Il prossimo poeta è Giorgio Caproni, poeta livornese, nato nel 1912 e morto nel 1990, che si interessò alla poesia e scoprì la propria vocazione poetica, dopo aver letto, come egli stesso riferisce, il Montale di "Ossi di seppia". Sì interessò alla filosofia e alla poesia d'oltralpe di cui divenne egregio traduttore.
Si affiancò ai partigiani dopo l'8 settembre e raccontò gli orrori dell'esperienza bellica in alcuni suoi scritti.
La poesia che è stata scelta è tratta da una raccolta che non risale agli anni di guerra, ma è datata 1964-1975 e si intitola "Il muro della terra".
Questa sua breve è l'espressione di una "condizione", che da' infatti nome al titolo. E' l'esperienza di un'esistenza, in cui possiamo sicuramente leggere anche un'esistenza che ha oltrepassato, che è scampata alla guerra. L'esperienza anche di chi ha, magari, dovuto scendere a compromessi, o non ha avuto il coraggio e la forza di non scendervi. Suona come una preghiera, una richiesta di perdono, un monito. Come un grido di rispetto. E il rispetto è la forma più nobile di tolleranza.
Da Giorgio Caproni, leggiamo:
CONDIZIONE
Un uomo solo,
chiuso nella sua stanza.
Con tutte le sue ragioni.
Tutti i suoi torti.
Solo in una stanza vuota,
a parlare. Ai morti.