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La spirale della violenza


Mentre scrivo la televisione alterna agghiaccianti immagini da New York e un panorama notturno di Kabul illuminato dalle scie dei missili e da un lontano, gigantesco incendio. Il circo mediatico vive un'altra grande occasione e la spirale della violenza, cieca, inesorabile, devastante, penetra nelle nostre case e nelle nostre coscienze. Il ministro Scaiola ha appena dichiarato che la libertà di ognuno di noi dovrà essere limitata secondo le decisioni che di volta in volta il governo riterrà opportuno prendere.
Crollano le borse in tutto il mondo, Israele chiude le ambasciate, alcuni gruppi di palestinesi festeggiano i crolli di New York, sedi governative e centri militari si svuotano, il number one solca i cieli americani come in un cattivo film di fantascienza, gli aeroporti sono chiusi, la Nato è in all'erta. Siamo in guerra? Chi, e contro chi?
Le voci e gli interventi si susseguono. Solidarietà alla nazione americana, certamente; pietà per i morti, è naturale; una dura risposta ai paesi che "fiancheggiano " il terrorismo, chi decide quali sono? Rafforzare le misure di sicurezza, prevenire le azioni terroristiche, ma come? Sharon ha già messo in atto la sua idea di "difesa preventiva": dobbiamo seguire il suo esempio a livello mondiale, mettere insieme una lista di "cattivi" da eliminare con lo stesso metodo dei terroristi? Combattere il terrore con il terrore?
In questo coro assordante di voci, che rimbalzano da una parte all'altra del mondo e mi raggiungono dal mio schermo TV, non sono finora riuscito a sentirne una, fra i grandi della terra, che si chieda, magari sommessamente, perché il terrorismo dilaga. Non è un videogame, i morti non sono virtuali. Il terrorismo è un atto violento e innaturale che nasce dalla disperazione, dal fanatismo, dall'odio incontrollato. E' il risultato di un mondo sbagliato, ingiusto, insopportabile. E' figlio della miseria, della fame, delle ingiustizie, dell'ignoranza, della sopraffazione, delle discriminazioni, del razzismo.
Molte voci, dal basso, si sono levate per dire che un altro mondo è possibile. Queste voci devono moltiplicarsi, devono gridare più forte, devono "incendiare il mondo", devono coprire lo scoppio delle bombe e dei missili. Il mio amico Mario Vicentini non me ne vorrà se per chiudere questa nota userò le sue parole: "un altro mondo non solo è possibile, un altro mondo è necessario". In questo mondo delle multinazionali, del liberismo sfrenato, della distruzione della natura, degli eserciti, delle armi e del terrore, non è più possibile vivere.
(Giambattista Ialongo, 11 settembre 2001)

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