Associazione popoli minacciati



Alle Istituzioni dell'Unione europea
Nessun diritto e niente Euro per gli "altri Europei"
Nonostante il dichiarato Anno europeo delle lingue, nessun riconoscimento e niente soldi per l'Ufficio europeo per le lingue meno diffuse?

Bolzano, 19.10.2001

L'Ufficio europeo per le lingue meno diffuse (EBLUL) - fondato su iniziativa del parlamento europeo - e le 40 minoranze linguistiche dell'Unione europea aspettano ancora aspettando un riconoscimento giuridico e finanziario. Evidentemente le richieste delle minoranze linguistiche non vengono ascoltate. Manca loro sicuramente una lobby politica nelle istituzioni dell'UE, che quest'anno non si stanca di elogiare "l'anno europeo delle lingue". Le maggioranze in Europa - sia nazionali sia regionali - hanno belle parole per le minoranze ma in realtà negano loro ancor oggi i diritti fondamentali.
Nonostante l'anno delle lingue, anche nel 2001 non c'è stato alcun progresso nella realizzazione dei diritti delle minoranze e delle lingue. É stata svolta qualche manifestazione folcloristica, che ha dato alle maggioranze l'opportunità di mettersi in mostra. Ma lo status giuridico delle minoranze non è cambiato affatto. Appartenenti a piccole comunità linguistiche o a comunità, la cui lingua non appartiene alla lingua statale o alla lingua ufficiale della regione, vengono discriminati tuttora in molti campi della vita pubblica (scuola, amministrazione, stampa, cultura).

Le maggioranze naturalmente dichiarano sempre che il loro comportamento verso le loro minoranze è esemplare - però spesso alla minoranza stessa non viene dato possibilità di pronunciarsi. Da uno studio della Commissione europea (euromosaic, 1996) risulta che delle 48 minoranze linguistiche dell'UE, 23 sono "limitate" nella loro possibilità di sopravvivenza o "senza possibilità di sopravvivere". 15 di queste minoranze linguistiche a rischio si trovano in Grecia, Italia e Francia.

Le minoranze sono l'eredità della cultura europea e gli appartenenti a una minoranza linguistica sono altrettanto cittadini dell'UE come gli appartenenti alle maggioranze. Nonostante questo, manca sia nelle Costituzioni europee sia nella Carta dei diritti fondamentali un riconoscimento legale ed una garanzia di sviluppo.

Senza un quadro legislativo non esiste possibilità di ottenere mezzi per la protezione e il sostegno della lingua di minoranza. La conseguenza della mancanza dei necessari aiuti finanziari è la scomparsa di lingue di minoranza. La commissaria Vivian Reding per l'anno delle lingue ha indicato come obiettivo ambizioso la formula "madrelingua più 2". Questo è solo fumo negli occhi. L'UE non fa niente perché le minoranze possano imparare la loro madrelingua a scuola - una lingua non può essere imparata senza scuola (non a caso ogni assimilazione inizia con l'esclusione dalla scuola della lingua di minoranza). Se non si cambia la situazione giuridica, le madrelingue non sopravviveranno, ma questo a quanto pare non inquieta la signora Reding.

I diritti delle minoranze fanno parte dei diritti umani, e questo confermano dichiarazioni dell'ONU e del Consiglio d'Europa. L'UE, le istituzioni europee e i paesi membri dell'Unione, non hanno ancora preso atto di questo. L'UE con la sua "non-politica" per le minoranze ha perso terreno rispetto alle iniziative del Consiglio d'Europa. Ha trascurato fin ad ora di far diventare l'EBLUL (European Bureau for lesser used languages) una vera istituzione europea, legalmente ancorata al sistema comunitario con un buged tutto suo. Per questo le istituzioni europee dovrebbero fare in modo che l'EBLUL possa diventare portavoce delle minoranze linguistiche. Nonostante tutto più di 40 milioni di cittadini europei appartengono a un gruppo linguistico di minoranza, che attualmente possono essere discriminati.

Per la piena partecipazione dell'EBLUL al sistema europeo serve una legge quadro e la garanzia di assegnazione di fondi. Da questo dipende la progettazione annuale dell'ufficio e il lavoro concreto di sostegno per progetti per minoranze. Senza fondi comunitari molte minoranze linguistiche non sono capaci di realizzare progetti culturali. Bisogna ricordare che il sostegno finanziario all'EBLUL era già scarso.

L'anno europeo delle lingue dovrebbe essere accolto dall'Unione europea come stimolo per dare più ascolto alle esigenze delle minoranze linguistiche e per porre fine alla attuale discriminazione.

Vedi anche:
www.popoliminacciati.it/2c-stampa/1-01/19-2-it.html
www.popoliminacciati.it/3dossier/costeuro-it.html



LETTERA APERTA
Al Vicepresidente della Giunta regionale Trentino-Sudtirolo
Sig. Roland Atz


30 settembre 2001
Egregio Signor Atz,
chieda scusa e si dimetta!
le Sue uscite sugli immigrati musulmani sono una negazione dei più elementari diritti umani, una negazione dei valori della fede cristiana, una negazione anche del principio della tolleranza e dello stato di diritto che in Europa sono stati conquistati con grande fatica dopo la tragedia del nazismo e del fascismo.
Il Suo appello di escludere gli immigrati musulmani dal Sutirolo è un'infrazione chiara contro la "Convezione internazionale per l'abolizione di ogni forma di discriminazione razziale". Il suo appello infatti non contiene - al contrario di quello che Lei afferma nel tentativo di giustificarsi - misure per la sicurezza dei cittadini; il Suo appello invece è una discriminazione e criminalizzazione sommaria di un'intera comunità religiosa. Il messaggio del Suo appello non lascia spazio ad equivoci: gli immigrati islamici sono un pericolo. Lei accusa collettivamente di terrorismo un gruppo religioso. La sua logica dunque è la stessa dei fondamentalisti islamici che indicano nell'Occidente intero il nemico da combattere. I fanatici islamici incitano alla guerra contro l'Occidente. Lei dichiara guerra ideologica contro persone di religione islamica. Vuole la guerra delle culture?
Il Suo appello è frutto di un atteggiamento vergognoso. Lei sfrutta le paure della popolazione per un populismo di estrazione infima, Lei dall'attentato a New York cerca di trarre profitto politico. Questo è odioso. Misure di sicurezza per la tutela della popolazione sono giustificate, creare panico e istigare all'odio contro un'intera comunità religiosa e criminalizzarla però fanno parte dello strumentario dell'estrema destra. Certo, chi conosce la sua attività politica fino ad oggi, non è poi così sorpreso, ma questa non è un attenuante. La dice lunga il fatto che anche il consigliere provinciale del movimento neofascista UnItalia, Donato Seppi, abbia chiesto l'emarginazione dei musulmani, essendo dunque dello stesso parere come Lei. AN, partito uscito dal neofascista MSI, ha chiesto l'espulsione degli Afghani dagli alloggi per lavoratori. Lei si trova dunque in ottima compagnia, al margine destro della società e lontano dai valori della civilizzazione.
Ricordiamo che molti immigrati da paesi islamici sono profughi scappati da regimi dittatoriali o islamici. Vuole farsi complice di questi regimi, respingendo le loro vittime nei loro paesi?
Il Suo atteggiamento inoltre è una dimostrazione di quanto conosca male la storia. Quanti cristiani sono stati e sono tuttora coinvolti in spietate azioni criminali e genocidio contro islamici! Ricordiamo - per citare soltanto esempi dal passato recente - ai musulmani bosniaci, scappati dai massacri eseguiti dai cattolici croati e dagli ortodossi serbi, e che nel Sudtirolo trovarono riparo (fortunatamente non era Lei a decidere sul loro destino). Nel nome di una nazione cristiana nel 1995 soldati serbi hanno assassinato a Srebrenica più di 8.000 bambini, giovani e adulti maschi. Il tutto sotto l'osservazione inerte dell'Occidente "civile". Per agire secondo la Sua logica si dovrebbero richiamare nei loro paesi d'origine decine di migliaia di cristiani da tutti i continenti.
Con la sua esternazione antiislamica si riaggancia a quella famigerata sui Rom, per la quale dal Suo partito è stato ammonito.
Le sue posizioni antimusulmane discreditano fortemente il Suo sostegno alle minoranze tedesche nell'Est europeo: un alleato così sbilanciato a destra facilita inesorabilmente la delegittimazione delle richieste delle minoranze. Perché il suo impegno per la FUEV, cui appartengono anche etnie di religione musulmana? Ora Lei s'impegnerà per impedire il finanziamento della FUEV perché questa ha membri musulmani?
Abbiamo l'impressione che Lei non s'impegni per le minoranze ma per l'egemonia culturale. Lei chiede una maggiore accoglienza di lavoratori da paesi con minoranze tedesche. Uno deve essere tedesco per essere visto da Lei come persona rispettabile?
Come Organizzazione per i diritti umani la esortiamo a scusarsi presso i musulmani della nostra regione per le Sue esternazioni e a dimettersi dalla giunta regionale.



Dalla Bosnia, alla Cecenia e New York:
Il massacro ai musulmani. La caduta di Srebrenica.

Bolzano, 26.9.2001

Il mondo fa in fretta a dimenticare: sei anni fa a Srebrenica i soldati della cosiddetta forza armata popolare jugoslava hanno massacrato più di 8.000 musulmani inermi. Oggi il presunto stratega terrorista Osama bin Laden – dopo i sanguinosi attentati negli USA – viene presentato come il fornitore di armi per i musulmani bosniaci. Questo fatto, alla luce degli avvenimenti odierni, giustifica il massacro di Srebrenica? Bin Laden potrebbe aver avuto a che fare anche con azioni terroristiche nella guerra Cecena. Una buona scusa per i massacri dell'esercito russo nei confronti della popolazione civile cecena? Gli attentati negli USA sono delitti contro l’umanità, come anche la guerra russa in Cecenia ed il massacro di Srebrenica. Non dimentichiamo le vittime di Srebrenica! Cosa è successe allora davanti agli occhi del mondo?

La guerra in Bosnia 1992: a causa dell’offensiva delle truppe serbe dall'inizio dell'aprile 1992 le città bosniache di Sarajevo, Bihac, Gorazde, Zepa e Srebrenica vengono accerchiate. Sotto l’impressione di genocidi commessi in passato dalle truppe serbe le Nazioni Unite mettono queste città sotto la loro custodia. In queste zone protette sono collocati piccoli contingenti di caschi blu e persone disarmate appartenenti all’armata regolare bosniaca.

In Srebrenica, che si trova a ovest della Bosnia, ed i suoi dintorni dal 1993 vivevano ca. 40.000 bosniaci musulmani, tra loro migliaia di profughi e persone espulse da altre città e paesi della regione. Nell'ottobre 1994 l’Associazione per i popoli minacciati ha ricevuto un disperato grido d’aiuto trasmesso via radio dalla città assediata. Da mesi non era più entrato un convoglio d’aiuti, nè viveri, nè medicine. Ma il mondo non voleva più sentire le urla che provenivano da Srebrenica e dalle altre zone protette.

Srebrenica viene devastata e i caschi blu stanno a quardare
L'11 giugno 1995 Srebrenica veniva invasa da truppe serbe sotto il comando del generale Ratko Mladic. La cosddetta forza ONU di protezione non opponeva nessuna resistenza. All'occupazione della città seguiva uno dei più gravi massacri della guerra bosniaca: 8.000 bosniaci musulmani venivano uccisi. Questo crimine di guerra veniva documentato accuratamente dall'inviato speciale ONU Tadeusz Mazowiecki, ma in quel momento neanche a lui si dava più ascolto.

Ancora in luglio raccoglieva numerose testimonianze nella regione di Tuzla tra i fuggiaschi di Srebrenica. Da tali testimonianze risulta che unità serbe hanno raccolto il 12 luglio in una zona industriale nel sobborgo di Potocari - nelle vicinanze del quartiere ONU dove erano stazionati i caschi blu olandesi – migliaia di musulmani. Hanno selezionato donne e bambini per trasportarli su pullman e carri in direzione di Tuzla.

Gli uomini rimasti indietro – fra essi anche vecchi e bambini – venivano arrestati. Osservatori internazionali, tra cui il giornalista indipendente serbo Zoran Petrovic, sentivano spari e urla provenienti dalla fabbrica. Vedevano i cadaveri dei giustiziati e una montagna di vestiti ed effetti personali. Alcuni uomini sono stati uccisi sotto gli occhi dei caschi blu con un colpo alla testa.

Nel villaggio di Kravica 2000 uomini si sono arresi alle truppe di Mladic. Venivano caricati su camion e scarrozzati in giro per ore sotto il sole cocente. Nella notte venivano condotti a un posto all’aria aperta vicino a Bratunac, messi in gruppi da cinque o dieci e fucilati. Un testimone di questo massacro è sopravvissuto, fingendosi morto e portandosi in sicurezza solo dopo ore. Fotografie fatte da satelliti americani mostrano le fresche tracce di terreno mosso sopra le fosse comuni a Bratunac.

Fuga avventurosa
Il convoglio delle donne e dei bambini veniva fermato ripetutamente da unità serbe. Per pagarsi il proseguimento del viaggio, la gente era costretta a consegnare denaro e valori; donne e giovani venivano tirati fuori dai carri. All'incirca sei chilometri prima del fronte gli automezzi venivano fermati. Da qui i passeggeri dovevano proseguire la loro fuga a piedi fino al territorio controllato del governo bosniaco.

Parte degli uomini di Srebrenica sono riusciti a salvarsi. Già il 10 luglio 15.000 persone si sono avviate a piedi, in gran parte civili, tra cui 3.000 persone di scorta equipaggiate con armi leggere. Per molte di queste persone la fuga si è trasformata in una marcia verso la morte. Ripetutamente sono stati bombardati da unità serbe, che con megafoni imponevano loro di arrendersi. Spesso uomini arresisi poi sono stati ammazzati. La colonna continuava ad allungarsi ed a frantumarsi. Piccoli gruppi e persone singole arbitrariamente venivano catturati e massacrati, mentre gli altri si trascinavano avanti.

Una museruola per i caschi blu
Nessuno affermi che il massacro a Srebrenica, nella zona di protezione ONU, sia arrivato inaspettatamente. Da molto tempo a tutti i governi nel Consiglio di sicurezza ONU era chiaro, che questo gruppetto di caschi blu olandesi nel migliore dei casi poteva difendere solo se stesso. Lo schieramento crescente di truppe serbe davanti alle zone di protezione non è mai stato nascosto. Prima che il generale Mladic desse l’ordine d’attacco, provocativamente ha messo in postazione un paio di carri armati, verificando che l’aeronautica della Nato non reagisse. Dopo aver conquistato Srebrenica il comandante delle truppe ONU si è congratulato con Mladic per il suo successo. Per settimane il ministero per la difesa olandese ha vietato ai soldati ogni dichiarazione sugli omicidi commessi.

Il massacro di Srebrenica: un gioco concordato
La caduta di Srebrenica non è stato un fallimento della comunità internazionale, ma un gioco concordato. Le grandi potenze hanno accettato coscientemente che migliaia di bosniaci musulmani venissero cacciati e uccisi, per sigillare la divisione etnica del paese. Dopo aver visto le raccapriccianti immagini di Srebrenica, NATO e ONU hanno poi deciso di fermare l’aggressione serba a fine agosto con una serie di attacchi aerei e di ottenere che si negoziasse a Dayton. Il massacro di Srebrenica così ha marcato l’inizio della fine della guerra in Bosnia.

Le vittime comunque non ritorneranno in vita. L’inviato speciale Mazowiecki, terminata la sua relazione conclusiva ha dato le dimissioni dal suo mandato. In una lettera al direttore della Commissione per i Diritti Umani dell’ONU ha dichiarato che lui, che già in Polonia aveva combattuto contro un regime totalitario e per la visione di un Europa migliore, non voleva più partecipare al sinistro gioco di come la protezione dei diritti umani venga soltanto simulata.


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Vedi anche:
www.popoliminacciati.it/2c-stampa/01-2/010731it.html
www.gfbv.it/2c-stampa/01-3/010913it.html
www.popoliminacciati.it/3dossier/cecen-it.html
www.popoliminacciati.it/3dossier/bosnia/indexbih.html



28 settembre, Giornata internazionale del profugo
Proteggiamo i profughi di origine araba e i musulmani dal discredito e dagli attacchi!

Bolzano, Göttingen, 27.9.2001

Per la Giornata internazionale del profugo il 28 settembre, l'Associazione per i Popoli Minacciati (APM) si appella alla popolazione perchè non cada in atteggiamenti discriminatori nei confronti dei profughi di origine araba e musulmana, perché essi non diventino vittime di discredito o peggio, di attacchi. Di fronte al barbarico attacco terroristico negli Stati Uniti, l'atmosfera verso i profughi provenienti dell'area araba in parte della popolazione sia è gia surriscaldata, nonostante tra le vittime dei attentati negli Stati Uniti ci siano 1.400 musulmani. Le affermazioni fatte da alcuni nostri esponenti politici non fanno altro che peggiorare questa inquietante situazione.
Anche se, per motivi di sicurezza pubblica e per impedire possibili attentati terroristici in futuro, si dovessero prendere drastiche misure di sicurezza, non si deve dimenticare la causa della fuga dei profughi provenienti da aree di religione islamica. Molti di essi sono fuggiti proprio perché erano vittime di dittature e di metodi di oppressione terroristica in quanto appartenenti ad una minoranza o all'opposizione politica nei propri paesi. Fra essi profughi dall'Iraq, dall'Afghanistan e dalla Siria. Queste persone hanno il massimo interesse che il terrorismo venga sconfitto. Il dovere dei politici in questa situazione è di esortare la popolazione alla avvedutezza e di non perdere di vista il pericolo che corrono i profughi da parte di estremisti e nazionalisti, davanti al dolore ed all'irritazione.

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Vedi anche:
www.popoliminacciati.it/2c-stampa/01-2/010731it.html
www.gfbv.it/2c-stampa/01-3/010913it.html



Nigeria:
sempre più numerosi i conflitti etnici e religiosi!

Bolzano, Göttingen, 21.9.2001

Il 7 settembre 2001 nella città di Jos, nel centro della Nigeria, sono scoppiati conflitti etnico-religiosi: durante gli scontri sono state bruciate e rase al suolo chiese e moschee e bambini ed adulti trucidati con i machete. La città che fino ad allora era rimasta fuori da questi conflitti, a detta dei testimoni ha vissuto una vera e propria "orgia di violenza". I collaboratori della Croce Rossa hanno riesumato 165 cadaveri, almeno 5000 persone sono morte negli scontri e 1000 sono rimasti feriti.
Nonostante gli innumerevoli appelli dei leader religiosi, dei politici e dei rappresentanti tradizionali dei diversi popoli che vivono in Nigeria, in tutto 123 milioni di abitanti, scoppiano regolarmente scontri tra Cristiani e Musulmani o tra le diverse nazionalità. Gli atti di violenza vengono compiuti sia da Musulmani sia da Cristiani. Dalla fine della dittatura militare avvenuta due anni fa, sono morte più di 6000 persone a causa di conflitti etnici e religiosi. Gli scontri hanno provocato l'esodo di oltre 230.000 persone, che hanno cercato scampo fuggendo nei confini della Nigeria.
Nel luglio 2001 sono state uccise 1000 persone durante gli scontri tra Cristiani e Musulmani nello Stato settentrionale di Bauchi. Gli scontri sono iniziati a causa dell'introduzione della Sharia, la legge islamica. La controversa legge islamica è stata causa di scontri anche nello Stato settentrionale di Kaduna, durante i quali sono state uccise 2000 persone tra febbraio e maggio 2000. Come ritorsione per questi fatti nel sud-est del paese sono stati aggrediti nigeriani provenienti dal nord. Queste aggressioni hanno provocato 450 morti.
Nonostante le proteste di molte Chiese cristiane, dodici Stati del Nord hanno adottato la Sharia, la legge islamica. Ufficialmente la legge islamica si applicherebbe solo alla popolazione musulmana che vive in quella regione, di cui gli Haussa rappresentano la maggioranza. Ma le milizie musulmane non si attengono a queste restrizioni e pretendono il rispetto della legge islamica da parte dell'intera popolazione anche non musulmana. Con attacchi ad alberghi e relativi fornitori, le milizie cercano di ostacolare con la violenza l'uso dell'alcol. Nello Stato di Kano le milizie musulmane hanno frustato nel dicembre 2000 un commerciante cristiano trovato in possesso di una bottiglia di grappa. Gli appartenenti alla minoranza cristiana non hanno paura solamente degli atti di violenza, ma a causa della Sharia temono di diventare cittadini di seconda classe.
Alcuni Governatori di questi Stati settentrionali sfruttano il dibattito sulla Sharia per propri interessi elettorali. Lo sfruttamento delle tensioni etnico-religiose è un gioco con il fuoco: se le difficoltà economiche della Nigeria dovessero aumentare è prevedibile un ulteriore aumento della violenza.

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Leggi tutto l'articolo in:
www.popoliminacciati.it/3dossier/africa/nigeria-it.html




Cecenia:
ancora violazioni della Convenzione di Ginevra!


Bolzano, Berna, 20.9.2001

La Convenzione di Ginevra del 1949 come anche i due Protocolli annessi del 1977 comprendono fra l'altro la protezione dei civili in caso di conflitti armati. Specialmente la quarta convenzione ed i due protocolli annessi fissano le norme di protezione.
Le disposizioni per la protezione della popolazione civile in Cecenia vengono violate in modo massiccio e continuo. Questo viene documentato da rapporti concordanti di associazioni per i diritti umani internazionali. Il 20 Aprile 2001 la commissione per i diritti umani dell'ONU ha approvato la risoluzione 2001/24, nella quale viene condannata la Russia per dell'uso sproporzionato della forza e delle massicce violazioni dei diritti umani. La Russia viene esortata ad indagare su tutte le violazioni dei diritti umani e del diritto umanitario. Inoltre la risoluzione indica esplicitamente alla Russia gli impegni assunti con la firma della Convenzione di Ginevra e del secondo protocollo annesso.
La Svizzera, come stato firmatario della convenzione per la protezione dei civili in tempo di guerra si è impegnata a farla rispettare "in tutte le circostanze e di far valere le disposizioni" (Art.1 delle convenzioni e degli allegati). Come stato depositario della Convenzione la Svizzera si è incaricata inoltre di convocare, secondo l'articolo 7 del primo protocollo, su richiesta di uno o più stati firmatari e con l'approvazione della maggioranza, una riunione di tutti i membri, per esaminare problemi di natura generale riguardanti l'applicazione delle convenzioni e del protocollo.
Questa responsabilità assunta della Svizzera riguardante il rispetto della Convenzione di Ginevra in Cecenia forma la base per una serie di iniziative politiche, che lancia l'Associazione per i Popoli Minacciati insieme con organizzazioni per i diritti umani cecene in Svizzera.

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Vedi anche:
www.popoliminacciati.it/2c-stampa/01-2/010731it.htmlwww.gfbv.it/2c-stampa/01-3/010913it.html
www.popoliminacciati.it/3dossier/cecen-it.html




Settimane Asia-Pacifico 2001, Berlino
Nessun commercio con la Cina senza diritti umani!
Si teme per l'innesco della spirale della violenza!


Bolzano, Göttingen, 17.9.2001

Come protesta contro il rafforzamento delle relazioni commerciali con la Cina, attivisti dell'Associazione per i Popoli minacciati (APM), insieme con un gruppo di tibetani, durante l'inaugurazione delle settimane Asia - Pacifico 2001 a Berlino sono passati sopra dei pupazzi di cartone a dimensione umana con una moneta gigante. "L'economia non deve passare sopra i cadaveri. Se i diritti umani non vengono rispettati si prende innesca consapevolmente la spirale della violenza" mette in guardia l'esperto sulle questioni asiatiche dell'APM Ulrich Delius. "Chi effettua un investimento in Tibet o Xinjiang, la zona di insediamento degli Uiguri nel nordest della Cina, è corresponsabile dei crimini cinesi: non il terrorismo internazionale, ma il saccheggio delle risorse naturali contro la volontà di questi popoli oppressi, fa esplodere la violenza." L'APM osserva con particolare preoccupazione i nuovi piani delle società petrolifere Shell ed Esso di partecipare alla costruzione di un metanodotto dallo Xinjiang a Shangai. Questo fatto potrebbe portare nuovi adepti alle fazioni più violente tra gli Uiguri.
L'APM critica inoltre il fatto che nonostante le rappresaglie delle autorità cinesi contro i Tibetani, gli Uiguri e i seguaci della setta Falung Gong aumentino di continuo, a Berlino si cerchi di ottenere più impegni economici da parte dell'Europa ed una partecipazione alla discutibile industrializzazione del Tibet e dello Xinjiang. Un fatto irresponsabile se si pensa che la situazione dei diritti umani è drammatica. Dal luglio 1999 più di 158 seguaci Falung Gong hanno subito una morte violenta in stazioni di polizia, prigioni e campi di lavoro forzati. I dirigenti del Partito Comunista cinese e dello Stato smembrano sistematicamente la comunità religiosa. Più di 1800 persone sono state giustiziate dall'aprile 2001 come conseguenza di una campagna contro la criminalità in Cina. Nella repubblica popolare viene giustiziata più gente che in tutti gli altri stati del mondo messi insieme. Tra questi vi sono molti Uiguri musulmani, che lottano per il mantenimento della loro cultura tradizionale e religione nello Xinjiang.

In Tibet dal 1996 sono stati cacciati più di 12.300 suore e monaci buddisti dai loro conventi. Nell'ambito di un programma di rieducazione delle autorità civili tutte le suore e i monaci vengono costretti a distanziarsi in forma scritta dalla loro autorità religiosa e politica, il Dalai Lama. Preoccupante secondo l'APM è l'esilio di 6.600 suore e monaci dal giugno 2001 dall'Istituto Serthar (provincia Sichuan), uno dei centri più importanti del buddismo tibetano. L'espulsione è ancora in corso, ma su ordine delle autorità locali sono stato abbattute 1000 case appartenenti a suore e monaci.

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Vedi anche:
www.gfbv.it/3dossier/uiguri1.htmlwww.gfbv.it/2c-stampa/01-2/010716it.html




Lettera aperta ai membri del Consiglio regionale della Regione Trentino Alto-Adige
Attacco terroristico negli USA:
appoggiamo l'istituzione del Tribuanle Penale Internazionale (TPI)!

Bolzano, 17.9.2001

Egregi membri del Consiglio Regionale,
Oggi il Consiglio Regionale si raccoglie in un minuto di silenzio in cordoglio per le vittime dell'attentato terroristico negli Stati Uniti. In quanto associazione per i diritti umani anche noi ci associamo all'appello del Presidente del Consiglio Franz Pahl affinché non venga creata un'atmosfera di odio ed intolleranza contro i musulmani. Per questo motivo vorremmo anche presentarVi un'iniziativa dell'Associazione Internazionale per i Popoli Minacciati.
Ci appelliamo urgentemente alla Comunità internazionale perchè prenda al più presto provvedimenti per l'istituzione del TPI. Siamo in lutto per le vittime di questi incredibili atti terroristici a New York e Washington. Erano rivolti senza distinzione contro la popolazione civile americana e perciò avevano, secondo la convenzione ONU, le caratteristiche di un genocidio (Articolo II della convenzione del 9. dicembre 1948)*. Temiamo che per futuri attentati terroristici possano essere usati anche testate nucleari. Obiettivi potrebbero essere anche centrali atomiche. Poiché questo terrore si rivolge contro l'umanità, i colpevoli devono assumersi le proprie responsabilità davanti a un tribunale penale internazionale.
Ricordiamo che nel ventesimo secolo - specialmente durante e dopo le due guerre mondiali- atti di vendetta hanno comportato milioni di nuove vittime. Tra questi ci sono stati anche gli Italiani di Trieste e dell'Istria vittime dei partigiani di Tito. Per questo anche l'Italia deve contribuire a fermare atti di vendetta irrazionali dell'Occidente che non distinguono fra terroristi e innocenti civili. Ogni atto - anche in Afghanistan - deve essere rivolto contro i veri colpevoli.
Nessuna campagna contro i civili in Afghanistan!
Non ci devono essere campagne militari contro la popolazione civile in Afghanistan. Gran parte di questa nazione multietnica dopo la fine della guerra d'invasione sovietica è rimasta vittima della dittatura integralista dei Talebani, anche con l'aiuto dell'Occidente. Secondo i rapporti dell'ONU in Afghanistan dai quattro ai cinque milioni di persone patiscono la fame, due milioni sono in fuga all'interno del paese. Circa 3 milioni di fuggiaschi hanno cercato rifugio negli stati confinanti. I Talebani perseguitano minoranze etniche e religiose e commettono di continuo massacri tra la popolazione civile.
Ci appelliamo a Voi, membri del Consiglio Regionale, affinché presentiate questo appello anche al Parlamento ed al Governo italiano.

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* Secondo l'articolo II della Convenzione Onu del 9 dicembre 1948 si parla di genocidio, quando una delle seguenti azioni viene commessa con l'intenzione di distruggere in parte o del tutto un gruppo religioso, nazionale o etnico: (a) Uccisione di membri di un gruppo; (b) Apportare gravi danni fisici o psicologici a membri di un gruppo; ...

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Vedi anche:
www.popoliminacciati.it/2c-stampa/01-2/010808it.html
www.popoliminacciati.it/3dossier/tpip.html




Conferenza mondiale contro il razzismo, Durban (31.8.-7.9.01)
Gli "intoccabili" ai margini della società in India - 160 milioni di Dalit si oppongono al sitema discriminatorio delle caste!

Bolzano/Göttingen/Durban, 6.9.2001

I rappresentanti degli oltre 160 milioni di Dalit in India non sono d’accordo con la bozza della dichiarazione conclusiva della conferenza mondiale contro il razzismo a Durban. Troppo vaga é le formulazione contro la discriminazione razziale. Secondo informazioni dell’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) i Dalit vogliono essere nominati espressamente come i Rom ed i Sinti. Inoltre, secondo i Dalit, la discriminazione insita nel sistema delle caste della religione hindu dovrebbe essere condannata. I Dalit, ovvero "gli oppressi" come si autodefiniscono gli intoccabili, tra cui ci sono anche gli Adivasi, sono addirittura fuori dal sistema delle caste in india. Il rappresentante del governo indiano a Durban, il segretario di Stato per gli affari esteri Omar Abdullah, ha energicamente respinto la pretesa dichiarando che la discriminazione causata dal sistema delle caste non è oggetto di discussione alla conferenza. Inoltre la costituzione indiana e una serie di leggi garantiscono che i Dalit non vengano sottoposti a trattamenti discriminatori da parte dello stato o dei suoi organi.
Ma le discriminazioni quotidiane subite dai Dalit, al contrario della dichiarazioni del rappresentante indiano, sono facilmente dimostrabili. In questo modo circa l'80% dei tuttora esistenti servi della gleba, appartengono a famiglie dalit. Secondo una stima in India ci sarebbero circa 3 milioni di persone in stato di schiavitù. Succede inoltre che leggi contro la discriminazione di appartenenti a certe caste vengano completamente ignorate dalle autorità stesse. Ben dodici dei 29 stati federali non hanno adottato una legge del 1993, che vietava l’impiego di Dalit per lavori di bassa manovalanza per la pulizia di strade e di latrine soltanto a causa della loro appartenenza alla casta degli intoccabili. Secondo il governo indiano più di 800.000 Dalit sono stati assunti anche da altre istituzioni per questo tipo di lavori.

Tra l'altro le quote garantite ai Dalit dalla Costituzione in materia di istruzione, lavoro e seggi parlamentari, non vengono mai completamente coperte: ai Dalit sono riservati il 22,5% dei posti, ma più della metà non vengono ricoperti su indicazione della Commissione statale per le caste e le tribù registrate (scheduled castes e scheduled tribes): nell'ambito del servizio pubblico i posti non ricoperti arrivano all'80% e per i posti di lavoro nelle banche statali al 45%. Per contro il 70% delle funzioni più qualificate sono ricoperte dagli appartenenti alla casta più alta, quella dei Bramini, sebbene rappresentino solo il 5% della popolazione.


Vedi anche:
www.gfbv.it/3dossier/rom-it.htmlwww.gfbv.it/3dossier/errc-it.html
www.gfbv.it/3dossier/australit.htmlwww.gfbv.it/2c-stampa/2-00/6-12-it.html
www.gfbv.it/2c-stampa/2-00/28-11-it.htmlwww.gfbv.it/2c-stampa/01-3/010904it.html
www.gfbv.it/2c-stampa/01-3/010905it.html




Conferenza mondiale contro il razzismo, Durban (31.8.-7.9.01)
La Dichiarazione ONU contro il razzismo è la condizione necessaria per una reale protezione delle vittime del razzismo!

Bolzano/Göttingen/Durban, 5.9.2001

La dichiarazione conclusiva della Conferenza mondiale dell’ONU contro il razzismo è di grande importanza soprattutto per le minoranze ed i popoli più piccoli quali i Rom ed i Sinti in Europa: la dichiarazione costituisce una condizione preliminare per delle misure protettive. L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) ha ricordato che “il fallimento della conferenza a Durban comporterebbe per tutte le vittime del razzismo un terribile passo indietro che permetterebbe il perpetuarsi della discriminazione e dei soprusi a sfondo razziale.”

Fa piacere constatare che la bozza della dichiarazione contiene la condanna da parte degli Stati della discriminazione e della violenza perpetuata contro Sinti e Rom (nella bozza si parla di Rom/Zingari/Sinti/Viaggiatori). Altresì viene espressa la necessità di fissare delle misure protettive affinché questi gruppi possano godere di pari diritti. Nella bozza per il programma d’azione ci si appella agli stati perché elaborino insieme ai rappresentanti sinti e rom un programma per la cessazione della discriminazione e il rispetto dei diritti umani. Molto incoraggiante per le vittime in questione risulta inoltre l’appello contenuto nel programma d’azione e rivolto agli Stati e alle organizzazioni non governative, di contribuire alla creazione di una coscienza capace di riconoscere la discriminazione e l’odio per lo straniero di cui Sinti e Rom sono vittime. L’APM saluta inoltre la raccomandazione di considerare Sinti e Rom nell’elaborazione di progetti internazionali, e di sostenere il loro sviluppo economico, sociale e culturale.

I Rom del Kosovo dipendono in particolar modo dalla protezione internazionale e dalle misure protettive concrete attuate dalla comunità internazionale. Nella fase preliminare della conferenza di Durban, l’APM ha presentato un memorandum, nel quale si sottolinea la persecuzione razziale di cui sono vittime i Rom e gli Ashkali del Kosovo. Il memorandum chiede che venga prestata maggiore attenzione alla loro condizione: dopo la fine della guerra, oltre l’80% dei Rom e Ashkali originari del Kosovo sono stati cacciati dalle loro terre. Tuttora in Kosovo, i Rom e gli Ashkali corrono il costante pericolo di essere vittime di soprusi anche mortali. La portavoce dell’APM ha ricordato che questi due gruppi continuano a vivere in accampamenti che somigliano più a carceri, sorvegliati dai soldati della KFOR, che però non riescono a garantire loro la sicurezza. I Rom fuggiti dal Kosovo si sono spesso e volentieri dovuti scontrare con l’ignoranza e l’incomprensione della loro condizione e con la mancanza di rispetto. In Germania, p.es., essi sono “sopportati” e devono sottostare all’obbligo della residenza: non possono cioè muoversi liberamente. Si tratta di una norma che l’APM aveva già denunciato come violazione dei diritti umani in occasione della seduta della Commissione per i diritti umani dell’ONU nella primavera di quest'anno.


Vedi anche:
http://www.gfbv.it/3dossier/rom-it.htmlwww.gfbv.it/3dossier/errc-it.html
www.gfbv.it/3dossier/australit.htmlwww.gfbv.it/2c-stampa/2-00/6-12-it.html
www.gfbv.it/2c-stampa/2-00/28-11-it.htmlwww.gfbv.it/2c-stampa/01-3/010904it.html




Durban, 31 agosto: conferenza mondiale contro il razzismo
L'Associazione per i popoli minacciati si appella ai governi europei: una più efficace protezione delle minoranze contro le discriminazioni

Bolzano, 30.8.2001

Quando si parla di razzismo in genere si pensa a paesi e costumi lontani. Razzismo, questa l’opinione corrente, non riguarda gli stati europei. Esiste però molto razzismo in Europa, giornalmente ci sono diversi episodi di discriminazione, trattamento disumano, pregiudizi esercitati sia da parte di cittadini singoli, sia da parte degli organi dello stato. La mancanza di rispetto inizia spesso con il fatto che impiegati e forze di polizia danno del tu a gente con la pelle scura o che parla con un’accento straniero. Sono molti i politici che con la loro agitazione contro gente diversa contribuiscono all’aumento dei sentimenti razzisti e all’accettazione e approvazione delle discriminazioni e dei maltrattamenti nei loro confronti. Sono molti i politici che istigano all’odio contro gli stranieri e che indicano in loro un pericolo per la società, nella politica in genere i termini “extracomunitario” e “criminialitá” spesso vengono usati assieme. Criminale è in questo caso però la criminalizzazione, la creazione di pregiudizi, di odio contro altra gente.
Particolarmente vergognoso il razzismo lo è laddove si rivolge contro i profughi – contro persone che sono scappate dalla loro terra pur di salvare la propria vita e si trovano nuovamente di fronte al dispetto razzista. Attualmente sonoo esposti ad una forte discriminazione in Italia (Puglia) e in Germania i Rom e Ashkali dal Kosovo. Per la solo appartenenza etnica Rom, Ashkali ed altri vengono presi a sassate, cacciati dalle loro coase, maltrattati, violentati e umiliati. Nel Kosovo basta avere la pelle un po’ più scura per vivere in pericolo. Dei circa 150.000 appartenenti a queste minoranze oggi in Kosovo ne sono rimasti soltanto 10.000. Gli altri sono stati cacciati via. Circa 14.000 case di Rom, Ashkali e "Egiziani" sono state incendiate, 74 dei circa 314 villaggi di queste minoranze sono stati completamente distrutti. Responsabili di queste barbarie razziste sono estremisti albanesi, spesso appartenenti all'UCK o organizzazioni criminali da essa scaturite. La maggioranza della popolazione albanese tollera queste violenze, spesso addirittura le sostengono apertamente. Quando poi questa gente maltrattata arriva nei paesi dell’UE, vengono trattati come se i criminali fossero loro.

La persecuzione razzista dei Rom in Kosovo e la loro discriminazione nel loro esilio eurpeo saranno un argomento centrale negli interventi dei rappresentanti dell’Associazione per i popoli minacciati a Durban. Verrà inoltre accusata la repressione razzista degli Aborigini in Australia. La nostra ONG con stato consultivo presso l’ONU consegnerà dei memorandum su questi argomenti. (in tedesco www.gfbv.de/uno/durban/durban_1.htm, www.gfbv.de/uno/durban/roma.htm).

Vengono frequentemente discriminati anche gli appartenenti alle minoranze linguistiche in Europa, dove gli stati si presentano come modelli di civiltà. La lingua delle minoranze spesso è esclusa dall’applicazione pubblica (amministrazione, scuola, mass media), la cultura viene emarginata, gli appartenenti delle minoranze vengono spesso visti come un po’ arretrati, anche nei mass media vengono sempre di nuovo presentati folcloristicamente e con dispetto. Vengono spesso trattati con disprezzo, succede giornalmente che si imita con derisione l’accento, con il quale parlano la lingua della maggioranza. Quando poi si impegnano per i diritti della propria etnia, politici e mass media della maggioranza spesso scatenano un programma di calunnia. Si afferma che siano estremisti, agitatori. Anche questo è razzismo.

La lotta contro il razzismo deve iniziare a casa propria. Con la boria fariseica largamente diffusa in Europa difficilmente sarà possibile migliorare la situazione attuale.


Vedi anche:
www.gfbv.it/3dossier/rom-it.html
www.gfbv.it/3dossier/errc-it.html
http://www.gfbv.it/2c-stampa/2-00/6-12-it.html
www.gfbv.it/2c-stampa/2-00/28-11-it.html




I bambini di Timor Est sottratti alle loro famiglie devono essere riconsegnati!
Il 30 agosto a Timor Est ci saranno le elezioni per l’Assemblea Costituente, due anni dopo i gravi crimini connessi alle deportazioni attuate dall’Indonesia

Bolzano, Göttingen, 28.8.2001

Due dopo i gravi crimini contro l’umanità perpetuati a Timor Est dall’esercito indonesiano e da milizie pro-indonesiane, ci sono ancora almeno 176 bambini di Timor Est che contro la loro volontà vengono trattenuti in Indonesia. Il 30 agosto si celebra il secondo anniversario del referendum per l’indipendenza di Timor Est, che dal 1975 è occupata dall’Indonesia. Lo stesso giorno si svolgeranno anche le prime elezioni per l’Assemblea Costituente. In questa occasione, Ulrich Delius, referente per l’Asia dell’Associazione per i Popoli Minacciati si è rivolta martedì al governo indonesiano: “L’opinione pubblica non può restare indifferente di fronte al destino di questi bambini, che hanno subito profondi traumi. Bisogna finalmente riportarli ai propri genitori”. Anche José Ramos Horta, ministro degli Affari esteri di Timor Est e premio Nobel per la pace si è adoperato presso le Nazioni Unite per la liberazione dei bambini.
Almeno 130 bambini e adolescenti tra i 6 ed i 17 anni, che nell’estate 1999 sono stati costretti a fuggire insieme ai loro genitori verso Timor Ovest, sono stati portati sull’isola di Java dagli oppositori dell’indipendenza di Timor Est. Octavio Soares, nipote dell’ex-governatore indonesiano Abilio Soares, ha ottenuto il permesso dei genitori ad allontanare i ragazzi promettendo loro la possibilità di una buona formazione scolastica. Altri 46 bambini tra i 6 ed i 12 anni sono stati portati a Java solo nel giugno 2001. Abilio Soares è sotto processo per gravi crimini contro l'umanità.
Riporta Delius: I bambini non hanno mai ricevuto la formazione promessa. É stato loro proibito di restare in contatto con i genitori e già poche settimane dopo il loro arrivo a Java, le persone a cui erano affidati non potevano più pagare la sussistenza ai bambini: così ora vivono in orfanotrofi e in altre istituzioni della Chiesa Cattolica in Indonesia. Nonostante i molti appelli dei bambini e dei loro genitori, le autorità indonesiane non sono disposte a riunire le famiglie.
Al contrario, gli oppositori dell’indipendenza di Timor Est si oppongono con tutti i mezzi alla restituzione dei bambini. I mediatori delle Nazioni Unite sono stati minacciati di morte nel caso avessero rimpatriato i bambini senza l’autorizzazione delle persone a cui i bambini avrebbero dovuto essere affidati. Quando nel luglio 2001 i collaboratori delle Nazioni Unite tentarono di riportare a casa 12 bambini si giunse a uno degli episodi più drammatici di tutta la vicenda: per evitare il ritorno a casa dei bambini, il 17 luglio Soares fece rapire i bambini dall’orfanotrofio in cui vivevano.

Vedi anche
Diritti umani per Timor Est: pretese e realtà della politica europea:
www.gfbv.it/3dossier/timorest.html




Censimento in Sudtirolo
Evitiamo l'egocentrismo: pensiamo a tutte le minoranze, non solo alle proprie!

Bolzano, 24.8.2001

Riguardo al censimento previsto per quest'anno, la proposta di AN di censire solo i “non-italiani” ha creato molto scalpore. Chi non si dichiara, dovrebbe essere considerato automaticamente italiano.
La proposta di AN si è scontrata con un ampio rifiuto e, ancor di più, con un forte sconcerto. A guardare bene però, questa proposta assomiglia molto a ciò che nella cosiddetta patria d’origine, l’Austria, viene messo in atto con il nome di “Constatazione delle minoranze”. Nessuno ha mai pensato di protestare contro la “Constatazione delle minoranze” che viene usata proprio con il fine di mantenere basse le cifre degli appartenenti alle minoranze in Austria.
Quei politici, che tanto si scandalizzano di fronte alla proposta di Alleanza Nazionale, dovrebbero dimostrare lo stesso impegno quando si tratta di prendere posizione circa la legge sulle minoranze in Austria. Ma se si tratta delle incombenze della tutela delle minoranze in Austria si preferisce tacere: quando il nazionalismo parla tedesco non crea molto fastidio, e si preferisce non vedere che il comportamento dell’Austria con le proprie minoranze corrisponde grosso modo a ciò che AN propone per l’Alto Adige.
Chiedere per sé stessi è un qualcosa che fanno tutti, ma ciò non ha niente a che fare con la tutela delle minoranze. L’APM chiede perciò ai nostri politici provinciali che si pronuncino anche contro il nazionalismo della politica per le minoranze in Austria.




Colombia: una vittoria importante!
La OXY abbandona le perforazioni sul territorio U'wa!

Bolzano, 6.8.2001

Agli Uomini e Donne che lottano per un mondo più giusto, alle sorelle ed ai fratelli che credono che questo mondo possa essere cambiato, ai compagni ed alle compagne che hanno perso la vita per regalare la speranza in una vita migliore, a coloro che hanno avuto fiducia e pregato per il bene comune, a tutti quelli che sono stati scettici e che non hanno ancora liberato il loro cuore, agli imperatori del regno del male che mai avrebbero potuto immaginare una simile ribellione, ai figli che verranno per i quali stiamo combattendo affinchè possano ereditare un Terra viva e luminosa, all'Umanità che cerca Dignità e Pace

Il comitato di Appoggio e Solidarietà con il Popolo U’WA, in una recente dichiarazione ha salutato la vittoria riportata dall'intero movimento a favore di questo piccolo popolo della Colombia: infatti la Oxy, una delle "sette sorelle" abbandonerà le perforazioni in territorio U'wa.

L’immensa capacità dei Werjayà (anziani) di amare la Madre Terra, unita alla loro forza spirituale, ha fatto “scomparire” il Sangue della Terra (petrolio) dal Cuore del Mondo. La multinazionale petrolifera statunitense OXY ha così dovuto abbandonare la perforazioni sul pozzo Gibraltar I, nel territorio ancestrale U’WA.

La OXY intrattiene attività di estrazione petrolifera in vari stati latinoamericani, tra i quali anche l’Ecuador. È conosciuta per non rispettare i minimi standard ambientali ed i più fondamentali diritti umani. Dall’inizio delle sue attività di esplorazione ed estrazione a metà degli anni 90 la violenza ha subito un drastico aumento in territorio U’WA. Le attività dell'esercito regolare, della guerriglia FARC e dei gruppi paramilitari si sono intensificate. Il governo in più occasioni ha preso decisioni contro i popoli indigeni e contro la stessa costituzione colombiana. Hanno fatto scalpore le uccisioni di bambini U’WA, che semplicemente non volevano lasciare le loro case, e l’assassinio di tre ecologisti americani, che con anima e corpo lottavano per la causa degli U’WA. Gli stessi membri delle commissioni mandate in territorio dalla Federazione dei Verdi Italiani sono stati minacciati di morte.

Il Cuore del Mondo ed i suoi ultimi guardiani sono per ora salvi. La Madre Terra può continuare a dare i suoi frutti. Ora è lecito esultare, però la lotta per la vita continua. In altre località, con altri popoli, contro gli stessi problemi. Ma anche il territorio U’WA continua ad essere minacciato: nel blocco “Capachos 1” dall’impresa petrolifera spagnola Repsol. Oltre agli U’WA anche i popoli Macarieros e Puyeros di etnia Sikuani sono minacciati da questo progetto.
A ottobre gli U'wa saranno ancora in Italia in occasione della Marcia della Pace di Assisi. In seguito realizzeremo nel Territorio Sacro U’WA il Primo Tribunale Indigeno, emblema della Dignità Umana, per consentire a tutti i popoli Nativi di avere uno strumento di lotta politico e giuridico.

Di seguito il comunicato stampa ufficiale dell'ASOU'WA, Associazione delle Autorità tradizionali U’WA:

ASOCIACION DE AUTORIDADES TRADICIONALES U'WA
DECRETO No. 1088 DE 1.993

GIBRALTAR 1, TRIUNFO CULTURAL
LOS U'WA SEGUIREMOS DEFENDIENDO A NUESTRA MADRE TIERRA
EL KERA CHIKARA = TERRITORIO SAGRADO

Cubarà, julio 31 de 2001

Recentemente la Empresa Multinacional Estadunidense de Petrolero Occidental de Colombia OXY, reconociò publicamente los resultados desalentadores frente a la expectativa de la bonanza petrolera de Gibraltar 1, en Territorio Sagrado U'wa.

Para los U'wa luego de hacer un estudio minucioso de nuestro origen de nuestra historia y de la flagrante violacion de nuestras leyes mayores, de los derechos fundamentales consagrados en la Constitucion Politica de 1991 y la leyes internacionales, por parte del Estado Colombiano y de la Oxy, meses antes conociamos esta noticia lo cual nos tranquilizò y nuestra noble actitud fue retiramos de la protesta pacifica para continuar con nuestros ayuno sagrados de purificacion y meditacion. Para nuestras maximas autoridades tradicionales WERJAYAS sostenedores de los mojones del Corazon del Mundo, es una batalla que se gana, pero la guerra del conocimiento por defender la vida de la madre Tierra y de nuestros hermanos Riowa continua, porquè el Territorio U'wa no solo es Gibraltar 1, nuestro territorio es mas extenso tiene espacio geografico en cinco departamentos de Colombia ( Casanare, Aruaca, Boyaca, Santander y Norte de Santander y parte del territorio venezuelano, hoy territorio del Estado de Merida).

Decimos que es solo una batalla y nos esperan mucho mas, pues hoy, el territorio Sagrado U'wa sigue amenazado con el proyecto de exploracion petrolera BLOQUE CAPACHOS 1 PETROLEO ESPANOLA REPSOL EXPLORACION COLOMBIA S.A. En el desarrollo de este proyecto se estan afectando los resguardos indigenas de Angostura de la etnia U'wa, Macarieros y Puyeros de la etnia Sikuani que de por si ya sido destruida en su mayor parte con el PROYECTO DE EXPLOTACION PETROLERA DE CANO LIMON EN ARAUCA que adelanta la Oxy.

Los tramites administrativos del BLOQUE CAPACHOS 1 por parte del Gobierno Nacional en cabeza del Ministerio del Medio Ambiente y el Ministerio del Interior, a traves de la Direccion General de Asuntos Indigenas se adelantò a escondidas desconociendose el proceso de consulta y concertacion con el Pueblo U'wa y Sikuani, quienes somos los directos afectado con este proyecto. Es el mismo proceso oscuro y enganoso que se adelantò para Gibraltar 1. Frente a este echo los U'wa informaremos a nuestras maximas autoridades para tomar decisiones de como actuar material y espiritualmente para contrastar este proyecto.

La sabiduria heredada de nuestros ancestros y la cominicacion espiritual con el padre eterno SIRA que hoy gelosamente conservamos y practicamos nos permiten reafirmar nuestra vision y mision cultural que estamos obligados a defender con dignidad. EL RESPETO POR LA VIDA DE LA MADRE TIERRA Y TODO LO QUE EXISTE SOBRE ELLA.

Tambien es bueno decir que en esta primera defensa nos acompano irrestrictamente los sectores sociales del Departamento de Arauca, Cubarà-Boyacà; Toledo- Norte de Santander, los hermanos indigenas de Colombia y todos los colombianos que sintieron y observaron impotentes las agresiones fisicas y verbales a la que fuimos sometidos por buscar el respeto de nuestro derechos sagrados. La sangre derramada de los tres indigenistas norteamericanos, la perdida de nuestros ninos U'wa en los desalojos violentos, las humiliaciones de la fuerza publica, el llanto de los ninos, ninas y ancianos U'wa en las movilizaciones pacificas, el reto por contrastar las agreciones del Estado y de la Oxy no quedaran impune, serà un recuerdo con sabor amargo y dulce que quedan en la mente de los que partecipamos directa e inderectamente en los momentos mas dificiles de este proceso. el espiritu vigilante y celoso de nuestros martires nos fortalece para reafirmar el proceso de defensa de nuestros Derechos Historico Patrimoniales Milenarios. Asimismo es de resaltar el apoyo internacional con quienes hemos contado con la solidaidad moral, etica, espiritual y economica para resistir frente a la invasion de nuestros espacios sagrados.

Invitamos a todos nuestros amigos de Colombia y del Mundo a continuar solidarizandosen con el Pueblo U'wa en esta segunda tapa de resistencia contra las petroleras y el Estado que estan desconociendo nuestros derechos territoriales y culturales. Los U'wa siempre hemos respectado lo ajeno, pero el gobierno colombianoel inmediato sancamiento del Resguardo Unido U'wa.

Las culturas con principio no tienen precio

AUTORIDADES TRADICIONALES U'WA

Roberto Perez Gutierrez
Presidente Cabildo Mayor

SOMOS LOS HIJOS DE LA TIERRA, AYUDANOS A DEFENDERLA

Vedi anche www.gfbv.it/2c-stampa/01-2/010627it.html




Tre cooperanti tedeschi che si trovavano in un insediamento indigeno nel dipartimento colombiano Cauca sono stati rapiti dalla guerriglia delle FARC!
Il rapporto della guerriglia con le comunità indigene della Colombia

Bolzano, Göttingen, 23.7.2001

La regione Silvia, nella quale si trovavano i tre cooperanti tedeschi rapiti fa parte del dipartimento Cauca situato in una regione montana, “Tierradentro”, tuttora difficilmente raggiungibile. Già negli anni ’60 questa regione è stata luogo di scontri tra gli indigeni ed i grandi proprietari terrieri per questioni di proprietà terriera. Questa conflitto “classico” ha fornito al movimento guerrigliero FARC il motivo per estendere le proprie attività a questa regione, geograficamente interessante anche per la stessa guerriglia. Negli anni ’70 e ’80 si sono poi aggiunte altre formazioni guerigliere, in modo che nel dipartimento di Cauca ogni frazione guerrigliera è ed è stata presente con almeno un gruppo.
Nonostante i genocidi dei secoli scorsi e nonostante le continue violazioni e violenze, gli indigeni del Cauca continuano a sostenere la lotta non armata: sottolineano il fatto di voler raggiungere le loro mete utilizzando unicamente mezzi politici. Ciononostante la loro situazione è drammaticamente peggiorata negli scorsi 3 decenni: la guerra tra la guerriglia e le forze governative minaccia di sopprimere completamente le comunità indigene.

L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) non si è limitata solo a chiedere al governo colombiano di proteggere i popoli indigeni colombiani, ma in molte lettere aperte e conferenze stampa ha anche accusato i crimini della FARC commessi contro gli indigeni. L’ultima di queste proteste risale a giungo 2001 quando un importante rappresentante degli Indigeni del Cauca, Cristobal Secue, è stato assassinato.

Le origine della FARC risalgono al 1954 quando si trattava di un movimento di ribellione contadino. Nel corso degli anni il movimento si è allontanato molto da coloro per i quali sostiene di lottare. Le comunità indigene protestano ormai apertamente contro i metodi sempre più brutali della guerriglia, le cui rappresaglie riguardano anche le comunità indigene (assassini di leader e rappresentanti delle comunità) e la quale recluta con la forza anche minorenni. I comandanti locali della FARC non rispettano l’autonomia delle comunità indigene, proibiscono e/o impediscono, nelle loro zone operative, le riunioni delle stesse comunità, non rispettano le indicazioni dei sindaci indigeni (gobernador) e dei consigli di comunità (cabildo) e limitano infine, per motivi tattico-militari, la libertà di movimento delle persone. Ci sono giorni in cui agli indigeni non è nemmeno permesso andare a lavorare i propri campi. La guerriglia confisca alimentari e medicinali e negli scorsi anni ha addirittura impedito le iniziative e le azioni politiche degli indigeni. Agli indigeni inoltre non era permesso occupare della terra poiché la FARC temeva la perdita delle tangenti ricevute con il ricatto dai grandi proprietari terrieri. Gli indigeni soffrono infine anche gravi danni economici: il mercato di artigianato indigeno, nel passato tanto attrattivo per i turisti, è crollato completamente.

A partire dal 1980 il CRIC (Consejo Regional Indígena del Cauca), l’organizzazione che raggruppa gli indigeni del Cauca, ha tentato ripetutamente di stilare un accordo di massima con i comandanti della FARC sul rispetto dei diritti di autonomia degli indigeni. Il documento finale della riunione dei Cabildos di Vitoncó del 1984 parla per la prima volta apertamente del conflitto d’interesse tra gli indigeni e la guerriglia della FARC, in particolar modo con il 6. fronte del movimento. Tutti i congressi successivi degli indigeni del dipartimento hanno reiterato la propria autonomia rispetto alle parti armate, ma tutti gli accordi siglati sono stati rotti tante volte quante sono stati presi. Per integrare le contrattazioni di pace tra il governo colombiano e la FARC a El Caguán nel 1999, il CRIC propose il progetto di un territorio smilitarizzato, all’interno del quale la società civile avrebbe potuto discutere circa forme pacifiche di cambiamento e circa le strutture civili che la futura società colombiana avrebbe voluto darsi. A tale scopo il CRIC mise a disposizione la riserva di “La Maria”, nelle vicinanze della cittadina Piendamó, situata a sua volta lungo la Panamericana che collega Cali e Popayán.

Dati e fatti: In Colombia vi sono circa 700.000 indigeni (pari al 2% della popolazione), suddivisi in 84 popoli con 64 lingue. Vivono in 27 dipartimenti su 32. Nelle regioni pre-amazzoniche e della selva vivono 56 popoli indigeni. I dipartimenti con la maggiore quota di appartenenti ai popoli indigeni sono La Guajira, Nariño e Cauca, mentre la maggiore concentrazione percentuale di indigeni si trova nei dipartimenti Guainía (98,7%), Vichada (90,5%), La Guajira (37,8%) e l’Amazzonia (30,3%).

Nel dipartimento Cauca (circa 1 milioni di abitanti di cui tra i 150.000 ed i 200.000 appartenenti alle comunità indigene) vi sono municipi, in cui gli indigeni costituiscono la maggioranza; così ad esempio a Jambaló, Belalcázar, Toribío, Puracé e Totoró. Nelle regioni montane del Cauca, nel “Tierradentro”, la percentuale di abitanti indigeni raggiunge addirittura il 98%. Nella regione di Silvia vivono soprattutto Páeces (essi stessi si chimano Nasa) e Guambianos. Anche l’attuale governatore del Cauca, Floro Tunubalá, è un indigeno Guambiano.


Vedi anche www.gfbv.it/2c-stampa/01-2/010627it.htm




Colombia:
i popoli indigeni chiedono lo stazionamento dei caschi blu dell'ONU!

Bolzano, Göttingen, 3.7.2001

L’organizzazione nazionale degli indigeni della Colombia ONIC (Organización Nacional Indigena de Colombia) ha dichiarato di essere favorevole allo stazionamento dei caschi blu dell’ONU sul proprio territorio. L’ONIC ha dichiarato all’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) di non nutrire più nessuna speranza sul fatto che le comunità indigene possano ottenere protezione dalle forze dell’ordine nazionali. Solo nella scorsa settimana tre rappresentanti degli indigeni colombiani sono stati uccisi dai paramilitari e dalla guerriglia della FARC.
In questi giorni l’APM ha chiesto inutilmente al presidente colombiano di far intervenire con decisione le istituzioni statali. “Apparentemente il governo non ha nessun interesse a proteggere gli indigeni dalle pesanti violazioni dei diritti umani a cui sono sottoposti”, ha criticato Theodor Rathgeber, esperto dell’APM per le questioni indigene. “Per lo svolgimento della Coppa America, il presidente Pastrana ha voluto assicurare tutte le immaginabili misure di sicurezza. Invece per un rappresentante degli Embera, portato via con la forza una settimana fa e finora scomparso, il governo non ha mostrato nessun interesse. Se n’è interessata invece un’organizzazione canadese che ha promesso 10.000 dollari a chi potesse dare notizie sul luogo in cui si trova il rappresentante Embera.”

In Colombia vivono circa 700.000 indigeni. Essi si trovano ogni giorno più nel fuoco incrociato dell’esercito, delle bande paramilitari e della guerriglia delle FARC. Negli scorsi 15 anni, 600 rappresentanti degli indigeni sono stati uccisi da tutte le parti armate in conflitto.

Vedi anche www.gfbv.it/2c-stampa/01-2/010627it.html




Lettera aperta alla Fondazione Alexander Langer e ai partecipanti del Festival "euromediterranea"
Euromediterranea:
Un sostegno a profughi e vittime di tutte le guerre!

Bolzano, 29.6.2001

Gentili signore, gentili signori,
care amiche, cari amici,
Prendiamo il festival come occasione per chiedere solidarietà per i rifugiati. È inutile ricordare che sulle coste italiane giornalmente arrivano rifugiati. È superfluo indicare che un gran numero di rifugiati annegano nell’Adriatico ed in altri mari. Altresì è risaputo che molti rifugiati attraversando il Sudtirolo e Bolzano cercano una via di fuga. Per i casi sociali la giunta provinciale costruisce “Alloggi comunitari per lavoratori”, per i profughi, chissà per quali cause, si muove molto meno.
Exodus – dai paesi vicini sempre più cercano di entrare nell’UE, un’unione che sembra sempre più una fortezza. Qui l’appello ai partecipanti al festival di fare pressione sull’UE:
L’Associazione per i Popoli Minacciati ha già sollecitato il Presidente della Commissione Europea Romano Prodi di rendere dipendente il programmato accordo di avvicinamento con l’Algeria da un miglioramento della situazione dei diritti umani. Viste le continue manifestazioni di massa dei Masiri (Berberi della Cabilia) l’UE non può ignorare il rifiuto di fondamentali diritti umani. Per questo motivo vi chiediamo di sostenere la nostra causa per i Masiri e gli algerini democratici con una risoluzione a Prodi. (www.gfbv.it/3dossier/masiri/masiri.html - www.gfbv.it/2c-stampa/98/masiri.html)
L’Associazione per i Popoli Minacciati ultimamente ha spesso criticato i tentativi di evitare il ritorno di profughi in Croazia, nelle parti “croate” e “serbe” della Bosnia e nel Kosovo. Le aree “etnicamente pulite” sembrano essere chiuse ai profughi. Sollecitate con una risoluzione l’UE affinchè termini la pulizia etnica. I profughi devono poter ritornare alle loro case. L’UE dovrebbe finalmente occuparsi di far sciogliere gli organi puramente croati perché essi vengano sostituiti da parlamenti comunitari multietnici nella cosiddetta parte croata della Bosnia. La Croazia, dichiarato stato favorevole all’UE, deve separarsi dalla sua politica apartheid di sangue e terra in Bosnia. Purtroppo nelle aree multilingui della Croazia (Slavonia est e Craina) nelle ultime elezioni ha vinto la "Comunità Democratica Croata", HDZ, estremamente nazionalista. L’HDZ e suoi alleati nella polizia rendono il ritorno di profughi serbi molto difficile. (www.gfbv.it/3dossier/bosnia/indexbih.html - www.gfbv.it/2c-stampa/01-2/010517it.html)
L’APM ricorda ai partecipanti del festival che la situazione dei diritti umani nel Kosovo è precipitata drasticamente. I nazionalisti dell'UCK maltrattano appartenenti alle minoranze Serbe e Rom ed anche moderati politici albanesi del Kosovo. La caccia alle minoranze nel Kosovo è un fenomeno quotidiano. Dov'è la KFOR? Dove l’impegno per i diritti umani dell’UE? Tematizzate nuovamente il Kosovo. Il Kosovo non può essere lasciato ai nazionalisti dell’UCK. (www.gfbv.it/3dossier/rom-it.html)
Un anno fa la guerra russa in Cecenia è stata un tema del festival. La guerra ora non trova più spazio nei titoli di nessun giornale. È un dato di fatto che la guerra contro la popolazione civile continui. L’APM poco tempo fa ha presentato un memorandum di dieci pagine riguardante i crimini contro l’umanità perpetuati in Cecenia. Nel frattempo l’oscuro sospetto sembra confermarsi che soldati russi uccidano giovani ceceni per il commercio di organi. Nel memorandum testimoni russi e ceceni confermano questi sospetti. Fate in modo che la guerra dimenticata in Cecenia venga nuovamente portata all'attenzione del pubblico. (www.gfbv.it/3dossier/cecen-it.html)
La causa di un Tribunale dell'Ambiente dell’ONU viene portata avanti da organizzazioni indigene già da parecchio tempo. Spesso popoli indigeni sono le vittime dell'odierno neoliberismo e colonialismo delle risorse naturali. Lo sfruttamento forzato del suolo provoca danni ambientali, i quali colpiscono i popoli indigeni. Essi continuano ad appellarsi all’UE ed ai suoi membri perche si ratifichi la convenzione dell’ILO numero 169 per la protezione dei popoli indigeni. In questo documento si trovano anche questioni ambientali. Chiediamo alla Fondazione Alexander Langer ed ai partecipanti del festival di impegnarsi per la ratificazione della convenzione ILO 169. (www.gfbv.it/3dossier/ilo169-it.html)
Per l’APM Sudtirolo - Hugo Senoner

Il sito della Fondazione con il programma completo:
www.alexanderlanger.org/ita/seminario2001.html