Anya Peterson Royce

Passiamo ora ad un testo che mi è molto caro, perché scritto da una mia grandissima amica che mi ha fatto conoscere i POETS AGAINST THE WAR. E' una poetessa, una docente universitaria ed un antropologa americana dell'Indiana, una signora di cui non si dice l'età, ma ha superato il mezzo secolo, e che da più di 35 anni lavora e aiuta le popolazioni autoctone del Messico.
Ha scritto molto e molte sue poesie sono anche state raccolte e pubblicate.
Si chiama Anya Peterson Royce. Ho tradotto una sua poesia sulla guerra, scritta dopo l'11 settembre, tra le ultime e tra le tante che ha scritto in questo periodo, spaventata come tutti ma mai arrendevole.
E' un grido di orrore e la testimonianza di chi crede nella vita, nella comune sorte degli uomini, nell'uguaglianza, e quindi, anche per questo, vive il dolore di chi soffre, persino il dolore di chi, da lei in patria -ma non solo- molti chiamano nemico.
Leggiamo:

COLLATERAL DAMAGE - a photograph
DANNO COLLATERALE - una fotografia

"Noor,
ragazzo afgano,
regge la sua testa…"
recita la didascalia.
Noi osserviamo
una piccola, esile figura
rannicchiarsi sui suoi talloni
in una strada polverosa.

Nella fotografia puntinata
i muscoli del tuo collo si tendono,
la tua mascella digrigna;
stringi la testa
così che, forse, non voli via.

Di tutti
i ragazzi dispersi, i cui
giorni sono per sempre negati,
dai nomi sconosciuti,
tu sei l'unico
ch'io conosca per nome -Noor.

I miei occhi, pieni
del mio vederti;
la mia mente satura al di là del sonno;
il mio cuore cauterizza
al suono del tuo nome.
Vorrei cancellare la tua immagine,
se potessi, Noor
ma…
conosco il tuo nome.