Pablo Neruda

L'ultimo autore a cui ci rivolgiamo è Pablo Neruda, lo pseudonimo che il poeta cileno scelse in onore del poeta cecoslovacco del diciannovesimo secolo, Jan Neruda, cantore della povera gente.
Pablo Neruda nacque a Parral, in Cile appunto, nel 1904. Dal 1926 al 1943 girò il mondo come rappresentante diplomatico e nel '36-'37 visse in Spagna l'esperienza della guerra civile, non solo come spettatore. Fu terribilmente scosso dalla fucilazione del giovane poeta spagnolo Federico García Lorca, per cui scrisse un'ode. La guerra determinò un profondo mutamento nell'animo del poeta e la sua poesia si fece meno ermetica e più rivolta a temi di solidarietà umana. Tornato in Cile fu perseguitato e costretto all'esilio per la sua presa di posizione contro il neodittatore.
Nel 1954 riceve il Premio Stalin per la Pace.
Nel 1971 venne insignito del Premio Nobel per la Letteratura e nel 1973, di nuovo in Cile, subito dopo il colpo di Stato del generale Pinochet, morì a Santiago.
La poesia scelta e che andiamo a leggere, la consegniamo in copia ad ognuno di voi come ricordo di questa serata, come auspicio di PACE. Racchiude in sé il senso di una grande umanità, di una grande pluralità di esistenze, della gioia e della ricchezza delle e nelle diversità.
Nelle ultime rime della lirica c'è l'invito più bello che l'autore fa al lettore, e a tutti i lettori, ed è l'invito che qui, tra noi, stasera, ci rivolgiamo a vicenda, ed è un grande invito di PACE, e anche se stasera è stato difficile parlare di Pace, e purtroppo lo sarà anche nei mesi a venire, ed anche in passato è sempre stato difficile parlarne, nonostante tutto ciò, quello che ci ripetiamo ancora è che la PACE è un'azione, una testimonianza che richiede coerenza e fermezza, non uno stare a guardare o una comoda parte dalla quale schierarsi per serenità di coscienze. Ognuno di noi, per il solo fatto di essere qui, probabilmente queste cose le sa già; non va e non vada perso però questo ribadircelo.
Leggiamo quindi:

Sia pace per le aurore che verranno,
pace per il ponte, pace per il vino,
pace per le parole che mi frugano
più dentro e che dal mio sangue risalgono
legando terra e amori con l'antico
canto; e sia pace per le città all'alba
quando si sveglia il pane, pace al fiume
Mississippi, fiume delle radici:
e pace per la veste del fratello,
pace al libro come sigillo d'aria,
pace per il gran kolchoz di Kiev;
e pace per le ceneri di questi
morti, e di questi altri morti; sia pace
sopra l'oscuro ferro
di Brooklyn, sia pace al portalettere
che entra di casa in casa come il giorno,
pace per il regista
che grida nel megafono rivolto
ai convolvoli, pace per la mia
mano destra che brama soltanto
scrivere il nome di Rosario, pace
per il boliviano segreto come
pietra nel fondo d'uno stagno, pace
perché tu possa sposarti; e sia pace
per tutte le segherie del Bío-Bío,
sia pace per il cuore lacerato
della Spagna partigiana:
sia pace per il piccolo Museo
di Wyoming, dove la più dolce cosa è un cuscino con un cuore ricamato,
pace per il fornaio e i suoi amori,
pace per la farina,
pace per tutto il grano
che deve nascere, pace per ogni
amore che cerca schermi di foglie,
pace per tutti i vivi,
pace per tutte le terre e per le acque.

E ora qui vi saluto,
torno alla mia casa, ai miei sogni,
ritorno nella Patagonia, dove
il vento fa vibrare
le stalle e spruzza ghiaccio
l'oceano. Non sono che un poeta
e vi amo tutti, e vago per il mondo
che amo: nella mia patria i minatori
conoscono le carceri e i soldati
danno ordini ai giudici.
Ma io amo anche le radici
del mio piccolo gelido paese.
Se dovessi morire mille volte,
io là vorrei morire:
se dovessi mille volte nascere,
là vorrei nascere,
vicino all'araucaria selvaggia,
al forte vento che soffia da Sud,
alle campane comprate da poco.
Nessuno pensi a me.
Pensiamo a tutta la terra, battendo
dolcemente le nocche sulla tavola.
Io non voglio che il sangue
torni a inzuppare il pane,
i legumi, la musica:
ed io voglio che vengano con me
la ragazza, il minatore,
l'avvocato, il marinaio,
il fabbricante di bambole e che entrino
con me in un cinema e che escano a bere
con me il vino più rosso.

Io qui non vengo a risolvere nulla.

Sono venuto solo per cantare
e per farti cantare con me.