C'erano due occhi che, s'incrociavano,
in un sogno,
l'iride di Viola aveva dentro il colore,
quello del mare,
era così limpido il cielo che, nel disegno,
lo specchio d'acqua da verde, divenne :
blu -
C'era l'Edenlandia tra i presenti,
la vita era finita,
tutti da qui al sole annegano in un punk - punch al rum,
non sono più qui, questa non è la terra,
fai attenzione uomo,
adesso! La luna parla, quando :
le donne innamorate si perdono sulle isole,
all'orizzonte,
e fanno un tuffo con noi per mettersi alla prova -
Ho pianto tanto all'idea del silenzio,
c'era una strana sensazione di soffocamento che, mi rubava piano verso il piano la vita,
fatemi scendere giù in apnea,
nell'abisso, quando due delfini angeli,
mi accompagneranno dove i colori dei cieli,
non ci sono più…
io! Vi chiederò anche scusa,
io! Vi chiederò perdono,
Voi vi pentirete,
ma di voi in noi non ci sarà un udirete,
perché! Di Nessuno è la colpa del mio gesto,
io! Ho scelto… adesso devo trovare solo il coraggio -
Scorre l'andamento a onde di un piano,
che, ci porta oltre la salita,
dove c'è un'altra vita,
tutti abbiamo paura del tuffo,
adesso! Io! Passo nella stanza blu del lago,
non mi chiedete il perché! L'unica risposta che, conta è una domanda.
Io! E la mia Viola con tra le dita la solita penna ci ritroveremo al Po -
Nella stanza blu c'è un Pad un tappeto,
e un luccichio di suoni,
poi dei cerchi che, attirano i delfini,
poi il vento e il rumore del mare,
infatti, scusami amore,
io! Non sono riuscito a farcela,
sono ritornato,
dove un crescendo musicale alza la sua voce,
poi c'è la luce ma, questa ve la descriverò un giorno, quando non ci sarò.
In cucina, quando preparo, i miei piatti vegetariani,
sporco, le acque con l'olio e l'aceto,
così! La pasta non attacca, non aderisce,
scivola libera nel piatto -
Dopo aver mangiato,
per pulire : The penis and The pen,
uso l'autoironia,
che, mi aiuta a digerire e mi tiene,
compagnia…
Ci vogliono forti correnti, per spazzare via,
la solitudine,
infatti, nella mia Patria, come Gher,
che, fu il patriarca Abramo,
mi sento straniero…
Oh! Popolo dei venti, oh! Ruchot,
il tuo Dio, il nostro Dio,
mi ha mandato un angelo, una strana fighetta,
che, ironizzava sotto l'ombrello della Juventus,
con uno strano portamento, sulle mie riflessioni…
rideva!
Delle mie nuvole -
Infatti, quel dì, venne giù tanta pioggia,
cadeva però, solo sul suo ombrello,
segno evidente che, la fighetta era venuta,
ad aiutarmi. Dal quel messaggio ho capito,
che, ero diventato una firma…
Mi chiedo : quando la rivedrò … ?
Cara Gabriella,
io, non uso il Moleskine, cioè il taccuino,
ma i Post - it…id : ( dopo questo - fare questo ) :
e i cerchietti adesivi tutti colori …
Già, infatti, trent'anni fa per gioco,
li usavo,
pendendo dalle labbra di Annamaria Vergine -
Se ho resistito a me stesso, quando ero un bambino,
ora! Posso, resistere a tutto,
come Kafka dico : il Messia arriva sempre : il giorno,
dopo il suo arrivo, quando finirà tutto.
Mai parlare di foschia, mai dire : a prescindere,
anche se, il poeta metafisico solitario degli anni settanta,
è l'unico alieno che, ha gli occhi e una bocca,
per ridere…
Io, preferisco : la frutta ai fiori -
Perché! La frutta si può mangiare,
ogni giorno aspetto il sole sul cavalletto,
per giocare a luglio con Annamaria -
perché! Dal paradiso mi daranno la potenza sessuale,
di mille uomini…
Dal momento che, la mia vita sono io,
vivrò con Annamaria che, chiamerò in modo scherzoso : Maman!
Vivrò con lei : Mamer! Tu che da sempre sei stata la mia promessa,
la mia amante -
Mi mancano i tuoi giochi professoressa o meglio dottoressa,
mi mancano i tuoi tradimenti,
mi manca la tua psicologia da Novella 2000 …
anche tu sei triste però, ma suvvia rallegrati,
sarai la madre procreatrice del pilota :
Elizabeth anima bella Emily -
Frutto di un grande amore, sai! Di quelli unici…
Dove lui e lei si odiano perché! Si amano.
Vivremo, dove c'è un fiume di miele o un mare di fragole, dove ci sono,
tante colorate farfalle, dove c'è :
tanta acqua e tanto latte, ora ci sono,
sono pronto,
combatterò per un solo grande sogno,
infatti, qualcuno dalla radio annunciò!
E il Messia disse :
studiate e scrivete e sposatevi e procreate,
così non soffrirete,
come il profeta di Galilea…
Mai, bere cocktail con gin e vermut -
Perché! Sono come le siga!
alla fonte dell'unità malefica jinn …
io, non credo nel male, così scherzo,
ma, abbiate menzura -
… come se fossi un estraneo ; mi scusi maestro ma : tutto è possibile.
E' possibile che piova,
ma, io devo dirvi : la verità,
sapete, quel piccolo, grande problema,
che, io ho! … legato ai miei rapporti,
con le donne. Domani!
It is likely to rain.
E' probabile che piova,
nella mia vita, ma questa volta,
per Iddio, mi libero. Con questa,
poesia si chiude il sipario, vi saluto!
Domani!
It is likely to rain.
E' facile che piova,
Anche, quando ero un adolescente,
era così : infatti, mi masturbavo,
strusciando il pene sulla spugna, per liberarmi dalle :
donne incestuose. Domani!
It is likely to rain.
E' probabile che piova,
come vi dicevo, nella terza stanza,
così! È avvenuta la torsione,
del testicolo sinistro … basta! Falsificare … così!
Ho ritardato il mio sviluppo sessuale. Domani!
It is likely to rain
E' facile che piova,
riallacciandomi, alla quarta stanza,
vedrò il sole, il giorno del viagra : per Iddio il mio cuore e la mia mente sono sani,
vi dico questo, perché ho già provato l'orgasmo,
all'età di 32 anni per miracolo, durante l'oggetto della masturbazione… domani!
It is likely to rain
E' verosimile che piova,
ma, come tutti sanno, i miracoli,
sono unici, così alla psicanalisi, non falsificabile,
devo accompagnare con la genetica la mia maturità sessuale.
Maledetti! Psichiatri che, mi rubano il sole…
It is likely to rain.
Riflessione : Commento strutturale partendo da una ( poesia - rap )
di Lorenzo Cherubini …
Testo : Albero di mele …
1. Albero di mele
2. Che posso fare io per te ?
3. Vengo a mani vuote
4. E tu mi accogli come un re
5. Vorrei darti il sole
6. Ma dici grazie ce l'ho già
7. Vorrei darti acqua
8. Ma dici tanto pioverà
9. Mangio le tue mele
10. E non vuoi niente in cambio
11. Uomo occidentale
12. Cosa ho lasciato dietro me ?
13. Ero in paradiso
14. E adesso scoppio di perché
15. Ho coperto il sole
16. Con la mia sete di potere
17. Ho sporcato l'acqua
18. E adesso pago anche per bere
19. Albero di mele
20. Albero di mele
21. Albero di mele
22. Uomo digitale
23. Che cosa c'è di fronte a me ?
24. Terra da esplorare
25. I paradisi dei perché
26. Ma mi sento solo
27. Nell'infinito che mi assale
28. Mangio le tue mele
29. E faccio bene e faccio male.
Struttura : Albero di Mele vv. 29
Refrain in stanza unica ai vv. 1, 19, 20, 21
Oggetto : Il poeta coevo nell'era del digitale, si pone tre domande ai vv. 2, 12, 23
Recensio :
Volendo, leggere la poesia con una doppia chiave di lettura : amor spiritualis e amor carnalis, avanzo la seguente interpretazione.
In chiave dell'amor spiritualis : il poeta deve solo contemplarla la donna ed aiutarla a non tradire,
in chiave dell'amor carnalis : il poeta ha di fronte a se, una donna e sentendosi attratto deve accettare il tradimento…
L'originalità della poesia che, fa di Lorenzo Cherubini : ( un rap - poetry ) sta, nel fatto di essere il primo a porsi le domande in oggetto.
A me sembra che, nella sua complessità il pensiero rappeggiante è tautologico, cioè il poeta si pone le domande sapendo già inconsciamente le risposte : Che, dice lo stesso ( logica strutturale ) tutto questo perché la sua riflessione è ferma alla domanda.
Sano la tautologia accostando in uno spazio diacronico ante-litteram : ( Litteram : testo della poesia ) , presente e passato, infatti dal verso che, evidenzio come strutturale : vv. 17 ( ho sporcato l'acqua ) prendo spunto per questa riflessione :
Quando l'uomo tradisce deve chiedere scusa alla donna ( presente ) e deve essere perdonato perchè nel ( passato ) lei, la donna ha già tradito.
Quando la donna tradisce deve chiedere scusa all'uomo e scusando l'uomo ottiene il perdono da Dio ( passato - presente ) ,
quindi nel mio pensiero di sinistra accetto la parità tra l'uomo e la donna.
Io, mi amo nell'anima e nella coscienza,
tromba cubana stonata,
al popolo, serve energia d'urgenza,
quando sono un libro in transito, in me è innata,
io, faccio il benzinaio come il Silvestri.
Stai zitto, non parlare…
Nella comune, ci vuole la pubblica lingua,
tromba cubana stonata, il maschio sogna,
… koin (...) ! koin (...) !
ascolto, la Fiorella viaggiando sulla … koit (...) !
Ci vorrebbe, un maestro come Schumann,
che, legasse tra le mie dita,
una peculiare : 6b di matita,
che, mi aiutasse a capire,
come fermare,
sul rigo le mie idee fatte di crome,
quelle volutamente sparse,
in segno allegro ed affettuoso,
quelle figure amiche,
che, disegnano stramberie,
per l'altrui uso.
Che cosa io sia veramente, non lo so,
ancora, non ho chiarezza di me…
se io sia o no un compositore o un poeta,
lo decideranno,
gli angeli posteri che, mi aiuteranno,
a comprendere contro il muro dell'età,
come rompere l'ottusità,
che, tanto mi affligge…
almeno… lo spero!
Oh! Questa giovinezza che, scorre,
verso l'antico, il vecchio,
e sopra l'innocente musica s' affligge,
di nuvoli il sol,
maledetto quel giorno che, abbandonerò,
l'idea di studiare composizione,
alla polvere andranno,
le candide figure…
Imparare la musica non deve avere età,
la poesia, solo per questo è ritornata,
a vivere.
Ho trovato il volo, sono arrivato,
a camminare sulla Luna,
poi! Sono tornato indietro, al bel tempo andato,
proprio perché! Sono un nostalgico,
ho contaminato la lingua, su incarico,
della : Lega dei Giusti…
Proletari di tutti i paesi, unitevi!
…Tutto questo,
mentre guardavo la finestra di fronte,
da una sorvegliata stanza.
Salto! Dallo spavento, alto è il volume a tinte,
della radio,
qualcuno ravvisa, il contrasto :
fra le classi e gli elementi dissolventi,
si parla tristemente, di un futuro proletariato,
senza nessuna funzione storica…
Proletari di tutti i paesi, unitevi!
…Tutto questo,
mentre guardavo la finestra di fronte,
da una numerata stanza.
Risalto! Dallo spavento, tutto trema,
accendo la televisione,
qualcuno ravvisa, mancanza di autonomia,
a questo punto, sogno!
Un movimento politico di memoria,
che, parta da una rivoluzione che, ci sia propria…
Proletari di tutti i paesi, unitevi!
…Tutto questo,
mentre guardavo la finestra di fronte,
da una personale stanza.
Non vi svelo, dove mi trovo,
troppo facile!
Posso solo dirvi : di aver preso,
due … " Tablets " … di antidolorifici,
contro uno strano male di vivere,
dopo un'operazione all'ano, adesso,
ho un nuovo male a cui non ero pronto,
diciamo : mi sto allenando in corsa…
costretto a letto,
ho assaporato il gusto : dell'antimusicale,
del RAP come SKAZ,
sto bevendo dalla forma : di : James Joyce e di : Virginia Woolf,
nel monologo interiore,
ho messo le mie perle…
Proletari di tutti i paesi, unitevi!
… Tutto questo,
mentre guardavo la finestra di fronte,
da una personale stanza.
Purtroppo, dovrei perfezionarmi,
in questi RAP come SKAZ,
ma, mi manca : sempre perché la vita,
si accanisce,
uno studio musicale casalingo,
dove registrare appunto,
questi SKAZ da cinque euro - lire…
Proletari di tutti i paesi, unitevi!
Faccio un appello, accetto volentieri :
un regalo, magari da Jovanotti,
per me oggi, ogni cosa,
ha un prezzo senza fine, forse per mancanza,
di volontà,
forse per quella mancanza di passione,
che, avevo un ieri…
Nella sua evoluzione interiore, come scrive : MARX,
la mia scuola, se la musica non interviene,
se la rivoluzione non interviene,
finisce in un vile piagnisteo piccolo - borghese…
Proletari di tutti i paesi, unitevi!
L'ho detto 1848 o 1883 volte,
così prendendo due date : a caso … guarda un po'!
… parafrasando :
La stanza è il ghetto del poeta,
il suo RAP metrico, romanzato e prosastico,
un nuovo modo di fare :
movimento e rivoluzione…
Proletari di tutti i paesi, unitevi!
Tremino pure le classi dominanti,
davanti ad un ritorno, della passione Comunista,
rompete le catene…
Studenti di tutti i paesi, unitevi!
Ti racconto : la storia di una relazione,
tra e fra Cristo e la sua mamma. Le donne,
mai, non compresero,
il desiderio, la necessità d'affetto, le buone,
vertigini.
Cadde troppo in basso, la libertà,
del cristo,
le sue sentimentali indagini :
sulla natura, vennero ascoltate, da tutti,
ma, in particolar modo da sua madre,
che, si divertiva a rubargli l'amore…
Così fu : Mamma e così fu : compagna,
non avendo fiducia, nell'uomo falegname,
autorizzò il figlio a costruirsi, la croce,
quella della feroce pace,
così fu : che, la vergine si sentì puttana,
avendo desiderato il figlio e all'idea di scopare con quest'ultimo,
si sentì anche donna.
L'amore della Vergine era soffocante,
per sfuggire al labirinto,
il Cristo chiese la croce,
ed lanciò in grido, verso il padre,
la sua voce…
Nessuno mai, ha descritto un Cristo,
ucciso dall'amore della madre,
dalla memoria, ridotta a gocce,
dalla mancanza di una affettiva :
identità…
io! Ve lo descrivo, non prigioniero della sua ragione,
ma della sua castità,
persa solo, con l'incesto della vita e della morte,
io! Ve lo descrivo, col pentimento :
di Magdala che, però non fece : il gesto,
di rapirlo al mondo, di costruirsi,
insieme a lui il rispetto.
Facciamolo questo gesto : oh! Uomini del duemila,
liberiamo, con la preghiera dissacrante,
il Cristo!
Aiutiamolo a trovare, la strada andante,
quella del ritorno,
sacrifichiamo : idealmente il nostro corpo e il nostro sangue :
il pane e il vino…
Merde à Dieu ! … Mort à Dieu ! ...
Per far dispetto al mondo,
per non uccidere e così perdere la già falsata libertà,
prendo ogni giorno un mestolo dal tino,
e crocifiggo bevendo, me stesso…
Questa è la formula magica, nata in una scatola,
serve ad eliminare tutte le malattie : quelle di superiorità,
tutte le solitudini,
io! La deposito per voi come un mago, come il più giullare tra i maghi,
superando : - E = Mc2 : je est un autre -
scrivendo col metodo del : - QIIA -
partorendo poesia,
come : Quoziente intellettivo, come : Intelligenza Artificiale.
Io sto bene, dal dentro, non al di fuori,
la mia testa,
l'essenza, in questo mondo,
che, vorrei mi circondasse, deve scorrere :
al pensiero di una musica,
che, non è nei suoni, ma in questo silenzio,
che, precede i suoni e in questo silenzio,
che, li segue.
Io sto bene, in questa sola esistenza,
in cui aspetto, l'altra metà,
in attesa vivo e mi spacco la faccia… mi dispero,
all'idea di una famiglia,
che, si sforza ad essere felice.
Io sto bene, simulando assenze,
perché! Ho cosparso,
il mio corpo,
d'olio, al profumo di pino …
Io sto bene, non dite il contrario,
voi che, imponete l'orario,
al tempo che scorre, al mio volto strano,
io sto bene, non dite il contrario,
voi che, avete : un tempo per ridere,
ed un tempo per piangere.
Io sto bene, come quella farfalla,
che, ha disegnato un quadrato :
intorno al cerchio… Sono in biblioteca,
cercando anch'io aiuto tra i libri,
per chiudere il cerchio della mia storia …
… Sono in biblioteca,
vivo alla conquista della buona stella,
scusate se è poco, ma solo per questo,
io sto bene.
Ti attendo : genio sessuale,
malato di genio,
aiutami ! a superare,
gli errori,
di una diversità in esilio.
Ti attendo : Signora transessuale,
ho bisogno, di provare,
un vero orgasmo,
di toccare con la punta della mano :
le stelle.
Rapiscimi! Liberami,
da questa sete d'amore, per noi,
non esisterà la norma sociale,
ma, una libertà totale,
basata sul rispetto, tra chi naviga,
per gli stessi fiumi,
ci ameremo, senza ostacoli,
sarò fiero di presentarti al mondo, come mia moglie.
Non riesco, a spiegarmelo,
ma desidero vivere,
con una tipa transessuale,
ospitarla sotto il mio tetto,
farle provare,
le essenze della mia casa,
che, profuma di violetta,
ti dico : scrivimi! In forma privata,
leggimi!
La mia carne, ha un buon sapore.
Che, bello svegliarsi al mattino,
con te vicino,
ti comprerò, tante volte la luna,
se tu riscalderai, la mia fortuna,
ti regalerò, la parte destra,
del mio letto che, profuma di speranza.
Che, bello disinfettare,
con la mia e con la tua attenzione,
con le nostre carezze,
le ferite, di una solitudine,
che, puzza.
Ti tratterò, come una fantastica monade,
come una persona,
di cui, non si deve nemmeno sospettare,
come una moglie,
come una donna semplice,
perché! I nostri corpi, saranno due diverse realtà,
ma, al tempo stesso indivisibili.
Scriverò un romanzo, perché tu stai :
in questo campo di fiori,
sei l'amante che, percorre il mio deserto,
sei la sposa che, abbatte il muro :
dello spirito libero, dell'immaginazione,
della memoria e del genio …
La scrittura, è un'anima nata bella per Dio,
aiuta ! la mia vita a diventare :
semplice e umile… ma ricca, come le acque chiare.
Una vita che, spesso sceglie di divenire :
mancanza d'essere, aperta al nulla,
per esistere come scrittura, per vivere.
Se non voglio, finire solo di fronte alla morte,
devo darti acqua,
oh! Fiore : amante, oh! Fiore : amica, oh! Fiore : sposa,
ma tu aiutami a rompere il mio silenzio,
parlami! Proietta la mia mente nel tuo letto,
la stilo, mi dice : che esisti, angelo di questa :
scrittura, di questo messaggio.
Dunque! Ferma la mia corsa solitaria, spara!
Con il tuo desiderio di conoscere,
un colpo, mirato al cuore, fai esplodere :
la mia emozione.
Ci sono favole che, ritornano,
per un giorno o per un anno,
io! Voglio, per noi la vita,
l'intera vita,
il sogno perfetto, una libera caduta nella passione,
ti attendo! Farfalla, posati sul mio albero,
calpesta quel serpente che ha bloccato, il siero,
della mia trasformazione…
" in omne tempus " :
scribere : huius rei causa : divinationis …
" in omne tempus " :
scribere : est, omnia quae sunt …
Che cosa! Sono per noi, oh! Mio cuore...
La parte bionda di un'onda,
chi?... lo svestirà, il tuo di cuore,
Carina : dolce! Bionda.
Chi?... se non, una poesia pura…
Ovunque, ti troverò poeta del novel,
mi lascio possedere,
dalla tua a lei : oh! Carina, dedicata :
storia romantica,
ti porterò ogni giorno a notte :
i profumi d'amore,
sarai la mia cura… sposerai il mio cuore.
Ora, però versami del santal,
senza grembiule, detto : apron.
Forse, se tu vuoi leggerò nei tuoi occhi,
un amore vero,
chi?... leggerà nei miei occhi detti : eyes,
la tenerezza di questo qualcuno, mi commuove,
perché?... tu non hai preteso una poesia pura,
come d'incanto : eccola!
Ero in te come un argomento… una lettera,
la mia G, diventa c per lei amica.
Durante i pasti, vedi : Battiato,
le stagioni del nostro amore,
la voce della cura, m'imprigiona,
come la tua gonna,
sono tempeste, anime elettriche,
il mio amore,
è, una febbre di conquista,
mon statuette : imprison… to imprison.
Una musica nostalgica, ma felice, mi accompagna,
lungo la piccola via,
della memoria… Il mio cuore è sempre,
da allora, dal giorno dell'addio : in guerra,
si comporta, proprio come quello di Nora,
la protagonista,
di un bellissimo romanzo che ho appena,
sfogliato a vista, studiato e letto tutto.
Ad un tratto,
sono riaffiorate tutte le note trillanti,
dei mie ricordi,
suonano profetiche, come i versi :
di Abù al - Tayyib al- Mutanabbì,
riportati nella pagina : 188 del romanzo,
dal titolo appunto :
La guerra di Nora.
L'ombra di Annamaria, nelle vesti di Agriope,
m'insegue,
frutto delle mie fantasie, frutto dei miei prodigi clandestini,
come a questo punto avete capito :
io! Sono Orfeo,
come tale la mia protesta interiore cresce,
cala dal cielo, come una pioggia,
a tempo di blues,
fortunatamente : tutta la nostalgia,
si prolunga solo per brevi istanti…
… sono attimi, momenti.
Eppure! Come vorrei di nuovo incontrare a Natale : Annamaria,
rivivere alcune emozioni e alcuni ricordi in armonia,
come vorrei mostrarle il romanzo rosso,
sulla storia delle Brigate Rosse,
come vorrei eliminare,
dall'aria,
il gelido soffio di un addio violento,
troppo neutrale, troppo calcolato,
tante cose vorrei, ma di sicuro : farei!
Con lei,
una lunga passeggiata felice,
magari! A Siena : in piazza del Campo,
dove ho scritto, molte di queste : … work songs!
Oggi! La mia memoria è spaventosamente,
trasparente e innocente,
leggendo :
Et moi est entrè le mal d'amour...
Etait la mort !
Un ragazzo anarchico è un : " boxer ",
non alza mai,
la bandiera : bianca… mai!
Non getta mai,
da solo la spugna… mai! -
Purtroppo, spesso il suo gesto, viene condannato,
colpa, del suo maledetto compito,
di fare alleanza con la verità,
infatti, un ragazzo anarchico,
mette le braccia : aperte a croce,
pronto a morire per l'eguaglianza,
e, sotto la costante minaccia,
di chi, ci vuole sottrarre la libertà,
dichiara con forza : … uper tou laou !
Un ragazzo anarchico,
non sempre è un : " atheistic "
combatte per far diventare :
umana, la sua e la tua vita… amico!
Nella pace crede un ragazzo anarchico,
per questo, ha fede in Dio, vuole una vita migliore. -
Purtroppo, come un qualsiasi prigioniero politico,
è, costretto a parlare,
da un'isola che, non esiste,
tutto questo perché!
Non ha una casa in nessun luogo. -
Un ragazzo anarchico,
manifesta : scende in piazza per le sue idee,
si schiera contro chi, lo vuole escludere dalla società,
usa il verbo e la poesia, per sottrarsi :
all'emarginazione.
Un ragazzo anarchico,
non sempre è un : " reckless "
agisce valutando il rischio,
solo per scelta si espone ai pericoli,
il suo cuore esplode :
d'orgoglio e di passione, di fronte :
a chiunque combatta per un ideale,
anche un martire del terrorismo,
specialmente un : KamìKadze,
merita rispetto, in fondo ogni uomo,
è, profeta in patria,
soprattutto ogni uomo,
è, figlio del vento divino.
Tutti noi, abbiamo conosciuto, almeno dalle foto,
il volto di un vero ragazzo anarchico,
in realtà mi riferisco ad una donna,
che, però è coraggiosa come un uomo. Da dea di spicco,
come mille combattenti, si è schierata,
per un principio che, richiede la lotta armata. -
Si chiama : Nadia, ma come un anarchico sconosciuto,
clandestinamente, si fa chiamare con l'anagramma : Diana,
tra i segni particolari, ha il fatto :
di essere una sognatrice,
e, si sa! Come diceva Oscar Wilde :
la società è disposta a perdonare : un delinquente,
ma, mai un idealista sognatore. -
Nadia, infatti, non ha ucciso nessuno,
agisce solo per difendere : noi tutti,
con l'arma della lettera e del comunicato,
Nadia è nata in un bosco, non sotto una stella,
ma sotto una luna che, sembra una stella.
Scrivo di Nadia, perché come lei, non voglio che i poeti portino,
a scuola il cuore,
i poeti devono essere istruiti, ma non schiavi,
i professori che siedono sulla calda poltrona,
non devono essere considerati :
né da morti e né da vivi,
non devono avere il nostro amore,
perché! Loro : i professori, di giudizio sono armati,
e, col giudizio giudicando tutti,
si fanno comandanti e padroni della società.
Scrivo di Nadia, perché come lei, voglio che i poeti siano,
i primi : KamìKadze… come…? :
combattendo, la non sempre facile,
realtà sociale. -
Nadia o Diana, non è libera purtroppo,
i bastardi politici che comandano, l'hanno presa, vicino :
al suo fianco, aveva un ragazzo, erano su di un treno,
il giorno dell'arresto, il giorno del duro colpo,
il ragazzo anarchico che, era con lei oggi non è più tra noi,
ma, sono sicuro che, continua a combattere dal regno di Dio,
perché! La speranza non deve morire… forza! KamìKadze. -
La dea Diana, in un qualunque 13 agosto aiuterà Nadia ad evadere :
con l'ideale e la speranza,
e, salverà noi tutti che, siamo suoi figli,
la dea Diana, non ama la schiavitù dell'uomo. Senza una terra,
senza un posto dove vivere,
nessun uomo può farcela. -
Ecco! Le parole d'ordine di Dio : pregare e arruolare : to enlist !…
Ecco! La frase d'ordine di Dio, per suo comando : ... uper tou laou ! : morire per il popolo
Con tra le mani una alea, da giocatore,
ho cercato di rubare,
il movimento : mobiles, alla carta del mio cuore,
al mio agitato destino. Purtroppo,
per sorteggio : chance music, la musicale carta,
nel colore nero, mi è caduta,
tra gli 8tto tentacoli a ventosa, tra il becco,
di un grande polpo.
Sono, i giochi armonici, delle note straniere,
che, mi affascinano e lanciano il mio destino :
verso una alea aperta, ma dalla gentilezza controllata.
In questo oceano… de mon coeur mis à nu,
nuoto come : il fu scultore Alexander Calder,
con in tasca i pesi : fatti di fili e di lamine di metallo,
per trovarmi un punto fisso nel mondo.
Io vagabondo,
sono salito, su di un taxi, ed ho pagato,
la destinazione : per un' unica corsa,
in cerca della donna del cuore,
prima però, ho impugnato i dadi,
ho messo in discussione la mia vita,
e, da uomo libero e sereno,
ho scommesso ed ho : i dadi lanciato.
Ieri! Dopo 5 anni dallo scioglimento,
della mia : Music band, ho scritto :
una canzone. L'ho profumata con l'ingegno,
della curiosa Lizz,
una fantastica fotografa Americana, tutta :
Zen! One! Okay!
A lei dico :
vorrei tanto studiare, composizione musicale,
alla Berklee Boston University,
ma, non riesco ancora a capire la lingua inglese ed in più,
non conosco i regolamenti d'accesso e non so neanche se posso accedervi,
data, la mia matura età : ho 33anni che sballo!
Cara Lizz!
À l'idèe de te voir mon coeur se remplit de joie…
Se ti va ! puoi ascoltare la mia voce,
al : tre quattro nove, quattrocinqueduenove centonove…
A te dico :
Gesù! Mi vuole : compositore e scrittore,
sua, Maria e Madre, anche : filologo,
Santa Teresa dei bit, invece, mi vuole :
attento ad ogni tipo di lavoro e di dialogo,
chi vincerà …?... forse tutti o nessuno,
per adesso, combatto a passo coi tempi : la nausea,
perché! Mi sento, assolutamente incapace :
a qualsiasi tipo di mestiere.
Seduto, al centro di una panchina,
con le gambe accavallate,
solo, come un cane abbandonato,
sulla corsia di sorpasso,
faccio suonare : l'orologio di Dio,
ispirato dai versi di Voltaire,
faccio suonare : l'orologio e affidandomi a Dio,
fantastica Lizz !... Beh !
À l'idèe de te voir mon coeur se remplit de joie...
Ho avuto, sin da piccolo : l'artetica,
il mio corpo, era attirato,
dalla psicologia del proto-tempo, dal battito :
del cuore nel grembo.
Ti regalo, cara-dolce : …313@ - la realtà di un fiore nel flusso dell'acqua -
una poesia dedicata : ad una madre,
che, stava là, coraggiosa,
aspettando la rottura delle acque…
…Quando, Cristo era in vita :
stabat mater dolorosa,
iuxta crucem lacrimosa.
Da allora, sono passate : tre + tre lune,
si sono scaricate, tante vecchie :
batterie,
mi sono consumato : in diverse e potenziali vigne,
ma, ricordo il vissuto, di un solo maledetto :
grande amore.
Poi, dopo anni, ho compreso : con il cuore ho rifatto il letto,
mi sono scrollato di dosso la noia : l'attesa,
mi sono alzato,
oggi, sono risorto : dopo aver sciolto,
il legame con la parte egoista,
dell'archetipo intra-uterino, malato,
come la discordia,
portata a cena, dall'ultimo dei Giudìa…
…Quando, Cristo era in vita :
stabat mater dolorosa,
iuxta crucem lacrimosa.
Così, a te mi descrivo : oh! Cara - Dolce : …313@...
Parlando di me, come un moderno guelfo, ti dico :
Al centro, della mia vita, durante il cammino,
intorno :
ai 2+8 anni, un alchimista teatrante,
sfilò dalle mie mani, due anelli di gomma,
mi rubò, le promesse comunioni,
da lì a poco, la mia allora amante,
come una portinaia, della lingua latina,
mi chiuse le porte al paradiso,
infatti, ritornò dal suo ex-marito,
seguitò, dunque : una vita come regista,
chiudendo il nostro amore come un virus in file :
famosi,
per l'insieme di ostacoli, dovuti alle indotte cattive azioni.
Spero, arrivi di nuovo il giorno dell'amore,
e che, le porte del paradiso da me, siano : percepite ed aperte,
non voglio più ostacoli nella mia vita, solo angeli,
quando, nello iocoso tempo, alle vigne dell'ultimo - dì - di marzo,
ella, la dama : …313@...
mi inviterà, ad una festa baccante,
dove scambieremo favella,
ed io per ella, avrò tra le mani : petali di fiori,
da spartire, come un cavaliere,
sul suo tappeto, lungo il suo cammino,
tutto questo : nel giorno del riposo.
Infatti, cara - dolce : …313@...
Non ci sarà mai tra noi scrittori, il saffico odio,
ma solo, trascinata dal sangue,
una piccola espressione : quel ti amo!
Che, solleverà tutti i petali dei fiori,
per noi due verso il cielo.
Infatti, cara - dolce : …313@...
Ti chiedo : sei libera?...
Ti va! Di accogliere, sulla tua scrivania :
- la realtà di un fiore nel flusso dell'acqua -
un trecentesco canto ad Orfeo, il compositore dell'inferno,
in modo che tu possa : - mi scuso per il tu, mi scuso per il lei -
salvare, la mia umile, semplice e minimale anima,
che intona dalla terra verso il cielo, inni al tuo volto giovane ed eterno,
come lo zaino che, porto sempre sulle spalle,
pieno di tanti : ti voglio!... Quel giorno :
… se ti va!... non dirmi di No.
Léa dei Louise Attaque, mi ha condotto :
nel paradiso… Artificielle,
mi ha versato : Pinot grigio delle Venezie,
ho camminato con lei, fianco al fianco ,
Léa… danse Béat and bit : diNotte,
lungo la Senna Cremonese, nella piccola Parigi,
tra le vie,
ho degustato, … le vin in la fluette,
nuda, con i capelli corti e i tacchi,
Léa… danse Béat and bit : diNotte.
Ho ammirato : il suo taglio : corto e bello,
aggressivo, terrorista,
ho perso, la testa,
colpa : del suo slancio a spillo,
era vestita : gloomy,
la donna angelo, dagli aromi secchi,
Léa… vuoi brindare con me ? … porter un toast, noi due siamo freschi,
Léa… danse Béat : ha i piedi nudi.
Il più grande cinema, trasmette,
il volto di Léa che, appare tra il Cremonese e il Parigino,
il vino,
rimette,
il vomito sui fogli,
sono giochi d'amore, sono aromi : i nostri profumi,
con gusto, assaporo : la mela e gli agrumi.
Adesso : cara, Vyola_F…
Te lo devo,
dall'angolo scriptoria, tra le foglie,
di colore argenteo di un olivo,
ti chiamerò : Sylvia,
ovvero, dentro la storia un racconto,
… the inside history on the story.
Per non sciupare, nemmeno un momento,
adesso qui ! … : cara, Sylvia,
fece la spia,
la serva, il secondino custode,
nota come : la zia… un po' sorella,
un po' bidella,
sive : essa è ! … tuttavia sulla mensola,
… she's still on the shelf.
Fece la spia,
Perché! Raccontò : alla dottoressa,
una diversità, misteriosa,
orfica, detta da lei : come falsa,
mi ha descritto : insomma, immaturo!
Solo in quanto : amo ridere e cantare,
ho una santa pazienza con certe donnacce,
mi ha descritto : insomma, a - normale. Sono un duro,
l'unica mia colpa,
mi sento normale, ma con speciali bisogni,
… remember me : real and special needs.
Altrove poi, nello stesso giorno,
si disse : unico, tra i quindici,
il testimone bolognese,
non parlare, non vedere, non sentire,
così scrisse : il nemico su Avvenire,
infatti, lei negò, era tutto falso,
…remember me : real and special needs.
Scrivi! Al nuovo Gramsci, cara Sylvia,
prima era a Firenze tra le sbarre, ora è alla Dozza,
mandale! Dei fiori di campo,
la Vergine : Madonna Maria di Elizabeth, nei sogni,
… The Placebo band,
il vangelo ed un racconto a strappo…
… new dark rock band : Masnada, Napoli Cremona Italia.
Vado e ci guardo… to go window - shopping…
Siamo alla notte bianca,
La radio di Dio, trasmetteva la terza messa,
siamo al giorno del black out,
all' istante, si specchiò : nella mia attenzione,
una buona bionda Madonna, detta : del Caravaggio,
da allora, il mio dolce angelo custode,
tra le donne,
mi ha reso libero… tutta realtà… tutto outer…
sono fedele all'uguaglianza e alla vita,
come il più caro dei cani : sono uno spaniel cocker,
venuto dai brani fugaci del paradiso, sono un lord come : Byron,
… as drunk as a lord.
Da ubriaco fradicio, ho conosciuto, una ragazza dark,
che, mi stanca, con il suo assurdo,
modo,
di fare la spesa.
Nella vetrina, prima c'era un quadro,
ora ci sono : l'amico libro,
ed una croce d'argento disegnata,
capovolta,
che, illumina il collo della mia ragazza.
Nel giorno della tua festa, oh! Custode,
sempre, mentre,
facevo la spesa,
una notizia allucinava : la radio :
… bomba! Al palàgio.
Mi dicevo : non sono : un servo,
non sono un adulatore,
il lacchè di palazzo,
lo lascio, alla mia futura sposa,
simpatica e noiosa,
col suo modo senza tempo,
di fare shopping.
Ti prego! Dai! Torniamo a casa,
concedimi : l'orgasmo,
facciamolo, anche in macchina… dimmi :
A te : va! Di farlo… sì… dimmi :
a casa,
da soli : liberi, liberi,
a letto,
in modo : ritardato,
in modo : lento,
perché! Tu scambi , lei samba.
Pam! Ci siamo incontrati,
in via Massarotti,
il tuo ridere,
mi ha tirato duro, i miei attributi.
Perché?... non incroci, di nuovo, la mia strada,
aspetto un tuo gesto, la tua passera calda,
fammi : un prezzo, un prezzo speciale,
vengo! Vengo! Vengo! Con in tasca le mele,
sarò, il canale unico della tua tele,
fammi godere, dai! Ancora una volta… Pam!
Chiedendomi : il nome della strada,
volevi ridere di me, poi ti sei innamorata,
ogni notte sei mia. Perché?... fai la santa,
per iddio! Sposami Pam!
Come si dice da tempo : con la birra e la poesia,
ti fotti tutte le donne, ma l'ansia,
ci stringe, noi siamo quelli che, scrivono,
voglio! Ti voglio! Pam!
Fammi felice…
Spostami l'anima, costruiscimi,
inventami,
per essere un grande pittore,
devo imparare a vincere, con le donne in sosta,
ti basta, un centone, Pam!
Grazie… ma, non mi basta!
Abito : in via Massarotti,
grazie… lo so!
Tra breve, nel ventuno,
del mese di settembre,
verranno,
battute in una virtuale asta,
nel giorno del mio compleanno,
le mie caste, trentatré aurore.
Ogni navigatore,
stamperà, in mio nome, una poesia poco nota,
perché! Come la vergine di Robert Duncan, sempre,
mi comunica : il prezzo di una poesia, lo fa sempre,
il pubblico, mentre,
il guadagno di un lavoro di una vita,
dopo la morte, la vita stessa.
Quindi amico, ricordati di segnarti la data,
io! Pregherò umile per il mondo, Israele e l'America,
con pace commossa,
per ogni tua poesia, stampata.
Mi chiedo : da chi, saranno comprate,
le mie particelle senza peso,
chi sarà, il mio editore,
dal momento che, quando sarò nella mitica America, sapete!
Avrò bisogno di comprare :
erba e birra, frutta e pasta.
Non che, io! Abbia fretta,
ma ora, la festa del diploma, si avvicina,
infatti, mi restano ancora :
due prove scritte e quattro orali,
poi andrò, un mese a Parigi, farò di sicuro,
un viaggio in Africa e poi finalmente, corro,
verso la meta Americana,
a me, sempre più vicina.
Ritornando alla vergine, di Robert Duncan,
vi ricordo che : è alla fonte delle acque,
che noi torniamo,
quindi, nonostante ci saranno, tanti momenti :
strani e difficili,
contrastate, oh! Poeti come me, folli!
Le vostre violenze e quelle dei restanti,
con l'analisi scritta, inventata,
prima ancora che, da Freud, da Cristo,
il primo grande uomo a vivere, una vita da combattuto,
come adulto, ma ancor prima come bambino,
di fronte alle sue fantasie sessuali.
Dunque poeta, tu che sei, il mio amico, non dimenticare in un cassetto,
il tuo dono, cioè la parola,
voi tutti, scrivete : senza timore e vergogna, partendo dalla scintilla,
quella provocata : dall'interpretazione di un sogno,
o dalla lettura di un testo.
Trovatevi un metodo,
ad esempio, appunto, in proposito, anch'io ne ho bisogno di uno,
devo crearmi, da cretino che sono,
un modo,
per imparare, la lingua statunitense, in modo,
da frequentare, tra qualche anno,
un college Americano,
strutturato alla maniera del mitico Black Mountain,
voglio vivermi la conoscenza,
imparare a studiare, con creatività ed esperienza,
perché!
La poesia è un incontro elettrico di talenti,
la poesia è una metropoli.
Ti chiedo : affrettati dunque, regalami amico,
la tua pace, una tua prova di coraggio,
stampa le poesie, amico,
se poi, vuoi farmi proprio un gradito omaggio,
spediscimi, con un postale pacco,
una makhanà con tasti da battere…
tutto questo, nel giorno del mio compleanno.
The close…
Ad ogni navigante sapiente,
dico : stampate,
leggete le poesie, tutte quelle che, amate,
datemi,
anche un indirizzo utile, un luogo dove andare,
per specializzarmi,
cioè laurearmi, indirizzatemi verso un college degli Stati Uniti,
dove vivere e in libertà studiare i poeti ironicamente matti,
un posto, dove si tengono lezioni di letteratura Americana,
dove si affrontano, con la dolcezza umana,
tutti gli aspetti,
della musica e della scrittura creativa.
Oggi, sono caduto dalla giostra della luna,
per buone tre volte,
mi sono trovato, gambe all'aria,
giuro! Che, non è l'esaltazione del vino,
ma sono le cremonesi tette,
di Becchina,
a strappare dal mio cuore di pietra,
la parola che, si alza e fischia.
Oggi, sono caduto dalla giostra della luna,
per buone tre volte,
perché! Ho incontrato in facoltà,
madonna Laura,
tutto perfetto il suo corpo,
solo una piccola delusione, la mia musa Becchina,
non è una ragazza bionda, tutta stile e novità,
ma una solita borghese mora,
di cui però, anche Cecco, poteva innamorarsi.
Cara musa,
purtroppo però, fischia solo il mio di cuore,
così, mi consumo come Dante,
dedicando a te Laura,
solo pensieri da tempo e solo parole scritte,
potessi toccarti, oh! Mio dissacrante nero fiore.
T'immagino, in una sera a me concessa,
intima, amichevole e vicina,
seduta, al mio solito tavolo,
nel noto ristorante : la vecchia Cremona,
ideale per te, che sei, la duchessa della nostra facoltà.
Ora, stai pensando : chi è costui, lo giullare ti diranno,
ti diranno : come non lo ricordi,
somiglia ad un colombo solitario, a cui fischia il cuore,
ti diranno : come non lo ricordi,
incarna sempre l'archetipo della bertuccia, quello che, ridi!
Se lo senti parlare.
Ebbene, lo ammetto : sono una Bertuccia,
ho però, un muso e una lingua espressiva,
sono tendenzialmente una femminuccia,
perché! Non ho la coda tra le gambe.
Però or dunque, nonostante tutto, evviva!
Potresti Laura, far favillare per una sera,
il tuo cuore,
almeno una volta, favellami,
rispondi al mio invito a cena.
S'ì fosse foco : ti riscalderei Madonna,
con un caloroso abbraccio,
ma sono solo un gelato, tutto ghiaccio,
ho però un cuore che, suona,
il mio corpo si scioglie : immobile,
sotto i tuoi sguardi.
Chiedo, alla letteratura, una funzione,
esistenziale,
voglio comprendere ogni segno, con una spontaneità,
primitiva,
voglio ritornare ad essere una scimmia,
la mia stilo, abita su un vecchio albero.
Sono strafatto, all'idea che, connesso,
posso entrare,
nella macchina, a sfogliare,
cliccando a caso sull'indice, le pagine di un libro.
Mentre tanta aria, nei miei polmoni corre,
chiedo, alla zoccoletta del bar, quasi sempre,
di portarmi, un bicchiere d'acqua minerale naturale,
ho bisogno,
di vederla ridere,
altrimenti non mi concentro, durante la navigazione.
Detto questo, chiarisco che nel nostro tempo,
non ci sono eroi, usciti da una grande guerra,
noi, facciamo guerriglia pacifista,
non siamo una perduta generazione,
ma dei timidi ragazzi, con la fretta di vivere,
smarriti, in un villaggio senza peso.
Abitiamo, tra il mito antico, tra il beato e battuto mondo moderno,
abitiamo, nel nuovo senza gravità.
Dico sempre a me stesso, questa cosa non la faccio,
perché pesa, ma non ascoltatemi troppo, io,
sono un uomo pigro per natura.
Ogni giorno, viaggio alla ricerca,
delle mie radici,
sull'autostrada dell'etere,
scovando il suono delle parole, prodotte,
come musica dalla macchina, prodotte,
come musica sulla macchina, prodotte,
come musica nella macchina.
Mi sento un omosessuale che, destabilizza,
la linearità del discorso,
usando la testina,
salto da un testo ad un altro,
ripetendo :
una poesia è una poesia è una poesia è una poesia…
Si sono aperte le opere, dopo ogni scompenso,
vi è sempre la percezione,
se siete in un labirinto,
in una rete complessa di percorsi,
trovate il sacro centro,
ogni prova esterna ed interna, rende al topolino una via d'uscita, senza cibo,
dunque, stimolate una cifra linguistica, senza peso.
Troverete piacevole, dopo la mia fine,
ciò che è stato, del mio modo,
di vivere,
una costante frequentazione,
della bettola, cercando ovunque, il fanciullino,
che, nell'innocenza di un interiore cammino,
vende inchiostro, nel viaggio mistico,
del suo amare.
Troverete l'uso, del mio linguaggio,
poco poetico,
spezzato nell'anima,
dettato : sgrammaticato, vuoi per piacere,
vuoi per confessata ignoranza.
Sono nato, come uno strano cùculo,
senza mamma,
nel nido di un passeriforme solitario,
perché del passero, da una antica torre,
era caduta, tutta la sua prole.
Troverete spesso, prove ed errori,
adattamenti ed esasperazioni,
insicurezza nei verbi e tagli nelle proposizioni,
sono momenti, di intelligenza inibita,
perché, quando a tre anni, tentai la prima volata,
l'infermiera di Dedalo : mi ricordò con la forza,
che, le mie ali, erano di cera.
Così,
da allora, per mancanza d'affetto,
cadde disperso nel mare dell'interiorità,
il mio udito.
Ma, in fondo, dove è scritto,
che, i profeti,
devono sapere tutto,
importa, l'importanza di unire : volontà e presenza,
chi parla di arte, parla della propria vita.
Qualcuno disse :
la profezia è dei bambini e dei pazzi,
si era dimenticato però, di indicare,
alcuni altri ragazzi,
conosciuti, per il loro modo di obliare,
le immagini crudeli della realtà,
con tempi interiori, con bende diverse.
Smarriti, come se cercassero,
fiumi di note da discendere,
ragazzi di ogni età, vissero,
nella Cremona Lombarda,
qualcuno, da astuto politico, per propaganda,
la definisce : città della musica.
In verità, molto poco suonavano i lustri,
i cittadini : contadini e falegnami, ancorati alla ricchezza,
erano restii, ad essere illuminati dalla voce di altri.
Incontrai, infatti, solo diffidenza,
qualcuno, il tale di nome : furbo, biforcò la sua lingua,
con dicerie di ogni tipo sulla mia poesia.
Mi chiamavano ironicamente : il Leopardi emerso,
perché ero un pessimista galleggiante,
infatti, ero fiero, nonostante,
le mie sventure, a tutti note.
A Cremona, ho visto :
l'occhio ebete del contadino e la presunzione del falegname,
incontrarsi con i bigotti di chiesa e di teatro,
che, suonavano violini aspri di legno compensato.
Tutti, si sono scagliati, sulla mia mano, poco carrettiera,
ricordo che, se non studiavi,
per diventare : avvocato, medico o ingegnere,
eri etichettato : pazzo : ozioso e perditempo,
eri un uomo per cui lavorare stanca.
All'inizio pensai, ad una mia scelta sbagliata,
finii dunque, in depressione, in oceani affannosi,
ma poi ho capito che, la mia anima era sulla retta via,
non dovevo più stupirmi se in quella provinciale città,
in quanto artista : ero escluso.
Devono chiamarla : la città dell'amusia espressiva,
di contro alla città della musica.
A volte penso alla solitudine dell'anima di Stradivari,
in quella villa comunale frequentata :
da invidiosi e malelingue.
A Cremona per essere come Ulisse,
nella passione per Circe,
divenni un duro, io! Che ero stato sempre fragile,
e con il mio sorriso e la mia gentilezza, lasciai pensoso,
il contadino pettegolo che, si vantava dei suoi maiali.
Eva, la mela la raccolse,
non la colse,
era caduta dall'albero,
per la forza del sempre vero,
quel giorno, ci fu più gravità,
la luna immobile, stette zitta.
Passò! Di lì, solo per caso,
un prete ed Eva, lo sposo,
trovò.
Il matrimonio, adesso,
era permesso,
anche la chiesa,
accettò la sposa.
Si trattava :
di una nuova metafisica,
sei-sei-sei :
sono uova,
castagne e coca-cola,
oggetti, per chi gode e chi non gode,
relazioni varie,
dettate, dal gusto delle nuove mode.
Poiché, nessuna norma naturale,
trae valore,
nel fondare : un essere,
di scelta : casto, ma vitale,
Eva come da prassi,
tradì.
Eppure! Vi dico : trovassi Eva,
nel futuro,
mangerei, solo le fragole del bosco,
falsificando, una storia sempre viva,
e fuori da ogni controllo.
Ora capisco :
la psicanalisi e il marxismo,
sono le scienze di Eva, metafisiche non falsificabili.
Allora! Come posso smentire, con facili,
parole,
la puttana mela di Eva?
Ragazze, se riuscite ad essere diverse,
a non essere, sempre le solite, dottoresse dell'inganno,
se riuscite a capire che, le malattie mentali,
sono simulazioni del peccato originale,
sono trappole prestazionali,
fatemi :
uno squillo, qualche squillo,
tanti squilli.
Non osate mai, di dire : sempre il vero,
con l'assoluto, non osate,
ascoltate,
la parte temporale del vostro cuore,
il coro,
che ritorna, nei vostri lapsus.
Se c'è un lupo, nel vostro pozzo,
se il pozzo è il vostro,
attingete,
gridate, comunicate, scrivete.
Il verso di una poesia, comunica :
contemporaneo fascino,
se non suona,
se è finto, ma possibile,
se è ottuso.
Il poeta di oggi :
è voce di fantasia, non pensa : sogna!
Non parla : scrive!
La sua anima gioca, alla deconstruction.
Voi illusi, non arriverete mai,
all'archetipo madre,
chi scrive : specula!
Dissemina, sui semi dei sensi,
non c'è storia mia che, sia vera,
ma tutto è possibile.
A questo punto, il giudice che, sentenzia :
il genio o l'ignoranza,
non dirà : il vero, ma il vero del falso.
Le poesie che, leggete,
riprendono, l'oblio dell'essere,
filmano l'arte.
Caro giudice,
io! Ho conosciuto la febbre,
accusami pure di fantasia,
di querulomania,
di essere noioso,
invidioso,
ti credi un analista di diritto, solo perché hai letto :
Kelsen,
ma piccolo borghese saputello,
nella mia denuncia ti evidenziavo il dramma,
ti avevo allegato anche la fotocopia,
del libretto sanitario,
come segno e simbolo,
ma tu sei troppo pubblicano,
per comprendere certi enti.
L'uditorio,
invoca il padre, la madre e il figlio,
invoca Dio e Satana,
il coro,
mi ricorda il caldo traffico : l'ingorgo,
quello che ho :
nell'anima e nella mente.
Caro giudice,
ora stabilisci pure : il genio,
il vero o il falso,
ma fai attenzione,
a non perderti nelle tue certezze
Ho risposto! Al ventre,
di una distante madre,
con un urlo,
scagliato elettrico, come un fulmine,
al termine,
di ogni sballo,
verso orizzonti : vicini e lontani.
Ormai! La mia mente,
è stata,
bruciata,
dalla pazzia. Così! Senza perdono,
ti accompagno nel vuoto,
con un silenzioso salto, senno,
odioso di demenza.
Sono stanco di camminare,
e sfiorare,
i muri. Quelli che, ostacolano,
il nostro amore, madre.
Ecco! La mia umana profezia :
In una notte, quando!
La luce, si farà : intima,
e i lampioni, si trasformeranno,
in lune, che, si illuminano,
i miei occhi, carichi :
d'energia e decisione,
faranno ritorno,
alla lallazione. Faranno ritorno,
alla culla, alla parola, al divino,
sperando! Di trovare, nel vuoto,
una madre più attenta.
Go! … l'ultima preghiera scritta :
adesso! Il salto.
Non vi curate solo, del lavoro,
studiate, gli operai, il sangue,
dell'antica e presente lotta. Ovunque :
continua! Sì! Con me, cantate,
le rose sfiorite,
lo sciopero di tutti i matti,
le lune arrossite,
la libertà :
per quelli fuori e per quelli dentro.
Distruggete il Cerbero : la macchina,
ma, attenzione! Ha tre teste,
ed è all'apparenza, fedele,
come una cagna.
Chiamate : i matti, quelli con la bianca veste,
suoneranno la lira, nelle feste,
mentre mangerete : focaccia di miele,
e farina incantata. Canto : la libertà,
l'aria e il sole,
per quelli dentro e per quelli fuori.
Cere e Chere, chere o cere,
si sono accanite,
sono sfiorite le rose,
su tutte le possibili sventure.
Adesso! Le femmine delle avventure,
incontreranno, l'oltreuomo,
che, organizzerà lo sciopero,
dei moribondi d'amore.
Non vi curate solo, del lavoro,
studiate, gli operai, il sangue,
dell'antica e presente lotta. Ovunque :
continua! Sì! Con me, cantate,
le rose sfiorite,
lo sciopero di tutti i matti,
le lune arrossite,
la libertà :
per quelli fuori e per quelli dentro.
Canto : per noi tutti, riuniti ed armati di penna,
uno scontro con la macchina,
ironicamente pia
Ho solo un arco,
ho solo una freccia,
facendo breccia,
sulle mie idee,
colpirò il nemico -
Non so sparare,
ma ho il pugnale,
il più grande : ho anche le parole,
con coraggio,
tutto si può ottenere -
Quante storie!
Mi dissero : basta un punto,
per chiudere il cerchio,
così come un indiano ho guardato,
la stella. Allo specchio,
il guerriero si guardò -
Devo affrettarmi,
ora! Che, sto bene,
devo chiudere con la filologia,
la musica,
la paleografia e correre,
a Napoli, all'Orientale,
per comprendere :
la filosofia e la comunicazione,
che, dovranno essere,
per me, come per la mia famiglia chiare -
Pur di fermare la mia crescita,
mi hanno fatto esplodere :
la mente, con una sorta,
di strana polvere, mescolata,
al caffè…scene di gelosia fascista,
di cattiveria borghese -
Lo scrivo, perché nessuno,
mi crede,
eppure così fu! Volevano,
invalidare il guerriero -
Ma se leggete e perché sono :
ancora calato nella realtà,
certo! Non proprio come prima,
ma quel che basta,
per tornare a Napoli,
imparare da uno,
ed educarne cento e uno -
Non vedo l'ora,
di esercitarmi nella teoria,
comprendere il linguaggio,
la non violenza,
è stata la mia vittoria,
vivo di speranza -
L'indiano adesso : inizia a capire…
I
Non contate su di me,
se avete bisogno di un nemico,
non usate il mio indirizzo,
sono troppo buono, per voi.
Signore borghesi, voi che, usate le nostre anime,
per sentirvi più giovani, fate ritornare il mio amico.
Amico,
se sono finito solitario e solo,
lo devo ad una signora,
come quella che, oggi, ti scopa,
dai ritorna, lasciale stare, queste borghesi,
cambiano idea facilmente, quando la luna,
inizia a girare,
cambiano,
i tuoi pregi in difetti, ti rendono un mostro.
Vorrei, diventare schiavo di una figa,
dalla voce sincera, che, non combatta,
con false droghe in parole, la vita,
ritorna amico, viviamo insieme.
La Signora,
vuole solo analizzare alla lettera,
quelle carezze, quelle che, con l'età,
a tutte, insieme all'attenzione, poi mancano.
II
Sono contento che, hai scoperto,
sotto le vesti di una professoressa,
oggi, un mostro di donna che, si professa,
dopo averti drogato,
per amore, di essere innocente, indifferente.
Guarda, non mi sono inventato niente,
vanno così, le cose lettore,
difenditi : lei vuole solo,
la freschezza del tuo culo.
Non contate su di me,
sono amaro come il caffè,
ma sappiate che, senza anime :
che si amano e si odiano,
la quiete, soli vi ammanetterà.
Invio! Questa poesia ad un amico,
scritto, in oggetto : dal parco,
letterario di un folle : gentile e composto,
sia! Questo, il mio testamento proposto.
Lasciatemi stare : dottori ed infermieri,
siete dei ladri,
rubate carezze all'anima di un uomo santo,
che, desidera solo, di essere lasciato libero,
di vivere sulla sua pelle,
anch'io! Sapete,
mi commuovo, guardando le stelle.
Padre! Chi sono loro, per giudicarmi,
fratello! Perché, mi hai abbandonato,
qualcuno! Mi ricorda che, odio lo stato,
per questo sono stato condannato,
ma io! Ti rispondo, sono perfetto,
sono nato dalla protesta del 1969,
da allora aspetto,
che, qualcuno ti uccida : dottore, infermiere, poliziotto.
Anti - psichiatria - Anti - polizia.
Ho trovato, tanta di quella creatività,
in quei luoghi dell'ombra,
che, un vivo non può neanche, per ora,
immaginare, le difficoltà,
di una vita nascosta, per non essere :
rapito dalla struttura,
una vita a subire, la maledetta cura,
l'igiene della mente.
Servi! Servi! Servi!
Oggi! È difficile, formare un movimento,
far scorrere le dita, su un atto trascinante,
ma ho pensato, che, se unissero l'istante,
al godimento,
liberandoci dalla gabbia chimica,
potremmo anche noi, mettere a disposizione,
le nostre capacità,
costruire opportune nuove realtà,
con la condizione,
oscura del nostro essere : combattere la filosofica nullità.
Io! Sono lo scuro,
non come l'amico e fratello,
negro,
sono lo scuro, perché filtro il coro,
nel nome dei dannati.
Per colpa tua! Ragazzetto che, ti occupi,
della mia mente,
scrivo questa protesta di corsia,
sperimentando le dannate,
esistenze, incrociate,
in questi luoghi dell'ombra,
dove! Devi essere onirico,
comprendere il niente,
dormire e non parlare.
Ma nonostante la tua acqua chimica,
io! Vi osservo con occhio mistico,
perché! Denuncio le vostre false mete,
ipocriti dottori,
non comprenderete mai!
La nostra mano ferma,
la nostra logica attenzione,
che, si vede e si sente.
Io! Adesso, vi dico :
nulla, mi appartiene,
sono tra queste persone,
ma soprattutto, tra le stasi divine,
tra le meraviglie di individui,
descritti : folli!
Perché! Eccomi! Con voi, poeti non precisati,
anche noi siamo la storia,
scriverò! Ciò che, dettate, sulle gabbie chimiche :
sulle vostre personalità adattate,
fino a quando sarò lucido,
anch'io mi schiererò contro il precisabile.
Portatemi! A danzare in un cerchio,
d'erba, dove il tempo non scorre. Voglio,
che, la musa del radioso pastore,
scolpisca il mio gesto. Ci sia un solo fiore,
sul carro trasportato dai cigni. L'ulivo,
l'albero sacro ad Atena,
questa volta non brucerà.
Non ci sia, nessuna linea nel cielo,
che, non sia un cerchio,
portatemi! Su un'arca, al palio,
l'ultimo giorno. Io! Come Dioniso,
per salvarmi l'anima, passerò vestito,
da donna, tra le giostre, che, ruotano.
E' morta la storia, ancora, ancora parto,
verso l'io che è un altro, così! Fuggo col mito,
ma la fede m'insegue.
Sono un martire al contrario,
canto l'eterno ritorno,
il mondo pagano, dove il simile,
si purifica col simile.
Io! Non ho conosciuto Cristo,
in fondo, solo nell'antica,
storia si è visto.
Così! La mia anima è greca.
E' morta la storia, ed il vostro Dio,
non l'ho mai conosciuto.
Amatemi, ma ignorate,
i miei versi brutti,
le piccole banalità, quelle della fretta,
come il giocattolo. Con tutte le qualità,
che, vinca solo : la musica,
il vino e Dioniso,
che, vinca solo : la musica,
la scultura antica,
il sole e Apollo.
Attenzione! Redattore,
non sempre il sapore,
della cultura primitiva, vince!
Sull'anima, di chi vive in pace,
conoscendo con l'azione,
il gesto, del proprio vissuto.
Oh! Cantautore, un uomo sconosciuto,
chiede un passaggio al tuo suono,
e al tuo canto,
si unisca il mio viaggio al tuo, nella memoria,
di questo,
storico carme.
Suona! Per noi e per me, un ragtime,
all'americana, dalla tua bocca, fai uscire,
le parole dell'uccello,
suona! Sempre libero, come,
ti piace… as you please.
Ovunque andrai : M. D'Ambrosio,
la poesia sarà nella tua auto,
sulla tua moto,
da quel giorno, guardando : Il Sicomoro,
noto! Programma televisivo, l'autostoppista,
seguirà, i tuoi primi passi, sarà!
L'ascoltatore, in prima fila… as you please.
Coraggio! Fratello, ti ho ascoltato,
non resterai, perso nella palude,
consumistica del mercato,
così l'autostoppista disse :
non sono un discografico,
ma per iddio lo scommetto.
Questi sono i miei fiumi, direbbe :
Lawrence Ferlinghetti.
Col tempo, se scegli, la vita della metropolis,
tutto diventa,
stracciato e lacerato,
tu! Non mollare, inventa,
viaggia nelle nuove avventure, che io! Seguirò,
d'incanto,
come un autostoppista,
con le mie fresche birre,
versate direttamente dal barile,
alcune bionde! Le più fresche : scure.
Immagino! Il tuo stile, oh! Cantautore,
fatto come la mia poesia, d'istinto e di giungla,
immagino! La tua orchestra,
diretta da un pugno,
chiuso e alzato a sinistra.
La poesia della metropolis e il jazz, ci ricordano, la rara,
bellezza del canto e il fedele suono,
della tromba di L.D. Armstrong,
la sua anima vive : nella nostra mano.
Lo ricordi! Benny Goodman, ha fatto cascare,
una piuma sulla mia penna,
e un angelo, l'ha trasformata piena :
di sangue nero, in un corpo bianco,
che, sballo il clarinetto. Beh! Ragazzi,
beato chi lo suona.
Anche a me! Oh! Cantautore,
viene spontaneo, spezzare il ritmo,
proprio come faceva : il mitico Bird, quel Charlie Parker,
che, dalla sua bocca, non faceva uscire,
un parlare, di solo fumo,
ma il coraggio di volare senza la paura di cadere.
Oh! Cantautore,
improvvisa, suona! … as you please.
Spruzzi e macchie e vernice a pioggia,
renderanno, il nostro suono maschio e femmina,
totemico, simbolico, surreale,
informale,
veloce, sanguinario come una mina,
l'autostoppista Jim, questo ci detta :
una pittura geniale, alla Jackson Pollock,
un canto figlio di quel modello atonale,
scritto da un cieco dalla grande vista,
quel Lennie Tristano, che fu il musicista,
fuori da ogni fottuto e merdoso schema.
L'autostoppista è la terza corrente : la forza,
dello sciamano verso dio,
che ha sempre contrastato la musa ausiliaria,
la televisione. Di questi tempi, con forza,
ritorna attuale. Ritorniamo alla giungla, al viaggio.
Sia un bagno d'acido libresco la nostra mente,
l'autostoppista, ci trascinerà verso l'immediato,
donerà al mondo, il segreto,
l'innocenza, la voglia di conoscere di un pargolo,
che, gioca lontano dalla finzione,
nella realtà, lontano dalla televisione.
Perché! Fu chiamato clown! Pazzo!
Ma era solo un'anima musicale,
che con te nuovo cantautore, si muoverà,
tra una nota classica e un ritmo bebop.
Perché! Era stato, nel prima,
inquieto,
come fratello Francesco,
come J.W. Coltrane,
inquieto,
per la sua religiosità,
ma, con la pace e il bene,
del dopo,
spezzò le catene,
elesse il cantautore : poeta,
e bloccò il divorzio, che, lo aveva allontanato,
dalla musica.
Ho visitato, come un trovatore,
la casa dell'anima e dell'accoglienza,
lasciando tutto, la vita borghese e l'abbondanza.
Avevo bisogno di comprendere,
il destino tracciato da quella stella,
azzurra, tutta luminosa nei contorni,
accompagnata nelle visioni, dalla voce a cappella,
di uno strano dàimon, che, con corni,
suonati a caccia, trascinava i miei sogni,
verso esperienze permanenti.
Nessuno! Dico nessuno! Tra gli addetti,
ai lavori, si è almeno posto il problema di capire.
Per loro, avevo bisogno, solo di cure,
farmacologiche, non di aiuti alla presenza,
cioè di una preparazione, alla conoscenza.
Così! Ho combattuto da solo, l'intimo spiare,
dalle pareti, degli spiriti che mi circondavano,
ho accettato il rettile musicale, nella mia animata storia.
Ho visitato, come uno sciamano,
la mia lunga castità, come fonte di gloria,
perché, la mia sessualità primaria,
mutava col trascorrere del tempo.
I sempre più controllati stati di estasi, di colpo,
mi hanno fatto innamorare,
del mio demone, del rettile. Per distaccarmi e scrivere,
al mio sposo, con passi notturni di danza,
che, spesso mi scuotono con forza,
specialmente negli invasamenti, cerco di non nascondere,
più a nessuno l'erotismo e il mio amore.
In fondo! Non ho voglia di prendere,
quel treno,
addio! Viaggio di scrittura astratta, ti abbandono,
fino,
a quando non avrò di nuovo amore,
e scarpe da consumare.
Mi sento, arido, come un giovane,
fiore di strada, ma nell'essere,
un falso poeta e un uomo comune,
non mi porto dietro, colpe severe.
In fondo! Non ho voglia di prendere,
quel treno.
Vorrei avere, come la signora Alda Merini,
dentro al verso, il fanciullo,
ma sono solo un matto uomo, spesso brillo,
che, svirgoletta, sul suo programma,
il fantasma della poesia,
una noia spazzata via dalla gomma.
Come i delfini,
gioco, fischiando al dio dell'acqua,
parole jazzate,
perché improvvisate,
amate, solo, da una madonna atea,
parole sincere,
astratte e vere.
In fondo! Non ho voglia di prendere,
quel treno,
il viaggio dell'intelligenza, appare,
pieno,
di certezze, che, io! Non ho mai avuto.
Così! Mi accontento,
di una scrittura astratta,
concreta,
solo! Per il fatto,
di rendere più leggero il mio spleen.
Come ogni pittore della vita moderna,
cerco di sottrarmi, all'interna,
certezza, di essere : un escluso,
un disadattato, un confuso.
Di essere : oggetto,
di incomprensione e di scherno,
in fondo! Non ho voglia, di prendere,
quel treno.
Il Dio sole di mio padre, a torto,
è morto,
specchiando il suo riflesso,
sulla montagna.
Comandava, sulla sua anima arcigna,
quando! Quel giorno,
del poeta avvenne il parto.
Prima l'hanno ucciso,
e poi, amato,
le vecchie donne, vogliose d'incesto.
Oggi! È dura da riscaldare,
quella montagna,
l'istinto dell' uomo civilizzato,
ha imposto al clan,
il tabù del sacrificio,
ed ha reso,
come odioso, l'incesto,
così! L'obbedienza posteriore, ha vinto.
L'agnello è diventato un totem,
e non sarà mai più sacrificato. Verrà!
Punito, condannato all'ade,
per i suoi delitti, ma il poeta conserverà,
sempre il suo segreto, sarà!
L'uomo del clan.
La sua mente in vita, ha scalato, la montagna più volte,
ma il masso rotolandogli sul piede,
segna un passo peccatore, che, la riprende,
trascinandola giù, verso la morte e la cattiva sorte.
Però! Dall'isola dei beati, ora vi dico :
qui! Se è vero, che c'è il tramonto dei lumi,
e, l'acqua del Lete,
il più sacro dei fiumi,
vi porta alla perdita della memoria,
è vero anche, che, siete veramente liberi.
Però! Dall'isola dei beati, ora vi dico :
non importa se in vita vi condannano e siete soli,
un giorno i vostri sorrisi,
dimoreranno, con me, nei campi Elisi,
dove ogni anima è felice.
Uccidi! Fratello,
per la tua pace,
uccidi! Le tante facce,
dell'irascibile : Apollo.
Pugnalalo!
Come sai fare,
al cuore,
coraggio, fallo!
Ribelle!
Tu sei arte : amara,
come il veleno e la guerra.
Sei! L'eroina, che, in vena,
ruba, il senso alla penna,
che, spera,
di arrivare, alla rissa,
alle mani,
col foglio, dove i panni,
diventano rosso sangue,
negli anni.
Oh! Simonetta,
tu dai! Serenità,
a tutto questo,
tu organizzi, il viaggio, la gita,
indirizzando le mie carte,
verso il loro destino.
Di un papero amante,
angelo caduto, come Rimbaud,
e il vecchio Dante,
una stagione, all'inferno,
conserveranno.
Il gusto di un verso,
al giorno,
e il coraggio, di un diverso,
modo di vivere,
conserveranno.
Perché! È vero,
il nuovo papero,
zio : nella storia inventata,
di Donald Duck,
finirà povero in vita,
farà, ridere per la sua pigrizia,
ma, non dimenticherà, l'amicizia,
il tuo aiuto, oh! Simonetta…
Dolce, graffiante, un papero,
ti aspetta! … ero! Ero!
Effetto z-ero!
Tu bomba! Che hai studiato,
in una scuola cattolica,
anche,
dalla penna di Marinetti,
tu bomba! Che hai studiato,
Zang - Tumb - Tumb,
sugli iracheni, tutti,
fai boom! Time! Bomb -
Tu bomba! Ti senti così sola,
al riposo,
vuoi colpire il bene e il male,
ora oso,
anch'io ad amarti, tu sorella,
time! Bomb - time! Bomb -
Tu bomba! Hai dormito a lungo, Tumb!
Tra l'uranio arricchito. Boom! -
Petrolio, petrolio, solo petrolio,
il soldato americano, vuole!
Zang - Tumb - TIME! Bomb -
Tu bomba! Ci farai ritornare,
come bambini,
nelle culle del ventre,
uccidendo la madre,
bruciata,
dal seme di Dio muslim -
Tu bomba! Che hai studiato,
in una scuola cattolica,
anche,
dalla pistola di Verlaine,
disperata! Del genio nemica,
come scrisse : Gregory -
Tu bomba! Sei un Dio,
l'iddio è donna,
come ha scritto : Eddy -
Time! Bomb - Time! Bomb,
il tempo, canta : di nuovo,
il pugno e lo schiaffo, l'ulivo,
dopo la tempesta, Tumb! -
Tu bomba! Indosserai la maschera,
del soldato introverso, accadrà,
verrà un nuovo Adolf Hitler,
li chiamano : corsi e ricorsi,
tu hai il tuo fascino. Osi!
Su ogni Bogart solitario,
l'uno l'attore e l'altro l'uomo,
uno dei tanti del bestiario,
che, ti odierà, ma ti amerà,
TIME! Bomb, un giorno accadrà,
ZANG - TUMB - TUMB -
Tu bomba! Rappresenti il destino,
il potere dell'uomo,
che, ha lo sguardo da lumaca,
e gli occhi a terra,
perché ti lancerà! Siamo in guerra,
contro il volere, del Dio del papa,
che, si è offeso a morte,
ecco! La morte di Dio,
come scrisse : Nietzsche -
Tuttavia anche in questi tempi,
bisogna ridere :
così, anch'io consiglio : lo zainetto,
del bambino a Berlusconi,
non vi dico altro, per approfondimenti,
scrivete al giullare Dario Fo,
che, a vederlo non si paga,
non si paga -
Nulla da dire : al fratello,
soldato,
che, esegue solo gli ordini,
Ma! A tutti i berlusconiani,
gli elfi nani,
per iddio : ZANG - TUMB - TUMB -
Time! Bomb - Time! Bomb,
contro la polizia e lo stato -
Solo pace! Ad ogni morto uomo,
dalla guerra condannato,
oggi, abbiamo perso tutti,
oh! Soldato!
Pacifisti e attivisti,
musulmani e cristiani e terroristi,
Zang - Tumb - Tumb,
TIME! Bomb -
L'uomo! Gioca e fa :
ping e fa pong,
il suo problema,
è serio. Gioca e fa :
ping e fa pong…
S'illudeva, uffa!
Insomma, il suo amore,
non doveva finire,
l'uomo! Gioca e fa :
ping e fa pong…
Ora! Mi racconto,
la storia,
di un pacchetto,
di Lucky! Mentre,
nella mente,
l'uomo! Gioca e fa :
ping e fa pong…
cosa vuole? Mi domando e dico :
fumare per gioco,
fa solo un po' male,
come amare.
L'uomo! Inizia con la prima,
finisce, con l'ultima,
vuoto! Nel cestino,
il pacchetto : finisce!
L'uomo! Inizia con la prima,
finisce, con l'ultima,
sono : segnali di fumo,
i miei esclamativi,
S.O.S,
rappresentano,
il lupo nel mio destino.
Cosa vuole? Mi domando e dico :
lei! Ha ragione,
nessuno, sa rispondere,
sul perché! Finisce un amore.
Neanche un matto,
che, distratto,
da altre paure,
pensa :
di conoscere,
lo scopo della luna.
Cosa vuole? Mi domando e dico :
fa solo un po' male,
come amare.
L'uomo! Gioca e fa :
ping e fa pong,
s'illudeva, uffa!
Oh! Sirenetta, tra le mie carte,
come in un sogno, mostri tutto il tuo incanto,
ma anche tu, dopo tutto ti sei involata. Di fatto!
Però, alla tua voce navigante,
tra questo mare, ancora, ritornerò!
E a modo mio, udirò,
di nuovo, il tuo fatato canto.
Da sempre, invio! In destinazione :
la nostra isola : nascosta, come un amante,
lunghe lettere, perché! Respingo a fatica,
legato ad un albero,
la tua dolce voce, i tuoi sussurri.
Sono le pene e le gioie,
che, mi parlano, ancora di te,
mi ricordano di anno in anno,
l'amore del mio grido nudo.
Come Orfeo, cerco di difendermi, oh! Sirenetta,
dal tuo coro. Ma sono troppo ignorante,
per morire, come un uccello canterino,
ti scrivo! Perché mi sento solo.
Come tu, con voce dolce, nella mia mente sussurri,
il mio canto, è un malato inguaribile d'inquietudine.
Così creo!
Scogli e mari, per bagnarli,
così creo!
Isole e gabbiani, per udirli :
questi cori e gli inganni,
che, mi parlano, ancora di te,
mi ricordano di anno in anno,
l'amore del mio grido nudo.
Non mi resta, che, una buona canzone,
col gusto del lei e dell'eleganza,
spero tanto, che, non s'involi,
non sparisca, come in un sogno,
vittima, di questo mondo volgare,
che, spesso ci circonda.
Nelle mie isole, dove! Ci sono sempre,
più voci, e sempre,
meno scogli in mare, un uomo,
afflitto dalle sue pene,
non si è ancora rassegnato, a restare,
legato ad un albero, ad un'altra vita,
in cui tu non ci sei,
così! Oh! Sirenetta,
non lontano, dal tuo canto,
un uomo di anno in anno,
ha perso, ancora, amandoti,
il suo volto,
la sua dignità.
Non affrettatevi,
a diventare :
poeti.
La poesia ufficializzata,
logora e ammazza.
Ma! Anche l'ignoto :
ammazza.
Un poeta ha bisogno,
di essere letto,
sempre,
anche, quando un poeta,
non è!
Ed allora!
Che fare ?
Come guarire ?
Proprio! Non c'è scelta,
chi nasce : poeta,
vive la sua vita,
in funzione di chi,
un giorno lo ricorderà.
Per questo,
chi nasce : poeta,
è un uomo fragile.
Se hai la fortuna,
che, ti ricordano,
in vita,
come dire : ti ufficializzano,
sei già come uomo :
bello e morto.
Quindi!
Non affrettatevi,
a diventare :
poeti.
E se nessuno, si ricorderà di te ?
Allora! È sempre valsa la pena,
di mettere cuore,
in ogni mentitore e pezzente,
verso,
che, a questo punto diventa :
paradossale.
Il mio è stato un lavoro libero,
con destinazione,
l'ignoto.
Perché anche le galline,
vogliono volare!
Oggi! È morto, il mio pesce rosso,
fortunato! Proprio, non posso dirlo :
non oso,
ho conservato, il suo ultimo urlo,
tappando, la sua boccia.
Ma! Adesso, durante il giorno,
sono, ancora, più solo.
Cosa fare!?...
Purtroppo, senza, le sue squame colorate,
senza, la sua muta faccia,
non ha più senso vivere!
Sembra un pensiero estremo,
ma, amavo! Quell' animale, più degli uomini.
Scrivo! A mano o al PC,
sempre disteso, sul letto,
faccio, tutto sul letto,
tranne, che, scopare,
quello lo faccio, disteso,
sul pavimento.
Scrivo! Strane idee, che, chiamo :
con nomi di donna.
Così! Ho scritto, anche, una poesia,
dedicata a Jane! Il mio povero pesce rosso.
In questa poesia, c'è! Anche :
il ricordo di Annamaria,
infatti, mi ha regalato lei : Jane!
Ma! C'è! Anche :
Marina, Laura, ELIZABETH !
Ecco! Con questo ultimo nome,
voglio una stella,
sarà mia figlia, la mia anima bella.
Trovatemi! Una compagna!
Voglio una figlia,
anche, clonata!
Non importa.
Trovatemi! Una compagna!
che, ami la mia poesia,
come la sua cagna.
Trovatemi! Una compagna!
Oggi! È morto, il mio pesce rosso.
Clonatemi! Annamaria!
Col suo naso, in ricordo di Jane,
voglio una figlia.
Oh! Amante vergine,
un'eco s'espande : non posso amarti!
Danza! Un ballerino autistico,
bevendo da un otre di versi,
mentre, un Pj suona,
a ritmo di swing, un' altalena,
dondola nel vuoto.
Ritorna!
La voce nostalgica, di Emiliana Torrini,
nella casa,
di Penelope, dalla pelle nera,
le ricorda, l'amore nel tempo della scienza.
Oh! Amante vergine,
un'eco s'espande : non posso amarti!
Danza! Un ballerino sordo,
naufrago, tra suoni immaginari,
intanto! Simula la mia mente,
prigioniera nella rete di Calipso.
Ritorna!
La voce nostalgica, di Emiliana Torrini,
nella casa,
di Penelope, dalla pelle nera,
le ricorda, l'amore nel tempo della scienza.
La mia vita non accetterà, mai!
Le libertà di una ninfa,
perdonami Calipso, ti lascio!
Amo Penelope, dalla pelle nera.
Così mi disperdo, ubriaco di malinconia,
tra le selve dell'isola di Itaca,
ma anche lì! Veda! Mio complice,
che, stranamente trovi nei miei versi :
un amico,
qualcuno non mi amerà, mi ucciderà!
Poi! Sposerà Penelope.
Un libro elettronico è come :
una macchina pigra,
il lettore è il suo pilota. Se ara!
Il testo col suo attivo occhio, il seme,
al vento germoglia e sulle rive,
di questo quieto fiume,
come un vascello, poi, si muove.
Perditi! Pure, mio contadino selvaggio,
coltiva gli infiniti ipertesti,
questo viaggio, come scrisse : EMILY !
non paga pedaggio.
Il segreto del vivere in pace,
è quello di attivare, il motore,
di questa macchina pigra che tace!
A tutti i costi. Senza lasciare,
nell'arido, quello che ne deriva,
dal suo sapere.
Anche un contadino povero,
può diventare pilota,
qui! Non c'è imposta,
qui! Non c'è tassa. L'oro di un libro,
brilla tra i coda testa,
che, velocizzano il vascello della poesia,
nel noto e nell'ignoto,
se navighi per costa o in mare aperto,
questa traversata, elimina, ogni incolta ansia.
La gara è a passo con i tempi,
EMILY ! Indicò il vascello,
io! Copiando da Eco, la macchina,
chi fu il più veloce, chi sarà il più bello,
a te lettore la scelta divina.
Però! Trattami! Bene. Il giorno,
del mio funerale,
il carro trasporterà, l'inquieto male,
del mio vivere : cioè l'anima.
Tempo fa! Appena arrivato,
nella città della musica,
conobbi : un barcaiolo,
con uno strano cognome,
che, mi invitò a salire,
sulla sua barca.
Io! Avevo con me,
un ramoscello d'oro.
Il barcaiolo, attraverso,
il fiume Po, mi traghettò,
nel regno infernale di pazzia.
Lì! C'era tanto cibo e tanta acqua,
ma le anime non potevano :
né mangiare - né bere,
come noi erano dannate.
Ma! Io sono ancora vivo,
vi sbagliate! Gridavo!
… e Bukowski rideva!
Sulla terra, sono caduto,
di stile : due volte,
quando! Lavorando come maschera,
in un teatro, puntai la gente,
come una belva dal passo felpato,
e quando! Ostacolai,
la corsa, ad andamento lento,
di un vecchio, che, felicemente,
si allenava.
Ma! Io sono ancora vivo,
vi sbagliate! Gridavo!
… e Bukowski rideva!
Poi! Incontrai Jack,
sì! L'anima di Jack Kerouac,
beato in Paradiso,
dove c'è tanto cibo e tanta acqua,
ma! Tutti mangiano e bevono,
mi indirizzò sulla strada,
piedi a terra, su quella,
che, Dante chiamava, la retta via,
mi disposi alla consapevolezza,
salutai il barcaiolo… alla prossima!
Ma! Io sono ancora vivo,
vi sbagliate! Gridavo!
… e Bukowski rideva!
Mi ripresi l'anima vagante,
ed abbandonai totalmente,
l'idea di salvare Core,
che, intanto viveva con un altro,
ed io! Povero stronzo innamorato,
che, avevo perso la testa.
Mai più! Kerouac ha ragione,
ed in fondo ha ragione, anche:
il nostro Bukowski, voi puttane:
Muse! Volete la nostra anima,
ci fate vagare e poi ci lasciate:
nel regno infernale di pazzia.
Ma! Io sono ancora vivo,
vi sbagliate! Gridavo!
… e Bukowski rideva!
Mi sono innamorato!
Di una mosca da bar, presto!
Aiutatemi, ha la vagina,
larga. Per questo,
quando il mio cazzo, s'avvicina,
alla sua rasata aiuola,
senza, neanche sentirla,
parla:
ahahah! Aah! A!
Ho sentito, l'amore!
Per una mosca da bar, nascere,
da una spuma del mare,
mi sono innamorato!
Di una sacra colomba bianca,
che, pecca,
e, lacrima con me, di corpo e di spirito,
su un albero di mirto.
Bevo sempre, tanto whisky,
così! Spesso, il mio cazzo,
è, impotente,
ma! Anche, aggressivo e prepotente,
tuttavia! Regala sempre a tutti,
il ronzio di un colibrì,
voglio dire :
che, mi lamento, sono fastidioso,
ma! Anche, gentile e affettuoso.
Rasata e cruda!
La tua aiuola, come:
lo scultore Prassitele,
la vedo, già, nuda.
Ho lavorato otto anni, come :
sportellista, in un'agenzia ippica,
quando! Varenne correva, il mio nome,
era già passato, porca vacca!
Nella lista dei disoccupati.
Lei! Quello, che, guadagna,
lo scommette!...dicevano.
Così! Fu scritto, sulla lavagna :
deve : milioni sette!
Ne deve avere, per fine rapporto : 4!
Ne deve a noi, ancora : 3!
Fortunatamente! Avevo vinto, una tris,
di giusto : tre milioni di vecchie lire,
così! Ho saldato il debito e sono :
andato via.
Le corse, però, sono fantastiche,
peccato! Che,
quando! Varenne correva, il mio nome,
era già passato, porca vacca!
Nella lista dei disoccupati.
Ora! Sono, in cerca di un lavoro,
ma! Io, quando ozio, mi adoro,
vediamo! Potrei scrivere :
un romanzo : aspettando! Le sere,
di primavera, ironico, fantastico,
imitando, lo stile : di J. Fante,
e ambientandolo :
in un'agenzia ippica.
Ora! Sono, in cerca di un lavoro,
ma! Io, ho la poesia, l'alloro,
vediamo! Potrei cercare, di scrivere,
come : i veri poeti, ma! È meglio lavorare,
mangiare e bere,
e giocare ai cavalli.
Oh! Signora svedese,
ecco! Siamo :
allo scacco matto,
il gioco sulla scacchiera,
finisce qui!
Volevo, però, prima :
ricordarLe, una storia,
nel suo elemento essenziale :
l'amore.
Tempo fa! Ho conosciuto,
una borghese, che, per paura,
mi ha abbandonato,
diceva : di vergognarsi,
per l'età! Dieci anni in più,
le pesavano…non era vero,
ha scelto, solo, quei fottuti,
stalloni da letto,
come se poi, l'attenzione e l'amore,
si trovassero, ogni giorno:
in un negozio, dietro l'angolo.
Io! Smarrito, sono rimasto solo,
con questi maledetti : psicofarmaci,
e con un autismo, che, mi rapporta,
sempre meno : con la realtà.
Come vorrei, che, Lei, mi scrivesse,
regalandomi, un libro con dedica,
ricordandosi, ancora, di quel pazzo genuino,
con qualcosa in meno nella testa,
ma con un grande cuore.
C'era una poltrona,
c'erano due fanciulli :
nudi e alati.
C'era una conchiglia,
che, veniva dal mare,
questa conchiglia,
aveva, un gran difetto.
Una c'era di porta,
uno c'era di letto,
una c'era di lampada,
uno c'era di JIM !
Uno c'era di paradiso,
una c'era di poltrona,
una c'era di luce,
uno c'era di KURT !
Tutta la vita, a domandarsi :
cos'è il genio!
Poi! Trovi una conchiglia,
che, viene dal mare,
poi! Trovi una conchiglia,
una conchiglia col difetto,
esclami : ecco! Il genio.
Tutta la vita, a domandarsi :
cos'è il talento!
Poi! Trovi una conchiglia,
che, viene dal mare,
poi! Trovi una conchiglia,
una conchiglia senza nessun difetto,
praticamente perfetta,
esclami : ecco! Il talento.
Non è JIM !
Non è KURT !
Non ha difetti, la brava,
musica, puttana di oggi.
Però ha del talento.
Con qualche difetto in più,
potrebbe avere, anche :
il genio.
Capisci! Eva, muoviti!
Seduci, il tuo Adamo.
Giancarlo Ferrigno
Un falso poeta
I falsi amici, sono quelle parole,
che descrivono : un fiore,
con la testa nell'acqua.
I falsi amici, sono quelle parole,
che catturano : una nuvola,
con i piedi al cielo.
Io! Sono : un falso poeta,
non ho amici.
I falsi amici, sono : Edipo ed Elettra,
il marito nella bara,
l'amante nella culla.
I falsi amici, sono : i compagni,
della mia avventura rock!
Li ho abbandonati,
non amavano la musica,
si sono sciolti.
Io! Sono : un falso poeta,
non ho amici.
Ma! Non è tutto…
Sfogliando l'Unità, ho letto :
gli anarchici, usano,
una lingua dell'ottocento,
vuoi vedere che il nostro,
a modo suo, era un ANARCHICO!
Ma! Non è tutto…
Tempo fa! Ho denunciato :
tutta la mia famiglia…delirio
Ero affogato nell'alcool! Allora ho scritto :
al Capo dello Stato…delirio.
Avevo fame! Allora ho chiesto :
un prestito ad un carabiniere,
un prestito,che, ho regolarmente restituito.
Quelle 20.000£ mi hanno salvato,
la vita…GRAZIE!
Apporterei! Dunque, una modifica,
lo gnostico : Pasolini,
aveva ragione, i carabinieri,
vanno difesi,
Ma! Se votassero a sinistra,
sarebbe…" più meglio ".
I poliziotti, vestiti di bianco,
NO! NO! NO!
Non vanno difesi, anche se,
Pasolini, non diceva :
proprio così!
Ma! Non è tutto…
Ghiaccio, ghiaccio, ghiaccio,
portatemi del ghiaccio,
il motore a benzina scoppia,
chiamate : i pompieri!
Acqua, acqua, acqua,
portatemi un'aspirina rapida,
effetto! ETR…
Un pacifista aggressivo
Un uomo, che, beve :
dalla sua anima,
detta :
con un occhio dentro,
ed un occhio fuori,
alla notte, la melodia,
della Luna : conquistata.
Un uomo, veramente libero :
porta a spasso, sulla schiena,
la sua parte a scimmia!
La sua estasi primitiva.
MA!...
Si agitano, i tanti borghesi,
i signori!
Che prendono l'autobus :
per pochi passi e qualche metro.
IO!...
Cammino nomade lungo la strada,
giocando :
come un bambino felice,
con il colori della Pace.
C'erano, pure le sirene!
Sì! C'erano…
Qualcuno, il più gentile,
di questi signori!
Quando! Arrivi al capolinea,
cioè, quando! Comprendi,
che per difendere :
i colori della Pace,
devi diventare :
un pacifista aggressivo!
Ti saluta : ehi! Esclama :
W E L C O M E!
C'erano, pure le sirene!
Sì! C'erano…
Qualcuno, il più gentile,
di questi signori!
Il giornalista poliziotto :
vestito di bianco, il nemico,
inizia a scrivere:
volto da idiota! Meno di zero,
lingua rossa sconosciuta,
urla! Silenziose e riso ossessivo,
distacco dal reale,
fuori norma…PAZZO!
C'erano, pure le sirene!
Sì! C'erano…
Ed allora? Che male c'è,
a portare a spasso :
sulla schiena una scimmia!
Ad essere meno di zero?
Lei non è come NOI!...
Deve essere curato,
controllato,
riabilitato.
C'erano, pure le sirene!
Sì! C'erano…
Ed allora? … allora!
Comprendi!
Che i colori della libertà,
non si sposano con la pace,
devono essere difesi :
come la scimmia!
Difende:
il proprio territorio.
Ed allora? … allora!
Comprendi!
Che il bambino,
deve :
diventare adulto :
un pacifista aggressivo! Giancarlo Ferrigno
La voce dei pesci e del silenzio
Io! Sono un Pj , incido : col verso i dischi,
sono! Un Calatores,
non lavoro, perché, ogni giorno,
è un giorno festivo e sacro.
Io! Dissacro il mito,
sono! Un dio d'argento, che usa :
il foglio, come una tela,
sono! Un metropolita!
Un pittore metropolita!
Il mio ritmo è un Re - Be - bop, che si spezza :
come l'urina, spezza, il flusso della diarrea.
Ho un cuore antico e una mente :
new - beat!
Il mio ritorno da una città antica,
da una Troia virtuale,
si specchia in un quadro mutante,
dove! Io, sono Calipso,
muto! Come un pesce,
ma anche i pesci hanno una voce.
Dove! Io, sono Ulisse,
furbo come una Mademoiselle,
infatti, i pittori creano ed io, io! Scrivo.
Perché in fondo, io, sono Calliope,
il mio stilo è un pennello e la mia tavoletta cerata :
un foglio, un foglio : una tela.
Il mio nemico è Camilla, M.lle Camilla!
Una bomba di Vergine, che caccia finché,
non uccide.
Io! Sono : Canente,
mi lamento e mi consumo,
fino a diventare nient' altro che voce,
io sono! Voce!
La voce dei pesci e del silenzio,
e la quiete è Pace!
Morirò d'afasia. Giancarlo Ferrigno
La meglio gioventù
Ho visto! La meglio gioventù,
urlare contro la guerra!
Contro tutte le guerre.
Ho rotto il lucchetto, che ho al collo,
un lucchetto senza chiave.
Ho visto! La meglio gioventù,
amare, gli uguali e i diversi,
ho visto un beat! Un punk!
Un beat-punk!
Ho frequentato il mito più folle,
la parola più feroce,
antica, viscerale, suvversiva,
sono per la sovversione,
ogni tipo civile di sovversione.
I miei versi hanno :
i lupi dentro! Le tempeste dentro!
Ma anche le colombe dentro!
I miei versi sono il nemico:
hanno il disagio dentro!
Quel disagio di sentirsi governato,
da delle M-E-R-d-e!
che finiscono : gnam! Gnam! Gnam!
Nella mia spianata con la nutella.
Ho visto! La spianata con la nutella,
cambiare sapore,
sono i sogni di questa gioventù,
della meglio gioventù.
Mi sono chiuso nell'intimità di un bar,
in un Internet - bar,
con un pacchetto di lucky - strike,
ed una penna,
ho navigato per lune! E per terre!
Poi ho baciato il nemico!
Con solo tre baci. Ho parlato, ha parlato,
ho conosciuto la democrazia.
Poi ho camminato tanto, sotto la pioggia d'autunno,
sono arrivato in un bosco sacro a Furrina, dove:
non cadono le foglie.
Poi ho camminato tanto, sotto la pioggia d'autunno,
fumando l'ultima lucky - strike,
sperando in un mondo migliore,
dove chi governa è la meno merda!
Tra le M-E-R-d-e! Giancarlo Ferrigno
La carriola rossa
Per la notizia, un Elfo bianco,
lascia cadere, un euro francese,
nella mia carriola rossa.
Tin! Tin! Tintinna!
La carriola è vuota e lucida di pioggia.
Uno studente, fuori corso a vita ,
attraversa, da solo la città in bici,
ecco! La notizia:
la destra è caduta a Cosenza!
I frizzanti Beat! Accordano le loro: Paper - Mate,
sul suono ELETTRICO!
Di una chitarra intonata in - re - Re-vo-lu-tion!
Ecco! La notizia:
la destra è caduta a Cosenza!
La guerra, sulla scacchiera,
ha avuto inizio,
brutta! Mossa per l'Elfo nero,
aizzato! Contro i No-global, che, lottano per la Pace,
solo per la Pace.
Anche una sola scritta : d'aiuto!
Graffiata a spruzzo, sulle lamiere di un treno,
genera testi e i testi per la storia,
sono indelebili.
Ecco! La notizia:
scacco matto!
Un profeta Zen, chiede d'accendere,
come no! Risponde lo studente,
ecco! La notizia:
la destra scin-til-la! Giancarlo Ferrigno
Il canarino beat
Il canarino del nuovo beat! Non scriverà,
mai più in rima; l' abbandona.
Diventa disobbediente e col dissenso musicale,
il suo canto industriale e chiassoso,
trasformerà il rumore in suono.
L'uccellino col suo giallo sincopato e chiassoso,
arriverà lontano: APRITE LA GABBIA!
I figli dei fiori e delle foglie, si sono radunati,
lungo il fiume in armonia. Ascoltano! Solo contrasti violenti e dolci,
il canarino racconta loro che il maestro Cage, non vuole,
che diventino prodotti del consumo. L'uccellino diventa un grillo.
Che ritornino pure la filosofia Zen e il pensiero orientale,
per la pace dominante, il grillo dice!
Arriverò lontano : APRITE LA GABBIA!
Nuovi beat! Avete bisogno di un maestro,
forse il Papa è l'uomo giusto, ci guidi! Dunque,
noi con un eschimotaggio raddrizziamo la canoa,
prima però: APRITE LA GABBIA!
Della gabbia, dicono: di non avere le chiavi,
allora Maestro!
Chi sarà il primo poeta, che, pubblicherà,
una nuova poesia,
a forma di BOMBA?
…BOooM!!! Tutti giù per terra! Giancarlo Ferrigno
I filosofi buoni e i poeti chiassosi
Il desiderio della forma a stanza,
si è realizzato,
oggi! I poeti chiassosi hanno una stanza,
una stanza tutta per me. Sul letto,
ci sono i loro fogli,
che catturano i miei sogni,
e mi lasciano senza fiato.
I miei genitori, non mi hanno mai letto,
un loro libro, non hanno mai!
Dico mai! Regalato al loro figlio, questo,
antico mattone rosso di parole; un libro mai!
Così sono cresciuto vuoto,
sono cresciuto fragile e poco amato.
Da adulto, ora! Leggo tanto, ma comprendo,
sempre meno che poco, mi sforzo, ma nulla! Molto poco,
ma non mi arrendo, alla noia mai!
Mai! Mai! Mai!
Sono come un tale intelligente, che vorrebbe, credo!
Marciare con la cultura chiassosa, contro il vecchio globale boia,
chiedo: PACE, ma non mi arrendo.
Ancora! Esiste per l'uomo : il carcere e la pena di morte,
eppure loro, dico loro, i filosofi e i poeti chiassosi, sono tra i buoni,
ma cosa aspettate! Aiutateci! Per gli incolti come me aprite le porte,
fateci realizzare i nostri civili sogni.
Urlo! Libertà - libertà - libertà.
Vivo! Alcune difficoltà nello studio,
manifesto un chiassoso ritardo culturale,
Eppure! Vi amo poeti e filosofi, alè - alè - alè!
I mattoni rossi, spero, siano le tessere,
di una strada che porti a Dio.
Ma che brutta poesia, eppure, che ronziooo… Giancarlo Ferrigno
Disegna con l'occhio della metropoli,
sulla tela del mio cervello nudo, e così parla : Evviva!
I viaggi, i passi già dati, Evviva! I miei voli,
EVVIVA!
I nuovi Elfi, ragionano e cantano : sull'Evoè! Del movimento.
Con l'occhio pervinca di Clori, i fratelli invidiosi come Zefiro, ridono!
Alla mia giovinezza morente. Fu per il Fo cinese,
che Cristo e Buddha, sul tempo, si allearono e in autunno,
almeno sull'ozio furono sinceri. Aiuterò! Chi fischia il canto del mese,
Dio disse!
Ai bordi delle strade, al contemporaneo, traccio,
lo spostamento ideale del Parnaso, con il colore:
azzurro - violetto, blu e rosso ghiaccio,
lì! Vesto da poeta : il selvaggio e il giullare.
Udite! Danzate : sull'Evoè! Con l'agnello vivo,
siete curiosi… salite sul palco : beh! Dell'impotenza, beh! Dell'angelo vegetariano,
sono Afrocurio! Udite! Io, quel giorno, voi udivo!
I navigatori, tra le porte acide della mente, ritrovano,
sempre, lungo la strada, il ritorno. Giancarlo Ferrigno
Il dialogo acrostico delle virgule
A-pollo, oh! Dottore, nel mio strillare, sono a-formali : le virgule,
n-iente di più gaio! Tu parli, con tante pause,
t-u e il tratto ad uncino, siete inclini al respiro. Vecchio! Il tuo bastone è piccolo, ma visuale.
O-ra e qui, nessuno più, si perde nel tempo,
… nessuno più, divide, le parole intere, dai deci-mali,
…oh! Primitivo, considera, le tue virgule : ozio nel tempo.
N-on ci sei, in me, oh! Bacco, aiutami! Dammi svenimenti d’amore,
… non c’è rimedio al suo rumore musicale, le sue virgule sono : ironiche pause di croma,
… ma ottuse!
E il codice? E il messaggio? … galoppano sul cavallo rosso.
L-ei! Usi il vero denotativo, il colore rosso, nessun altro. Oh! Dioniso,
l-ei! Usi il falso connotativo, il rosso vino : che la sua lengua spreca.
A-ltrove capiranno, l’umiltà, di chi si scrive, con la punteggiatura del dis-senso. Giancarlo Ferrigno
L'ombra nuda e le statue d'acqua
Vivo! In un'ombra nuda, le mie parole e le immagini,
sono : Statue d'acqua. Modello il movimento,
con un segno e un gesto graffiante, che sento,
partecipi al gioco. Vivo! Per gli uomini piccoli e i loro sogni.
L'ossido d'idrogeno, nutre, l'anima tagliata,
dolcemente, dal baro schietto,
il mio oggetto mobile, apre una ferita,
nell'acqua. Il primo fotogramma operaio è un atto,
che il rumore musicale, rende visivo. Un dormiente non è adatto,
a trasmutare il liquido, in una scultura.
Questa è l'origine della mia ombra nuda, bagnata e pura,
nostra, come i ritratti, le astrazioni e i sogni.
Scrivo! Per il contadino nero, il nuovo operaio dell'uva e dei vini,
per i piccoli adulti, le donne orientali, scrivo! Al vento,
della mia fatale vita. Viaggio nel segreto,
di un rumore musicale, composto da una sola nota. Tra i maggiori toni,
svengo! Cercando un amore che è prima verde e poi blu.
Ma parliamo di noi, dei nostri a-tonali sogni : che sono le ali dei ricordi.
Anche Orfeo ha il suo paradiso, i vecchi figli dei fiori e le sempre-verdi anime del passato,
allora, come oggi, ci segnalano sotto voce le barbare Odi,
noi gridiamo : Saffo! - Saffo! Nelle stanze eroiche consacrate al mio amato.
Lascio al critico, la poltrona e il sigaro spento,
Evviva! L'uomo della strada, con la sua Fontana e lo Scolabottiglie,
statue d'acqua, che hanno lo spazio del vuoto dentro,
la sanscrita scienza e le meraviglie. Giancarlo Ferrigno
Detto con il classico : Ego! Il mezzo urlo,
di una azione istintiva, è, nell'Es - empio e vivo.
L' albina mosca, non farebbe mai a nessuno del male,
non farebbe del male al muro bianco, che colpito dalle nostre pantofole,
diventerebbe sporco. Ecco l'esule di Giosuè, il pensiero,
quel rinnovamento profondo, quell'estetica transumante, che migra in ogni vespero.
Il pianeta Venere, solo a sera,
è visibile, ad occhio nudo,
lì, vado con la mente, dove non c'è nebbia, lì, sulla mia collina natia,
ma dove vivo, la nebbia, gira intorno all'uomo, come il mondo.
La solinga mosca, non ignora che ora : E',
e poi, poiché è fastidiosa, domani,
non ci sarà, ma, almeno quando scrive : C'è!
Oh! Forse no! Semprechè al filologo, non tremano le mani.
Per la sovranità del popolo e la libertà :
IN THE END - PEACE! Giancarlo Ferrigno
Il cherubo clandestino
La poesia del clown, al di sopra e prima di tutto,
poi la musica, la rima e la filologia. Altri tempi maledetto,
oggi! Servono la corazza, il colore e l'immagine,
tu come mi eri fragile, nascosto nella ruggine.
Non comprendo, però, la nostra indifferenza,
proprio così! La mia e la tua,
uomo clown, che, manifesti mancanza,
di trasporto, verso l'estetica di questa terra statua.
Un mondo migliore è possibile,
se anche l'ultimo, il più banale dei versi, sarà visibile,
quindi cherubo clandestino, da sempre, dalla letteratura attendo,
il giorno dello strappo. Azione! Per il sereno. Credo !
In un ritorno al suono della pace! All'udibile. Giancarlo Ferrigno
Il discorso della mondina mietitrice, trasmesso, dalla Musa ausiliaria
La trasmissione a distanza, la rete, l'audio e la visione,
creano cento movimenti di onde passive,
una dea, mito delle nuove idee, come una Musa in azione,
trasmette, con la pittura, le nuove ricerche espressive.
L'anti - capitale - culturale,
è un movimento composto, un programma ufficiale,
un tondo giro, di legioni pacifiche, una nuova lotta.
Costruiamo! Una futuristica metropoli del sole, una metropoli senza classi,
l'anti - capitale - culturale, è una svolta.
Sarà la guida di una prima donna, il mio non luogo, il luogo dei luoghi,
il non discorso, il discorso dei discorsi. Saranno i figli dei maghi,
a prestare assistenza al reale, i poeti useranno, la veggenza,
ma non le armi, ma non gli inganni, useranno la scienza.
L'insieme migliore, formato da tutti i numeri esistenti, è possibile,
il numero è l'architetto della mente, basta la sua presenza,
basta una parola, un movimento accento, per condurci al voto dell'assenza.
Ti puoi difendere, oh! Donna del nuovo ordine, con la radice,
di due, sospendendo il tuo giudizio e bruciando le armi.
Contro la disarmonia ritmica, oh! Mondina mietitrice,
da sola non puoi nulla, ma con l'acqua e il riso, puoi sfamarmi,
la speranza del diverso, mi rende un potenziale felice. Giancarlo Ferrigno
Il cavallo rosso e i pittori girondini
Il cavallo è rosso ed è veloce,
nell'oceano, si ritrae con i riflessi del sole,
gira intorno ad onde e con le esclamanti ole,
saluta il bambino e la sua voce.
Sulla sella, una stella a cinque punte,
icona, di uno scacco alle lotte riassunte,
combatte di spada e di fonema, tra le carte,
fiera! Sulla pace con la libertà si riflette.
La matita del pittore girondino,
crea l'infinito, poi l'azzurro e il cedro,
passa per il vuoto, divide una tela col nero,
Io, ci graffio e ci sputo, sono un bambino.
Nuota, il suono federale della Repubblica,
si sfoga, sotto il rosso rumore della mia mano,
che poggia sui tasti tra le crome di un piano.
Si chiude e si apre il mio cerchio, trovo,
a caso un punto col pennello! L'equilibrio.
Il viaggio sarà per il fungo Afrocurio,
cognitivo! Dopo un bagno nella fonte,
i colori del mito si sposeranno con Mercurio.
La vittoria del cavallo, custode del sangue,
invoca! Una pittura scritta, a cui segue,
il ricordo della nuova Beatitudine Informale.
A Lieo, il dio senza affanni,
mi offro, come un angelo caduto.
Si prepari il mio uomo! All'amore nudo degli anni.
Giancarlo Ferrigno
Giulia e Carlo La storia fantastica narra di Giulia e Carlo, due Elfi di sinistra,
ma lo scopo epico della ballata è quello di rendere un contributo alla memoria
di Carlo Giuliani.
Chi ha con se acqua e amore, scorre,
anche per la cupida veda di un uomo gelido,
a primavera lo separa dal freddo,
scorre, verso dove ogni radice è capovolta. Così sbocci fiore:
come una musa storica per Giulia e Carlo,
amanti e angeli della comune.
Il re, nascose i corpi degli amanti sotto il suo mantello,
in ogni Elfico ostello girò la voce, il principe degli Elfi giovane e leone,
contro ogni caccia, con le sue fatate compagne,
difese la fantasia e il mistero,
anche un'utopia, sogna una terra erotica che presto rivedrò.
Giuliani, oh! Poeta della rifondazione, tra i genovesi quartieri,
ritornerai per guidarmi. Hanno sparato Giulia e Carlo, per il loro amore livido,
che ci ha condotti, contro la nostra volontà, tra la cenere; riprendo,
il verso, da dove ogni radice è capovolta, così anch'io sarò tra i veri.
In silenzio! Venite pure a prendermi, suoni comunitari,
ancora vivo, ma solo per poco,
affrettatevi Giulia e Carlo, mi troverete in un quadro surreale, ma tra i terreni,
aizzati i miei due compagni Elfi sono morti. Hanno insegnato il controllo,
sulla gelosia e la libertà al fratello bosco,
all'aria e ai monti, hanno portato in trionfo l'amore sotterraneo.
Gli Elfi bianchi belli e splendenti,
chiedono a Venere di non dimenticare,
che anche per gli Elfi neri: deformi e nani,
il popolo invoca il sogno d'amore, per la guarigione. Giancarlo Ferrigno
Acrocalligramma (introduzione)
Negli spazi metropolitani, il buio e la luce, rendono a concettismo un artificio, l'acrocalligramma è dunque un'idea che rinvia alla mia miopia corretta, con giochi di lenti e montature preziose, si ricercano in questo modo le pulsioni, anagrammando il procedimento linguistico che si fa titolo e viaggio, per un nuovo ODISSEO figlio di dio. Giancarlo Ferrigno
Autopsicogramma infantile
Il poeta è come un baro,
mente al dolore, finge!
A tal punto soffre,
che chiuso in una tana,
dichiarò: di soffrire.
Piccolo riassunto… autopsicografico,
pratico e anche Saffico.
Questa struttura è una forma,
ha un senso.
Il mio essere fanciullo, gioca col mondo,
quello che è a manca,
capire, oggi, chi è confuso,
dopo un po' stanca,
tema!
Descrivi, il simbolo della Rosa bianca,
donata a Maria. Giancarlo Ferrigno
L'operazione estetica del mio metropoli_smo
Anche la macchina, vestita da uomo, anche l'uomo vestito da macchina, hanno
bisogno di un'operazione estetica transumante, vale a dire trasferire le
forme artistiche, diventate oggetti metropolitani, dalla media e grande
impresa del divino spazio riservato ai globali pascoli mondani, a quelli
della rivolta, verso una stagione operistica del mito pianificato ed incline
alla narrazione di fenomeni naturali, ideali e concreti, atti a spiegare
la tradizione con la rifondazione del sogno irrealizzabile, ma anche condotti
verso tendenze d'alfabetizzazione marcata, tra lo schizzo e l'ultima geometria.
La casa editrice del futuribile, risulta essere, la rete audio-visiva, il
redattore colui che rivede l'opera dell'artista recuperando dal cestino
informatico le stesure, spesso messe in rete per il veloce consumismo dell'utenza,
nasce il metropoli_smo.
Ecco ! Il movimento anti-capitale-culturale. Giancarlo Ferrigno
Le Foglie, il Santo e il primitivo
AL VENTO, LA DESTRORSA PRIMAVERA,
FINIRA'. STANCO! DI RICORDARE IL LONTANO TEMPO, DEI FIORI E DELLE FOGLIE,
IL POPOLO VERDE, SOTTO UNA PACIFICA QUERCIA, SORRIDE AL SANTO E SULLE FOGLIE,
SCRIVE.
TRA LE FOGLIE, OGNI PICCOLA IDEA RITORNA A VIVERE, OH! STAGIONE AMARA.
ECCO, IL MIO DEMOCRATICO, CONFRONTO:
DESIDERO, UN RITORNO AL RITMO PRIMITIVO, DELLA DANZA,
COSI' COME SE PUBBLICASSI BOZZE, IL MIO BUON GUSTO,
SARA' SFOGLIATO NELLE URNE. SIAMO, NOI, OH! POPOLO L'ARTICOLO CHE SCALZA.
NON IMPORTA, SE NEL MIO UOMO, C'E' ANCORA,
TANTA CONFUSIONE. IO REAGISCO, ANCORA!
IL PRIMITIVO, INVOCA, IL SANTO POPOLO DEI FIORI E DELLE FOGLIE.
VINCI IL DOLORE DI ESSERE STATO UN FIORE, AIUTAMI!, VOGLIO LA PASSIONE,
COSI' APPRENDO, COME, MI DEVO DIFENDERE DALLA CONFUSIONE.
COSI' APPRENDO, MAESTRO, COME LOTTARE, COL TUO GIOVANILE ENTUSIASMO,
SONO STANCO DELLA NON VOLONTA' MEDICA, DELLE INGIUSTE LEGGI,
ADOTTERO' IL FRUTTO, DEL NOSTRO NUOVO SILENZIOSO ORGASMO. Giancarlo Ferrigno
La malattia delle patate
Inizio, la mia ode, con un augurio,
come fosse: A vocale, per noi metropolitani!
sussurro, il mio canto, a dio Furio,
indosso, i contrasti tra le mani.
Per essere felici, oh! Unti,
dovete ribellarvi alla vita. Santi,
dell'anti-capitale, nell'essere ai canti,
il servo sincero, non si piega ai vanti.
Il mito e il sole diretto, proprio,
andando verso l'alto, la via magna,
rendono al metropolitano, nell'amore mio,
lumi e salute e meno lagna. Giancarlo Ferrigno
Acrostico del primo maggio
CUORE E PLASTICA, LA TELEVISIONE NON CREA PARITA', ALLA MACCHINA,
RIDE! MA POI NON CONOSCE, LA PRIMA FESTA. LAVORA, COME UN SOFFIONE,
INDIGNATO, CON LA MIA ALLERGIA. RESPINGI, LA PASSIVA AZIONE,
SORELLA AMERICANA, FREDDA, COME IL GIORNO ALLA LUNA.
TI PENSO DIVERSA, FUORI, DA QUESTO GELIDO MONDO,
INDIRIZZATA E' LA TUA DISTORSIONE. COME UNITA' DEL NO! LOGO,
NEL NULLA CHE E' DURO A MORIRE, SCRIVO PER UN TUO SFOGO.
APRI, ALLE ACQUE, COME UN PROFETA, ANCHE IL MIO CREDO. Giancarlo Ferrigno
Le ali
Sono scrittori, quelli con il dolore dello spasmo,
loro chiedono, al foglio bianco, le ali,
quelle per volare e una resistenza al dolore,
come quella del nostro papa.
Loro chiedono, la pace nel mondo.
Sono giovani, ma in età adulta,
sono ancora innocenti, sempre di fronte a Dio, si confessano,
vedono, come giusto, dopo una lunga vita, un successore,
evviva! Il papa cubano. Siamo innocenti! Ma abbiamo fame.
Le idee, le più belle, oh! Fratelli,
la cultura metropolitana, per noi canta,
sono appelli di aiuto, per la pace nel mondo.
Non diamo mai, per conquistato, il fondo,
di una pianta, solo perché altri hanno il seme,
che la rigenera. Non mangiamo mai, frutta,
fresca, se non dopo averla offerta al vicino uomo,
siamo compagni!
Quando! Colui che ha fame, avrà le sue ali,
come gli scrittori, che scrivono e si confessano.
Nelle oasi senza verde, le lumache lacrimano,
si muovono zoppicando. Il nostro mondo,
come il treno, ha bisogno delle ali.
La rossa locomozione, del mio carme,
spero ci conduca tutti alla meta. Il dolore e il mio spasmo,
si segnano nel mio uomo, con la loro età adulta. Giancarlo Ferrigno
La dansa delle vocali
Coloro le vocali, dopo canti e fughe,
la A suona, la E sente, il solo della O,
stona!
Prima dell'assolo,
la U verde e blu, avvia la mia dansa.
Resta, da descrivere, l'anoressica I, efebea,
come il civile Apollo e il matto Dio,
angeli del mio signore e sposo,
furbi come Ulisse, che però non uccise il figlio.
Navigherò! Tra la bassa marea,
lascerò! Senza liquidi, il mio autobus sul Parnaso.
Come un pittore, distratto e invaso,
col giallo, dei prati artificiali, schizzo il mio male,
oh! Mia vocale,
le isole senza amore, sono un inferno, sputano incenso.
Sono, un naufrago metropolitano,
che canta con le nostre A ed E, le sue fughe. Giancarlo Ferrigno
L'Anagramma dell'aria
Silvia!
In età verde, il suo autismo,
sorge. Il suo corpo, volò all'aria,
si è liberato, così, dello spasmo.
L'auto del sole è in avaria.
Salivi!
La collina, uomo, passivo,
ricordo, la tua prima azione,
quando libero, da uomo vivo,
raccoglievi, il male delle viole.
La tua bara brilla!
Oh! Tesoro, tra i segni, si annida la sorte,
a nulla può, la volontà delle scorte,
la volontà della famiglia. Tutti voi, seguite,
la non speranza, la morte. Giancarlo Ferrigno
L'Alba e lo sposo
Un ampio strumento, a me avo, invidioso della notte,
invoca, le prime ore di luce. Quando il mondo non lavora,
il nostro rapporto, dunque, nel cuore per le ore corte,
si dissocia. La marina tromba, con il suo canto, ci sfiora.
I due amanti, mi rubano: istanti e attimi, loro, comunicano,
a distanza. Per come si toccano, dovrebbero, per la mia invidia, morire.
Sono fragile, sfido il peccato e la gelosia, che non mi abbandonano mai. Sono,
sincero e mi fido solo all'Alba, quando, gli amanti, ritornano a soffrire.
Non è un caso, che, quando mi sono separato,
ho folleggiato. Ogni volta, durante le loro notti, ho sempre perso l'equilibrio,
ma è attenta, oggi, la mia anima, con il suo sottile udito,
ascolta il dolore, e combatte la paranoia. Il mio cuore pulsa, d'amore serio. Giancarlo Ferrigno
La canzonetta di psiche
Tra te e me, ci sono io, che sono anche altro. Le mie parole,
saranno chiuse in una tomba. Strade, d'intorno, mi circondano, di solo, spoglie,
radianti, al vento d'odori di fruscii e bombe. Qui! Niente e nessuno è molle,
privo di volontà. Immagino il Paradiso, come un'unica casa, per il mondo, dove condividano le veglie,
senza il regalo della malinconia, i profumi cristallini, che non dimenticano.
Ho percorso a tratti, una solitudine estrema, spesso violenta,
impostami, da chi è il disumano sulla terra, la bestia. Il fato, ignora la mia richiesta d'aiuto, nell'infermità,
non importa, se implori, chi neanche ti ascolta, c'è sempre l'ultima speranza. Sono debole e la lenta,
prepotenza della mia preghiera, non ha convinto Cristo, ma è un inganno a Satana la mia vita.
Eppure, se tutti sono gloriosi, perché, non vestirsi dalla nascita di gioia, poiché,
come il goloso, che nell'oceano della noia, si nutre sempre più, anche,
la forza conservativa e vittoriana del glorioso, per noia, suona l'arpa, oh! Psiche.
Così! Si tesse l'anima del mondo, le trame di ogni bella o brutta storia, all'amore,
sono unite. Un amore, che splende al chiarore di un lume,
ahimè! Che strano, vivere schiavo di un fiume,
ma Dio, mi ha reso un liberato, la musica delle mie parole,
i fratelli non dimenticano. Giancarlo Ferrigno