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Guerra e Pace
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Uno scritto del leggendario eroe britannico
sulla disatrosa campagna irachena negli anni Venti
"Attenti alla trappola Bagdad"
Questo articolo di Thomas Edward Lawrence, meglio noto come Lawrence d'Arabia, è stato pubblicato dal britannico Sunday Times il 2 agosto del 1920
Il popolo inglese è stato portato in Mesopotamia in una trappola, dalla quale sarà assai difficile uscire con dignità e onore. Gli inglesi sono stati indotti ad andare da una costante mancanza di informazioni. I comunicati provenienti da Bagdad sono tardivi, fallaci e incompleti. Le cose sono andate molto peggio di come sono state riferite, e la nostra amministrazione è stata molto più sanguinaria e inetta di quanto l'opinione pubblica abbia appreso. Per il nostro primato di impero si tratta di una sventura che presto potrebbe diventare troppo incandescente perché sia possibile rimediarvi. Non siamo troppo lontani, ormai, dal disastro.
Le colpe della commissione sono quelle delle autorità civili inglesi in Mesopotamia, alle quali da Londra è stata data carta bianca. Nessun dipartimento di Stato li sorveglia: soltanto il vuoto che divide il Foreign Office dall'India Office. Si sono approfittati della circospezione necessaria in tempo di guerra per estendere la loro rovinosa indipendenza al tempo di pace. Contestano ogni ipotesi di autogoverno fatta loro pervenire dalla patria. Le "Carte sull'autodeterminazione" favorevoli all'Inghilterra furono estorte in Mesopotamia nel 1919 per le pressioni ufficiali, per le azioni dimostrative dagli aeroplani, e per le deportazioni in India.
Il governo non può esimersi dalle sue responsabilità. Riceve poche notizie in più dell'opinione pubblica: avrebbe dovuto insistere per riceverne di più e di migliori. Ha spedito bozze e piani di rafforzamento, una dopo l'altra, senza mai svolgere indagini. Quando la situazione è diventata troppo difficile per continuare a resistere più a lungo, ha deciso di inviare come Alto commissario l'autore stesso del presente sistema, che portava agli arabi un messaggio conciliatorio nel quale diceva che il suo pensiero e la sua politica erano completamente mutati (n. d. r. Sir Percy Cox tornò in qualità di Alto commissario incaricato di formare un nuovo governo).
Eppure la nostra politica non è cambiata: c'è stata una deplorevole difformità tra quanto abbiamo professato e quanto abbiamo messo in pratica. Dicemmo che andavamo in Mesopotamia per sconfiggere la Turchia. Dicemmo che saremmo rimasti per liberare gli arabi dall'oppressione del governo turco, e per rendere disponibili al mondo le sue risorse di mais e olio. A questo fine abbiamo investito circa milione di uomini e quasi un miliardo di sterline. Quest'anno per questi stessi scopi investiremo 92.000 uomini e cinquanta milioni.
Il nostro governo è peggiore del sistema turco di una volta. Loro mantennero 14.000 soldati di leva locali e mantenendo la pace uccisero una media annuale di duecento arabi. Noi abbiamo 90.000 uomini con aeroplani, carri armati, cannoniere, e treni blindati. Abbiamo ucciso circa 10.000 arabi nel corso dell'insurrezione di quest'estate. Non possiamo sperare di mantenere una simile media. Ci è stato detto che l'insurrezione ha motivazioni politiche, ma non ci è stato detto che cosa voglia la gente del posto. Forse quello che il governo ha promesso. Un ministro della camera dei Lord ha detto che dobbiamo avere così tanti soldati perché i locali non si arruoleranno.
Venerdì il governo ha annunciato la morte di alcune reclute che difendevano gli ufficiali inglesi, e ha detto che il servizio prestato da quegli uomini non è stato adeguatamente riconosciuto perché sono troppo pochi: sono 7.000, la metà esatta della forza turca di occupazione di un tempo. Adeguatamente addestrati e ben assegnati costoro potrebbero subentrare alla metà del nostro esercito qui dispiegato. Cromer tenne sotto controllo sei milioni di egiziani con 5.000 soldati; il colonnello Wilson non riesce a tenere sotto controllo i tre milioni di abitanti della Mesopotamia con 90.000 soldati.
Non abbiamo ancora raggiunto il limite del nostro dispiegamento militare. Quattro settimane fa lo staff in Mesopotamia stilò un memorandum nel quale chiedeva quattro divisioni in più. Credo che tale memorandum sia stato inoltrato al dipartimento di Guerra, che ha inviato tre brigate dall'India. Se la frontiera nord-occidentale non può essere ulteriormente sguarnita di uomini, da dove potranno arrivare gli uomini che servono a stabilizzare il paese?
Nel frattempo le nostre sventurate truppe, indiane e inglesi, in avverse condizioni climatiche e di approvvigionamento pattugliano un territorio immenso, pagando quotidianamente un caro prezzo in termini di vite umane per la politica ostinatamente sbagliata dell'amministrazione civile di Bagdad. Il generale Dyer è stato sollevato dal comando in India per un errore molto più modesto, ma in questo caso la responsabilità non è dell'esercito, che ha agito soltanto su esplicita richiesta delle autorità civili. Il dipartimento di Guerra ha fatto tutto il possibile per ridurre le nostre forze, ma le decisioni del governo sono state contro di loro.
Il governo di Bagdad ha impiccato gli arabi di quella città per crimini politici, che loro chiamano ribellione. Gli arabi non sono in guerra con noi. O forse queste esecuzioni arbitrarie vogliono indurre gli arabi a rappresaglie contro i trecento prigionieri inglesi?
Diciamo di essere in Mesopotamia per migliorarla, a vantaggio di tutto il mondo. Tutti gli esperti dicono che il fattore determinante del suo sviluppo è la forza lavoro.
Di quanto l'assassinio di decine di migliaia di persone dei villaggi e delle città rallenta la produzione di grano, cotone e olio? Quanto a lungo lasceremo che milioni di sterline, migliaia di soldati dell'Impero e decine di migliaia di arabi siano sacrificati nel nome dell'amministrazione coloniale, che non favorirà nessun altro al di fuori dei suoi amministratori?
THOMAS EDWARD LAWRENCE
(Traduzione di Anna Bissanti)