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CONTRIBUTO ALLA DISCUSSIONE
BOZZA - 20 novembre 2002
Il contesto: globalizzazione, movimenti, politica
Il tema della partecipazione tratta di qualcosa strettamente legato a due questioni generali, con le quali abbiamo a che fare nella nostra vita politica: la globalizzazione e i movimenti sociali. Le dinamiche della globalizzazione neoliberista hanno infatti contribuito (non da sole) alla crisi della rappresentanza istituzionale che ha investito le assemblee elettive e il loro rapporto con la società. Una crisi accentuata da quei vincoli internazionali determinati da accordi, trattati, impegni presi dagli esecutivi senza una discussione nel Paese e dettati dalla logica della competitività tra territori, regioni e macro regioni.
Allo stesso tempo l'insorgere di movimenti che alla globalizzazione neoliberista si oppongono in ogni parte del pianeta e, conseguentemente, la relazione tra queste forze, aree, partiti, associazioni, sindacati, ha fatto tornare l'esigenza di un'effettiva partecipazione e gestione della cosa pubblica. Un percorso che ha vissuto momenti entusiasmanti e di grande impatto dal punto di vista dell'elaborazione culturale e politica prima a Porto Alegre e poi a Firenze. Entrambe sono state occasioni di grande partecipazione e di stimolo alle istituzioni perché avviino nuove forme di coinvolgimento della cittadinanza nei processi decisionali. L'esperienza di Porto Alegre e del bilancio partecipativo è poi diventata un simbolo per tutti i movimenti.
Per venire all'Italia, è anche a partire da quelle soggettività che scoprono la voglia di partecipare, che cominciano a porsi problemi nuovi, che si possono innescare meccanismi di partecipazione attiva alle scelte amministrative. Questo è tanto più vero se consideriamo che la maggior parte di queste realtà nascono ed operano a livello locale, perché è proprio in tale dimensione che possono individuare tematiche che le riguardano ed istituzioni con cui sia più facile interloquire e sulle cui scelte si possa incidere meglio. Si pensi, a titolo di esempio, alle campagne sui Comuni no Ogm, o a quella sulle banche armate.
Il livello locale
La scelta di partire dagli enti locali è dettata dalla ricerca di un risultato tangibile. L'esempio delle campagne di cui sopra è emblematico: toccano questioni assolutamente politiche, globali e generali (la tutela dell'ambiente e della salute, il modello di sviluppo, il commercio mondiale di armi, i conflitti internazionali e il ruolo giocato dalle banche nel concedere credito e partecipare a questo giro), eppure vengono spese sul terreno locale, forse proprio perché è a quel livello che si riconosce la possibilità di ottenere un risultato visibile, si può mobilitare e sensibilizzare l'opinione pubblica. A partire dal livello locale, poi, è possibile costruire reti, relazioni, sul terreno nazionale e internazionale, ma deve iniziare sotto casa, dalle associazioni di base, i comitati di quartiere, i gruppi di cittadini.
Per questo è necessario sviluppare il concetto delle microcittà come arcipelago di isole in rete, connesse tra loro, capaci di favorire maggiormente la condivisione delle scelte, la ricerca della qualità, la partecipazione delle comunità locali. Per ognuna di queste microcittà sarà necessario sviluppare azioni simili (per finalità, contenuti, approccio) ma differenti (per metodologie, comunicazione, intensità), che poi dovranno integrarsi e costruire un quadro armonico e organico sull'intero territorio cittadino. In questo modo saranno raccolte le esigenze di chi conosce il territorio evitando il rischio di frammentazione e incoerenza nelle scelte. E l'idea di microcittà aiuterà anche ad andare incontro ad alcuni problemi strutturali e gravi di Roma, come quello del traffico motorizzato. Lavorando su queste isole cittadine, infatti, rilevando i bisogni locali, i servizi mancanti, le strutture insufficienti, si potrà ridurre il bisogno di spostarsi da una zona all'altra della città e dunque di utilizzare le automobili nella quotidianità. Allo stesso fine condurrà un'estensione e moltiplicazione delle isole pedonali.
La sfida della partecipazione
Se non vi è partecipazione la democrazia perde una delle sue gambe. Non solo: una partecipazione efficace può anche arginare i limiti stessi della democrazia, che, nell'era del nuovo populismo, rischia sempre più di tradursi in semplice governo delle maggioranze e di relegare le esigenze delle minoranze in fondo alla lista delle priorità.
E al tema della partecipazione critica - perché libera, autonoma, intraprendente - si lega in modo sempre più stretto quello della informazione, concetto a cui occorre restituire dignità. Esiste, infatti, una connessione stretta e bilaterale tra informazione (corretta) e partecipazione (effettiva). La partecipazione, se costruita su una corretta informazione, depotenzia la cultura della delega.
L'elezione diretta del sindaco, le nuove leggi che si sono sovrapposte negli ultimi anni in tema di governo locale, sembrano invece orientarsi verso un meccanismo di riduzione dei centri decisionali. Pertanto negli statuti comunali va codificato il nesso fra corretta informazione e effettiva partecipazione. Dall'altro lato, va costruito un contrappeso democratico che abbia origini in basso e che riduca i rischi di un potere che si concentri su se stesso alimentandosi in modo auto-referenziale.
Le riflessioni che presentiamo qui di seguito, in particolare nella parte relativa al regolamento della partecipazione per il Piano Regolatore Generale, vanno nella direzione di offrire un modello di intervento che possa applicarsi in ogni momento decisionale. Più in generale da queste riflessioni scaturisce un nuovo modello - partecipato - di rapporti tra le istituzioni e i cittadini.
Partecipazione di tutti
I soggetti consultati possono essere tutti gli abitanti della città, gruppi, associazioni. E qui si incontra un primo rischio e una prima potenzialità. Coinvolgere le associazioni e le strutture organizzate che lavorano nei territori è una chance nel senso che facilita l'avvio del meccanismo, trova contesti già dinamici e pronti a partecipare; ma non bisogna sottovalutare la possibilità di un coinvolgimento escludente, che include un pezzetto della società, lo prende per il tutto e tiene fuori chi non si era già organizzato.
Dunque occorre evitare di cadere nella trappola della concertazione, di una sorta di lobby locale. La partecipazione invece deve essere effettiva, di tutti, vero strumento di inclusione e contro ogni esclusione. E per questo occorre anche valutare con attenzione quali sono le diverse "categorie" di cittadini da coinvolgere in ogni zona della città: i residenti anziani, quelli più giovani, i prossimi venturi (a seguito di nuovi insediamenti), quelli di passaggio (studenti, lavoratori stagionali), i migranti, i nomadi.
Partecipare dal basso
Ci piace parlare di una partecipazione dal basso. Ma come la si costruisce? Come si stimola il cittadino a coinvolgersi, senza peraltro incorrere nei rischi di esclusione dei meno solerti?
Qui la partita è complessa. La nostra idea è che in questa fase il compito principale spetti all'Amministrazione Comunale, che deve riuscire contemporaneamente ad aprirsi al territorio senza però schiacciare con la sua macchina burocratica l'intraprendenza, la progettualità, la creatività dei cittadini. Per arrivare a questo occorre che l'amministrazione comunale scopra di poter essere allo stesso tempo presente e leggera, comunicativa e ricettiva, determinata e duttile.
Solo così il cittadino può ritrovare fiducia nei confronti delle istituzioni, far crescere il proprio coinvolgimento, diventare attore della partecipazione. Il risultato finale deve essere una partecipazione diffusa sul territorio che si realizza a prescindere dagli input mandati dall'Amministrazione Comunale.
Una cultura della partecipazione
Ma la vera sfida per l'ente pubblico è sviluppare una cultura della partecipazione al proprio interno, dagli impiegati ai dirigenti fino ai rappresentanti politici e a chi governa. Questa cultura deve essere costruita su tre assi: la trasparenza, il dialogo, l'efficienza.
La trasparenza verso i cittadini deve essere piena e deve includere un'informazione tempestiva sui progetti, sugli investimenti, sull'uso dei fondi comunali.
Per dialogo intendiamo innanzi tutto la capacità di ascoltare il cittadino, di registrare le istanze del territorio, di sistematizzare questo patrimonio di informazioni all'interno della macchina comunale.
L'efficienza è importante perché sottintende un uso appropriato delle risorse, senza sprechi e con adeguata programmazione.
Si tratta di obiettivi, è evidente, che da tempo - con risultati altalenanti - vengono posti alla pubblica amministrazione per migliorarne il funzionamento, a prescindere da ogni riferimento alla partecipazione dei cittadini. Ciò che crediamo vada ribadito è un approccio in base al quale non soltanto il verificarsi di queste condizioni aiuta la crescita della partecipazione ma - soprattutto - che è quest'ultima ad aiutare la pubblica amministrazione ad andare verso questi requisiti, altrimenti molto difficili da raggiungere in un sistema che resti "chiuso". Occorre dunque investire in formazione per preparare i dipendenti dell'amministrazione comunale e dei municipi a questo cambiamento.
Certamente, poi, va tenuto conto che la cultura della partecipazione va appropriatamente costruita anche tra i cittadini. E' necessario che si saltino a piè pari tutte le tentazioni demagogiche e che i politici si assumano subito la responsabilità di esplicitare una sorta di Patto Partecipativo con la cittadinanza, che specifichi regole, condizioni e requisiti per la partecipazione. Deve essere chiaro, infatti, che resta (o dovrebbe restare) la politica, rappresentativa dei voti dei cittadini, il baluardo a tutela delle minoranze, degli interessi generali, di quelli di più lungo periodo e dei conflitti tra generazioni. Questo anche per evitare che in un incompleto percorso verso la partecipazione si affermino tentazioni egoistiche e la tendenza ad allontanare da sé le cose scomode senza curarsi se vengono accollate ad altri. Anche sul fronte dei cittadini, dunque, così come per chi lavora nella pubblica amministrazione, occorre prevedere momenti formativi, di educazione e confronto sulla partecipazione ed essi stessi dovranno essere partecipati, perché su un tema così complesso nessuno può calare dall'alto la metodologia corretta in assoluto.
Comunicare e organizzare la partecipazione
Cosa comunicare e a chi? Come coinvolgere, come far partecipare alle decisioni, sono tutti elementi di cui avere costantemente coscienza: valutare quali strumenti di comunicazione e coinvolgimento usare, verificarne l'efficacia è determinante per la riuscita di questo esperimento.
Gli strumenti che consentono di mettere in pratica queste modalità della partecipazione sono:
1. distribuzione materiale informativo: messa in rete di materiale, promozione attraverso i media (a seconda di "a quanti", "a chi", ecc. si adottano soluzioni diverse). Sui media in particolare occorre precisare che questi possono essere strumento di convocazione e divulgazione ma non di partecipazione;
2. sportelli informativi, consigli comunali e circoscrizionali aperti, incontri a tema (con tutti e con associazioni, ecc. a seconda del tema), luoghi appositi di esposizione e spiegazione, siti web interattivi e altre tecnologie;
3. raccolta aperta di proposte, ascolto su proposte dall'alto: questionari, interviste, campioni, categorie specifiche.
Ovviamente, accanto alle forme comunicative, per una efficace (ed efficiente) partecipazione occorre anche tenere conto delle diverse modalità esistenti di rapporto tra istituzioni e cittadini:
- informazione bidirezionale, ossia dall'autorità verso la cittadinanza o suoi segmenti, dalla cittadinanza o suoi segmenti verso l'autorità;
- consultazione periodica e costante, attraverso riunioni, assemblee, referendum consultivi locali ecc., generalmente su questioni già largamente definite sulle quali si pongono problemi specifici o si possono individuare (e scegliere con la cittadinanza) soluzioni alternative;
- collaborazione e coinvolgimento attivo, con l'autorità che si fa promotrice del coinvolgimento degli attori locali e dei cittadini, li rende partecipi nel processo di progettazione e non solo nel momento decisionale e con i comitati, le associazioni, i cittadini che si mobilitano non solo per ottenere o chiedere l'intervento X, ma si applicano all'individuazione di soluzioni e stimolano la partnership dell'autorità locale.
- autoprogettazione, autoproduzione, autogestione, come impegno dei comitati e dei cittadini a progettare, attuare, farsi carico di proposte dirette a chiedere eventuali collaborazioni, autorizzazioni, contributi.
I nodi da sciogliere della partecipazione
Per fare tutto questo occorrono passaggi tecnici, culturali ed organizzativi.
Tra i principali problemi vi sono quelli legati alla normativa e ai rapporti con altre istituzioni coinvolte sui temi che si è deciso di far passare per strumenti nuovi di partecipazione.
C'è poi il problema culturale e cioè il ragionamento da fare sulle forme del coinvolgimento, sulla loro efficacia relativamente all'obbiettivo che si prefiggono, al soggetto che si coinvolge. In questo senso, le esperienze già esistenti devono essere valorizzate e prese come punto di partenza (nel bene e nel male) per il lavoro da realizzare sul territorio presso la cittadinanza.
Un altro nodo è come raccogliere il frutto della partecipazione e cioè che quanto viene deciso nelle nuove sedi sia poi effettivamente realizzato? Occorre in particolare lavorare sulla capacità delle istituzioni di coinvolgere e non illudere, promuovere partecipazione e spiegare che partecipare non significa che le cose si fanno come la somma delle volontà di ciascuno.
Anche i tempi della partecipazione e della realizzazione delle cose su cui la cittadinanza partecipa non sono indifferenti per far vincere la strategia della partecipazione.
Infine i costi dell'operazione. Sono una variabile cruciale perché tutte le esperienze di successo mostrano che ricostituire un tessuto sociale e civico richiede investimenti consistenti. Su questo ci sarà un impegno diretto a ottenere adeguata copertura economica, nella consapevolezza che il costo finanziario sarà più che compensato dal beneficio sociale e ambientale.
Progetti e iniziative in corso
Questo Assessorato ha lavorato e continua a lavorare su alcuni ambiti specifici in cui la partecipazione rappresenta allo stesso tempo strumento e finalità:
- i contratti di quartiere, programmi innovativi di recupero urbano, costituiscono il fronte principale su cui stiamo sperimentando azioni di partecipazione diretta dei cittadini, sin dalla fase della progettazione (vedi appendice);
- i laboratori di quartiere, nati con la precedente Giunta, hanno rappresentato un primo tentativo di coinvolgere le associazioni, i comitati e i gruppi di cittadini nella progettazione e realizzazione di interventi urbanistici. Al di là dei risultati raggiunti, la trasformazione dei laboratori in Forum territoriali, coinvolti anche nei contratti di quartiere, ha aperto una nuova pagina per il rilancio di queste esperienze;
- l'autorecupero, esperienza di pianificazione e di realizzazione dal basso delle trasformazioni della città;
- la Casa delle periferie, che verrà inaugurata nelle prossime settimane, un luogo di incontro, scambio di informazione e dialogo tra amministrazione comunale e cittadini. Anche grazie alla Mappa delle periferie, sistema geografico informatizzato (GIS), che raccoglie e sistematizza molte informazioni essenziali su tutte le aree periferiche della città (progetti in corso, infrastrutture, trasporti, interventi socio-culturali), il cittadino potrà avere accesso alle informazioni del suo territorio;
- nella realizzazione e riqualificazione delle piazze e degli spazi urbani già oggi si attivano percorsi di partecipazione dei cittadini del quartiere così come nei servizi realizzati all'interno delle zone "O";
- le opere a scomputo sono di per sé interventi che prevedono una partecipazione attiva dei cittadini nella realizzazione di opere primarie. I cittadini, attraverso i consorzi, controllano i lavori dalla fase progettuale fino alla realizzazione;
- con l'esperienza del Tavolo dell'altra economia, avviata oramai un anno fa, la partecipazione dei gruppi e delle associazioni che si impegnano quotidianamente sul terreno dell'economia solidale è diventata strumento di programmazione collettiva tanto di interventi economici a sostegno dello sviluppo locale quanto di iniziative culturali rivolte alla cittadinanza;
- infine il programma comunitario Urban, ormai in fase di chiusura, che ha avuto proprio nella partecipazione dei cittadini delle aree di intervento una delle sue caratteristiche.
APPENDICE 1
Il contesto dei regolamenti nazionali e comunitari in tema di partecipazione
La partecipazione, declinata in varie forme, è ormai presente nella normativa nazionale e comunitaria dei processi di pianificazione e di governo del territorio. La visione che emerge da questi documenti è spesso ambigua e poco vicina all'idea di partecipazione critica esposta nel nostro documento. Crediamo comunque che sia importante conoscere le norme, molte delle quali ancora disattese, che le istituzioni nazionali ed europee hanno prodotto negli ultimi anni.
Per citare le più recenti e importanti leggi e direttive:
- il Testo Unico Enti Locali (D.L. 267/2000) negli art. 8-9-10;
- la Direttiva 2001/42 del Parlamento Europeo e del Consiglio concernente la valutazione di determinati piani e programmi sull'ambiente.
Quest'ultima peraltro indica la data del 21 luglio 2004 come termine ultima entro il quale gli Stati membri dovranno indicare quali piani e programmi saranno soggetti ad una valutazione ambientale in forza della direttiva; è opportuno sottolineare:
nell'art. 2 si sottolinea che per pubblico s'intendono "una o più persone fisiche o giuridiche secondo la normativa o la prassi nazionale e le loro associazioni, organizzazioni, gruppi;
l'art. 4 il quale determina che la valutazione ambientale sia effettuata durante la fase preparatoria, anteriormente all'adozione o all'avvio della relativa procedura legislativa;
l'art.5 (rapporto ambientale) in cui si indica la valenza strategica in quanto il processo di pianificazione si muove di pari passo con la predisposizione e valutazione di possibili scenari alternativi nei quali sono stati presi in considerazione i principali criteri di valutazione d'impatto del piano;
l'art. 6 relativo alle consultazioni che prevede che la proposta di piano o di programma ed il rapporto ambientale siano messi a disposizione del pubblico.
Tale direttiva recepisce tutta l'elaborazione tecnica e normativa che in vari paesi del mondo è stata elaborata nell'ultimo decennio per perfezionare la VIA (Valutazione Impatto Ambientale). La VIA in origine considera l'ambiente fisico e naturale escludendo tendenzialmente l'ambiente sociale ed economico. Negli ultimi anni ha ridefinito il suo sistema e le sue tecniche e introdotto nuovi strumenti, ma resta sostanzialmente un procedimento a valle di un progetto.
La VAS (Valutazione Ambientale Strategica) sta a monte del piano e costituisce uno strumento di integrazione del processo decisionale. La filosofia VAS presenta in termini completamente nuovi un approccio scientifico ai processi decisionali: anzitutto intende l'ambiente secondo un concetto più ampio, che comprende al suo interno le risorse naturali e quelle antropiche; in secondo luogo indica come metodo una valutazione preventiva e integrata riguardante tutti i settori coinvolti nel piano/programma (in primis il pubblico) e tale valutazione dovrà misurare le diverse alternative (analisi multicriteria - disegno di scenari con valutazione di vantaggi/svantaggi, costi/benefici, impatto sul sistema antropico, sul sistema naturale ecc.).
Tutte le autorità che hanno competenze sul territorio si dovranno conformare entro luglio 2004 a tale direttiva.
APPENDICE 2
I vari livelli della partecipazione
La letteratura sulla partecipazione distingue di solito i tre livelli della partecipazione: informazione, consultazione, partecipazione progettuale.
L'informazione è il primo livello e va garantito a tutti i cittadini. Ogni procedura di piano dovrà garantire un'informazione esauriente: il materiale informativo (cartaceo,informatico, web ecc.) dovrà raggiungere indistintamente tutti i cittadini. In questo caso si dovrà superare il concetto di "soggetto interessato" che di solito è colui che ha interessi fondiario immobiliari ed è tradizionalmente l'autore dell'osservazione. Quando si parla di ambiente urbano e sostenibilità ci sono interessi generali che autorizzano chiunque a inoltrare osservazioni. Vanno garantiti tempi utili alle osservazioni che dovranno essere valutate anche in termini di contributo e non solo di opposizione.
II secondo livello è la consultazione che può essere attivata di fronte a scelte importanti di tipo strategico: configurazione di scenari alternativi con differenti ricadute di tipo ambientale (sempre inteso in senso vasto, naturale e antropico) . Le forme possono essere diverse: assemblee in contraddittorio tra posizioni differenti, presentazione di cataloghi di scelta, iniziative di tipo referendario: queste ultime dovranno essere corredate di una informazione molto precisa e nello stesso tempo accessibile a tutti, altrimenti il risultato può essere indotto e falsato
Il terzo livello è la progettazione partecipata che, per motivi tecnici, è di solito riservata, nella prima fase di disegno di scenari, ai cosiddetti portatori di interesse locale (i cittadini, i rappresentanti dei comitati, dell'economia locale, delle associazioni ambientaliste, culturali ecc.). In questo caso si ricorre alle metodologie consolidate a livello internazionale quali Forum di Agenda 21 ed altre esperienze.
Vi è poi un quarto livello, quello del controllo. Senza la possibilità di verificare l'effettiva attuazione di quanto stabilito la partecipazione si sgonfia, perde spessore. Ma forse qui, più che pensare a nuove burocrazie o strutture, occorre riflettere anche sulla forza che la partecipazione, una volta consolidata, può generare nel prevenire comportamenti opportunistici di gruppi o individui.
APPENDICE 3
L'esperienza dei contratti di quartiere
Nei contratti di quartiere la partecipazione dei cittadini è al centro delle attività. Infatti, solo dopo un attivo contributo dei cittadini, aver discusso le loro proposte e aver risposto alle loro richieste vengono prese le decisioni relative alle opera da realizzare.
I contratti di quartiere sono quindi l'occasione per sperimentare come un programma integrato possa partire "dal basso" e non come "cruda" applicazione legislativa e implicano - a supporto del lavoro della cittadinanza - un intervento coordinato di diverse Amministrazioni, statali, regionali e comunali.
Il fine è incrementare la dotazione di servizi infrastrutturali in quartieri degradati e soprattutto promuovere misure utili all'incremento dell'occupazione, all'integrazione sociale, alla sostenibilità ambientale.
In questo processo è prezioso il ruolo dei forum territoriali (quelli che prima erano i laboratori di quartiere) per l'individuazione degli obiettivi e dei criteri di attuazione degli interventi pubblici. Tali interventi non saranno esclusivamente infrastrutturali, ma si dovranno combinare con azioni volte al sostegno dell'economia locale e avranno tematiche sociali e culturali.
La metodologia seguita è così riassumibile:
- l'amministrazione comunale, attraverso il coinvolgimento dei municipi e dei gruppi organizzati di cittadini (associazioni, imprese, comitati ecc.), discute proposte e recepisce alcune richieste del territorio;
- sulla base di quanto emerso nel primo passaggio l'amministrazione elabora un primo progetto;
- con opportuna comunicazione (brochure, manifesti, comunicati) vengono invitati tutti i cittadini (non soltanto quelli organizzati) a partecipare ad un'assemblea di presentazione del progetto;
- ai cittadini viene chiesto di presentare modifiche e proporre nuove soluzioni rispetto al progetto iniziale;
- viene avviato il lavoro in workshop tematici al fine di approfondire le proposte e risolvere i conflitti emersi;
- si elabora il progetto definitivo.
Per queste attività vi è un impegno del Comune sul bilancio 2002 di euro 6.197.482 (12 miliardi di lire) ed un contributo regionale di euro 5.164.569 (10 miliardi di lire).
APPENDICE 4
Verso un regolamento per la partecipazione al PRG
L'occasione del PRG è importante perché consente di costruire un sistema di regole e una cultura all'interno dell'Amministrazione Comunale che possono insieme avviare un vero percorso di partecipazione dei cittadini alle scelte della politica.
E' dunque fondamentale fissare quali passaggi guideranno questo processo.
1) Il punto di partenza potrebbe essere la costituzione a Roma di una Casa della Città, un luogo in cui sia possibile reperire informazioni, documenti, contatti utili per ogni cittadino relativamente ai progetti e alle opere in via di realizzazione. Tale luogo, così come la Casa della Periferia di prossima costituzione, deve rappresentare il centro di ogni attività di informazione, consultazione e progettazione (le tre fasi della partecipazione) intorno al PRG.
2) Il comune di Roma dovrebbe garantire la costituzione di un gruppo di referenti composto tanto da tecnici quanto da politici, che sia primo interlocutore dei cittadini su tutte le questioni che riguardano il piano. Al gruppo dovranno sicuramente partecipare rappresentanti degli Assessorati alle Politiche della Programmazione e Pianificazione del Territorio, alla Semplificazione e alle pari opportunità, alle Politiche Ambientali ed Agricole, alle Politiche della Mobilità, alle Politiche per le Periferie, lo Sviluppo Locale, il Lavoro, ai Lavori Pubblici, il Consigliere delegato dal Sindaco al Bilancio Partecipativo.
3) Per ognuna delle opere previste nel PRG va avviata una attività di comunicazione, consultazione e discussione sul territorio:
- la comunicazione, da realizzare prima di avviare il coinvolgimento dei cittadini e in ogni fase di successiva implementazione, deve essere efficace e per questo utilizzare anche canali non esclusivamente istituzionali: retrobus, sito Internet, Televideo, conferenze stampa, annunci sui quotidiani. Deve soprattutto sollecitare l'interesse del cittadino verso il PRG e la sua implementazione, invitandolo a informarsi (attraverso la Casa della Città, Internet o altro) sui progetti relativi al suo territorio e sulle iniziative in calendario per discuterne;
- la consultazione e la discussione deve prevedere una serie di incontri nei municipi in cui i rappresentanti (tecnici e politici) del gruppo di lavoro interassessorile incontrano i cittadini, presentano i progetti, si mettono all'ordine del giorno le questioni del PRG che impattano su quel municipio. L'incontro deve essere preparato da un documento di discussione (estratto del PRG, sintesi delle questioni principali riguardanti il municipio) che deve contenere tutti gli elementi utili per un adeguato coinvolgimento decisionale. Durante l'incontro si discutono tutte le osservazioni raccolte, si danno spiegazioni e chiarimenti e si espongono le possibilità di modifica esistenti.
In generale è buona norma che tutti gli atti di informazione e partecipazione siano considerati a tutti gli effetti documenti della pianificazione e pertanto: vanno verbalizzate le riunioni, le assemblee, redatti i rapporti dei workshop ecc.
Naturalmente una buona partecipazione implica un'efficace integrazione dei tre livelli indicati (informazione, consultazione, progettazione), supportata da una convinta assunzione di responsabilità dei decisori politici che garantiscano efficienza e trasparenza dei processi decisionali.
I risultati della partecipazione diventano parte integrante della documentazione e su di essi gli organi competenti (Giunta, Consiglio comunale ecc.) si devono esprimere.
4) potenziare le strutture decentrate, in particolare i Municipi che dovrebbero essere forniti, in funzione degli impegnativi compiti affidati dal Piano, di un Ufficio di Piano;
5) costruire dei centri informativi nei quattro quadranti urbani per avere uno o più luoghi certi di informazione, promozione, scambio;
6) istituire dei laboratori di quartiere per tutta la fase di elaborazione e per il monitoraggio dei risultati. I laboratori dovrebbero essere il luogo istituzionale di interazione tra comunità locale da un lato e Municipio e Dipartimenti comunali dall'altro.
7) potenziare il Forum Agenda 21 collocandolo in una precisa fase del processo decisionale strategico a scala urbana ed istituire i Forum locali Agenda 21 a scala di Municipio come previsto dalla delibera di Consiglio 121 deI 23.9.2002 di approvazione del Piano d'azione ambientale