SNATeR Bologna
Sindacato Nazionale Autonomo
Telecomunicazioni e Radio Televisioni Consociate
Inchiesta sul lavoro in affitto del call center Tim di Bologna.
L’inchiesta è stata condotta tra i 198 lavoratori e lavoratrici interinali, assunti dalla filiale bolognese della multinazionale Adecco e addetti al customer service (assistenza clienti 119) della Tim. L’elaborazione dei dati è stata effettuata su un campione di 51 questionari raccolti. Lo svolgimento dell’inchiesta ha reso da subito evidente la difficoltà di comunicazione all’interno dell’azienda, a causa della elevata flessibilità nell’organizzazione del lavoro, nella quale gli interinali sono prevalentemente inseriti, con contratti part-time di 3 ore e 50 minuti giornaliere, all’interno di un complicato sistema di turni a rotazione dalle 7 alle 23,30. In Tim il 76,5% degli interinali è assunto da meno di un anno, dato indicativo della progressiva espansione del lavoro temporaneo (ammonta al 35% degli addetti del customer service) e al tempo stesso di un forte turn-over. L’età media è estremamente bassa (25,6 anni), l’88 % dei lavoratori hanno tra i 20 e 29 anni, le donne sono in maggioranza (55%) e per quanto riguarda il tasso di scolarità, bisogna evidenziare la presenza del 19,7% di laureati e di un 33,3% di studenti universitari che svolgono questo lavoro per mantenersi agli studi. Se, a causa della sinteticità del questionario, non siamo stati in grado di indagare più a fondo la composizione sociale del campione, tuttavia abbiamo cercato di far emergere gli elementi da noi considerati maggiormente utili alla continuità dell’azione rivendicativa e sindacale.
Il 51,1% degli intervistati afferma di avere scelto il lavoro interinale come unica possibilità di ingresso nel mondo del lavoro, a conferma che la precarietà è una condizione imposta dalla già elevata deregolamentazione e liberalizzazione del mercato del lavoro. Solo il 3,9% sembra aderire favorevolmente al lavoro temporaneo come un modo di fare esperienza e di arricchire il curriculum. La percezione della propria condizione di precarietà è confermata dalla delusione rispetto alle aspettative in tema di stabilità e sicurezza del posto di lavoro, denunciata sempre dal 51,1% degli interinali e dall’84% che si dichiara disponibile, senza particolari condizioni, all’assunzione diretta da parte della TIM. La richiesta di stabilità, smentendo le tesi confindustriali che dipingono le nuove generazioni come "entusiaste" della precarietà e della possibilità di cambiare continuamente lavoro, emerge dall’80% che risponde di voler interrompere appena possibile la propria esperienza di lavoro interinale e dal 74,5% di interinali che pongono il problema della stabilizzazione come prioritario nell’azione sindacale. Interessante è la verifica di una difficoltà nell’affermazione dell’ideologia da grande famiglia felice e collaborativa vigente in Tim. Infatti, risulta che i lavoratori precari non si integrano, rimangono un corpo separato e, o interrompono preventivamente il loro rapporto di lavoro, o rimangono in attesa dell’assunzione definitiva, seppure senza alcun entusiasmo.
Anche il rapporto con l’agenzia Adecco è considerato negativo, se il 49,2% lo considera insoddisfacente e il 13,8% pessimo.
Ma l’insicurezza e il cattivo rapporto con l’agenzia non sono gli unici motivi di malessere: il 58,9% si ritiene deluso anche dal contenuto professionale del lavoro svolto e dal salario percepito. Il 62,8% dichiara di svolgere altre attività lavorative. In generale solo il 7,9% considera l’attuale lavoro come migliore delle proprie aspettative, percentuale che scende al 5,8% in tema di salario e al 3,9% nella risposta relativa al contenuto professionale.
Sempre contrariamente all’idea prevalente che vuole i giovani precari insindacalizzabili, scopriamo che esiste una forte domanda di tutela sindacale, espressa apertamente dal 82,5% degli interinali ed evidenziata dal fatto che il 49% si è già rivolto o alla RSU aziendale o ad organizzazioni sindacali esterne.
La percentuale di iscritti ad una organizzazione sindacale scende poi al 6%, dato che è comunque rilevante se rapportato alla forte ricattabilità a cui sono sottoposti gli interinali. La difficoltà del sindacato di tradurre sul piano organizzativo l’interesse che suscita non può essere imputabile esclusivamente alla particolare condizione di precarietà vissuta nel call center di Bologna, ma anche all’evidente responsabilità delle maggiori organizzazioni sindacali nel non offrire risposte ai bisogni espressi dai lavoratori e dalle lavoratrici.
I 51 intervistati hanno indicato (con un massimo di 3 risposte possibili) una necessità di tutela nei rispettivi ambiti: salariale, 78,4%, garanzie di occupazione 74,5%, migliori condizioni di lavoro e ritmi meno incessanti, il 35,3%, diritto ad avere momenti di formazione 21,5%, orario e turni 17,5%, altri aspetti 3,9%.
Ci sembra perciò inevitabile che ogni futura iniziativa sindacale e di autorganizzazione delle lavoratrici e dei lavoratori debba partire da qui. Innanzitutto, ponendo come prioritaria la questione salariale, garantendo agli interinali il medesimo trattamento dei dipendenti TIM, anche in materia di erogazione delle quote di salario variabile (premio di risultato), contrastando l’applicazione unilaterale da parte dell’azienda degli accordi di armonizzazione, bocciati dai lavoratori, impedendo l’uso strutturale, di fatto illegale, del lavoro precario alla Tim e rivendicando la conversione di tutti i contratti a termine in contratti a tempo indeterminato.
In conclusione, questa, che è una delle prime inchieste condotta all’interno di una categoria completamente nuova quale è quella degli operatori di call center, conferma in pieno la validità della nostra critica all’attuale organizzazione del lavoro, all’ideologia della flessibilità a senso unico e alla mancata redistribuzione della ricchezza socialmente prodotta, ma indica anche un ulteriore elemento di sofferenza nei rapporti tra capitale e lavoro, ovvero l’assoluta dequalificazione di molti dei nuovi lavori creati all’interno della "new economy" che per ripetitività, intensità e basso contenuto professionale sono in tutto simili a quelli della vecchia economia, incentrata sull’organizzazione fordista del lavoro.
Giovani comunisti\e di Bologna
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Inchiesta sul lavoro in affitto al servizio assistenza clienti 119 della Tim di Bologna.
L’elaborazione dei dati è stata effettuata su un campione di 51 questionari raccolti, sui 198 lavoratrici e lavoratori interinali assunti tramite l’agenzia Adecco e addetti al call center Tim di Bologna.
1-Sesso
1-Maschi 45,1%
2-Femmine 54,9%
2-Età
1-Meno di 20 anni 1,9%
2-Da 20 a 29 anni 88,3% Età media 25,6 anni
3-Più di 30 anni 9,8%
3-Titolo di studio
1-Licenza media
2-Titolo professionale
3-Diploma di scuola media superiore 78,4%
4-Laurea 19,7%
5-Altri titoli di studio 1,9%
4-Quanti lavori hai svolto prima dell’attuale? (sia lavori interinali che di altro tipo, inclusi i lavori precari)
1-Nessuno o uno 25,5%
2-Due 13,7%
3-Tre e più 60,8%
4b-Quanti lavori hai svolto con l’attuale agenzia interinali?
1-E’il primo 43,2%
2-Uno 43,1%
3-Più di uno 13,7%
5-Da quanto tempo svolgi l’attuale lavoro?
1-Da 1 a 6 mesi 41,3%
2-Da 6 mesi ad un anno 35,2%
3-Da 1 a 2 anni 19,6%
4-Piu’di 2 anni 3,9%
6-Se ti avessero proposto un lavoro con contratto stagionale o a termine anziché interinale, avresti accettato?
1-Si 23.5%
2-No 11,8%
3-Dipende dalle condizioni (tipo di lavoro, livello di retribuzione,ecc…) 62,7%
4-Non so 1,9%
7-Perché ti sei rivolto a un’agenzia interinale?
1-Perché era l’unico modo per trovare lavoro(o comunque quello che dava più possibilità di trovarlo)51,1%
2-Perché penso che mi offra la possibilità di un percorso di lavoro più vario e relativamente garantito3,9%
3-Perché mi offre la possibilità di mantenermi agli studi 33,3%
4-Altre ragioni 11,7%
8-Com’è il rapporto con la tua agenzia interinale?
1-Ottimo 0%
2-Soddisfacente 37,2%
3-Insoddisfacente 49,1%
4-Pessimo 13,7%
9-Oltre all’attuale impiego, svolgi altri lavori?
1-Si 15,6%
2-No 47,2%
3-Saltuariamente 37,2%
10-La scelta del lavorointerinale è per te una scelta provvisoria, da interrompere appena se ne ha l’occasione, o una scelta destinata a durare un certo periodo?
1-Provvisoria 80,4%
2-Destinata a durare un certo periodo 11,8%
3-Non so 7,8%
11-Se vista come provvisoria, a quale tipo di lavoro aspiri?
1-Ad un lavoro stabile 43,3%
2-Ad un lavoro autonomo 15,6%
-Ad un lavoro più qualificato, non importa se autonomo o dipendente 39,2%
4-Altre risposte 1,9%
12-Complessivamente il lavoro che stai svolgendo corrisponde alle tue aspettative?
1-Si 55%
2-No, è peggiore di quanto mi aspettassi 37,2%
3-No, è migliore di quanto mi aspettassi 7,8%
13-Indica per ognuno dei seguenti aspetti se il lavoro attuale è migliore, uguale, peggiore, rispetto a quello che ti aspettavi
Migliore Uguale Peggiore
A-Salario 5,8% 35,3% 58,9%
B-Condizioni di lavoro(tempi e ambiente) 17,6% 51,1% 31,3%
C-Orario di lavoro, turni 13,7% 60,7% 25,6%
D-Contenuto professionale e prospettive 3,9% 37,2% 58,9%
E-Sicurezza del posto di lavoro 1,9% 47% 51,1%
14-Se ti offrissero di passare alle dipendemze dirette dell’aziende presso la quale lavori, accetteresti?
1-Si 84,4%
2-No 0%
3-Solo se mi offrssero condizioni particolarmente favorevoli 15,6%
15-Sei iscritto al Sindacato
1-Si 5,8%
2-No 90,3%
3-Lo sono stato 3,9%
16-Senti il bisogno di una tutela sindacale del tuo lavoro?
1-Si 82,5%
2-No 1,9%
3-Non so 15,6%
17-Se si su quali aspetti in particolare?( indicare solo i più importante, al massimo 3)
A-Salario 78,4%
B-Aspetti professionali e di inquadramento 31,3%
C-Condizioni di lavoro( tempi e ambiente di lavoro) 35,2%
D-Orario di lavoro, turni 17,6%
E-Garanzie di occupazione 74,5%
F-Diritto ad avere momenti di formazione 21,5%
G-Altri aspetti 3,9%
18-Ti è già capitato di rivolgerti al sindacato nella tua condizione di lavoratore interinale?
1-No 51%
2-Si, mi sono rivolto alle RSU dell’azienda in cui lavoro 19,6%
3-Si, mi sono rivolto a strutture sindacali esterne 29,4%
PRECARI TIM: ASSEMBLEA PUBBLICA 10 LUGLIO 2001
A tutti i lavoratori e le lavoratrici interinali.
Dalle frequenti riflessioni sulle nostre condizioni di lavoro, è emersa con forza l’esigenza di riunirci in assemblea per discutere su come rilanciare il percorso di tutela dei pochi diritti che ci spettano e sulla possibilità di rivendicarne e conquistarne degli altri e definitivi.
È utile ricordare che nelle assemblee di marzo scorso, convocate a seguito delle mancate corresponsioni, da parte di Adecco, delle maggiorazioni per le festività natalizie, sono stati approvati all’unanimità due ordini del giorno che rivendicavano l’erogazione del premio di risultato a tutti i lavoratori e le lavoratrici di Tim, compreso gli interinali, come previsto dalla contrattazione collettiva, e la stabilizzazione dei rapporti di lavoro interinali, con assunzione a tempo indeterminato, di fronte all’ utilizzo indiscriminato, strutturale, non per particolari picchi produttivi, di tale figura professionale.
Tuttavia, fino ad ora, queste legittime rivendicazioni, che si inseriscono in un quadro di generale peggioramento delle condizioni di lavoro per tutti i lavoratori e le lavoratrici dell’azienda, non sono state assolutamente prese in considerazione, a tal punto che rischiamo di non vederci erogata nella busta paga di luglio la quattordicesima, che ci spetta di diritto. Questa situazione scaturisce dall’applicazione unilaterale, da parte di Tim, del contratto d’armonizzazione, rifiutato dai lavoratori e dalle lavoratrici, perché peggiorativo dal punto di vista retributivo, come dimostrano le resistenze dell’azienda ad erogare il premio di risultato, e delle condizioni di lavoro, come dimostra la difficoltà di usufruire di ferie estive.
Per questi motivi, le scorse settimane abbiamo scioperato, in maniera massiccia, a fianco dei lavoratori e delle lavoratrici di Tim, con i quali è importantissimo avviare un percorso di discussione su come agire unitariamente per tutelare i nostri diritti e promuovere un’azione sindacale realmente efficace, a partire da salari, stipendi e dalla lotta alla condizione di instabilità, provocata dalla diffusissima precarietà sui luoghi di lavoro.
Assemblea Martedi’ 10 luglio 2001
Ore 21,30 in via Ranzani 4 (nei pressi di Porta S. Donato).
Alcuni lavoratori e alcune lavoratrici interinali.
FLMU-CUB BOLOGNA: MOBBING E DISAGIO SULL'AMBIENTE DI LAVORO
Nel novembre del 2000 si è tenuto un seminario pubblico a cura della USL DI BOLOGNA- Servizio Prevenzione e Sicurezza Ambienti di Lavoro- sui temi del MOBBING E DEL DISAGIO IN AMBIENTE DI LAVORO, sono stati prodotti degli atti e delle relazioni molto interessanti perché sono stati presi in esame ambienti lavorativi reali e problematiche sollevate dai lavoratori.
Il sindacato FLMU di Bologna ne è venuto a conoscenza e intende utilizzare gli argomenti trattati per intervenire all’interno delle nostre aziende , con l’aiuto e la denuncia delle lavoratrici e dei lavoratori interessati.
Con l’occasione informa dell’esistenza di questo:
AMBULATORIO PER IL DISAGIO IN AMBIENTE DI LAVORO
A CURA DELL’AZIENDA USL DI BOLOGNA-DIPARTIMENTO DI SALUTE PUBBLICA
Servizio Prevenzione e Sicurezza Ambienti di Lavoro
VIA GRAMSCI,12- Bologna- TEL. 051-6079929-FAX 051-6079780
Attivo tutta la settimana in orario di ufficio dal lunedì al venerdì.
Il Servizio Prevenzione e Sicurezza Ambienti di Lavoro è il SOLO E UNICO ORGANO DI VIGILANZA E CONTROLLO della USL CHE PUO’ INTERVENIRE PRESSO LE AZIENDE CON SANZIONI E DISPOSIZIONI , PER PREVENIRE , RIMUOVERE E RIDURRE IL DISAGIO PSICO-FISICO E AMBIENTALE DEI LAVORATORI, e i danni derivanti come le MALATTIE PSICO-FISICHE E GLI INFORTUNI SUL LAVORO.
LA DENUNCIA DI DISAGIO IN AMBIENTE DI LAVORO PUO’ ESSERE FATTA SU RICHIESTA DIRETTA DEI LAVORATORI , ANCHE DEL SINGOLO LAVORATORE, , dei Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza chiamati R.L.S., e dei rappresentanti dei datori di lavoro IN APPLICAZIONE CON QUANTO PREVISTO DAL DECRETO LEGISLATIVO N.626 DEL 19-9-1994 sulla SICUREZZA E SALUTE SUL LUOGO DI LAVORO.
LE DENUNCE POSSONO ESSERE NOMINATIVE O ANONIME, l’Ambulatorio fornisce informazioni e supporto E INTERVIENE PRESSO IL DATORE DI LAVORO PER RIMUOVERE LE CAUSE DI DANNO.
Gli obiettivi che si prefigge l’Ambulatorio, dettati dalla USL Nazionale e da normative europee, sono di riduzione degli infortuni e malattie sul lavoro almeno del 10%, nonché dei costi economici e sociali che ricadono sulla collettività. La prevenzione è il mezzo più efficace per raggiungerli. IL DATORE DI LAVORO di conseguenza è tenuto a FORNIRE UN AMBIENTE DI LAVORO E CONDIZIONI di ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO tali che favoriscano il raggiungimento di quegli obiettivi e la diminuzione dei rischi.
LE LAVORATRICI E I LAVORATORI SI POSSONO RIVOLGERE PER DENUNCIARE SITUAZIONI DI DISAGIO PERSONALE O COLLETTIVO SUL POSTO DI LAVORO E CHE RAPPRESENTINO PERICOLO PER LA SICUREZZA E PER LA SALUTE PSICO-FISICA SECONDO QUANTO PREVISTO DAL DECRETO LEGISLATIVO N.626 DEL 19-9-1994 : denuncie per disagio fisico- ambientale in ambienti lavorativi non igienici, contaminati, pericolosi, poco illuminati, rumorosi, servizi sanitari inadeguati, microclima alterato, postazioni lavorative errate, non ergonomiche, senza pause video- terminali, indumenti non protettivi, attrezzature e spazi ristretti o affollati come gli open-space , ect.; denuncie per disagio psicologico come lavoro monotono e ripetitivo, pressioni dei superiori con comportamenti che tendono ad emarginare e stressare il singolo lavoratore o gruppi di lavoratori, vale a dire quello che in parole odierne si intende come MOBBING.
Il MOBBING PUO’ anche ESSERE EMOZIONALE O MOBBING STRATEGICO: nel primo si possono configurare casi di malesseri psico-fisici relativi alla sfera personale FRA LAVORATORI E AZIENDA O COL PROPRIO CAPO CHE TENDONO A SOTTOMETTERE, UMILIARE O EMARGINARE ; nel secondo,AD ESEMPIO, LA VOLONTA’ DI UN’AZIENDA DI CREARE UN CLIMA LAVORATIVO PRECARIO E DESTABILIZZANTE come ESTERNALIZZAZIONI, DISMISSIONI AZIENDALI , TRASFERIMENTI DI ATTIVITA’ SUL TERRITORIO, PER COSTRINGERE MIGLIAIA DI LAVORATORI , UNO O TANTI ALLA VOLTA, AL LICENZIAMENTO.
ANCHE UNA ORGANIZZAZIONE AZIENDALE COSTRITTIVA COME QUELLA CHE SI RILEVA NEI CALL-CENTER (open-space affollati e non tutelati secondo principi ergonomici, turni scomodi, lavoro al video-terminale sempre in linea e alla risposta col cliente, lavoro precario, straordinario, ferie obbligate, dequalificazione professionale, ect) può ESSERE CAUSA DI MOBBING.
I CASI FIN QUI CITATI CI SEMBRANO RISPECCHIARE LA SITUAZIONE CHE SI VIVE IN TELECOM E NELLE AZIENDE FUORI E DENTRO IL GRUPPO, COMUNE A TANTE ALTRE AZIENDE , PRIVATE E ANCHE PUBBLICHE, PROIETTATE NEL FUTURO BUIO E SENZA PROSPETTIVE PER I LAVORATORI , IN EPOCA DI NEW ECONOMY.
Gli obiettivi dell’AMBULATORIO PER IL DISAGIO SUL LAVORO trovano punti di riferimento normativo e sostanziale provenienti da documenti di fonti autorevoli come la Convenzione Europea dei diritti dell’Uomo (occorre tener conto della vita relazionale e sociale…), la Guida sullo stress legato all’attività lavorativa- del 1999-della Commissione Europea- dir.gen.Occupazione eAffari sociali, nonchè la Dichiarazione di Lussemburgo.
Il nostro sindacato intende pubblicizzare e valorizzare l’esistenza di questo ambulatorio, oltre ad organizzare lavoratrici e lavoratori che volessero intraprendere azioni in questo senso. Potete trovarci presso LA SEDE FLMU-CUB/COBAS DI VIA CUCCOLI N.1/C (nella piazzetta con giardinetto laterale a Via Andreini) il MARTEDI’ dalle 17,30 alle 19 al n.telefonico con SEGRETERIA/FAX 051-503180.
Inoltre, da indicazioni date pubblicamente il 31-5-01, giornata sul tabagismo, dallo S.P.S.A.L.-Servizio Prevenzione e Sicurezza Ambienti di Lavoro-, intendiamo formulare la nostra proposta SUL FUMO E L’AMBIENTE DI LAVORO da portare alle AZIENDE per trovare punti di accordo:
Creare IN AZIENDA APPOSITI LOCALI PER FUMATORI;
L’Azienda USL organizza sedute di DISSUASIONE PER FUMATORI CHE INTENDONO SMETTERE DI FUMARE, CON LA GRATUITA’ DEL TICKET, e IL DATORE DI LAVORO (TELECOM) DESTINA ALLO SCOPO DELLE ORE DI LAVORO PAGATE.
Ci sembra un’ottima proposta per diminuire le cause di danno per fumo attivo e passivo sul posto di lavoro. Il proibizionismo non ci pare una scelta positiva, farebbe solo incattivire e perseverare i fumatori che, solo per libera scelta e consapevolezza del danno alla loro e altrui salute, potrebbero rinunciarvi.
Federazione Lavoratori Metalmeccanici Uniti – Confederazione Unitaria di Base
Sindacato di base FLMU-CUB – BOLOGNA
E-MAIL per TIM e TELECOM: MAILTO: bologna@flmutim.it>
c/o CUB-COBAS -V. CUCCOLI 1/C- TEL. E FAX 051/ 503180-
PASTICCIO DI LAVORATORI
Siamo alle solite. L’11 Giugno è stata varata l’ennesima ristrutturazione del Call Center 119, più volte annunciata, e preceduta da voci di corridoio terroristiche, senza dubbio divulgate ad arte (trasferimenti in massa verso altre Aree Territoriali, e via dicendo). Che è successo? Che c’è di nuovo? Il Back Office Tecnico è stato formalmente smantellato; nuovamente smantellato anche il Back Office Commerciale. Rispuntano anche i vecchi macro-gruppi. Cambiano per l’ennesima volta assistenti, colleghi, amici, quasi si obbedisse ad una fatalistica legge di isolamento del lavoratore, che poi tanto fatalistica non è, perché è stata decisa a tavolino da qualche genio della riorganizzazione aziendale, vicino o lontano che sia. Complimenti! Complimenti perché tutto è di nuovo cambiato affinché tutto possa rimanere lo stesso, una volta di più. Chi rispondeva prima, continua a rispondere anche più di prima, se possibile; e risponde su tutto, alla faccia di quella professionalità sempre invocata, sempre promessa, e sempre colpevolmente umiliata. Vige l’assurdo, perché una parte dei lavoratori a tempo pieno è stata dirottata verso le code di risposta dedicate a clienti basso-consumanti, e la grande maggioranza dei dipendenti a tempo parziale confluisce nella coda dedicata ai clienti alto-consumanti: manovre, queste, che dovrebbero essere portate alla conoscenza perfino delle Associazioni dei Consumatori, per la considerazione che l’Azienda nutre per i suoi preziosi clienti, esterni od interni che siano.
Perché tutto questo? Si trattasse semplicemente di svecchiare un sistema ormai obsoleto per inaugurarne uno più razionale, più dinamico e più consono alle presunte sfide del mercato, non si andrebbero ripescando tali e quali quelle strategie già adottate in passato e altrettanto prontamente rimosse dopo un cambio della guardia nella Dirigenza… Sarebbe quanto meno una madornale mancanza di fantasia… E nemmeno sarebbe stato necessario indorare l’amara pillola della ristrutturazione cercando di renderla più appetibile con un subdolo lavoro di propaganda (leggi: progetto partnership e convocazioni delle lavoratrici e dei lavoratori). "È tutto molto bello: dove sta la fregatura?", veniva da dire…
No, qui il punto è un altro. Intuito da tutti, sospettato da tutti coloro che lo subiscono giorno dopo giorno, sulla propria pelle… Il punto è che simili misure, proprio perché prive di costrutto, sono in realtà deliberate provocazioni atte ad esacerbare gli animi e ad alimentare l’insofferenza dei lavoratori; o almeno di coloro che si ostinano a restare, di coloro che pensano che un posto di lavoro deve essere in ogni caso difeso, e resistono alla tentazione di quell’esodo che appare l’unica soluzione… Il punto è il metodico sabotaggio della solidarietà fra lavoratori, il boicottaggio della spontanea identificazione fra coloro che condividono la stessa esperienza per buona parte della giornata, tutti meccanismi osteggiati in mille sottili modi… Il punto, ancora, è che dietro nuove parole d’ordine, magari in inglese, si cela il medesimo, oggettivo, progressivo deterioramento della qualità del lavoro, sempre più dequalificato, isterilito e subordinato agli imperativi della vendita…
Che fare, allora? Dobbiamo anzitutto prendere coscienza di quanto già ci unisce, di quanto ci accomuna: sul lavoro siamo classe lavoratrice, e non risorse. Dobbiamo diventare consapevolmente ciò che già sempre siamo, al di là delle lusinghe di chi ci inculca un senso artificiale di divisione, e vuole ingannarci sulla nostra stessa forza: una forza che deve rimanere costantemente addormentata, con le buone o con le cattive, perché fa paura. Il Padrone non ha mai fatto gratuite concessioni ai lavoratori, e quanto il lavoratore ha necessità di conquistare, deve prenderselo da sé, con gli strumenti che gli sono propri: possiamo e dobbiamo farlo, per noi stessi e per coloro che verranno. È già sempre l’ora di un rinnovato, libero e autentico stato di conflitto, nel segno della riappropriazione della nostra dignità, del nostro tempo, della nostra vita.
DICIAMO BASTA AI SOPRUSI E AGLI ARBITRII! BASTA ALLA SERVILE COLLABORAZIONE A BUON MERCATO! DIAMO FORZA AL SINDACATO DI BASE! ADERIAMO ALLA VERTENZA NAZIONALE SUI CALL CENTER E ALLO SCIOPERO NAZIONALE DEL 22 GIUGNO! ADERIAMO ALLO SCIOPERO GENERALE NAZIONALE DEL 20 LUGLIO CONTRO IL G8 DI GENOVA!
Bologna, Giugno 2001