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Lo spirito della legge


Gianfranco Fini, star emergente del centrosinistra italiano, ha ricordato ieri solennemente al paese che gli immigrati "non sono solo braccia ma innanzitutto persone con una dignità umana"; e ha ammonito gli imprenditori che lo ascoltavano a "non mercificare queste persone". Magnifico, no? Chi potrebbe contestare una frase del genere, senza vergognarsi? Resta purtroppo un piccolo dettaglio irrisolto: il nome di Gianfranco Fini in testa a una legge sciagurata che proprio questo fa, nel nostro paese: mercificare gli immigrati, riducendoli a "braccia" e annullando ogni loro diritto a mantenere una dignità umana. Una legge che toglie gli immigrati dalla condizione sub-umana di "clandestini" solo se servono a qualche cittadino di serie A; e li ributta a mare - a morire da qualche parte, chissenefrega, basta che non sia da noi - appena non servono più e non hanno più un posto di lavoro regolare.
Questo permette la legge, in Italia: che la dignità umana sia piegata da umiliazioni e ricatti imposti dai datori di lavoro; da code infinite e altre umiliazioni imposte da funzionari e guardie; dalla permanente condizione di insicurezza, ansia e paura che ormai attanaglia tutti coloro che non hanno la cittadinanza italiana - e che vedono tra l'altro limitata in modo sostanziale la propria libertà, costretti come sono a una sorta di domicilio coatto nella continua attesa di permessi e documenti. Altro che diritto di voto.
Questa è la legge, questo è ciò che conta. Il resto, i discorsi più o meno aperti e nobili di ministri, premier e vice, sono soltanto parole, dette per rifarsi il trucco in un momento in cui la gente magari è emozionata. Le emozioni, si sa, hanno breve durata. Anche quella causata dalla strage dei profughi somali nel Canale di Sicilia sta già lasciando il posto alle grida d'allarme per le centinaia di altri migranti pronti a percorrere la stessa micidiale strada - e a diventare "milioni" nelle parole di ex (per fortuna) ministri della repubblica.
Queste grida, questi numeri lanciati minacciosamente sulle prime pagine e corretti da ex ministri, non escono a caso. Servono esattamente a rimuovere più in fretta possibile la commozione e a sostituirla con la paura, con il desiderio di mettere limiti e barriere. A ritornare, insomma, allo spirito della legge -di quella legge infame - lasciando la dignità umana al suo vero ruolo: quello di argomento per abbellire i discorsi degli statisti.
(Astri Dakli, da il Manifesto del 23 ottobre 2003)

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