente.
…"Nella metà del Paese non zombizzata dalla fascinazione berlusconiana molti credono ancora nella libertà, nella dignità del lavoro e della persona, nell'uguaglianza, nella tolleranza; si rifiutano di essere ridotti al rango di meri consumatori e spettatori passivi.
Migliaia di organizzazioni, associazioni, circoli, centri sociali, comunità agiscono sul territorio con mezzi diversi e su temi disparati, ma tutti riconducibili ad alcuni filoni essenziali: l'ambiente, la qualità della vita, una cultura non subalterna, la difesa del diverso, la ricerca di nuovi modelli di vita, la pace fra i popoli, l'accoglienza agli immigrati.
Il limite attuale di questa sinistra diffusa è quello di non avere voce nel Parlamento e nelle istituzioni, di non essere presente nei luoghi delle decisioni. Il suo modo di esprimersi è nelle manifestazioni, attraverso internet, con la radio, con i fax o con le scritte sui muri. Non ha televisioni né giornali, eppure è presente nella realtà quotidiana molto più di quanto non lo siano i grandi apparati del potere.
Questa è la sinistra reale, viva, attenta ai grandi temi della globalizzazione, ai fenomeni delle migrazioni, alle nuove forme di lavoro. Da qui si può, si deve ricominciare.
La scelta, lunga e paziente, per rifondare una sinistra politica può essere quella di dare voce e potere di decisione a questo variegato schieramento, senza sovrapporsi ad esso, ma facendolo diventare la struttura portante della propria organizzazione. Un partito-costellazione che metta i propri mezzi e la propria struttura a disposizione di questo schieramento, e che sappia fare politica nel senso più ampio del termine. Un partito-rete che trasformi in programma politico richieste e esigenze nate dal confronto continuo e capillare con una realtà sociale in continuo cambiamento. Un partito-movimento che sappia opporre, come è stato detto, alla globalizzazione dei mercati la globalizzazione dei diritti, i diritti delle donne e degli uomini, i diritti dei popoli. Un partito senza burocrazia e senza vertice che sappia coniugare i grandi temi ideali che interessano l'umanità intera con l'attenta difesa dei diritti dei lavoratori e dei cittadini del nostro Paese. Un partito di sinistra." (Giambattista Ialongo, 25 febbraio 2002)