Si dice che Sharon sia un uomo molto pio, e č nella natura dell'uomo pio di compiacere il suo dio. Non č colpa sua se il suo dio non č il dio cristiano del perdono (anche se, per dirne una, Pizzarro e Cortes si portarono in America un dio alquanto diverso) e neanche Allah il misericordioso (parlo dell'originale, non dell'odiosa caricatura dei Talebani).
No. Il dio di Sharon č Jehova, il dio geloso, quello che per liberare il suo popolo non seppe fare di meglio che scatenare sul prospero e pacifico (quasi) Egitto le sette piaghe, culminate, come dicono i sacri testi, con la strage dei primogeniti.
Sharon vuole acquisire meriti presso il suo dio. Non si limita ai primogeniti, lui uccide tutti: uomini, donne, vecchi, bambini. Ha fatto le sue esperienze (ricordate Sabra e Shatila?); ha studiato la storia e cerca la propria "soluzione finale"; si intende di legge, e ha inventato una nuova figura giuridica, la "difesa preventiva" (da suggerire a Fini alla prossima occasione).
Sharon sta sterminando un popolo, nell'indifferenza del mondo. Certo molti governi (non quello italiano, naturalmente) compreso quello USA, sia pure a livello di funzionari, hanno epresso una blanda disapprovazione. Sharon uccide ogni giorno.
In quelle condizioni, il terrorismo diventa una risposta "naturale". Anche su questo conta Sharon per alimentare la spirale di odio e violenza che porterā, inevitabilmente, allo stermino dei palestinesi. Sharon colpisce sistematicamente gli uomini e il prestigio di Arafat, l'unico del suo popolo in grado (ma lo č ancora?) di offrire una speranza di pace. Sharon vuole la guerra, per compiacere il suo dio, o i propri demoni.
Uomini e donne di religione ebraica, in Israele e in tutto il mondo, coraggiosamente denunciano e protestano. Arafat chiede con dignitosa disperazione l'intervento dell'ONU. Qualcuno dei potenti vorrā ascoltare quelle voci?
Sharon crede che la storia gli offra un credito inestinguibile nei confronti del mondo. Sbaglia. Il debito verso il popolo ebraico non potrā mai essere cancellato. Ma non si cancellerā neanche il debito di sangue che Sharon sta disatrosamente addossando al suo popolo.
(Hedrok, 28 agosto 2001)