AMICO QUARTIERE
Urbanistica



Sfiorare pedoni
Vittorio Sartogo

"Vivo e Roma da quando sono nata,1950, guido la macchina dal 1968 e quando non uso la macchina e mi trasformo in pedone rimango sbalordita, incredula. Essere pedone oggi a Roma non è pericoloso, ma è molto di più. Lo è quanto il numero dei morti o feriti in un anno in incidenti. Non si parla dei morti, come non si parla della velocità delle macchine e delle moto e motorini in città. Perchè? Ci tolgono i punti per tutto, ma possiamo correre quanto vogliamo sfiorando i pedoni. Esiste un'associazione per i pedoni e vorrei sapere cosa fa in merito a questo problema, che non è uno dei tanti ma il primo, perchè se la velocità ammazza il pedone, non dobbiamo più preoccuparci poi dei suoi polmoni (un pò di sarcasmo mi viene naturale). Mi è capitato di vedere all'ultimo un pedone attraversare in una strada buia, delle strisce sbiadite, e rendermi conto ancora una volta i rischi che questi corrono. Una precisazione, non ho nominato gli handicappati; sono volontaria da diversi anni in una casa famiglia per dawn, quando attraversiamo le strade lascio a Voi immaginare le mie palpitazioni! Michaela
Apparso sul n.240 di Amico Qua, 1 febbraio 2005."

Vorrei tentare di rispondere a Michaela che, sul numero 240, solleva ancora una volta il gravissimo problema della difesa dei pedoni, della loro integrità fisica e della loro vita, continuamente minacciata dal comportamento di utenti della strada che adoperano mezzi più pesanti del corpo umano, automobili o moto. Il mio è, seppur breve, un tentativo di colloquio. Premetto che l'Associazione per i diritti dei pedoni è una piccola, anche se gloriosa, associazione, non tale da poter organizzare una difesa dei pedoni nelle tante e differenti situazioni di pericolo che vivono quotidianamente; si limita a "campagne" di sensibilizzazione dei pubblici poteri, in particolare dell'Amministrazione comunale e di alcuni Municipi, per ottenere intanto il rispetto del Codice della strada e del Regolamento di polizia urbana che espressamente prevedono un insieme di norme che tutelerebbero, se applicate appunto, i pedoni. Naturalmente anche noi comprendiamo, con questo termine, disabili, anziani, persone comunque in difficoltà (è, ad esempio, tristissimo assistere all'impossibilità per il disabile di salire sull'autobus vuoi perché la fermata è occupata da mezzi in sosta abusiva, vuoi perché il marciapiede non è conforme, vuoi perché la pedana dell'autobus non funziona, ecc.). Il rispetto effettivo del Codice della strada dovrebbe anche consentire una attenzione ai percorsi pedonali, dai marciapiedi alle fermate, alle zone riservate, almeno pari a quella che si pone per la sede stradale. Invece, tali percorsi sono ingombri di "oggetti" (non solo moto o auto, ma pali segnaletici, cartelli e, in certe zone, tavolini e altro) che obbligano i pedoni a scendere in strada per così dire, esponendoli a pericoli. Così le strisce pedonali non sono spesso mantenute visibili e magari quando si rifà un manto stradale, ci si dimentica poi, per un bel pezzo, di ridisegnarle.
E tutti abbiamo assistito al poco rispetto delle norme anche nel caso della guida, e non solo della sosta: sorpassi a destra usuali, sorpassi quando il bus è alla fermata, uso delle corsie preferenziali, guida contromano, non osservanza delle precedenze.
Perciò noi chiediamo anzitutto il rispetto delle disposizioni in vigore ed abbiamo in elaborazione una lettera aperta alle Autorità comunali in cui si chiede di conoscere quali siano gli interventi in atto e i programmi in allestimento per osservarle, e farle osservare.
Naturalmente, ci rendiamo conto che vi sono cause più profonde, che cioè una situazione così grave e pericolosa, non può essere rimossa soltanto con il pur doveroso, rigoroso e obbligatorio rispetto della legge da parte di chi amministra o intende amministrare la città. Anche se, com'è ovvio, sarebbe già un importante primo passo. Bisogna ricostruire un senso civico che si è allentato e una cultura che pensi la città non al servizio dell'automobile privata ma delle esigenze di mobilità della comunità urbana tutta. Da questo punto di vista il lavoro è enorme e non tale da essere affrontato dalla nostra Associazione, la quale può contribuire al dibattito pubblico, sapendo che debbono essere attivate competenze specialistiche che ci sono, e forme di partecipazione della cittadinanza diffuse e larghe. Per quello che ci riguarda, la nostra opzione è a favore della assoluta prevalenza per gli spostamenti in città delle forme di trasporto collettivo, nonché per l'affermarsi della considerazione che le gambe e i piedi (e le biciclette) sono normali mezzi di trasporto, da integrare con gli altri. Mentre, attualmente, ad essi sono riservate piste, pochissime, dedicate al tempo libero, o aree pedonali scarsamente presidiate e comunque realizzate come isole perché limitate a una piazza o all'intorno di un monumento o di un'area di pregio o verde. A piedi o in bicicletta si potrebbe, invece, andare a scuola o al lavoro, entro un raggio kilometrico determinato, oltre il quale serve il bus o il car pooling, ecc.
Personalmente penso che la mobilità sia un bene comune, della comunità intera, mentre l'uso eccessivo di mezzi privati incentiva l'opinione che non ci sia alcun legame tra le mie decisioni di spostamento e quelle degli altri. Che insomma io possa fare quel che mi è più comodo. Questo vuol anche dire che i mezzi di trasporto collettivo a loro volta dovrebbero essere più confortevoli e più adattabili, secondo le esigenze ( per esempio essere pensati anche per il tempo libero e non solo su percorsi standard validi tutto l'anno). In altre città d'Europa lo si fa, non dovrebbe proprio essere impossibile farlo anche da noi.
Le cose sono poi ancora più complicate, perché si tratta di decidere quali infrastrutture contano, e se e dove debbano sorgere parcheggi, e quale idea vi è circa il futuro della città, e quindi quali siano le politiche urbanistiche e del traffico. Magari, adesso che entra in vigore il protocollo di Kyoto e dopo giornate in cui l'inquinamento atmosferico ha pesato gravemente sulla nostra salute, dell'intera comunità degli abitanti di Roma, si porrà con più evidenza il problema sempre evitato dei consumi energetici eccessivi, sostanzialmente petroliferi, indotti dal trasporto privato. Ma in questo non voglio entrare, semmai in futuro se ce ne sarà occasione oppure se si svilupperà un dibattito anche su questo giornale.
Insisto, questa mia non è tanto una risposta quanto l'idea che, tramite l'Amico Qua, si apra un dialogo.
Grazie comunque a Michaela e all'Amico Qua.
Vittorio Sartogo presidente dell'Associazione per i diritti dei pedoni di Roma e Lazio
telefono e fax dell'Associazione: 064744866
e-mail vittorio.sartogo@tiscali.it



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