Decine di africane sono state assassinate in Italia
Le altre Amina: ogni giorno le africane sono "lapidate" in Italia


Nel corso degli ultimi anni in Italia sono morte, assassinate dal racket o da maniaci "bianchi", molte africane.
Moltissime hanno subito violenze e menomazioni fisiche di ogni genere.
Questo non è il risultato della sharia, ma di una ordinaria violenza con la quale conviviamo nella nostra "civilissima" Italia, evitando però di porvi rimedio e guardando lontano, ai casi di Safiya prima e di Amina oggi, per gridare il nostro sdegno e ripulire le nostre coscienze.
In Italia vivono, clandestine e prostitute, migliaia di ragazze nigeriane, sfruttate da un racket che le ha portate in Europa con false promesse e le ha ridotte in stato di vera e propria schiavitù.
L'incoscienza di clienti che contribuiscono a sfruttarle (non tutti, alcuni fanno rete per aiutarle!), il perbenismo di quanti ritengono che il problema può esser risolto solo rispedendole in Africa, il moralismo di quanti non sopportano neppure l'idea di dover parlare dei problemi della prostituzione, l'indifferenza di quanti non vogliono vedere e pensano di ghettizzare la prostituzione in luoghi riservati, il razzismo sempre e comunque presente che fa considerare le problematiche dell'immigrazione soltanto come realtà di delinquenza e prostituzione e perfino l'imperfetto impegno civile di chi esprime solidarietà per Amina che rischia di essere lapidata in Nigeria, ma non sa far nulla per le tante Amina che vivono in Italia, queste sono le pietre con le quali, ogni giorno, le africane sono lapidate in Italia.
Ad una giovane nigeriana, ma - in realtà - a tutte le africane che vivono in Italia sono dedicati un libro (il romanzo "Akara-Ogun e la ragazza di Benin City" edito da Quale Cultura-Jaca Book) ed uno specifico progetto sociale che si sono aggiunti ad una miriade di positive iniziative.
Tutti dovrebbero amare una africana, come padri, fratelli, amici, compagni, mariti o, più semplicemente, come esseri umani: queste ragazze hanno lasciato l'Africa dove si muore di fame e di malattie, dove le loro famiglie sopravvivono negli stenti.
Non lapidiamo queste ragazze e liberiamole dalla loro schiavitù, almeno in Italia. Appoggiamo le organizzazioni laiche, confessionali ed istituzionali che operano per queste stesse finalità!
Il Progetto "La ragazza di Benin City" aderisce all'appello "Giù le mani da Amina" lanciato dalle redazioni di Femmis e Raggio.

Progetto "La ragazza di Benin City"
claudio.magnabosco@tiscalinet.it
cell. 340-7718024


chiudi