AMICO QUARTIERE
Guerra e Pace



Abu Grhaib fa parte di una strategia?
Domenico Ciardulli


Abu Grhaib, una strategia di guerra totale voluta da servizi deviati del Pentagono?

Tutti noi siamo naturalmente indotti a pensare che dietro le rivelazioni fotografiche sulle torture nel carcere di Abu Grhaib ci sia stato un rigurgito di sensibilità democratica nelle menti di militari virtuosi, muniti di macchina digitale.
Che dietro le rivelazioni, in fondo, ci sia qualcosa di positivo, e cioè la vittoria della democrazia e la differenziazione dai regimi totalitari, lo ripetono ogni giorno esponenti del governo Berlusconi ma anche della Casa Bianca.
Ma lo scenario che sta dietro le quinte della Presidenza USA, con tutti i suoi misteri e bugie, con i suoi falchi guerrafondai, conditi in qualche caso da quell'integralismo religioso frequente nei discorsi e comizi neocons, autorizza quanto meno a sospettare che le torture e le successive rivelazioni possano anche far parte di una strategia dell'escalation militare concepita da menti malate dell'Amministrazione USA.
Il gioco al massacro, del tanto peggio tanto meglio, ha fatto parte della nostra storia occidentale con tutti i suoi stermini di massa e le sue guerre sanguinose.
Le torture di Abu Grhaib hanno fatto il giro del mondo ed hanno innescato nelle menti un meccanismo psicologico terribile, richiamando ed evocando i remoti istinti barbari e tribali, sepolti nel nostro codice genetico primitivo.
Le torture hanno scatenato l'odio in tutto il medio oriente, contagiando il conflitto israelo-palestinese, e forse hanno consumato ogni residuo briciolo di umanità che possa fermare le guerre in corso. La decapitazione dell'ostaggio americano è la conseguenza di questo circolo dell'orrore. Probabilmente su questa spirale dell'orrore adesso gli USA fonderanno la loro escalation militare chiamando gli stati alleati e sottomessi a fare piazza pulita delle civiltà e dei popoli "terroristi".
E, alla luce di tutti i dettagli che hanno portato alla devastante guerra preventiva, non è fantasioso pensare che le sevizie di Abu Grhaib, successivamente documentate e diffuse, facciano parte di una regia occulta e criminale che agisce segretamente da qualche stanza del Pentagono, confondendosi con la parte sana dell'amministrazione Usa.
Da tutto questo ne consegue, a mio avviso, che la permanenza ulteriore dei nostri militari in Iraq è fonte di un grande rischio, non solo per il riflesso sulla sicurezza in Italia, ma anche per la possibile estensione e radicalizzazione della guerra.
Domenico Ciardulli



<< Indice di Guerra e Pace