Palestina delenda est?
Svegliarsi e non sapere.
Contare dei figli il respiro nel sonno.
Sole dell'alba?
alba di fiamme?
fiamma di sole?
incide nel cielo lo squarcio della vigilia.

Svegliarsi e non ricordare.
Le danze inespresse,
i canti mutilati,
i gesti ciechi,
gli sguardi ingoiati,
le parole in ceppi,
i pensieri cancellati.

Svegliarsi e non desiderare.
Feto aggomitolato,
nocciolo di oblio,
affondare nel confortante calore
del centro della terra.

Svegliarsi e non sperare.
Il mio corpo è un'offesa,
la mia vita una colpa,
la mia esistenza un delitto.

La pace verrà da una parola d'ordine:
morte per il mio popolo.
(Maria Antonietta D'Erme, 2002)

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I diseredati
Il senso di noia
al cartello "Ho due bambini, hanno fame".
Il gesto di stizza
all'insistenza del lavavetri
che si stempera nell'offerta di moneta.
Il disagio
per le puttane negre
ai bordi delle strade.
La repulsione
per i bambini zingari
in corsa nella metro.

Devo caricarmi sulle spalle tutto il dolore del mondo?
Che vogliono da me
gli sradicati
i poveri
i matti
con i loro occhi
i loro silenzi
le loro richieste cariche di ostilità?
Un sorriso?
Da risputarmi in faccia.
Una carità?
Da calpestare sotto i piedi.
Una parola amica?
In una lingua incomprensibile.
La mia disperazione per la loro disperazione?
Inutile
meschina
cresciuta
di panettoni bistecche case calde e sicurezza…

O apriremo le porte del castello
o soffocheremo
tra le sue rovine.
(Maria Antonietta D'Erme, 2002)

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Mia insondabile amica
Mia insondabile amica
rovello inesplicabile della mia pazienza
come vorrei
forzare teneramente il tuo cuore
per riversarne il nardo e il miele,
dolcissimi,
sulla tua pelle assetata d'amore...
O tu! intrigante sorella dell'obliquo.
(Maria Antonietta D'Erme, 2001)

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La battaglia
Corpi
Spezzati, forati, trafitti
Abbandonati, rovesciati, contorti.
Sangue, sangue, sangue, sangue.
Il mio o il suo?
Mani viscide di sangue, di merda, di saliva, di sudore;
Mani che strappano, colpiscono, afferrano, dilaniano.
Me o lui? le mie mani o le sue?
Dolore
Fatica, odio, dolore
Rabbia, frenesia, dolore
Eroismo e generosità, dolore
Paura e umiliazione, dolore…
Il mio pensiero guida il proiettile
Ad affrontare il suo cuore;
E il mio cuore? Quando, da dove
Giungerà il suo proiettile?
Se sono viva vorrei essere morta.
Se sono morta,
E questo è il paradiso degli eroi,
Voglio affondare nell'inferno.
(Maria Antonietta D'Erme, 2000)

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Sempre, sempre, sempre…
Tre giorni fa sono morta: a 90 anni, lucida e autosufficiente, solo un po' stanca e desiderosa di addormentarmi per non svegliarmi più.
Non svegliarmi più?
Fra dieci giorni compirò dieci anni e mi regaleranno un cane che è stato/sarà il meraviglioso compagno della mia infanzia; e corse su prati intrisi d'acqua e lacrime dentro il suo pelo fulvo e la sua lingua sul mio viso e sonni abbracciati nello stesso letto per lunghi indimenticabili anni di felicità.
Domani è nata mia figlia, e il suo primo grido si mescola al mio urlo di madre e all'urlo di mia madre gonfiando insieme l'aria della stessa stanza dove io/mia madre partorisco/partoriamo nello stesso momento a trenta anni di distanza, e dove mia figlia e io nasciamo nello stesso momento urlando insieme la nostra gioia di vivere.
Fra sette anni mi sono sposata: mani nelle mani, occhi negli occhi in una chiesa di alberi e fronde, e rami ondeggianti e stillanti a testimoni del nostro amore. Per sempre tua, per sempre mio, la mia vita e la tua intrecciate e indivisibili fra mille anni ancora come diecimila anni fà.
E sempre il nostro amore, e sempre morirò, e sempre mia figlia e sempre l'urlo di mia madre e sempre il respiro del mio cane, e sempre morirò e sempre nascerò, sempre, sempre, sempre…
(Maria Antonietta D'Erme, 2000)

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