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Traffico



Lo studio MISA-2 sugli effetti del traffico

LEGAMBIENTE LAZIO

Comunicato stampa

Roma: seicento morti all’anno per smog, dal 1996 al 2002. Ecco i risultati di MISA-2, il più ampio e aggiornato studio sugli effetti a breve termine degli inquinanti atmosferici, con i dati inediti sul rapporto tra smog e salute.

Di inquinamento ci si ammala. E si muore. Questo, in estrema sintesi, è il risultato del MISA-2, il più ampio e aggiornato studio sugli effetti a breve termine degli inquinanti atmosferici (CO, NO2, SO2, PM10 e Ozono) rilevati nel periodo 1996-2002 a Roma e in altre 14 città italiane, grazie ai finanziamenti del Ministero della salute e del Ministero dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica, pubblicato sulla rivista scientifica dell’Associazione italiana di epidemiologia “Epidemiologia e prevenzione”. Studio presentato per la parte romana oggi da Legambiente Lazio, insieme ai medici epidemiologi che lo hanno condotto, Francesco Forastiere, Direttore dell’Unità di Epidemiologia Ambientale del Dipartimento Epidemiologia ASL Roma E, Carlo Perucci, Direttore Dipartimento Epidemiologia ASL Roma E.
Lo studio italiano MISA-2 si affianca ad altri studi europei e statunitensi dei quali condivide la metodologia pervenendo a risultati comparabili, ed è un ampliamento dello studio MISA-1, che aveva valutato l'impatto dell'inquinamento atmosferico in 8 città italiane nel corso degli anni Novanta. Per la prima volta, questo studio ha potuto misurare direttamente gli effetti del PM10 e del PM ultrasottile presente nell'aria delle nostre città.
E’ stato stimato il numero di decessi (per tutte le cause naturali, per cause cardiovascolari e respiratorie) e di ricoveri ospedalieri (per cause cerebrovascolari e respiratorie) attribuibili all'inquinamento atmosferico. Si è visto così che nel periodo in studio il PM10 (la componente dell'inquinamento atmosferico costituita di particelle con diametro inferiore a 10 micron) ha provocato circa 600 decessi in più all'anno.
I risultati dello studio smentiscono che l'effetto negativo dell'inquinamento atmosferico si limiti all'anticipazione di pochi giorni del decesso di soggetti già fortemente compromessi. MISA-2 mostra un eccesso di morti statisticamente significativo che va ben al di là della semplice anticipazione di decessi che si sarebbero verificati comunque. L'aumento di mortalità cardiovascolare si manifesta entro i 4 giorni successivi al picco di inquinamento. L'aumento di mortalità per cause respiratorie si protrae per diversi giorni.
E per la prima volta in Italia sono stati studiati anche gli effetti dell'aria di città sulle fasce estreme di età. La relazione tra concentrazioni degli inquinanti e mortalità e ricoveri ospedalieri è risultata tendenzialmente maggiore tra gli anziani, in particolare tra i soggetti con più di 85 anni. Ciò non significa che gli effetti deleteri dell'inquinamento riguardino solo un sottoinsieme della popolazione, perché sono stati osservati rischi anche in quelle fasce giovani-adulte che si ritenevano meno suscettibili. Con una differenza, comunque: mentre nei più anziani l'inquinamento può uccidere, perché peggiora le condizioni di un fisico già debilitato, nei più giovani gli effetti si manifestano appieno solo a lungo termine, con la comparsa di ulteriori malattie.
MISA-2 mostra anche che l'impatto sanitario dell'inquinamento varia da città a città. Il carico di morti e ricoveri è maggiore nelle sedi in cui il traffico veicolare (specialmente da veicoli diesel) rappresenta la sorgente principale di particelle sospese. E’ ben noto infatti che una porzione variabile del PM10 deriva da fonti naturali (per esempio materiale sabbioso), ma non è tale componente più grossolana ad essere dannosa ma sono i prodotti della combustione più piccoli e ricchi di materiale carbonioso e di metalli ad avere effetti nocivi. Gli effetti sono inoltre maggiori nel periodo primaverile ed estivo, quando tutti gli inquinanti risultano più dannosi. Questo fenomeno è stato rilevato in tutti gli studi americani ed europei sull'inquinamento atmosferico. E' possibile che la temperatura elevata renda i singoli composti chimici più pericolosi e che d'estate nelle città rimangano le persone più deboli: anziani e malati. Infine, non va trascurato che durante i periodi più caldi ci si espone più a lungo agli inquinanti atmosferici esterni.
Il Dipartimento di Epidemiologia della ASL Roma E ha effettuato analisi aggiuntive rispetto allo studio nazionale considerando non solo la esposizione alle polveri di diametro inferiore a 10 micron (PM10), ma valutando anche la relazione tra la concentrazione di polveri ultrafini (diametro inferiore a 0.1 micron) e mortalità e ricoveri ospedalieri. La determinazione giornaliera di tale inquinante è stata effettuato per anni dall’Istituto Superiore di Sanità, con una centralina posta nell’istituto. Le particelle ultrafini sono un inquinante primario direttamente emesso dal traffico veicolare. La associazione con la mortalità e i ricoveri ospedalieri è confermata per questo inquinante come si evince dai grafici allegati. La relazione osservata con le particelle ultrafini depone per un ruolo specifico del traffico veicolare per i danni alla salute. E’ stato notato in particolare nelle valutazioni del Dipartimento di Epidemiologia il ruolo che ha l’inquinamento nella patologia cardiaca. Per una variazione nelle polveri ultrafini di 30.000 particelle per cm3, l’incremento di rischio di morte improvvisa per cause cardiache è dell’8.1%. Si osserva inoltre un aumento dei ricoveri ospedalieri per infarto del 4.0%. Mediamente la concentrazione giornaliera per questo tipo di polveri ultrafini (diametro inferiore a 0,1 micron) è di 50.000 particelle per cm3, ma per un quarto dei giorni dell’anno è nel range tra 50.000 e 80.000 particelle/ cm3 e per un altro quarto superiore a 80.000 cm3. La valutazione di impatto dell’inquinamento atmosferico a Roma, che considera solamente gli eventi coronarici, porta a stimare che il 7% delle morti improvvise per cause cardiache (120 casi) e il 3.4% dei ricoveri ospedalieri per infarto (100 casi) potrebbero essere ridotti contenendo del 50% l’inquinamento urbano da particelle ultrafini. Un totale di 220 casi all’anno. Un guadagno maggiore potrebbe essere ottenuto riducendo le polveri ultrafini del 75%, ovvero 170 e 150 casi rispettivamente, per un totale di 320 casi.
Le valutazioni presentate si limitano agli effetti acuti dell’inquinamento. Più complesso e difficile da valutare è il problema degli effetti cronici per la salute. Quali sono le conseguenze sanitarie del vivere costantemente in un ambiente inquinato. Quali effetti sull’apparato respiratorio e cardiovascolare? Quali conseguenze sui meccanismi di arteriosclerosi? Su questo aspetto mancano dati epidemiologici italiani ed è necessaria una ricerca epidemiologica con studi di lungo periodo. Gli effetti respiratori dell’inquinamento ambientale nei bambini, tuttavia, sono stati oggetto dello studio nazionale SIDRIA i cui risultati verranno presentati a Roma il 30 maggio prossimo. Il Dipartimento di Epidemiologia della ASL Roma E ha riscontrato in questo studio che i sintomi respiratori cronici, quali la tosse ed il catarro persistenti, sono più frequenti tra i bambini e ragazzi che vivono in prossimità di strade ad alto traffico veicolare, soprattutto di tipo pesante; in particolare, il rischio di soffrire di tosse e catarro persistenti è circa del 30% più elevato per coloro che vivono su strade con traffico pesante frequente, e di circa l’80% più alto quando il passaggio è continuo.
"Ogni notizia in più che ci viene dal fronte medico ci dà un quadro agghiacciante. Ormai è accertato, la situazione dello smog a Roma, come in tutta Italia, è molto grave e servono risposte concrete e immediate. -dichiara Lorenzo Parlati, Presidente di Legambiente Lazio- Sono a rischio diretto gli adulti, ma già nei bambini si dimostrano patologie che nel tempo potranno arrecare danni seri. Allora, bisogna capire che questi dati, che si riferiscono solo agli episodi a breve termine senza considerare quello che accade a lungo termine, non sono solo numeri, ma persone che si ammalano, sono costrette a stare in ospedale, che in troppi casi muoiono a causa dello smog. Un inquinamento direttamente correlato al traffico veicolare, come afferma anche il recente studio dell’APAT, per almeno il 70% del totale delle polveri PM10, fino ad arrivare al 100% per le poveri ultra sottili. Tutto ciò è oltre modo noto e francamente insopportabile: il modello di città in cui il numero delle automobili si espande a dismisura, senza controllo, invadendo qualsiasi spazio è un modello fallimentare dal punto di vista della salute, della vivibilità, anche della socialità. Bisogna invertire la rotta immediatamente e puntare sul trasporto collettivo, ognuno facendo la propria parte. I cittadini mi sembra abbiano dimostrato la loro ampia disponibilità, ora è il momento delle istituzioni. Una ricetta che Legambiente propone da sempre e sulla quale non si può davvero più aspettare. Per questo invieremo lo studio al Sindaco di Roma, al Presidente della Provincia di Roma, al Presidente della Regione Lazio, al Ministro dell’Ambiente e al Ministro della Salute.”
“Questo studio conferma ancora una volta la gravità della situazione per la salute dei cittadini: il maggiore imputato è il traffico privato, allora non c’è più tempo per aspettare, bisogna agire subito. -dichiara Cristiana Avenali, Direttrice di Legambiente Lazio- Per la parte naturale delle polveri non si può fare nulla, c’è e basta, e comunque non è quella responsabile dei danni alla salute dei cittadini. Bisogna prendere atto di questi fatti e rispondere con misure adeguate di limitazione del traffico privato e potenziamento di quello pubblico. Roma è la città italiana con più alta densità veicolare, con un rapporto di una macchina per abitante compresi i neonati e gli ultraottantenni, mentre in Italia ogni anno vengono immatricolate più del doppio delle macchine rispetto ai bambini che nascono.
Bisogna far partecipare i cittadini che, se informati, rispondono, che se è utile lasciare l’auto a casa lo fanno, e ce lo dimostrano i blocchi programmati e le targhe alterne. Ma è dannoso mettere loro in testa dei dubbi, ipotizzando che il loro ruolo non sia quello fondamentale: è sbagliato, non ha senso, i dati sono chiari. Siamo in ritardo, per studiare abbiamo avuto i cinque anni di sperimentazione di questa normativa che ora è entrata in vigore e prevede solo che sia rispettata.”
Roma, 25 Febbraio 2005

L’Ufficio Stampa

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