Notizie dal mondo di Nowhere, dal mondo che non esiste. Non esiste nella grande informazione, nei progetti dei potenti, nella coscienza della gente. Eppure milioni di uomini, donne, bambini vivono in quel mondo molto lontano dal nostro, dove la violenza è la regola, dove i bambini muoiono di fame o di malattia, o vengono venduti come schiavi, o sono uccisi dalle armi in guerre non dichiarate. Dove si uccide, si violenta, si tortura in nome del profitto, della volontà di sopraffazione, del colore della pelle o di quello dell'anima. A volte anche nel nostro mondo arrivano le loro grida di dolore, di rabbia, di disperazione. Ascoltiamole.
Per interventi, suggerimenti e lettere, scrivete a:
frankfrink@unpodisinistra.it
Solidarietà
The day after
Terrorismo e menzogne
Stralci del documento conclusivo della Conferenza delle ONG a Durban
Lettera-appello di 62 studenti israeliani
Un nuovo appello, firmato insieme da
israeliani e palestinesi, per chiedere un intervento internazionale in Palestina
Gush Shalom organizza una manifestazione con i palestinesi contro la chiusura della Orient House ed una protesta internazionale on line. Condanna la invasione della città sotto controllo palestinese di Jenin e chiede a Peres ed ai Laburisti di abbandonare il governo di guerra Sharon
I Cooperanti in Palestina contro la chiusura della Orient House.
Ostacolata la attività delle 4 ONG italiane.
Gush Shalom scrive: otto palestinesi uccisi a Nablus
Comunicato stampa della Associazione Italia Israele
A just and lasting peace is possible
THE ALLIANCE OF MIDDLE EASTERN SCIENTISTS AND PHYSICIANS is a group of Arab, Palestinian, Jewish and Israeli professionals based at the University of California, San Francisco. Our mission is to promote mutual understanding, respect and trust among our peoples through dialogue and medical collaboration, and to advance a just and lasting peace in the Middle East.
( L'Alleanza per il Medio Oriente di scenziati e medici è un gruppo di arabi, palestinesi, ebrei e israeliti dell'Università di California, San Francisco. Il nostro intento è di promuovere reciproca compresione, rispetto e fiducia fra la nostra gente attraverso il dialogo e la collaborazione nel campo della medicina, e di far progredire una giusta e duratura pace nel Medio Oriente)
LETTERA AI FIRMATARI ISRAELIANI DELL'APPELLO "Protezione internazionale per i palestinesi"
Petizione per una commissione di inchiesta internazionale sui crimini di Ariel Sharon contro l'umanità.
La petizione da firmare è nel sito www.petitiononline.com/warcrime/petition.html
Leggere la versione italiana
ADESIONE ALL'APPELLO DEI CITTADINI ISRAELIANI
Alla richiesta di mobilitazione internazionale per sostenere i diritti del
popolo palestinese, fatta propria dai firmatari
dell'appello di 350 intellettuali, universitari e cittadini israeliani
(Protezione internazionale per i palestinesi" da noi già pubblicato), hanno risposto prontamente numerosi ebrei
italiani che hanno firmato l'appello "Non in mio nome". Ecco un altro
appello che si schiera al loro fianco
Fra le tante prese di posizione che circolano in tutto il mondo in
sostegno del diritto del popolo palestinese all'autodeterminazione, e
contro la politica dello stato d'Israele di mantenimento degli insediamenti
nei territori occupati, che rende impossibile una seria trattativa di pace
con tutto quello che ne consegue, le più importanti sono quelle, sempre più
numerose, che provengono da Israele stessa: l'attività di gruppi come Gush
Shalom, Bat Shalom e tanti altri, che da anni denunciano le violazioni dei
diritti umani dei palestinesi, fanno sperare che il popolo israeliano possa
rendersi conto del vicolo cieco in cui lo ha condotto la politica di
oppressione e di discriminazione dei suoi governanti e si incammini nella
costruzione di una società più giusta e più capace di rispettare i propri
vicini. Noi vogliamo in particolare rispondere all'appello di centinaia di
cittadini israeliani (da noi pubblicato), per dire loro che
non li lasceremi soli nella loro battaglia. Facciamo nostre le loro
posizioni e le loro richieste e, aderendo a ciò che espressamente ci
chiedono, faremo pressioni sul nostro governo e sull'Europa perché
intervengano per creare le condizioni favorevoli a una ripresa di seri
negoziati di pace.
La redazione di "unpodisinistra", con questa lettera di Feisal Husseini, Ministro per Gerusalemme della Autorità Nazionale Palestinese, pubblicata il 25 novembre su "il manifesto", vuole commemorare insieme la morte di Husseini e l'atroce assassinio di 20 ragazzi israeliani.
Husseini ci ricordava il pericolo che la protervia e la cecità dei governi israeliani, la faziosità degli USA e l'ignavia della Europa portassero i palestinesi alla disperazione e con essa al trionfo dell'integralismo islamico.
Chiediamo che ci sia ancora posto per la ragione, la laicità ed il dialogo.
Dopo di noi...
L' Europa deve sapere che se come palestinesi non saremo in grado di ripristinare il diritto e di avere un nostro stato indipendente con Gerusalemme est nostra capitale, se non si risolve il problema dei profughi e degli insediamenti, se non si risolve la questione palestinese, l'Europa deve sapere che la nostra leadership sarà l'ultima leadership laica e secolare, verremo spazzati via dalle forze più estremiste del mondo arabo islamico. Io voglio che mia figlia possa liberamente scegliere come vivere e non gli venga imposto nessun velo, io stesso voglio vivere liberamente nel rispetto delle regole che uno stato non confessionale sa darsi e nel rispetto della giustizia economica e sociale. Avrei voluto che Israele usasse il potere della logica nel trattare con noi, ha invece sempre usato, durante e dopo le trattative di Oslo, la logica del potere.
Siamo stati troppo pazienti, abbiamo creduto o abbiamo voluto credere che alla fine saremmo arrivati al riconoscimento se non della giustizia assoluta, almeno della possibilità di coesistere pacificamente tra due stati sovrani. Ma ora è difficile crederlo, e a noi non resta che lottare per i nostri diritti.
Guardate Gerusalemme est dopo la firma degli accordi di Oslo, la politica israeliana è stata la confisca delle carte d'identità ai palestinesi che, pur essendo nati e vissuti qui, dovevano trasferirsi nei villaggi vicini per trovare una casa (perché Israele impediva qualsiasi costruzione di case nelle aree arabe di Gerusalemme). Hanno cercato di ridurre drasticamente la presenza dei palestinesi a Gerusalemme est, hanno demolito in continuazione case, ma soprattutto hanno chiuso la città ai palestinesi della West Bank e di Gaza, il che ha significato la chiusura di negozi, commerci, cliniche. Gerusalemme è per noi città sacra, e musulmani e cristiani palestinesi vogliono poter recarsi a pregare liberamente nei suoi luoghi sacri. Ma gli israeliani ce lo impediscono, dal 27 settembre sono ammesse solo le persone al di sopra dei 45 anni, il Venerdì o la Domenica i giovani fedeli sono costretti a pregare nelle strade adiacenti la moschea o la chiesa, avendo di fronte a loro uno schieramento di soldati armati e pronti a sparare nel caso volasse una pietra.
Ma, a parte la religiosità, Gerusalemme era - perché adesso è quasi morta - strumento di vita economica. Prima della chiusura il 35% dell'economia palestinese verteva su Gerusalemme. Gli insediamenti e la popolazione israeliana sono cresciuti enormemente, e nella città vecchia nella parte araba vi sono ormai molte case occupate da coloni, che appena arrivano issano la bandiera israeliana seguendo la vecchia logica della conquista militare. Sì, abbiamo pazientato troppo. Ci siamo fidati del potere della logica, la ragione e il diritto erano dalla nostra parte. Tutto questo non vale quando dall'altra parte prevale la logica del potere.
Se la comunità internazionale non interviene subito per difendere la popolazione palestinese aggredita, se le trattative non riprendono su una nuova base (non il ritorno a Camp David puro e semplice, ma l'applicazione del diritto), sulla fine dell'occupazione militare, sulla restituzione dei territori, sugli insediamenti, su Gerusalemme e sul diritto del ritorno dei profughi o alla ricompensa, prevarranno le logiche della guerra, la nostra leadership secolare sarà sconfitta e lascerà il posto ai fondamentalismi. Le popolazioni arabe hanno manifestato e manifestano la loro solidarietà con noi, i governi arabi dovranno tenerne conto per la loro stabilità. Anche l'Europa deve tenerne conto, il Mediterraneo e il Medio Oriente non sono lontani dai vostri confini. La pace, giusta e duratura è necessaria a noi come agli israeliani. Noi l'abbiamo capito, fatelo capire anche a loro.
FEISAL HUSSEINI
Lettera al Governo italiano per la regolarizzazione degli immigrati
La redazione di "Un po' di sinistra" aderisce alla iniziativa per la regolarizzazione dgli immigrati e invita a sottoscrivere e inviare la seguente lettera agli indirizzi indicati.
Alla cortese attenzione
- dell'on.le Ministro dell'Interno Enzo Bianco
- dell'on.le Sottosegretario agli Interni Massimo Brutti
- del Capo della polizia dr. Giovanni De Gennaro
e, per conoscenza, dell'on.le Ministro del Lavoro Giovanni Salvi
La presente è per sollecitare, prima del passaggio delle consegne al nuovo governo, la soluzione di due problemi di grandissimo rilievo per una politica civile dell'immigrazione.
Ci riferiamo alle 30-40.000 pratiche di regolarizzazione avviate nel '98 e tuttora pendenti, e al numero almeno doppio di pratiche di rinnovo del permesso di soggiorno sospese per carenza della certificazione del reddito.
Crediamo che solo motivazioni politiche, che ora non dovrebbero più sussistere, abbiano ritardato finora una soluzione, del tutto possibile in sede amministrativa e nel quadro delle leggi e circolari vigenti.
Un prolungamento della situazione di stallo affiderebbe al nuovo governo il gravoso lascito di almeno centomila "nuovi clandestini": persone che vivono e lavorano in Italia, alla luce del sole, da un periodo di almeno tre anni, ma spesso da dieci anni o più.
Sono evidenti le conseguenze negative nelle relazioni sociali specialmente nelle aree urbane, ma anche e soprattutto nel mercato del lavoro e nelle relazioni sindacali.
Ci permettiamo di ricordare che il ministero in diversi incontri con i sindacati confederali e con l'associazionismo si era impegnato a risolvere:
a) il problema delle pratiche di regolarizzazione pendenti, alla luce dei princìpi generali del diritto amministrativo (possibilità di documentazione tardiva, prevalenza della documentazione idonea anche tardiva rispetto a quella precedente eventualmente inidonea, possibilità di revoca degli eventuali provvedimenti negativi in sede di autotutela della P.A.) e delle circolari del Capo della polizia, emesse rispettivamente nel maggio 1999 e nel marzo 2000 e tuttora vigenti, che consentono a sindacati e associazioni riconosciute e affidabili di attestare retrospettivamente la presenza in Italia purchè ne sia rimasta traccia nei rispettivi registri, e sollecitano i questori ad emettere i permessi anche nelle more degli accertamenti sull'idoneità delle stesse certificazioni;
b) il problema del rinnovo dei permessi di soggiorno per motivi di lavoro, alla luce delle disposizioni del T.U. sull'immigrazione (Decreto Legislativo 25 luglio 1998, n. 286) e del relativo Regolamento di applicazione (D.P.R. 31 agosto 1999, n. 394), che consentono l'autocertificazione del reddito e della liceità della sua fonte (D.P.R. 394/1999, art.13, co.2), sotto responsabilità dell'interessato, e comunque escludono (art. 22 co.9) una connessione fra perdita del posto di lavoro e perdita del permesso di soggiorno, anche alla luce della Convenzione Oli n.143.
E' evidente che nell'attuale situazione di totale difformità di orientamenti da parte delle varie questure, occorre ed è urgente una direttiva scritta e univoca, anche se essa si dovesse limitare a richiamare gli uffici all'applicazione delle norme e delle circolari già in vigore.
Ricordiamo che in casi particolari è sempre applicabile il dettato dell'art.5 del D.L. 286/1998, che consente
a) il rilascio e rinnovo del permesso di soggiorno richiesto, quando siano sopraggiunti nuovi elementi utili o quando ci si trovi di fronte a irregolarità amministrative sanabili (art. 5, co.5);
b) il rilascio e rinnovo di un permesso di soggiorno per motivi umanitari (art. 5, co. 6);
c) il rilascio e rinnovo di permesso di soggiorno diverso da quello richiesto, quando, mancando i requisiti per quest'ultimo, siano soddisfatti quelli previsti dalla legge per il primo (art. 5, co. 9).
L'applicazione congiunta di queste disposizioni consentirebbe di sottrarre alla clandestinità e al lavoro nero o servile un gran numero di lavoratori stranieri, che da questo governo hanno atteso con fiducia una speranza di futuro.
Nella stessa logica di "stabilizzazione della permanenza legale", auspicata dal Documento programmatico appena pubblicato dal governo per l'anno in corso, chiediamo infine una riformulazione della circolare emessa il 4 aprile 2001, che detta criteri più restrittivi di quelli previsti dalla legge per il rilascio della carta di soggiorno.
Nell'attesa di un sollecito riscontro, e nella fiducia che l'ultimo atto del governo in materia sia un atto di solidarietà e responsabilità sociale, Vi porgiamo i migliori saluti.
………………………………………………………
(Rif.: Coordinamento cittadino sull'immigrazione c/o S.r.m., via Firenze 38 Roma, tel. 06.48905101, fax 06.48916959)
Due documenti molto importanti.
Le 80 tesi di Gush Shalom per un nuovo fronte pacifista.
Il documento di "Ebrei italiani per la pace".
Gush Shalom (la organizzazione pacifista israeliana da sempre in netto contrasto con la politica colonizzatrice di Israele) ha messo on line sul suo sito www.gush-shalom.org il documento "Dove abbiamo sbagliato/ 80 bozze di tesi per un nuovo raggruppamento per la pace".
I Cooperanti italiani in Palestina sul loro sito web.tiscalinet.it/intifada2000 hanno reso disponibile la traduzione in italiano di questo documento, che accludiamo.
Gush Shalom dice fra l'altro: " Noi pensiamo che è venuto il momento…. di una grande campagna per la revisione dei miti della storia del sionismo e di affrontare pubblicamente la verità sul conflitto fra israeliani e palestinesi….Noi accoglieremo i vostri pensieri, annotazioni ed emendamenti. Intendiamo dare inizio ad un grande dibattito nazionale ed internazionale". A questo grande dibattito on line, noi vorremmo partecipare e chiamarvi a partecipare.
Ugualmente importante per l'Italia il documento di un gruppo di ebrei italiani per la pace "Quel governo non ci rappresenta", apparso su "il manifesto" del 23 maggio 2001, che pure accludiamo.
Questo documento fa emergere, finalmente, gli interlocutori in Italia che i pacifisti cercavano e che avevano trovato in Israele in Gush Shalom. Abbiamo chiesto a questo gruppo contributi scritti per la nostra rivista, che pubblicheremo con gioia.
La redazione
Il Parlamento europeo condanna Israele
In netto contrasto con la politica dei Governi e della Commissione europea, il Parlamento europeo ha approvato una mozione (che qui riportiamo) che chiede ad Israele di porre fine alla costruzione di nuovi insediamenti nei territori occupati e all'ampliamento di quelli esistenti, di astenersi da un uso "eccessivo e sproporzionato" della forza, di versare alla Autorità Nazionale Palestinese gli introiti fiscali arbitrariamente trattenuti.
Chiede, anche, ai governi dei paesi europei di appoggiare alle Nazioni Unite la proposta di un invio di osservatori internazionali nei territori occupati.
Poiché, inoltre, ritiene che l'uso sproporzionato della forza e le punizioni collettive inflitte dall'esercito israeliano non siano compatibili con l'accordo di associazione in vigore fra Israele e la U.E., chiede al Consiglio e alla Commissione della U.E. di esaminare tali violazioni e di trarne le conseguenze, riferendone al Parlamento.
Infine, come richiesto dal gruppo pacifista israeliano Gush Shalom, chiede che le agevolazioni fiscali riservate ai prodotti di Israele non siano applicate anche ai prodotti di ditte israeliane provenienti dai territori occupati. Si deve evitare, cioè, di finanziare indirettamente gli insediamenti israeliani nei territori occupati e, soprattutto, di considerare implicitamente tali territori come parte di Israele.
Frank Frink
Abbiamo ricevuto da Shalom Bahbout in Israele e vi proponiamo
Netscape is currently taking another E-Poll which asks:
"Is Yasser
Arafat
doing enough to prevent attacks on Israelis?"
At this moment the numbers are against Israel by 7% to 93%.
Arab groups have recently become very active in asking their members to
vote, so the percentages may quickly change even more against Israel.
Please vote by clicking on the address below.
home.netscape.com/ex/shak/international/packages/mideast
"Noi, cittadini di Israele, siamo estremamente preoccupati per il rapido deterioramento delle condizioni dei palestinesi nella Cisgiordania e nella striscia di Gaza.
Consideriamo gli insediamenti ebraici nei territori occupati da Israele nel 1967 un atto continuato di aggressione nei confronti del popolo
palestinese.
Massicce costruzioni di nuovi insediamenti e l'espansione di quelli esistenti sono continuate senza sosta anche dopo la firma degli accordi di Oslo.
(...) Questo è uno degli elementi più gravosi dell'occupazione israeliana (...).
Mentre condanniamo decisamente gli atti di terrore contro i civili, consideriamo
legittima la rivolta palestinese contro l'occupazione coloniale. Anche se tra le vittime di questa rivolta vi sono molti israeliani innocenti, consideriamo che non possa esserci simmetria militare tra occupanti e occupati.
L'occupazione stessa è moralmente e politicamente sbagliata: l'uso eccessivo della forza da parte di Israele per imporre le sue regole contro una resistenza palestinese crescente è totalmente inaccettabile.
L'esercito israeliano ha usato armi letali contro manifestanti disarmati uccidendo quattrocento palestinesi dall'ottobre 2000, tra di loro circa settanta erano giovani inferiori ai sedici anni, e ferendone altre migliaia.
Per rappresaglia contro gli attacchi palestinesi Israele ha bombardato e colpito obiettivi nelle città palestinesi.
Il controllo israeliano sulle strade principali della Cisgiordania ha diviso il territorio palestinese in una serie di ghetti isolati.
Questo ha pesantemente danneggiato l'attività economica palestinese, spingendo sempre maggiori settori di popolazione sotto la soglia di povertà a tal punto che alcune aree sono ridotte alla fame.
Le operazioni israeliane hanno interrotto i servizi sanitari di emergenza, trasporti e educazione.
I civili palestinesi non sono solo maltrattati dai militari israeliani, ma anche esposti alle minacce e alle aggressioni dei coloni.
I danni psicologici causati da anni di intimidazioni, ansia, perdite, umiliazioni e lutti sono incalcolabili. (...)
Riconosciamo la complessità di una situazione in cui è spesso difficile distinguere tra atti legittimi di resistenza palestinesi e atti inaccettabili di terrorismo e tra una politica israeliana di legittima difesa e atti di terrorismo di stato.
Ma la complessità di questa situazione non può né diminuire la nostra responsabilità né farci tacere. E' nostro obbligo morale come cittadini israeliani esprimere solidarietà con la lotta dei palestinesi per la libertà, e fare il possibile per proteggere la popolazione (...).
Sollecitiamo cittadini, amici e colleghi in tutto il mondo ad alzare con noi la voce contro l'occupazione e l'oppressione dei palestinesi.
Chiediamo un immediato intervento internazionale per mettere fine al massacro di esseri umani che rivendicano l'elementare diritto alla libertà.
Premete sui vostri governi perché vadano oltre le deboli condanne di Israele per promuovere una forza internazionale di pace che possa aiutare a proteggere i palestinesi dall'aggressione israeliana e facilitare la ripresa di negoziati seri tra le parti in conflitto".
Questo appello è già stato firmato da circa 350 intellettuali, universitari e cittadini israeliani.
Per le firme contattare:
Yaron Erzahi: mshruth@mscc.huji.ac.il
Ruth HaCohen: mshruth@mscc.huji.ac.il
Hannan Hever: hever26@post.tau.ac.il
Ana Matar: matar@post.tau.ac.il
Adi Ophir: adiophir@post.tau.ac.il
Per interventi, suggerimenti e lettere, scrivete a:
frankfrink@unpodisinistra.it