Walt Whitman

Passiamo ad un autore nato nel lontano 1819, vicino a Long Island, e morto nel 1892, famosissimo per la raccolta di poesie, uscita nel 1855 "Foglie d'erba" ("Leaves of Grass"); stiamo parlando di Walt Whitman. Anch'egli conobbe la guerra e i suoi orrori: nel 1861 il fratello partì volontario per la guerra civile (la Guerra di Secessione scoppiata l'anno prima) e Walt lo raggiungerà per curare le sue ferite. Trascorrerà gli anni 1863 e 1864 a prendersi cura dei soldati feriti. Canta un' America, ideale di giustizia democratica, che rimane un mito, un miraggio e che anch'egli riconosce come fallimento. L'America che vagheggia è un sogno, e del sogno ha l'inganno.
E' il poeta del "O Capitano! o mio capitano!", ed è proprio questa la poesia ch'abbiamo scelta. Whitman, affascinato da sempre dai mezzi d'imbarcazione, scrisse questa poesia, tratta da "Foglie d'erba", secondo la critica, preso da questo amore per il mare. In realtà, tra le righe, questa è un'invocazione al capitano, all'uomo più che a un ruolo, al lottatore, proprio laddove il lottatore è un uomo di pace. Ricordiamoci che l'esperienza di guerra di Whitman c'è stata, e gli orrori sono stati visti, da un uomo che non ha combattuto ma si è adoperato per aiutare gli altri.
E così dobbiamo leggere oggi questa poesia. E' una commemorazione per chi ha dato tanto per gli altri, e ora se ne va. Squillano le trombe e il ricordo. Che sia un monito, per non nasconderci, non dimenticare, non far finta di non vedere, e per rinnovare sempre il nostro grido di PACE!!!!

O CAPITANO! O MIO CAPITANO!

O Capitano! o mio Capitano! il nostro aspro viaggio è terminato,
La nave ha superato ogni pericolo, l'ambíto premio è stato conseguito,
Prossimo è il porto, odo le campane, tutto il popolo esulta,
Seguono gli occhi la carena salda, l'audace nave severa;
Ma o cuore, cuore, cuore,
O rosse gocce di sangue,
Dove sul ponte giace il Capitano,
Caduto, freddo, morto.
O Capitano! o mio Capitano! sorgi, odi le campane,
Sorgi, per te è issata la bandiera, per te squillano le trombe,
Per te fiori e ghirlande legate con i nastri - per te nere le rive,
Perché te invoca la ondosa folla, volgendo il volto ansiosi;
Ecco, o Capitano, o diletto padre,
Con il braccio ti sostengo il capo,
Non è che un sogno che, sopra il ponte,
Tu sei caduto, freddo, morto.
Ma non risponde il mio Capitano, restano inerti le sue labbra esangui,
Non sente il padre il mio braccio, non ha più polso, né volontà,
La nave s'è ancorata sana e salva, il viaggio è terminato,
Torna dall'arduo viaggio la nave vittoriosa, che ha raggiunto la meta:
Spiagge esultate, campane suonate!
Io, con funebre passo,
Cammino il ponte dove il Capitano giace,
Caduto, morto, freddo.