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Il prossimo autore è Andrea Zanzotto, nato a Pieve di Soligo, in provincia di Treviso, nel 1921. E' Ungaretti il primo ad attirare l'attenzione della critica su Zanzotto. Particolarità nella sua poesia è un certo linguaggio dialettale e l'utilizzo di un gergo proprio dei bimbi veneti, il "petel". Si è anche ultimamente espresso a proposito della guerra, scongiurando persino l'uso del termine in favore di "sì alla pace" in un intervento molto provocatorio ed anche molto discutibile. Pace per voi per me buona gente senza più dialetto senza pallide grandini di ieri, senza luce di vendemmie, pace propone e supremo torpore l'alone dei prati la cinta originaria dei colli la rosa dispersa il sole che morde tra le tombe. Ah la cicuta e il poco formicolio, non più, colà sepolto. Ah l'acqua troppo tenue che mi cola oltre la gola e gli occhi e di là di là s'invischia in tiepidi miseri specchi su cui l'ortica insuperbisce. Ed ah, ah soltanto, nei modi obsoleti di umili virgili, di pastori castamente avvizziti nei libri, nella conscia terrena polvere, ah ripeto io versato nel duemila. -Ah- risuona il colloquio in eterno sventato, dovunque io passi, ovunque l'aria mai sfebbrata mi sospinga, la selva mi accompagni e impari la vicenda non umana del mio fuisse umano. Futura età, urto di pietra, sulfureo sangue che escludi che inintelleggibili fai questi fiori e gridi ed amori, non-uomo mi depongo ad attenderti senza nulla attendere, già domani con me nel mio fuisse, pieghe tra pieghe della terra cieca ad ogni tentazione d'alba. |