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AMICO
QUARTIERE |
Guerra e Pace
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ALTRI CANDIDATI DEL CENTROSINISTRA sono stati sottoposti a domande sulla guerra. E' successo a Gasbarra (Provincia) e a Angelo Bonelli (dei Verdi, europee). Le loro risposte, che trovate incollate in basso insieme al pensiero di Prodi, sono state molto più nette contro la possibilità di considerare la guerra come uno strumento utile. Marrazzo è stato onesto e sincero, ha detto quello che pensava, e ha ritenuto di potersela cavare con una contrarietà di facciata, generica, e con una pericolosa disponibilità concreta a valutare l'eventuale "intervento" a cui a suo parere non ci si può sottrarre. Gasbarra e Bonelli sono stati dei buon candidati, e dopo le prime perplessità non abbiamo esitato ad appoggiarli. Non possiamo fare altrettanto con il "politico prestato al giornalismo" sentito alla Maggiolina. Abbiamo equivocato le sue parole? Ce lo auguriamo. Vorremmo poterlo sostenere vigorosamente, anche a noi non piace Storace. Quindi chiediamo a Marrazzo di tornare a spiegarci cosa pensa della guerra. Intanto ci permettiamo di sottoporgli questi 6 punti:
1) nel caso della Serbia i bombardamenti sono cominciati in assenza di un voto del nostro parlamento, contro la nostra Costituzione, contro la carta delle Nazioni Unite, e addirittura fuori dello statuto della Nato, che infatti venne in seguito modificato. Una guerra illegale, con tanto di proiettili all'uranio e bombe a frammentazione (confezionate esattamente come i pacchi di aiuti paracadutati come compassionevoli "aiuti umanitari"). Marrazzo parla tanto di trasparenza, ebbene quella guerra, per confondere le coscienze degli italiani e per evitare il voto in parlamento, venne chiamata prima "operazione di polizia internazionale" e poi "guerra umanitaria". Venne decisa e realizzata dagli amici riformisti del candidato, su indicazione del Presidente Usa.
2) la guerra dell'Afghanistan, anch'essa priva di legittimazione Onu e contraria al nostro art. 11, ebbe l'approvazione di quasi tutto il centrosinistra.
3) ora che vediamo la terza guerra illegale in Iraq, non viene il dubbio che tra questa e le due precedenti ci sia un nesso grande come una casa, anzi una portaerei? Non sfiora il dubbio che la superpotenza USA, non avendo avuto problemi con le altre due, ha pensato di poter impunemente partire per Baghdad, per piazzare basi militari e impadronirsi dei pozzi petroliferi?
4) In altre parole, la legittimazione fatta dall'Ulivo della guerra come strumento utile, visto che "a volte bisogna intervenire" non è esattamente il retroterra politico e strategico di Bush e Rumsfeld, in barba a ogni diritto internazionale?
5) l'obiezione di Marrazzo sulla guerra di liberazione e partigiana è debole. Una cosa è prendere le armi per cacciare l'occupante nazista, altra cosa è bombardare i civili di Belgrado e Kabul, facendo ridiventare "normale" il mostro della guerra, dopo decenni di sacrosanto rifiuto. E infine:
6) l'altra obiezione di Marrazzo: "vuoi che Storace rimanga presidente?" può essere sufficiente per alcuni, Per altri no, se questo vuol dire votare chi dice che le guerre sono sbagliate, tranne quando sono giuste. (mv)
LA RISPOSTA DEL CANDIDATO VERDE ALLE EUROPEE ANGELO BONELLI
"Caro AQ, voglio essere chiaro e onesto. I Verdi con la guerra nel Kossovo hanno vissuto una profonda lacerazione . In quel periodo la guida al partito era di Manconi e ministro dell’ambiente Edo Ronchi. Il partito si divise in due tra chi era contro e chi votò l’astensione, prevalse l’ultima. Io come tanti altri amici Verdi finimmo in minoranza. Sono passati tanti anni ed una forte battaglia è stata condotta dentro al partito e da alcuni anni Manconi, Ronchi hanno fatto altre scelte non sono più dentro i verdi, ed oggi addirittura , Manconi e Ronchi, hanno dato indicazione di voto per la Lista Prodi. Il cambio di linea poltica , non solo sulla guerra , è oggi forte , rigoroso e coerente. Sull’Afghanistan abbiamo votato contro e siamo scesi in piazza insieme ai movimenti. Prodi dovrà confrontarsi con i Verdi nella stesura del programma per le prossime elezioni politiche . L’inserimento della parola Pace dentro il simbolo dei Verdi è una scelta strategica e permanente...... Noi non abbiamo applaudito al documento Prodi anzi c’è una decisione dell’esecutivo nazionale che critica proprio Prodi su questo punto , la guerra.... non siamo disposti a costruire alleanze se vengono meno punti programmatici essenziali come quello del no alla guerra... Angelo Bonelli.
LA RISPOSTA DI GASBARRA, CANDIDATO (POI ELETTO) ALLA PROVINCIA "... io sono cattolico, moderato, accogliente, solidale. In quanto cattolico la pace è un valore assoluto, la guerra è da ripudiare. Non c'è nessuna guerra giusta: chi è per la cultura della vita non può accettare la guerra MAI... La difesa delle comunità oppresse da dittatori deve avvenire con mezzi legali. La politica internazionale a volte prevede l'uso della forza per garantire i deboli. Forse è necessario. Io però per rispetto alla mia coscienza non avrei mai votato a favore di una guerra. Se fossi stato al Governo, piuttosto che votare a favore della guerra mi sarei dimesso...." Enrico Gasbarra
LA POSIZIONE DI ROMANO PRODI :
L'uso della forza potrebbe e dovrebbe essere ammesso solo in quei casi in cui essa servisse a proteggere delle popolazioni: uomini, donne, famiglie, bambini, anziani. Stiamo, dunque, parlando dei casi, e solo dei casi nei quali si tratti di offrire protezione da atti di genocidio, da una guerra civile, dall'aggressione ad uno Stato sovrano, da atti di terrorismo. In nessun modo si dovrebbe accettare come giustificato l'uso della forza qualora esso dovesse servire a risolvere una controversia internazionale o a determinare un cambio di regime in un altro Stato.
Affinché il termine protezione conservi un significato autentico, si dovrebbe, peraltro, ammettere che questo tipo di interventi possano essere attuati, quando indispensabile, anche in forma preventiva. Contrasterebbe, infatti, con ogni elementare regola di coscienza una regola che imponesse di attendere che il genocidio fosse in atto per muoversi a protezione delle popolazioni interessate.
Quanto al metodo per definire la legittimità internazionale, il criterio più ovvio è quello che la fa dipendere dall'approvazione delle Nazioni Unite.
Le regole che governano il funzionamento del Consiglio di Sicurezza e che danno a ciascuno dei suoi membri un effettivo diritto di veto su ogni risoluzione espongono, tuttavia, al rischio che un'azione, per quanto pienamente giustificata e giustificabile, sia bloccata per motivi che nulla hanno a che fare con la protezione delle popolazioni in pericolo. Un più elastico riferimento ad un'approvazione della comunità internazionale che tenga in conto le dimensioni regionali dell'eventuale intervento può, dunque, a volte essere indispensabile.