Si celebra il mondiale di calcio. Le televisioni e i giornali magnificano le meraviglie del nuovo stadio sfornato per l'occasione, inutile gioiello tecnologico interamente coperto, con il prato scorrevole e l'aria condizionata, materializzazione del vecchio detto "lo spettacolo si terrà con qualunque tempo".
Si sghignazza sulla sonora sconfitta che lo squadrone francese ha dovuto subire ad opera di una squadra che il governo italiano farebbe giocare solamente previo versamento delle impronte digitali alla dogana.
D'un colpo non si parla più dell'attracco della corazzata russa nelle rassicuranti acque della NATO, tanto sicure da meritare, anni fa l'appoggio e il plauso del dottor D'Alema (il politico più stimato dall'attuale presidente del consiglio), in occasione di un esperimento di distruzione circoscritta sfuggita al controllo, condotto nell'ex Jugoslavia.
Per la prima volta l'imprenditoria italiana, pubblica e privata, scopre di avere un cuore patriottico e incoraggia il culto del pallone.
Ecco che alcuni sindaci allestiscono nella sala consiliare o nel loro ufficio personale, punti di raccolta dotati di televisore per consentire ai dipendenti comunali di guardare l'amata Italia che gioca.
Ecco che le industrie del polo tecnologico di Roma, quel baricentro di traffico caotico e di licenziamenti mirati a cadenza quinquennale che qualcuno anni fa battezzò pomposamente Tiburtina Valley, ecco che queste punte di diamante della ricerca nazionale sgomberano sale riunioni, garages, aule corsi per far posto a maxischermi e impianti stereo allestiti per consentire al personale di vedere le partite.
Certo che chi vuol godere deve anche dare qualcosa di suo, per cui il personale deve prima chiedere il permesso non retribuito di assistere alla trasmissione, farsi firmare il permesso dal capo e mostrarlo poi alla guardia giurata messa a baluardo della porta d'accesso alla sala.
Perché, ci chiediamo, tutta questa imprenditoria pubblica e privata che si sbraccia in concioni sulla redditività e l'efficienza non esita un istante a spendere soldi per allestire sale e salette e trasformare fetenti garage in accoglienti ritrovi?
Si calcola che le sole aziende della Tiburtina Valley abbiano acquistato, in questo periodo, circa 40 televisori maxischermo. E attenzione che assistere alla partita non è considerata una valvola di sfogo per il bue represso, no, dal momento che il direttore del personale e qualche megadirigente non esitano un istante a sedersi in prima fila, come una volta facevano di diritto i maggiorenti del paese, davanti al televisore del bar. Danno l'esempio, insomma, e i soliti cortigiani incoraggiano gli altri a partecipare alla festa al grido di"ci va anche il direttore".
Il fenomeno è diffuso, generalizzato in tutta Italia. Viene il sospetto che si stiano applicando direttive venute dall'alto, dalla Confindustria o dal Governo (che oggi sono la stessa cosa, tra l'altro).
Che abbiano capito anche loro che un campionato di calcio o una partita di pallone possono diventare l'oppio dei popoli? (Gordon, 16 giugno 2002)