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Quante belle torri, madama Doré..


Prendiamo uno scimmione del Texas, non molto dotato, che ha la fortuna di avere un padre importante e un fratello governatore in grado di truccare un'elezione presidenziale.
Mettiamo il caso che con queste credenziali divenga il Presidente del paese più potente del mondo, ma in un momento piuttosto difficile: il sistema produttivo è in crisi; il mercato globale, lungi dal secernere ricchezza e benessere per tutti, rischia il collasso; la recessione è alle porte; le grandi multinazionali si fanno (male) i propri affari mandando a rotoli l'economia mondiale insieme all'ambiente e alla speranza di vita di miliardi di esseri umani (e si saprà un anno dopo che non trovavano di meglio che truccare i propri bilanci, come dei berlusconi qualsiasi).
Sarebbe stato necessario un grande presidente, in grado di voltare pagina, di buttare a mare la catastrofica scelta del neoliberismo, di lavorare per rendere il mondo migliore, ma questo non era nelle corde del nostro omino del Texas, che affondava sempre più nel grigiore dei suoi errori.
Ma, come in un buon film holliwoodiano, anche per il piccolo Bush il destino aveva in serbo una meravigliosa sorpresa: in una bella mattinata di settembre le due torri gemelle, orgoglio e simbolo dell'impero, crollarono come fossero di carta sotto l'impatto di due aerei sbucati dal nulla.
Certo, nell'incidente un certo numero di persone rimase sacrificato; ma si trattava di comparse, in maggioranza di colore: stranamente, nei lussuosi uffici di alcune delle più importanti società del mondo quella mattina non si trovava nessun personaggio di rilievo. Comunque qualsiasi prezzo valeva la pena di essere pagato per realizzare un autentico miracolo: Bush il meschino divenne di colpo Bush il condottiero. Ben imboccato dai suoi sceneggiatori ( scusate, dai suoi consiglieri) inventò su due piedi la magica formula della guerra infinita, ridando fiato e fiducia alla declinante economia americana. Indossate le vesti del crociato (dio lo vuole!) lanciò il suo anatema contro il male del mondo, frettolosamente tirando fuori dal cilindro un improbabile arcinemico dai misteriosi e diabolici poteri (chi ricorda le mirabolanti imprese di Mandrake contro il Cobra?) e, senza indugio, con il suo fedele scudiero inglese e il paggetto italiano di rincalzo, diede inizio alla pulizia globale. Senza neanche saperlo, aveva anche trovato, come effetto collaterale, un efficace rimedio allo "inconveniente" della fame nel mondo: con la stessa logica con cui qualche tempo dopo avrebbe risolto il problema degli incendi tagliando gli alberi, si proponeva di sconfiggere la fame eliminando gli affamati.
Purtroppo con il passare dei mesi, le cose cominciarono di nuovo ad andare male: troppo breve la prima crociata (anche se per rimediare si trova sempre il modo di far esplodere qualche autobomba), troppo difficile iniziare le seconda, per l'incomprensione e l'ingratitudine di gente invidiosa e meschina.
"Ci vorrebbe un altro bell'attentato", pare sia la frase che si sussurra nei dintorni della stanza ovale, un tempo teatro di ben altre imprese (ah, i bei giorni andati!).
Ci avviciniamo all'anniversario di quel fatidico giorno. Se da qualche parte del mondo qualche simbolo dell'impero dovesse improvvisamente crollare, per trovare i colpevoli forse sarebbe opportuno guardare ad occidente.
(Hedrok, 7 settembre 2002)

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